{"id":506,"date":"2016-04-18T09:53:48","date_gmt":"2016-04-18T07:53:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=506"},"modified":"2016-04-18T14:10:26","modified_gmt":"2016-04-18T12:10:26","slug":"se-in-italia-vince-solo-il-menefreghismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2016\/04\/18\/se-in-italia-vince-solo-il-menefreghismo\/","title":{"rendered":"Se in Italia vince solo il menefreghismo"},"content":{"rendered":"<p>La democrazia va calzata come un vestito, un vestito buono, non come uno scomodo e occasionale accessorio. Cos\u00ec anche le responsabilit\u00e0 di popolo, le stesse che hanno ragione innanzi agli occhi della storia.<\/p>\n<p>E l&#8217;Italia non gode mai, frigida com&#8217;\u00e8. Maledizione, non raggiunge mai il quorum, di questi tempi.<\/p>\n<p>13.334.764 S\u00ec, 2 milioni e 198mila No. Quorum non raggiunto. Referendum andato, 300 milioni (e passa) spesi. Non si votata per rinnovare il Parlamento, non si votava per fare contenta quell&#8217;essere mitologico che \u00e8 la minoranza PD; non si votava neanche per silurare Renzi. Si veniva chiamati ad esprimersi, in tempi in cui non si fa altro che ciarlare di diritti, di democrazia diretta, di responsabilit\u00e0 civile, di maturit\u00e0 di popolo, di ingiustizia politica. Il popolo, altra bestia mitologica, nella variante di popolicchio e popolone, veniva semplicemente interpellato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/04\/zzz40.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-511 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/04\/zzz40-300x191.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/04\/zzz40-300x191.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/04\/zzz40.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In un mood marcio e decadente in cui pi\u00f9 la propaganda governativa ha invitato a starsene a casa, nella speranza di un fallimento referendario &#8211; &#8220;<em>Spero che questo referendum che potrebbe bloccare 11mila posti di lavoro, fallisca&#8221;, <\/em>parola del Premier -, ad andare al mare, a fare la partita di calcetto scapoli-ammogliati che non si riusciva proprio ad organizzare da quattro mesi, iniziativa gravissima, specie se proveniente da chi per le urne non c\u2019\u00e8 mai passato, da chi fa di nome Italicum e di cognome Nazareno, da chi fa dirette social per accogliere gli italiani, da chi incarna un sentore moderno di socialdemocrazia, la mia gente veniva chiamata ad esprimersi pubblicamente, a staccarsi dieci minuti dalle scale mobili del centro commerciale o dal bancone del bar dello sport. Il gingerino e le cosce della barista Giovannella, dopo il voto. E invece no, chissenefrega. Tanto: il referendum non \u00e8 importante, non si vota neanche per il Parlamento, figurarsi\u2026, il mio voto non cambia nulla, non ho capito il quesito, Renzi ha detto di non farlo che poi 11mila persone perdono il posto di lavoro, tanto: ancora votate?, ma cosa vi interessa tanto sono tutti ladribauscia, ci vorrebbe il Duce, addaven\u00ec Baffone, cos\u00ec me ne fotto e vado a fa la braciolata a Santa Marinella. Tanto il referendum non passa, non si vota in tutte le regioni, voter\u00e0 poca gente e poi votando positivo fai una cortesia alla minoranza PD.<\/p>\n<p>Poteva vincere il S\u00ec o il No, l\u2019importante era esserci. Doveva vincere la pubblica dignit\u00e0, senza screzi per nessuno, senza fare rivoluzioni, senza metafisica e fantasticherie varie. Per dare un segnale di sanit\u00e0, anche un filo di incazzatura, nazionale. Dal S\u00ec e il No, dalla battaglia di massa, dalla gente che si esprimeva direttamente, dall\u2019opinione che si plasmava e trovava uno sbocco utile e reale, ad oggi, alla necessit\u00e0 di raggiungere il quorum a malapena, agli appelli governativi a fottersene, a targhe alterne per\u00f2, della libera interpretazione democratica\u00a0e dei suoi mezzi.<\/p>\n<p>Altro che coscienza popolare, la stessa vista negli anni, nella lunga storia delle circa 70 consultazioni referendarie, tra abrogative, istituzionali, consultive e costituzionali. S\u2019\u00e8 spenta la passione che infiammava il dibattito, contribuendo realmente agli incastri della <em>cosa pubblica<\/em> nazionale\u00a0che ancora aveva, seppur senza generalizzare, un\u2019anima, una parvenza d\u2019onesta intellettuale e uno straccio di indirizzo, di via, di visione, di offerta e di senso di alternanza, dalla met\u00e0 degli anni \u201990 in poi. Dal divorzio nel \u201974, all\u2019aborto, dal finanziamento pubblico dei partiti e la legge elettorale dei Comuni, fino ad una miriade di quesiti, fino al \u201997, consultazione da cui la frigidezza avrebbe regnato sovrana \u2013 eccetto la parentesi del giugno 2011 -. Da l\u00ec, quasi sempre, addio quorum. Giusto o sbagliato, S\u00ec o No, l\u2019Italia c\u2019era.<\/p>\n<p>Segnali, sintomi.<\/p>\n<p>\u201c<em>C\u2019era una volta il referendum trionfante, che metteva paura a chi lo subiva.<\/em> <em>Il referendum era una grande arma. Poi si \u00e8 rimpicciolita e restano le immagini dei politici promotori con le casse di firme da sottoporre alla mannaia della Cassazione. E la battaglia sul s\u00ec e sul no si \u00e8 trasformata nella battaglia sul quorum<\/em>\u201d, ricorda Battista sul Corsera. Come dargli torto.<\/p>\n<p>Ci meritiamo una Repubblica virtuale. La prossima tornata elettorale facciamola direttamente sui social. Apriamo i seggi su Facebook, si vota con un like; solo cos\u00ec, forse, si avr\u00e0 una minima possibilit\u00e0 di incidere nel reale.<\/p>\n<p>Siam pronti alla morte, l\u2019Italia chiam\u00f2. Quando chiama troviamo scuse: troppa politica, poca politica, troppa sinistra, poca sinistra, troppa saggezza, poca saggezza, troppo caldo, poco freddo, troppi chilometri, pochi metri, troppe risposte, pochi quesiti, troppi quesiti, poche certezze, poco lavoro, troppa angoscia, poca angoscia, troppa ideologia, troppo menefreghismo, poca alternanza, troppo bella la giornata per non andare al mare, troppa demagogia.<\/p>\n<p>Demagogia, senti da che pulpito. \u201c<em>Refendum trivelle dimostra che la demagogia non paga\u201d, \u201cCon quella cifra avremmo potuto acquistare 350 nuove carrozze per il trasporto pendolare<\/em>\u201d. Ecco il Presidente del Consiglio e il suo significato di demagogia, tratto da una storia vera e recente.<\/p>\n<p>Ad aver perso non \u00e8 Renzi (che comunque &#8220;stringe&#8221;, conto pi\u00f9, conto meno, con i 13 milioni netti di votanti, in condizioni menomate in cui non ha votato tutto il Paese, con fortissimo menefreghismo annesso, giustappunto; uno smacco al suo orgoglio che potrebbe ritorcerglisi contro in ambito \u201cpolitiche\u201d) ma il popolo italiano, in quanto tale, ancora una volta. Oltre tutto.<\/p>\n<p>Riprendiamoci un senso, di corsa.<\/p>\n<p>\u201cSfracelli d&#8217;Italia, l&#8217;Italia non resta se pensa alla chioma e perde la testa\u201d, citando un atto d&#8217;amore di Marcello Veneziani.<\/p>\n<p>Ma vaffanquorum&#8230;anche alla strafottenza e a quel &#8220;Ciaone&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La democrazia va calzata come un vestito, un vestito buono, non come uno scomodo e occasionale accessorio. 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