{"id":624,"date":"2016-07-19T16:49:33","date_gmt":"2016-07-19T14:49:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=624"},"modified":"2016-07-21T10:13:11","modified_gmt":"2016-07-21T08:13:11","slug":"corre-dietro-ai-pokemon-e-lotta-coi-gessetti-la-generazione-che-estinguera-loccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2016\/07\/19\/corre-dietro-ai-pokemon-e-lotta-coi-gessetti-la-generazione-che-estinguera-loccidente\/","title":{"rendered":"Corre dietro ai Pok\u00e9mon e lotta coi gessetti la generazione che estinguer\u00e0 l&#8217;Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Gli uomini inseguiranno i Pokemon fino a cadere nel baratro della Civilt\u00e0 e della decenza.<br \/>\nPrima si correva dietro al nemico, dietro alla gonna della pi\u00f9 bella del paese, per rapirla e portarla all\u2019altare, dietro ai treni da non perdere. Si correva tra le braccia della madre al ritorno dalla Naja. 365 giorni al termine. Sentito il fischio scappare dalle bombe. Sentito lo sparo correre via dalle pallottole. Sentito il boato correre fuori dalla casa di pietre e sabbia. Sentita la sirena correre lontano, dietro l\u2019angolo. Una corsa con e contro il tempo, di generazione in generazione. Abbiamo corso tutti, nei parchi, per strada, su un ponte, con la macchina a mezzanotte, proprio come i giovanotti di oggi; abbiamo corso tutti ma mai (mai) dietro ad un esserino virtuale che fa capo ad una multinazionale giapponese per sentirci parte di una collettivit\u00e0. Una robetta che non esiste, non sussiste.<br \/>\nUn\u2019avventura da inseguire ce l\u2019abbiamo avuta tutti ma mai dietro ad uno schermo quando dovevamo essere in guerra contro la decadenza, contro il terrorismo, contro le tasse, quando avremmo dovuto difendere i confini della decenza e della nostra terra, invece di confondere la realt\u00e0 con la virtualit\u00e0, l\u2019unico rituale collettivo, mentre la comunit\u00e0 si plasma sui profili di un social, cadendo in un loop eterno, in una ritualit\u00e0 ben pi\u00f9 misera e barbara di ogni Baccanale. Mai con i gessetti colorati, mai solo con una canzone di John Lennon, mai solo con un post in un mondo finto che permette di non avere coraggio nell\u2019essere ma nell\u2019apparire come si vuole essere alle 22.30 in mutande a casa propria dietro allo schermo con la barba sfatta. Un\u2019avventura da inseguire ce l\u2019abbiamo avuta tutti. Chi con la chitarra, il pi\u00f9 fricchettone del gruppo che si faceva l\u2019Europa in autostop, chi con la laurea e la polo Fred Perry, per il pi\u00f9 duro della cricca, quello che schifava le Camel e le canne. Chi all\u2019estero, chi a casa. Chi con una bandiera, chi contro il sistema. Chi a fare il volontario, chi a cercare lavoro subito dopo la scuola che spesso, la scuola, neanche la finiva proprio. Chi s\u2019andava a prendere l\u2019aranciata corretta Gin al bar mentre cantavano le cicale, chi si prendeva i calci nel culo da quell\u2019uomo di suo padre perch\u00e9 al cantiere non c\u2019era; era con quell\u2019altro a correggere l\u2019aranciata al bar dei malfamati, costretti nella riserva della loro pochezza, a bere e a schifare il sole di fuori. Chi in sezione, chi in palestra. Chi in ospedale, chi in Chiesa, chi pro e chi contro.<br \/>\nAbbiamo corso tutti, abbiamo avuto tutti un\u2019avventura. La durezza della vita, in qualche modo, c\u2019ha segnati tutti; quella dell\u2019epoca, c\u2019ha fatto dimenticare presto l\u2019adolescenza, c\u2019ha fatto crescere di corsa. Per sopravvivere. Pi\u00f9 si acuiva la condizione del nostro essere vivi e individuali, bestie in societ\u00e0 in una societ\u00e0 bestiale, pi\u00f9 abbiamo sognato un lavoro, pi\u00f9 non ne abbiamo trovato, pi\u00f9 abbiamo sognato un mutuo, pi\u00f9 un direttore di banca ci ha cacciato dal suo ufficio; pi\u00f9 volevamo avere un figlio, pi\u00f9 abbiamo dovuto fare i conti; pi\u00f9 abbiamo cercato la stabilit\u00e0, pi\u00f9 c\u2019\u00e8 piombato addosso lo squilibro delle manovre, delle riforme, delle leggi giaccaecravatta della grande Unione, quella che ci avrebbe salvato tutti e invece ci svuotava d\u2019umanit\u00e0 come un bign\u00e8 stretto tra i palmi di un energumeno; pi\u00f9 abbiamo sofferto a casa, con un lavoro partime e la pensione statale di nostro padre, pi\u00f9 ci si \u00e8 indurita la pelle, il carattere e abbiamo dovuto abbandonare l\u2019eterno infantilismo che ci avrebbe accompagnato, fosse per noi, sognando e danzando allegri verso la fine.<br \/>\nPi\u00f9 ci si annoia pi\u00f9 ci si accontenta di una dose d\u2019evasione, di blocchi di entusiasmo, di movimento e adrenalina passeggeri. Passatempo, altro che interpretazione della realt\u00e0. Non ci si trova pi\u00f9 nei confini di un confronto reale, di un&#8217;identit\u00e0. Di orpelli, basta scegliere nella vasta gamma che offre la modernissima modernit\u00e0. Web, videogiochi, foreign fighter. Cambia sesso, cambia passo, cambia Dio. Oppure corri in citt\u00e0, libero, in una mandria di bestie, dietro ad un Pokemon. Per costruire la propria personalit\u00e0 a pezzi nella virtualit\u00e0. Amen. Per dirla con l\u2019amico e sociologo Nuccio Bovalino: \u201c<em>Questo agire nel mondo virtuale illudendosi di essere protagonisti di un&#8217;avventura, \u00e8 un modo di sublimare l&#8217;impotenza che caratterizza l&#8217;uomo nella sua quotidianit\u00e0. Ecco cos\u00ec che il giovane occidentale, che in questo momento dovrebbe avere uno scatto di orgoglio, identitario, che lo possa portare a una rivalsa, sublima quest&#8217;impotenza e capacit\u00e0 di accettare la situazione, rifugiandosi e rimanendo inghiottito in un mondo ludico, consumistico e virtuale nel quale ha trovato rifugio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Non disturbateli. Sar\u00e0 l&#8217;Apocalisse a svegliarli. Sia chiaro, chiunque, anzich\u00e9 cercare animaletti virtuali piuttosto che\u00a0essere virtuoso, pu\u00f2 anche giocare a lanciarsi secchiate di merda. Non \u00e8 nel fine ma nel modo il grande problema. <strong>Sia chiaro:<\/strong>\u00a0Non \u00e8 il gioco di per s\u00e9. Per me ci si pu\u00f2 anche tirare la peperonata calda. Pok\u00e9mon Go \u00e8 il pi\u00f9 bel passatempo del mondo, altro che suonare la ghironda o la chitarra, altro che leggere (i dati Istat dicono che i migliori lettori hanno dagli 11 ai 19, il resto in coma). Ci si sbatta\u00a0<span class=\"text_exposed_show\">la ciolla &#8211; a talpunto &#8211; del fatto che non \u00e8 il giochino ma \u00e8 la modalit\u00e0 decadente, il mood con cui nel tempo sta marcendo la Civilt\u00e0 dei je suis. Oggi Pok\u00e9mon Go, domani la peperonata calda. Per quel che mi riguarda si pu\u00f2 gi\u00e0 iniziare a tagliare i peperoni.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gli uomini inseguiranno i Pokemon fino a cadere nel baratro della Civilt\u00e0 e della decenza. Prima si correva dietro al nemico, dietro alla gonna della pi\u00f9 bella del paese, per rapirla e portarla all\u2019altare, dietro ai treni da non perdere. Si correva tra le braccia della madre al ritorno dalla Naja. 365 giorni al termine. Sentito il fischio scappare dalle bombe. Sentito lo sparo correre via dalle pallottole. Sentito il boato correre fuori dalla casa di pietre e sabbia. Sentita la sirena correre lontano, dietro l\u2019angolo. 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