{"id":667,"date":"2016-08-26T12:01:04","date_gmt":"2016-08-26T10:01:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=667"},"modified":"2016-08-26T12:35:34","modified_gmt":"2016-08-26T10:35:34","slug":"la-meglio-gioventu-sta-tra-le-macerie-la-generazione-duemila-quella-dei-volontari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2016\/08\/26\/la-meglio-gioventu-sta-tra-le-macerie-la-generazione-duemila-quella-dei-volontari\/","title":{"rendered":"La meglio Giovent\u00f9 sta tra le macerie. La \u201cGenerazione Duemila\u201d, quella dei volontari"},"content":{"rendered":"<p>Ero a L\u2019Aquila, come volontario. Pareva il fronte. Un veneto di ventotto anni mi passava le brande da campo, mentre un toscano ed io, le posizionavamo dentro la tenda, qualificati da anni di corsi ed esercitazioni. Eravamo stanchi insieme; nei giorni passati tra le macerie, fusi nel nostro essere italiani. Contrariamente al pensiero comune, fratello \u00e8 chi parla la mia lingua, riconosce il mio confine e condivide la mia tragedia. Amico \u00e8 tutto il resto. Sardi, veneti, laziali, toscani. Liceali, universitari, disoccupati, gi\u00e0 sposati. Giovanotti gi\u00e0 dati per dispersi nelle pagine della storia.<br \/>\nL\u2019Aquila, Emilia Romagna, Genova. Amatrice. Centro Italia. La meglio giovent\u00f9, spala e scava. La meglio giovent\u00f9 sta tra fango e macerie, la trovi l\u00e0, a donare il proprio sangue, non la cercate nelle rivolte di piazza, i tempi cambiano. Non la cercate in un bonifico, \u00e8 squattrinata, n\u00e9 a chiedere un mutuo o nei parchi, nei villaggi vacanze, tra le tette della donna o negli aeroporti verso l\u2019estate arrembante; neanche nelle sezioni di partito. Non esistono pi\u00f9.<br \/>\nChe la terra abbia tremato o si sia sciolta come il pianto dei disperati, la giovent\u00f9 d\u2019Italia ha risposto all\u2019appello. Una corsa, vera, che fotografa i tempi. Non c\u2019\u00e8 colore, n\u00e9 distinzione.<\/p>\n<p>Un minimo comune multiplo, una linea di continuit\u00e0, non esclusivamente tappe di un unico dolore. Tra drammi incredibili che piegano i rami carichi di una quercia stanca in mezzo al Mediterraneo. Tra drammi che sono, per\u00f2, un segnale che incarna una speranza da non sottovalutare, rappresentano un esempio. Se il divenire storico vuole etichettare i propri eventi per ricordare dove li aveva messi, allora forse, ci siamo. Forse sar\u00e0 questo che identificher\u00e0 la \u201cGenerazione Duemila\u201d, quella dei millenials &#8211; ufficialmente buona a nulla, lobotomizzata su un divano, costretta a pensarla alla stessa maniera, a frequentare vernissage o a fraternizzare con le ONG, a dimenticare davanti alla Playstation, annichilita e vecchia tuffarsi in un tormentone per avere un\u2019overdose di vitalit\u00e0, costretta a morire intirizzita ancora prima dei vent\u2019anni &#8211; che come un milite ignoto, esiste senza un nome, un cognome, un volto. Allora sar\u00e0 questo agire spontaneo e ripetuto che potrebbe offrirle un appellativo, fornendole una carta d\u2019identit\u00e0 agli occhi della storia, come prima d\u2019essa, ogni blocco generazionale. Tragedie in cui i giovani italiani c\u2019erano, al pieno della loro giovent\u00f9, delle loro braccia forti e di un cuore pulsante. Come nel lontano 1966, con l\u2019Inghilterra, per la prima ed unica volta, campione del mondo e Firenze sotto strati d\u2019acqua e miseria, si rivedono i fanti della dignit\u00e0. Volontari. Ragazzi e ragazze, figli della normalit\u00e0, con i jeans sporchi ed i calli alle mani, come i loro padri. Con la divisa gialla e blu, con quella rossa. Una cordata che va oltre il senso bigotto e populista di solidariet\u00e0, un esercito armato di pala e piccone che supera le mode ed accorre, si scrolla da dosso la muffa da annichilimento ed accorre, lascia a casa fidanzata e genitori, curriculum, portfolio, disoccupazione ed accorre. Nessuna santificazione in un estasi di Gloria, piuttosto un segnale di vita: i giovani d\u2019Italia ci sono. Spicca un ritorno all\u2019origine che ossigena le anime e rinvigorisce la coscienza nazionale. Si torna a vedere esempi puliti tra i pezzi di case venuti gi\u00f9 come un apocalisse di stelle cadenti. Come per L\u2019Aquila, l\u2019Emilia Romagna, Genova, Amatrice e per tante altre ferite, c\u2019erano i volontari della Protezione Civile, della Croce Rossa Italiana, con le proprie divise, le chiamate a casa per rassicurare ed i panini a pranzo e cena tra una tenda da montare e brandelli di muro da buttar via.<\/p>\n<p>Dunque occorre necessariamente riflettere. Proprio come i coetanei classe \u201966, divisi tra rivoluzioni culturali, pantaloni a zampa e capigliature alla Paul McCartney, anche i nostri, noti alle cronache per essere figli mai liberi della crisi di un\u2019epoca, dei valori, dell\u2019etica e del buon senso, lavoratori a prestazione gratuita, senza speranza, senz\u2019arte n\u00e9 parte, tormentoni o stereotipi, bendati verso il futuro, stanno raggiungendo la redenzione agli occhi della storia? Forse l\u2019emblema della Generazione Duemila potr\u00e0 essere proprio il cuore grande, che va oltre ogni cosa, oltre il nichilismo, la velocit\u00e0 siderale, la plastica, il denaro, l\u2019ingozzamento dei nostri tempi? Forse l\u2019appellativo di questa generazione sar\u00e0 \u201cvolontaria\u201d. Potremmo pensare di ricordare, prima di sprofondare nell\u2019oblio da Tablet sul divano, la generazione degli anni \u201910 come i ragazzi del soccorso, la \u201cGenerazione Duemila\u201d, quella dei volontari.<\/p>\n<p>E per piet\u00e0, non copriate ci\u00f2 che vuole andare oltre con nessuna passerella elettorale, con nessuna passeggiata mediatica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ero a L\u2019Aquila, come volontario. Pareva il fronte. Un veneto di ventotto anni mi passava le brande da campo, mentre un toscano ed io, le posizionavamo dentro la tenda, qualificati da anni di corsi ed esercitazioni. Eravamo stanchi insieme; nei giorni passati tra le macerie, fusi nel nostro essere italiani. Contrariamente al pensiero comune, fratello \u00e8 chi parla la mia lingua, riconosce il mio confine e condivide la mia tragedia. Amico \u00e8 tutto il resto. Sardi, veneti, laziali, toscani. Liceali, universitari, disoccupati, gi\u00e0 sposati. Giovanotti gi\u00e0 dati per dispersi nelle pagine della storia. L\u2019Aquila, Emilia Romagna, Genova. Amatrice. Centro Italia. 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