{"id":782,"date":"2017-02-10T11:33:29","date_gmt":"2017-02-10T10:33:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=782"},"modified":"2017-02-10T11:55:10","modified_gmt":"2017-02-10T10:55:10","slug":"foibe-pretendiamo-di-integrare-i-migranti-e-le-altre-culture-quando-ancora-schifiamo-e-ripudiamo-la-nostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/02\/10\/foibe-pretendiamo-di-integrare-i-migranti-e-le-altre-culture-quando-ancora-schifiamo-e-ripudiamo-la-nostra\/","title":{"rendered":"Foibe: pretendiamo di integrare i migranti e le altre culture quando ancora schifiamo e ripudiamo la nostra?"},"content":{"rendered":"<p>Siamo tutti italiani. Coinquilini nella seconda casa al mare dell\u2019Europa, ma pur sempre italiani, oltre la denominazione geografica. Non saremo certo italiani docg, ma almeno, e per adesso ancora, lo siamo. Dato che ormai la misurazione della nazionalit\u00e0, da queste parti, si fa in nome del made in Italy, pi\u00f9 che di un certo numero di valori e abitudini, di insegnamenti e memorie. Memorie. Il mezzo con cui si eterna la vita, uno dei 10 misuratori fondamentali del grado di civilt\u00e0 di un Paese. Alzheimer. Siamo tutti italiani, anche oggi, 10 febbraio, Giorno del Ricordo, istituzione per legge, caposaldo della memoria. Ma noi, non ce lo ricordiamo. Non per distrazione, n\u00e9 per la fretta siderale di quest\u2019epoca che ti punge il sedere e provoca un dolore fitto, acuto, che arriva al palato e fa tremare i denti. \u00a0Ma per una precisa volont\u00e0 di abdicazione dalle proprie responsabilit\u00e0 di cittadini di una Nazione. Per una precisa volont\u00e0 di eliminare dei fardelli, di rispondere solo a dei precisi richiami, come i cani addestrati, per la precisa volont\u00e0 di prendere parte solo all\u2019essenziale, a quell\u2019essenziale che l\u2019egemonia culturale imperante dichiara come tale. Ed \u00e8 spaventoso, abominevole. Ma non mi spaventa il deputato, il senatore, neanche, forse, il Presidente delle Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che oggi \u00e8 a Madrid a colloquiare con il Re di Spagna (ol\u00e8!) anzich\u00e9 partecipare commosso al ricordo del genocidio di una parte del popolo che rappresenta. Mi spaventano le targhe distrutte, i monumenti per ricordare il dramma imbrattati, mi spaventa l\u2019abitudine alla circostanza, letta velocemente su Google, la superficialit\u00e0 di certi italiani, che dovrebbero essere miei fratelli, nel dire: \u201cdopo la Shoah, anche voi (ma voi chi?) volevate la vostra ricorrenza, vero?\u201d. Mi terrorizza chi organizza convegni dallo spirito negazionista, e chi glieli autorizza, e perfettamente anti-italiano di ieri, di oggi e di domani, come quello tenutosi alla Camera dei Deputati, da SEL e da Alessandra Kersevan, o in altre scuole (<a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/spettacoli\/scuola-d-premio-chi-disimpara-foibe-1360399.html\" target=\"_blank\">leggete qua<\/a>), in altri luoghi, di una Repubblica che dovrebbe essere sacra per tutti, che dovrebbe, nel 2017, condividersi con tutti, dedicarsi a tutti. E che, sfacciata e adolescente, non lo fa. E che se la tengano, allora, la loro cara Repubblichetta senza spina dorsale! Cadaveri, scheletri, donne, uomini, resti. Foto, video, vigili del fuoco, scale, sacchi di ossa tirati su da un buco. Testimonianze, pianti. Latte buttato sui binari, altri cadaveri. Testimonianze italiane, testimonianze slave. Convegni, dibattiti, ammissioni.<br \/>\nNon bast\u00f2, allora, non basta oggi. Oggi che dovrebbe essere l\u2019era della libert\u00e0, della maturit\u00e0.<br \/>\nAd ogni 10 febbraio mi fermo a riflettere. E mi interrogo, come a scuola. Da solo. Mi fermo a pensare, assorto, attraversato da un profondo e nauseante senso d\u2019ansia, a tutte quelle voci che ti battono in testa, da fuori per\u00f2, come gli uccelli impazziti di Hitchcock, in una marea fuori controllo, che recitano un mantra: siamo il tempo del benessere, siamo il tempo della libert\u00e0. Siamo noi la gente del Progresso, siamo la pi\u00f9 ampia forma di civilt\u00e0. Altro che redenzione, altro che \u00e9lite contro i popoli. Il nostro tempo gioca sulle antitesi, sulle perversioni dicotomiche, sulle anticipazioni sbagliate, sui lanci di agenzia intellettuali. Sugli slogan, sullo show, sull\u2019improvvisazione all\u2019esame di storia.\u00a0 \u00c8 il tempo della contraddizione, della vana sapienza da bar, ancor pi\u00f9 che quello delle ostilit\u00e0, presuntuosamente pretenzioso. Pretendiamo, pretendiamo medaglie per nasconderci dietro l\u2019insicurezza dei nostri costrutti mentali. Mi chiedo sempre perch\u00e8 si parli di Progresso e poi bisogna rompere un silenzio, ancora oggi, nel 2017, quando internet ha portato a chiunque il dramma delle Foibe; perch\u00e9 si parli di modernit\u00e0 e di una societ\u00e0 al massimo grado di Civilt\u00e0 che si sbraccia, si ammazza, mette da parte i suoi poveri per accogliere altre culture che migrano ma che ancora schifa, ripudia, dimentica la sua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Siamo tutti italiani. Coinquilini nella seconda casa al mare dell\u2019Europa, ma pur sempre italiani, oltre la denominazione geografica. Non saremo certo italiani docg, ma almeno, e per adesso ancora, lo siamo. Dato che ormai la misurazione della nazionalit\u00e0, da queste parti, si fa in nome del made in Italy, pi\u00f9 che di un certo numero di valori e abitudini, di insegnamenti e memorie. Memorie. 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