{"id":63,"date":"2015-09-11T08:56:24","date_gmt":"2015-09-11T06:56:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=63"},"modified":"2015-09-11T08:56:24","modified_gmt":"2015-09-11T06:56:24","slug":"ma-i-giovani-italiani-simpegnano-per-il-loro-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2015\/09\/11\/ma-i-giovani-italiani-simpegnano-per-il-loro-paese\/","title":{"rendered":"Ma i giovani italiani s&#8217;impegnano per il loro Paese?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/114514351-a3d6319a-2b50-478a-b51e-fb9d8ddeb944.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-64 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/114514351-a3d6319a-2b50-478a-b51e-fb9d8ddeb944-300x129.jpg\" alt=\"114514351-a3d6319a-2b50-478a-b51e-fb9d8ddeb944\" width=\"353\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/114514351-a3d6319a-2b50-478a-b51e-fb9d8ddeb944-300x129.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/114514351-a3d6319a-2b50-478a-b51e-fb9d8ddeb944.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 353px) 100vw, 353px\" \/><\/a>Forse la tessera nel portafoglio ha stancato e, forse, anche il partito e la riunione serale, il sermone del segretario. Basta avere un buon router ed ecco qua che la rivoluzione ha inizio e l\u2019aggregazione diventa globale e trasversale. Guai a tirar fuori Evola o Gramsci cos\u00ec, in mezzo alla strada, se non si vuole essere investiti dal peggior insulto che un giovanotto possa sentirsi recapitare: giovane vecchio. I ragazzi, oggi, ci tengono ad essere presi esattamente per quello che sono e non vogliono essere confusi con i tempi che furono. Hanno chiuso le sezioni e, buttate via le chiavi, sono alle prese con la rielaborazione dei significati: connessione, comunit\u00e0, impegno, sociale; tranquilli, sono tutti termini che rimangono ancora ma mutano nella funzione, nella struttura; poi ce ne sono degli altri messi in soffitta, superati, vedasi lotta e, soprattutto, militanza.<\/p>\n<p><strong>Ma i giovani italiani di oggi, come s\u2019impegnano per il loro capriccioso Paese?<\/strong> Lo fanno ancora o non pi\u00f9? S\u2019interessano alle vicende della cosa pubblica o le rifiutano per principio? <strong>Partecipano alla vita sociale, politica e culturale o, colti da istinto voyeurista, stanno dietro alle persiane a guardare il mondo, giunto a velocit\u00e0 siderali, intrecciarsi ed arrovellarsi?<\/strong> Quali sono i loro luoghi di battaglia?<\/p>\n<p>In principio fu la piazza, quella vera. La strada. L\u2019appuntamento in sede, la raccolta del materiale, l\u2019organizzazione<br \/>\ndei ruoli. I pi\u00f9 famigerati al servizio d\u2019ordine, gli altri, quelli bravi a parlare, al megafono, al volantinaggio, al lancio degli slogan. A scuola, e all\u2019Universit\u00e0. All\u2019ora di pranzo e a quella di cena. Tra l\u2019eskimo e il ray ban d\u2019ordinanza, tra la cravatta e il capello lungo, tra una fede ed una visione del mondo. Il ciclostile in una mano, il libro nell\u2019altra, parafrasando i Negrita. Un loop continuo. Era l\u2019epoca della partecipazione fisica come forma di dovere civico, sentimentale, dell\u2019aggregazione viscerale, della militanza totale. Collettiva.\u00a0Acne e ideologia, pane e attivismo e veniva su la generazione che poi, una volta maturata, avrebbe rifornito il futuro prossimo.\u00a0Ma nell\u2019era della globalizzazione, del mito del progresso, \u00e8 avvenuto il sorpasso definitivo \u2013 con tanto di pernacchione \u2013 : \u00e8 in atto il superamento dell\u2019idea militante vecchio stile, nella sua veste di un esercizio complessivo, d\u2019anima e corpo, quella, per sua natura, dinamica, appassionata.<\/p>\n<p>Certo, l\u2019idea diventa azione ancora oggi, parafrasando Ezra Pound , ma qualcosa \u00e8 profondamente cambiato.<\/p>\n<p>\u201c<em>La generazione Z e la Y<\/em> (la Millenial Generation, che comprende i nati tra gli anni \u201980 e i primi anni del 2000 ndr) <em>non si riconoscono nella gerarchia della struttura di politica attiva, tradizionale in Italia, ovvero partiti e sindacati [\u2026] pertanto, inserirei la crisi del sistema di partecipazione politica nei partiti da parte dei giovani nel pi\u00f9 ampio tema sulla crisi della rappresentanza \u201cufficiale.<\/em><em><br \/>\n[\u2026]C\u2019\u00e8, insomma, poca mobilit\u00e0 sociale in politica. In questo contesto, il giovane che voglia iniziare la sua attivit\u00e0 politica senza avere il \u201ccapitale culturale\u201d, una rete di conoscenze favorevole, non pu\u00f2 perch\u00e9 si vede rimbalzato dagli organi ufficiali<\/em>\u201d. Cos\u00ec <strong>Lorenza Antonucci<\/strong>, Lecturer in Social Policy presso la School of Social Sciences della University of the West of Scotland, in un\u2019intervista di un paio di anni fa per L\u2019Epresso.<\/p>\n<p>Che ne sar\u00e0 di una generazione alle prese con il superamento delle ideologie canoniche, con il rifiuto delle gerarchie politiche, di strutture tradizionali, dunque, e l\u2019esplosione della piena mentalit\u00e0 digitale? Insomma, cosa rester\u00e0 di questi anni \u201980?<\/p>\n<p>Al bando gli accessori vintage.<\/p>\n<p>Lo scenario \u00e8 nitido. <strong>Il nostrano universo politico si avvicina sempre pi\u00f9 alla concezione di una grande SpA<\/strong>\u00a0 a cielo aperto, senz\u2019anima e nella quasi esclusiva direzione del profitto, in cui soci fortemente differenti per natura arrivano a compromessi e legami un tempo impensabili operando per la mera spartizione del territorio e per l\u2019affermazione dei propri alfieri, mai come oggi; un meccanismo che genera lacune visibili e scenari spesso invivibili, con fortissime ricadute esterne.<\/p>\n<p>In un nugolo di sondaggi, colpi di oscenit\u00e0 e crociate per l\u2019innalzamento del gradimento, la sfiducia popolare verso questo modo di intendere la gestione della cosa pubblica \u00e8 crescente &#8211; c\u2019era da aspettarselo &#8211; come testimoniato dal \u201cRapporto Italia\u201d , di inizio anno, elaborato dall\u2019Eurispes: \u201c<em>il tasso di disaffezione degli italiani verso le istituzioni tocca livelli alti, il 69,4 %. L\u2019intreccio tra crisi politica, crisi economica e crisi sociale ha determinato l\u2019affermarsi di un\u2019atmosfera di insicurezza e di disagio profondi e il diffondersi di uno stato d\u2019animo complessivo che apre larghi spazi al timore del futuro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Fermi l\u00ec a guardare, ci sono i nostri ragazzi, coinvolti in questo regresso virtuoso.<\/p>\n<p>\u201cZitti, parla Buontempo!\u201d, \u201cTutti qua che fra poco parla Berlinguer\u201d. In principio erano i centomila di Piazza del Popolo, assiepati su qualsiasi trespolo disponibile. Sui lampioni, infilati in ogni pertugio, pur di stare l\u00ec a sentire, di riempirsi di suggestioni retoriche, pronti a rispondere al richiamo del corno, al carisma del leader, all\u2019idea; labari, stendardi, bandiere come militi-studenti, soldati-operai, fanti-impiegati delle Poste, un esercito di fratelli sconosciuti ma uniti. Un tempio alla mistica dell\u2019azione, elemento irrinunciabile. Esserci significava esistere, contribuire. Non esserci, disonorarsi. E allora bisognava rinforzare le fila.<\/p>\n<p>Si generava la comunit\u00e0 di uomini ed idee, il movimento a partire da una cultura fondante e diversificata. Padri e pionieri, teorie, visioni sociali e filosofiche. Speranza e passione. Eredit\u00e0 e trasmissione.<\/p>\n<p>Ieri i centomila di Piazza del Popolo, oggi il milione di Salvini e i cinquecentomila di Grillo, gli ottantamila della pagina, i settantamila del profilo. Dalla piazza reale a quella virtuale. La montagna va da Maometto, in pantofole e tablet, gli si infila dentro casa, su uno schermo, ed \u00e8 bulimia di informazione in tempo talmente reale da esser quasi preveggenza.<\/p>\n<p>Esserci significa esistere, non esserci, che il modem \u00e8 rotto.\u00a0Alla conta dunque, non pi\u00f9 alla pugna, e non solo quando si chiudono le urne.<\/p>\n<p><strong>E i giovani italiani? <\/strong><\/p>\n<p>Pi\u00f9 comunitari dei loro padri, ma solo virtualmente, per necessit\u00e0 ribelli, insofferenti, pensano a dotarsi di un futuro<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/megafono1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-66 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/megafono1.jpg\" alt=\"megafono\" width=\"272\" height=\"225\" \/><\/a> certo, a lavorare per lavorare, a riempire il portfolio, capire il senso di una laurea, a non prender un bel calcio nel curriculum; a combattere per la creazione di una propria funzione ed identit\u00e0 sociale reale, in una visione alla \u201csi salvi chi pu\u00f2\u201d. La spinta individualistica \u00e8 forte e quella collettivistica si rafforza di riflesso, unisce per parit\u00e0 di condizione, non pi\u00f9 per un\u2019immagine specifica del mondo che poggia su pilastri, su un determinato pacchetto valoriale, morale, etico, che poi va a confluire naturalmente in un contenitore con proprie idee e finalit\u00e0. Ed ecco il \u201cJe Suis\u201d, recitato come un mantra dopo l\u2019attentato di Parigi, ecco il fervore uniforme verso il referendum greco. Ecco la compattezza verso le minacce del terrorismo. Ecco l\u2019insofferenza verso l\u2019Europa, percepita come uno sbocco per uscire dalla propria terra, per concretizzare la strada verso il lavoro possibile.<\/p>\n<p>I giovani italiani non vedono pi\u00f9 l\u2019Europa come un \u201cprogetto futuro\u201d. Secondo un sondaggio dell\u2019Istituto Toniolo, essi hanno perso fiducia nell\u2019Europa: il 58% di loro ritiene che l\u2019UE sia un esperimento fallito. Solo per citare un esempio recentissimo.<\/p>\n<p>Pare che i nostri ragazzi non abbiano pi\u00f9 tempo da dedicare ad una sovrastruttura che indichi quale strada perseguire e cos\u00ec il complesso strutturato nel tempo di idee e proiezioni storiche, filosofiche, sociologiche, letterarie ed, ovviamente politiche, sembra costituire per loro una sorta di surplus non pi\u00f9 fondamentale, rispetto a prima. Quasi\u00a0 una distrazione.<\/p>\n<p>Nell\u2019epoca della velocit\u00e0, della sintesi estrema un passaggio andava eliminato.<\/p>\n<p><strong>Leggono poco (Mazzantini e Saviano, non valgono&#8230;), strillano e scrivono molto. A cavallo tra l\u2019Autarca che basta a se stesso, che ha raggiunto la condizione dell&#8217;autosufficienza e quindi la saggezza e la felicit\u00e0 e l\u2019Anarca di J\u00fcnger, in cui vive la sovranit\u00e0 dell&#8217;individuo, il rifiuto del potere, la volont\u00e0 di una forma di padronanza eroica di se stessi e l\u2019assenza di uno spirito preponderante di appartenenza ad una ideologia esatta. Sempre in bilico tra la preoccupazione di farcela che affievolisce la passione per la inquadramento e l\u2019accende per una battaglia personale verso questo sistema sociale ed economico.<\/strong><\/p>\n<p>Insomma il Fronte, la Federazione, e, come loro, anche altri emblemi dal sapore eroico e retr\u00f2, contenitori di vita, non esistono pi\u00f9. Ma i loro eredi dove sono finiti? Sicuramente tra i banchi della Camera o del Senato, al pi\u00f9, in qualche redazione, a fare il medico a Bergamo o l\u2019editore a Pescara. E le loro eredit\u00e0? Quel complesso sistema di indagini sociali, di sperimentazioni editoriali e culturali, quelle letture della contemporaneit\u00e0, quei modelli politici alla ricerca di avanguardie possibili, di strutture e costrutti nati per contaminare il tempo e lo spazio?<\/p>\n<p>Sembrano non aver lasciato traccia se non nel cuore e nella memoria di qualcuno e nelle scelte di alcune nuove leve della generazione Y che, ancora oggi, rileggono il presente e studiano il passato, si battono all\u2019interno di formazioni politiche giovanili a costo di sacrifici interni ed esterni, economici, che ancora oggi non mollano e vogliono essere protagonisti di un nuovo pensiero, mantenendo posizioni ideali esatte, seppur ammodernate. Loro li troverai ancora, giorno per giorno, a montare il gazebo sotto il sole d\u2019Agosto, a valutare quale tipografia possa fare il prezzo pi\u00f9 conveniente per i duemila volantini da stampare, a battersi per il loro quartiere ed il loro Paese. Li scoverai laddove l\u2019idea \u00e8 pi\u00f9 forte. Ma, nonostante il buon senso ed il buon esempio, sono lontani oggi dall\u2019essere maggioranza tra la giovent\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Il modello della \u201cgiovanile\u201d funziona a stento, tenuto in vita come simbolo, quasi come diritto statutario perch\u00e9 tanto, in qualche articolo sul finale di ogni statuto <\/strong><\/p>\n<p><strong>partitico, la voce \u201cmovimento giovanile\u201d compare comunque<\/strong>. Quattro righe a certificarne l\u2019esistenza, sempre pi\u00f9 rari contributi economici, zero formazione \u2013 da non intendersi come amaro indottrinamento dogmatico ma come costruzione e concepimento di una propria capacit\u00e0 di analisi e ragionamento culturale e politico &#8211; , radicamento di correnti e contro correnti, capi e contro capi, burocrazia e poca meritocrazia. Insomma se le giovanili esistono solo sulla carta o poco pi\u00f9, se hanno perso concretamente il potere aggregante e di penetrazione sociale, se \u00e8 giunta l\u2019epoca del (probabile) fallimento ufficiale dei movimenti giovanili, cosa succede?<\/p>\n<p>I riferimenti si cercano altrove.<\/p>\n<p>La svolta epocale di una generazione che, evidentemente, non vuole tanto dar retta ai sermoni ed alle teorie classiche e complesse, squattrinata, sempre in crisi come la sua terra, speranzosa e generosa ma con grande sfiducia verso il futuro e questo presente, passa per l\u2019 avvento di strutture e modalit\u00e0 fresche, innovative, al passo coi tempi, e la necessit\u00e0 di una sintesi che generi nuova forma d\u2019impegno civile, pi\u00f9 schietta, che liberi i pensieri dei nostri ragazzi, si fa impellente. Parte di questa rivoluzione in atto ha genesi con l\u2019affermazione del Movimento 5 Stelle e l\u2019arrivo sul mercato di modelli aggreganti simili, che accomunano perfettamente la volont\u00e0 del superamento dicotomico per eccellenza, destra-sinistra, l\u2019universo digitale, obiettivi mirati, un linguaggio semplice, iniziative efficaci, sviluppando la capacit\u00e0 comunicativa e sentimentale di sbattere il mostro in prima pagina, coinvolgendo il popolo ancor meglio del miglior socialismo. L\u2019operazione svecchiamento coinvolge, tuttavia, tutto il mondo politico. Dal Pd senza cravatta, dal progressismo facile e dalla parlata sciolta, alla grinta salviniana, condita da una felpa sempre diversa, fino al centro destra, liberatosi di radicamenti storici e culturali ritenuti eccessivi.<\/p>\n<p>Insomma, meno noie, meno sbattimento e pi\u00f9 azione ma a rimetterci vi \u00e8 la formazione umana e culturale delle nuove leve. La militanza diventa impegno \u201cdisimpegnato\u201d da schemi eccessivamente complessi e non viene pi\u00f9 dettata dalla trasmissione, da eredit\u00e0 condivise ma dalla contingenza, dalla capacit\u00e0 di reagire ai tempi. E la giovent\u00f9 si riorganizza con gli strumenti del suo tempo. \u00a0Si ridisegna il senso di appartenenza ad un ideale di pubblico dominio, .it, e di rottura con le logiche precedenti, pur sempre, ovviamente, nutrito da incipit indivuali.<\/p>\n<p><strong>Dal volantino al post, dal ciclostile al blog, dalla sezione alla pagina su un social o all\u2019associazione<\/strong>, una delle possibili chiavi di interpretazione.<\/p>\n<p>Si spopola la piazza e si riempiono le immense riserve dei social network. <strong>Velocemente, gratuitamente si apre <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/Internet-e-dipendenza.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-67 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/Internet-e-dipendenza.jpg\" alt=\"Internet e dipendenza\" width=\"247\" height=\"204\" \/><\/a>una pagina Facebook, si genera un account Twitter; si inanellano hashtag per lanciare il tema; si legge l\u2019attualit\u00e0 e, magari, ci si riprende, si fa un video, lo si carica su youtube, lo si posta sui social e si reagisce, alla ricerca della barricata del giorno, affrontando la contingenza, senza troppi fronzoli<\/strong>. La solidariet\u00e0 \u00e8 massima e muta forma. Non pi\u00f9 braccia strette avanzando nel corteo ma un like, un retweet, un commento, una condivisione genera la catena e si esce di rado, per azioni congiunte, di disturbo, sotto i centri del potere o al richiamo del capo che, nel frattempo, deve dare prova di forza.<\/p>\n<p>Ma <strong>l\u2019impegno civile, politico dei nostri ragazzi \u00e8 riducibile ad un \u201csegnaposto esistenziale\u201d<\/strong>, come lo definisce Nathan Jurgenson, social media theorist e ricercatore presso Snapchat, a pagine e gruppi su un social network in cui esserci per essere identificati anche esternamente, per avere memoria di contatti e volti?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 sempre tempo per recuperare il meglio del passato, magari basta scaricarlo in pdf, e poi, per\u00f2, leggerlo insieme sul muretto del quartiere, quello di sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Forse la tessera nel portafoglio ha stancato e, forse, anche il partito e la riunione serale, il sermone del segretario. Basta avere un buon router ed ecco qua che la rivoluzione ha inizio e l\u2019aggregazione diventa globale e trasversale. Guai a tirar fuori Evola o Gramsci cos\u00ec, in mezzo alla strada, se non si vuole essere investiti dal peggior insulto che un giovanotto possa sentirsi recapitare: giovane vecchio. I ragazzi, oggi, ci tengono ad essere presi esattamente per quello che sono e non vogliono essere confusi con i tempi che furono. 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