{"id":681,"date":"2016-09-12T17:54:02","date_gmt":"2016-09-12T15:54:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=681"},"modified":"2016-09-12T17:54:02","modified_gmt":"2016-09-12T15:54:02","slug":"ricostruire-il-campanile-mentre-il-mondo-si-autodistrugge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2016\/09\/12\/ricostruire-il-campanile-mentre-il-mondo-si-autodistrugge\/","title":{"rendered":"Ricostruire il campanile mentre il mondo si autodistrugge"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 cos\u00ec. E\u2019 semplice. Ruvida e aggraziata, come le colline del \u201cCentro\u201d, che nessuno cita mai quasi fosse la naturale transizione dal Nord al Sud, quasi non vi fosse vita, ne\u2019 storia. C\u2019\u00e8 voluto un disastro terribile per ricordarsene, per andare oltre Roma. Ne sono\u00a0crollati di campanili. Mattone dopo mattone, di pievi di campagna ne sono venute gi\u00f9. Piccoli simboli dell\u2019unit\u00e0 e della coesione di una comunit\u00e0 di un paesino umbro. L\u2019unica patente di esistenza nel tempo. Del resto, dove non arriva la complessit\u00e0 e la dinamicit\u00e0 estrema dei maggiori sistemi, dove non c\u2019\u00e8 affanno e l\u2019aggressione dei tempi all\u2019Essere di ognuno \u00e8 maniacale, la vita si fa semplice e ruota su concezioni, spontanee ed estetiche, genuine, quasi primordiali ma con la giusta parvenza di modernit\u00e0. Voglio dire, anche nel piccolo borgo Umbro \u00e8 arrivata l\u2019ADSL, quasi fosse un esercito di liberazione. Ed allora non serve riempire il grande stadio, basta sapere che ogni Maggio, proprio in quella chiesetta con annessa una grande collina verde, ci sar\u00e0 la sagra, la stessa sagra che unisce giovani e vecchi, la stessa a cui ballava, tra vino e fisarmonica, spensierato il padre di tuo padre e lui s\u00ec che era tosto, che era un gran lavoratore.<\/p>\n<p>Di chiesette e campanili, ne sono venuti gi\u00f9 nella nostra giovane e splendida terra. Di crepe e scricchiolii, di monumenti alla tradizione, di chiese e palazzi, ne sono venuti gi\u00f9 parecchi. L\u2019Italia fa i capricci, ha gambe fragili, trema troppo spesso. Di simboli ed emblemi non convenzionali a cui attorno \u00e8 risuonata da secoli la danza dell\u2019aggregazione, si anima la sagra, la festa, la gioia collettiva di un inconscio semplicemente attrezzato per vivere un\u2019esistenza estranea al furore ovino delle masse di citt\u00e0, forse, un pochino stretto tra i bordi della modernit\u00e0, del divenire, del progresso. Nonostante ci\u00f2, per ogni campanile che scrocchiava e minacciava di farla finita, c\u2019era un instancabile uomo di borgo pronto a ricostruire, a correre in soccorso, un po\u2019 come i volontari di oggi in ogni dannato sisma, ad un\u2019identit\u00e0 riconosciuta entro le mura, pubblicamente ed intimamente riconosciuta come propria ma in realt\u00e0 inconsapevole patrimonio collettivo di una nazione. Cellule d\u2019identit\u00e0. Uno con la cazzuola, l\u2019altro con la calce. Quello pi\u00f9 fortunato con la terza media, detto \u201cl\u2019assessore\u201d, che con fare paterno, guidava tutti. L\u2019altro con la carriola e quello con la scala, mingherlini e sprezzanti, della stessa pietra delle case. Il pi\u00f9 in carne e baffuto di tutti, portava il vino e raccontava della guerra; lui l\u2019aveva fatta e non ci si immagina quanto \u00e8 stato difficile ammazzare.<br \/>\nC\u2019era sempre un pranzo consumato con la famiglia, prima, il lavoro di mani rotte e ricche, con relativa alzataccia alle quattro del mattino, una giornata in campagna e per i pi\u00f9 fortunati, sui binari di una ferrovia. Non c\u2019era l\u2019indugio del menefreghismo, tantomeno quel rigurgito di estremo egoismo che ricopre e acceca la visione delle cose.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/09\/terremoto-in-emilia-campanile-crollato.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-682 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/09\/terremoto-in-emilia-campanile-crollato-300x200.jpg\" alt=\"terremoto-in-emilia-campanile-crollato\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/09\/terremoto-in-emilia-campanile-crollato-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2016\/09\/terremoto-in-emilia-campanile-crollato.jpg 980w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E come si fa? Lasciamo crollare tutto. Ma ve lo immaginate il paese senza il campanile? Si dice che fu tirato su dai Borgia. Ma quali Borgia, sei nato qui e ancora non hai capito che furono quei signorotti nel medioevo. Date retta a me che ho preso la terza media, il campanile \u00e8 del \u2018600. Prima o poi \u00e8 normale cada a pezzi.<br \/>\nPoi al lavoro. Un manipolo di omaccioni, colonne di una comunit\u00e0. Pala in spalla, mica pistole puntate. Quel campanile c\u2019\u00e8 ancora. E\u2019 li, ovunque. Le sue campane, ancora, dettano il mezzogiorno nell\u2019indifferenza dei passanti, erranti spendaccioni, nella pazza corsa alla sopravvivenza, nel transitare per svolgere compiti, eseguire mansioni.<\/p>\n<p>Una squadra formata da pezzi unici. Piccole comunit\u00e0 come grandi civilt\u00e0. Culle di tradizione che inconsapevoli contaminano i passi di un intero popolo, di cui al contempo sono causa e conseguenza. Campanili come antenne della continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Ed oggi, inno alla promiscuit\u00e0, al rimando, alla trib\u00f9 globale che non si integra ma si sovrappone, al conformismo, alla massificazione. Dove \u00e8 difficile essere cristiani, si odia troppo; dove \u00e8 difficile credere che un Dio non esista, si ha troppa paura. Ed \u00e8 una vergogna aver protetto un campanile dal crollo. E\u2019 un inno alla volont\u00e0 che annulla se stessa per la paura di agire, alla comodit\u00e0 di non sembrare, alla psicopatica alienazione che aggrega interessi e disgrega i ritmi della genesi. Aprire la bocca al mondo con la forza per infilarci dentro tutto in ogni momento, sempre pi\u00f9 ed ancora, provocher\u00e0 il vomito delle coscienze, lo stordimento delle anime, adagiando deretani su un Ferrari diretto all\u2019autodistruzione collettiva. Ed il mondo ci scoppier\u00e0 tra le mani.<\/p>\n<p>Un campanile troppo alto. Su, pi\u00f9 su. Ricco di luci e ghingheri, le cui pareti sono addobbate di sponsor e consigli per gli acquisti. Di buoni propositi per la rivoluzione e Touch Screen. L\u2019esistenza comune, tra denari e compravendite, digitali terrestri e network, competitivit\u00e0 ed estremo relazionismo, volont\u00e0 inconscia di auto annullamento e perdizione, depressione, figli che piangono e coperte sempre troppo piccole, aria rarefatta e rischio di soffocamento, ambiguit\u00e0 e menefreghismo cronico, giardini ed imperi, colonie ed affari, \u00e8 piena di crepe e minaccia di crollare. Dunque, dove sono i gli uomini che accorrono dalle campagne?<\/p>\n<p>La vera avanguardia \u00e8 tornare se stessi, ritrovare se stessi. Come ascoltare un suono antico, vivendo. Oggi. Fermarsi nella mischia. Riconoscere volti, rialzare i caduti. Va tirato il freno a mano ad una macchina fuori controllo. D\u2019altronde, chi ha mai detto che il progresso sia necessariamente proteso in avanti? E se per una volta non fosse del tutto cos\u00ec? Allora si che non la si racconterebbe giusta a chi ci vuole strumento d\u2019affare, utili primitivi in un mondo hi tech .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019Italia \u00e8 cos\u00ec. E\u2019 semplice. Ruvida e aggraziata, come le colline del \u201cCentro\u201d, che nessuno cita mai quasi fosse la naturale transizione dal Nord al Sud, quasi non vi fosse vita, ne\u2019 storia. C\u2019\u00e8 voluto un disastro terribile per ricordarsene, per andare oltre Roma. Ne sono\u00a0crollati di campanili. Mattone dopo mattone, di pievi di campagna ne sono venute gi\u00f9. Piccoli simboli dell\u2019unit\u00e0 e della coesione di una comunit\u00e0 di un paesino umbro. L\u2019unica patente di esistenza nel tempo. 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