{"id":520,"date":"2016-05-02T12:42:40","date_gmt":"2016-05-02T10:42:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=520"},"modified":"2016-05-02T12:42:40","modified_gmt":"2016-05-02T10:42:40","slug":"quella-del-concertone-del-1-maggio-la-triste-gioventu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2016\/05\/02\/quella-del-concertone-del-1-maggio-la-triste-gioventu\/","title":{"rendered":"Quella del concertone del 1 maggio? La triste giovent\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>Cascasse il mondo, cascasse la terra, tutti gi\u00f9 per terra, il concertone del 1 maggio si fa ogni anno, costi quel che costi. Nulla di preoccupante o di nuovo, se non nei significati.<\/p>\n<p>Mettetevi in testa, cari italiani, che la generazione concertone \u00e8 quella che va per la maggiore. Tutti gli altri non si sanno divertire. Tra contraddizioni e tempi moderni.<\/p>\n<p><strong>Via la politica, evviva la musica<\/strong>: Con la stessa voglia di fare retorica da battaglia ma con istinti diversi. Tranne che per un postdatato Vinicio Capossela, ancora attaccato all\u2019ideale come la plastica sul divano della zia tirchia \u2013 ed ecco che il barbutissimo condottiero dal palco annuncia: \u201c<em>Mi sono affezionato al Primo Maggio fin da bambino, quando in Emilia mi raccontavano che era stata la prima festa abolita dal regime e che i fascisti usavano manganellare i cappelletti, che era uso mangiare tutti insieme per la festa dei lavoratori. Da allora l&#8217;ho sempre vissuta come un giorno di alto senso civile, perch\u00e9 \u00e8 soprattutto nel lavoro che si misura la nostra capacit\u00e0 di vivere insieme. Che sia il concerto di Roma o di Taranto o di Reggio o di qualsiasi piccolo paese \u00e8 importante unire le voci, nel canto, nella parola o nel silenzio, anche solo per quei cappelletti bastonati<\/em>\u201d \u2013 per tutti gli altri, garantisce Repubblica, quella del 2016, quando ci si muore di fame per davvero: \u201c<em>\u00e8 una piazza che ha cambiato pelle, <strong>si direbbe innanzitutto meno politicizzata<\/strong>. Mancano quasi del tutto gli striscioni e i cori politici, ci sono le bandiere rosse dell\u2019Unione degli Universitari, ci sono le bandiere con i quattro mori di Sardegna come da tradizione, ma di slogan non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia<\/em>\u201d.<br \/>\nMeno politica, pi\u00f9 musica, ecchissenefrega. Ballare, fischiare, suonare e cantare anzich\u00e9 portare il giovane precariato in piazza, giorno dopo giorno, prendere per mano e trascinare per le strade a manifestare il giovanotto che non pu\u00f2 permettersi nulla, un lavoro, un figlio, una casa, un auto, nella maggioranza dei casi, quello che si fa un curriculum grosso cos\u00ec, col portafoglio vuoto, il portfolio pieno e la meritocrazia non pervenuta.<\/p>\n<p><strong>La dedica a Regeni<\/strong>: La dedica dell\u2019impresa del 1 maggio va a Regeni anzich\u00e9 alle centinaia di \u201csuicidi economici\u201d, ovvero di coloro i quali si sono tolti la vita perch\u00e9 senza lavoro o schiacciati dalla crisi, senza prospettive, col terrore del futuro, dati che addirittura sono stati smessi di \u201ccontare\u201d, come riporta Il Fatto: \u201c<em>Dal 2012 l\u2019<strong>Istat<\/strong>, l\u2019ente che fa la statistica ufficiale del Paese, non pubblica pi\u00f9 il conteggio annuale dei suicidi economici. L\u2019ultimo dato disponibile \u00e8 fermo al 2010, con\u00a0<strong>187 casi<\/strong>\u00a0tragicamente conclusi e\u00a0<\/em><strong><em>245 tentati<\/em>\u201d. Di sicuro sappiamo che il numero dei suicidi si sarebbe raddoppiato rispetto a tre anni fa, <\/strong>cos\u00ec secondo l\u2019<em>Osservatorio sui suicidi<\/em>\u00a0diretto dal sociologo\u00a0<strong>Nicola Ferrigni<\/strong>\u00a0dell\u2019Universit\u00e0 Link Campus di Roma. Il lavoro evidentemente non \u00e8 pi\u00f9 una priorit\u00e0. Il cuore delle classi deboli, la lotta \u2013 uh mad\u00f2 che parolone antico -, il \u201csociale\u201d, il mondo operaio, la lotta per l\u2019uguaglianza, non sono pi\u00f9 una priorit\u00e0 per la \u201cgenerazione concertone\u201d \u2013 che poi \u00e8 parte della nostra, che poi \u00e8 quella che fa pi\u00f9 figo per un padre e una madre -. Cos\u00ec, nonostante il caso Regeni meriti un approccio di massimo rispetto, quasi da evocare sottovoce, ecco la dedica dell\u2019intero concerto al giovane ricercatore italiano brutalmente ucciso in Egitto dietro ad un sudicio velo di mistero.<\/p>\n<p><strong>Tanto \u00e8 cos\u00ec che deve andare<\/strong>: destra e sinistra esistono ancora e stanno offrendo il peggio di loro. Ma nell&#8217;immaginario popolare andr\u00e0 sempre cos\u00ec. Quelli della \u201cgenerazione concertone\u201d sono i figli che l\u2019Italia vuole, quelli che mamma e pap\u00e0 sognano, fintamente liberi, fintamente emancipati, non rompono, non sporcano, non inquinano e poi sono tanto, tanto allegri. Mica come quelli di Casa Pound Italia, ad esempio, l\u2019altra faccia della medaglia; quelli che &#8220;<em>Distribuiscono\u00a0<strong>coperte ai senzatetto<\/strong>. Consegnano\u00a0<strong>vestiario alle famiglie in difficolt\u00e0 economica<\/strong>. Regalano\u00a0<strong>pacchi di pasta ai 136 lavoratori<\/strong>\u00a0della\u00a0<strong>Solland Silicon di Bolzano<\/strong>\u00a0che non ricevono lo stipendio da 4 mesi.\u00a0Organizzano\u00a0<strong>doposcuola gratuiti per i bambini bisognosi di Ostia<\/strong>. Raccolgono rifiuti per riqualificare le aree verdi degradate nel segno di un\u00a0<strong>ambientalismo militante<\/strong>\u00a0che da anni, oramai, alla sinistra non interessa pi\u00f9. Intervengono dopo le calamit\u00e0 naturali per portare\u00a0<strong>viveri e aiuti alla popolazione<\/strong>,\u00a0come in\u00a0<strong>Abruzzo<\/strong>\u00a0dove furono impegnati per mesi dopo\u00a0l\u2019<strong>emergenza terremoto del 2009<\/strong>. Promuovono il\u00a0<strong>mutuo sociale<\/strong>\u00a0tutelando\u00a0famiglie sfrattate e in difficolt\u00e0. Aprono sportelli di\u00a0<strong>consulenza gratuita per i cittadini disoccupati<\/strong>. Si interfacciano con le\u00a0amministrazioni locali per richiedere l\u2019<strong>assegnazione di immobili alle famiglie indigenti&#8221;,<\/strong><\/em>\u00a0come elenca il Secolo d\u2019Italia ma soprattutto, come ha notato persino lo Stato, nella figura della \u00a0<em>Direzione centrale della polizia di prevenzione<\/em> (<strong><a href=\"http:\/\/www.secoloditalia.it\/2016\/02\/viminale-casapound-impegnata-nel-sociale-vittima-dellantifascismo\/\" target=\"_blank\">leggere per credere<\/a><\/strong>).<\/p>\n<p><strong>Tranquilli, a famo a rivoluzione<\/strong>: Qualche canna e un paio di bandiere del Che. Una vomitata di abitudini distrattive e una secchiata di stereotipi. L&#8217;Italia CREPA, noi siamo moralisti del caiser e loro sonano, ballano, fischiano e cantano e fumano al concertone del 1 maggio, mentre tutto decade, l&#8217;idea di una Nazione, di una terra stuprata dalla tecnica e della finanza, mentre si rovista nei cassonetti, mentre abbiamo milioni di poveri italiani e il record europeo \u00e8 nostro. Strano (o consueto) modo di fare sinistra, di essere fratelli del proletario ora che ce ne sarebbe pi\u00f9 bisogno. Ottimo modo per continuare a fare il circo. Flaccide eredit\u00e0 del &#8217;68? Ancora oggi. Tranquilli, a famo a rivoluzione.<br \/>\nSereni per\u00f2, i coglioni siamo noi che non ci sappiamo divertire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cascasse il mondo, cascasse la terra, tutti gi\u00f9 per terra, il concertone del 1 maggio si fa ogni anno, costi quel che costi. Nulla di preoccupante o di nuovo, se non nei significati. 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