{"id":395,"date":"2016-01-16T10:14:48","date_gmt":"2016-01-16T09:14:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=395"},"modified":"2016-01-16T10:14:48","modified_gmt":"2016-01-16T09:14:48","slug":"da-palach-agli-sfasciatori-di-librerie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2016\/01\/16\/da-palach-agli-sfasciatori-di-librerie\/","title":{"rendered":"Da Palach agli sfasciatori di librerie"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta Jan Palach. Lo racconteremo come una favola, perch\u00e9 se ne addolcisca il ricordo e rimanga leggero, perch\u00e9 sia piacevole parlarne e si smussi il dolore.<\/p>\n<p>La sua generazione, e quella prima di lui, poi le successive, fino alla nostra, l\u2019odierna. Dal trionfo nazionale al tonfo capitale. La metamorfosi, i segni della putrefazione, dal vitalismo al nichilismo solo andata. Speriamo nel Ritorno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/01\/jan_palach_jpg_340x267_crop_q851.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-397 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/01\/jan_palach_jpg_340x267_crop_q851-300x236.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/01\/jan_palach_jpg_340x267_crop_q851-300x236.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/01\/jan_palach_jpg_340x267_crop_q851.jpg 340w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C\u2019era una volta chi si dedicava l\u2019esistenza, percorrendola, interpretandola, cavalcando le innumerevoli tigri della giovent\u00f9, e lo faceva lucidamente e consapevolmente, trovando un approdo sicuro in una lotta animata e muscolare, per l\u2019affermazione della sovranit\u00e0, senso imprescindibile per chi si ammanta di una certa identit\u00e0. Jan Palach. Ancora arde il suo spirito in quella Piazza S.Venceslao, a Praga, il 16 gennaio del 1969. Ancora si sente l\u2019odore acre del suicidio di un giovane martire europeo che vedeva una nuova speranza in una nuova primavera, repressa dall\u2019aberrazione sovietica, da quel immenso cuscino al cloroformio sui volti delle generazioni libere. Un giovane vivo e cosciente. Tutto qui, nulla di santo e filosofico, etereo o irraggiungibile. E quell\u2019estremo gesto, la decisione di darsi fuoco sulle scale del Museo Nazionale di Praga, quell\u2019idea che montava in lui, giorno dopo giorno, ragionata, ponderata, macinando sentimenti, tra una lezione e l\u2019altra all\u2019Universit\u00e0, quel normale approccio non conforme, che fungeva da barricata di chiodi e legno verso chi spingeva per un\u2019intensiva e frettolosa massificazione, verso chi imponeva silenzio alle libert\u00e0 di una nazione, per chi plasmava con la violenza l\u2019egemonia. Un gesto simbolo di una sanit\u00e0 generazionale. Un esempio di sacrificio combattente per quell\u2019Europa.<\/p>\n<p>La bella morte, la fine eroica, come Mishima, la massima purificazione, amara ambizione, forse anche illogicamente folle, che non trovava consolazione in una fede religiosa, ma confidava nella forza dell\u2019anima, unico residuo di eternit\u00e0 in un mondo e in un corpo finitissimo.<\/p>\n<p>\u201c<em>Sogni di rock \u2018n roll e guai a chi ci sveglia<\/em>\u201d, canterebbe oggi il nostro teneramente duro Ligabue. Sono sogni che tramutano in incubo a velocit\u00e0 elevata. Oggi le cose sono cambiate, eccome. Qualcuno sembra aver abituato le nuove leve a lottare per la Patria mondo, un po\u2019 nomade, un po\u2019 \u201c<em>dove c\u2019\u00e8 Barilla, c\u2019\u00e8 casa<\/em>\u201d, per formare le colonne del villaggio globale, in cui <em>tu casa es mi casa, tu cane es mi cane, tu madre es mi madre, tu dinero es mi dinero, tu pericolo es mi pericolo, tu problema es\u2026come il mio, non il mio<\/em>. E da l\u00ec in poi, ecco interi blocchi di giovent\u00f9 entrati nel Common Village, dotato dei migliori comfort tecnologici, in cui si pu\u00f2 essere sempre informati di come va il mondo, senza strapparsi minimamente la bella blusa blu. S\u00ec, ogni tanto qualche imbecille parte a fracassare vetrine o lanciare estintori ma sa che quando torner\u00e0 sar\u00e0 al sicuro, tra un falso mito di libert\u00e0 ed i titoli del Tg che gli annuncer\u00e0 che la guerra, quella vera, \u00e8 lontana, lontana parecchio. Come a Firenze, alla libreria \u201cIl Bargello\u201d, un paio di giorni fa. Completamente distrutta. Con il mondo intorno in piena crisi isterica e un\u2019Italia sodomizzata, c\u2019\u00e8 ancora chi sfascia le librerie in nome dell\u2019antifascismo, manifestazione platonica di un\u2019insicurezza e di una vacuit\u00e0 mor(t)ale imbarazzante, residuato bellico degenerato e anacronistico. Una flotta di ragazzotti, un misto tra il Klu Klux Klan e i sette nani, V per Vendetta e Manu Chao dopo il concerto, ha pensato bene anche di aggredire l&#8217;unica ragazza presente nel locale che, alla <em>Nazione<\/em>, ha dichiarato: \u201cmi hanno preso per i capelli e soprattutto mi hanno picchiato violenza con una spranga di ferro. Per fortuna sono riuscita a scappare in bagno\u201d.<\/p>\n<p>Farete \u201cla fine di quelli di Acca Larentia&#8221;, avrebbero urlato i coraggiosi incappucciati prima di dileguarsi.<\/p>\n<p>Nessuno chiede redenzione, n\u00e9 conversione (non scherziamo&#8230;), almeno dignit\u00e0 nel comprendere la realt\u00e0 comune che degenera verso la\u00a0decadenza.<\/p>\n<p>Qualcosa, evidentemente, \u00e8 andato storto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tra annichiliti davanti a Call of Duty, devastatori di librerie, tra europeissimi e giovani volontari della Jihad reclutati sul web, riserve di rivoluzionari da tastiera, indifferenti, non tesserati, mai schierati e un filo pretenziosi barbari giovanotti, mi tengo la favola reale di un giovane che per amor di patria, si diede fuoco sulle scale, chiedendo ai miei coetanei, con la voce rotta dall\u2019amarezza, in un\u2019accorata preghiera, ci\u00f2 che Albert Camus riusc\u00ec, nella sua grandezza, a sintetizzare con lucidit\u00e0: <strong>\u00abOgni generazione si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifar\u00e0. Il suo compito \u00e8 forse pi\u00f9 grande: consiste nell\u2019impedire che il mondo si distrugga\u00bb.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019era una volta Jan Palach. Lo racconteremo come una favola, perch\u00e9 se ne addolcisca il ricordo e rimanga leggero, perch\u00e9 sia piacevole parlarne e si smussi il dolore. La sua generazione, e quella prima di lui, poi le successive, fino alla nostra, l\u2019odierna. Dal trionfo nazionale al tonfo capitale. La metamorfosi, i segni della putrefazione, dal vitalismo al nichilismo solo andata. Speriamo nel Ritorno. C\u2019era una volta chi si dedicava l\u2019esistenza, percorrendola, interpretandola, cavalcando le innumerevoli tigri della giovent\u00f9, e lo faceva lucidamente e consapevolmente, trovando un approdo sicuro in una lotta animata e muscolare, per l\u2019affermazione della sovranit\u00e0, senso [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2016\/01\/16\/da-palach-agli-sfasciatori-di-librerie\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1066,"featured_media":396,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480],"tags":[99809],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/395"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1066"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=395"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/395\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":398,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/395\/revisions\/398"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/media\/396"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=395"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=395"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=395"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}