{"id":795,"date":"2017-02-25T14:06:35","date_gmt":"2017-02-25T13:06:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=795"},"modified":"2017-02-25T14:21:11","modified_gmt":"2017-02-25T13:21:11","slug":"dire-clandestino-e-reato-fermiamo-chi-sta-ammazzando-la-lingua-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/02\/25\/dire-clandestino-e-reato-fermiamo-chi-sta-ammazzando-la-lingua-italiana\/","title":{"rendered":"Dire clandestino \u00e8 reato? Fermiamo chi sta ammazzando la lingua italiana"},"content":{"rendered":"<p>Clandestino. \u00c8 reato chiamarci qualcuno. Io continuer\u00f2 ad usare questo termine, perch\u00e9 seguo il senso fondante della mia lingua, e lo far\u00f2, clandestinamente. Finir\u00e0 che gli italiani dovranno parlare la loro lingua clandestinamente, appunto; finir\u00e0 che sar\u00e0 l\u2019italiano a fare la fine del clandestino.<\/p>\n<p>Ma l\u2019italiano, cos\u2019\u00e8? Ben pi\u00f9 di una lingua romanza, di un\u2019ispirazione musicale, di un doppiatore internazionale, di una puttana degli esotismi &#8211; come ben risalta Patrizia Valduga nel suo &#8220;Italiani, imparate l&#8217;italiano!&#8221; (Edizioni d&#8217;If) -. Dell\u2019idioma che si parla nella Repubblica italiana. L\u2019italiano \u00e8 la nostra terra d\u2019origine. L\u2019unica cosa effettivamente capace di spiegare gli italiani, assieme al dialetto. L\u00ec dove veramente risiediamo, come ben diceva Emil Cioran.<\/p>\n<p>Misericordia. Il giubileo era della misericordia, ma Francesco s\u2019incazza e spedisce il cardinal Burke in uno dei nuovi esopianeti appena scoperti. Menomale che era della misericordia, il giubileo. Pensate se fosse stato dedicato al Timor di Dio, come propose Camillo Langone sul Foglio; traslato dal sacro al profanissimo: Burke, il tradizionalista, uno di quelli della Dubia, in contrasto con Sua Santit\u00e0, sarebbe stato direttamente incarcerato a Guantanamo in una cella piccola, con un pasto da sole tre portate e un paio di mutande di oro fatte da Maurizio Cattelan. Forse la peggiore delle torture.<\/p>\n<p>La parola non ha pi\u00f9 senso. Continua l\u2019emorragia dei significati. La funzione culturale del linguaggio, non solo l\u2019etimologia che dietro vi si nasconde, viene sapientemente azzerata. Prima di costruire il nuovo, bisogna cancellare il vecchio. Questo \u00e8 il principio di integrazione del Progresso e dei suoi sacerdoti. Quello tra uomini, quello tra i sessi, e quello tra una lingua e il futuro.<\/p>\n<p>Per questo sono fortemente arculiogerio. Profondamente, arculiogerio. Ed \u00e8 difficile pensare il contrario.<\/p>\n<p>Eravamo fatti di lingua. Nobilitazione di un popolo. Se si continua cos\u00ec, non riusciremo pi\u00f9 a sentire il sapore del significato.<\/p>\n<p>Io non capisco. E mi sento confuso. Come dovrei dire cosa? Come dovrei esattamente dare il senso alle parole con cui mi esprimo per lavorare e vivere? Allora tutto diventa poesia se si dilatano le pupille del linguaggio; si dilatano cos\u00ec tanto da incorporare sensi e significati, emozioni e visioni ancor pi\u00f9 grandi, come l\u2019albume dell\u2019uomo, montato e rimontato che si addensa nella poesia. Vi piacerebbe! Qua non c\u2019\u00e8 nessun fine etico superiore, nessun moto culturale. C\u2019\u00e8 solo l\u2019imposizione, dei nostri governanti, di controllare la lingua affinch\u00e9 si adatti ad un regime di idee, limitando la libert\u00e0 della sua essenza, dei suoi vocaboli, delle sue espressioni. Delle sue infinite accezioni. Come si educa un bambino a non dire parolacce, educare gli italiani a non ferire il regime con le parole. Allora facciamo cos\u00ec: per me la Boldrini \u00e8 una clavicembalo. S\u00ec, basta. Come Gentiloni \u00e8 un enorme parallelepipedo. Basta, e di questo ne far\u00f2 una battaglia. Tra i dada e i futuristi, tra un logopedista e uno psicologo. Perch\u00e9 questi ultimi due, pi\u00f9 che una pletora di intellettuali arrapati, macina libri, eccitati di fare la loro misera figurina in quest\u2019epoca mentre loro salgono le scale della torre d\u2019avorio, in cui gli uomini danno il peggio di s\u00e9, e sono piccoli, piccoli, servirebbero. A tutti. Logopedisti e psicologi. E non il nucleo per il controllo e la tutela del linguaggio di genere del dipartimento delle Pari Opportunit\u00e0. Che poi: pari de che?<\/p>\n<p>Misericordia, clandestini, boldrinismi, neologismi, inglesismi. Altro che Minculpop.<br \/>\nEravamo fatti di lingua, l\u2019unica, ultima vera sovranit\u00e0 concessaci. Che poi, a giudicare dalla mancanza delle H sui post di Facebook, dai <em>ne<\/em> scritti senza accento o dalle E maiuscole con l\u2019apostrofo, per non parlare di fratello congiuntivo, avevamo noi rifiutato di essere sovrani. Ma l\u2019errore ci sta, l\u2019orrore no. E non si tratta della grammatica delle elementari, ma del gettito culturale che una lingua porta con s\u00e9, come parte fondante ed eterna di un\u2019identit\u00e0, quella che pi\u00f9 difficilmente si decostruisce, perch\u00e9 cos\u00ec prossima e naturale a noi.<\/p>\n<p>Ah, \u201cnaturale\u201d. A proposito: qual \u00e8 il prossimo passo? <strong>Naturale non si pu\u00f2 dire, biologico non si pu\u00f2 dire, ricchione, con simpatia, all\u2019amico fattivamente ricchione, con cui si hanno ottimi rapporti oltre i sogni di gloria di Niky Vendola, non si pu\u00f2 dire; Berlusconi, non si pu\u00f2 dire; Predappio, non si pu\u00f2 dire; P\u00e9ne e vagina, non si possono dire; figli, scuola, gioia, genitori, padre, madre, sole, barca a vela, maraschino, bubbusettete, amore, Italia, Patria, confini, terra, identit\u00e0, nazione, allegria, buon vino, nonni, tradizione, conservazione, bicicletta, riunione, squadra, amici, comunit\u00e0, sardanapalo, crociate, musulmani, Islam, Lazio, Chiesa, Cristo, Dio, ano, eruzione cutanea, preservativo, lavoro, futuro, non si possono pi\u00f9 dire. E qui non si pu\u00f2 dire pi\u00f9 niente: ci si irrita sempre il\u2026senso comune!<\/strong><\/p>\n<p>Volete una lista di quello che (si pu\u00f2 e) non si pu\u00f2 dire secondo legge? <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/clandestini-zingaro-parole-vietate-sentenza-1368514.html\" target=\"_blank\">Eccola<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo passato secoli a dare un senso alle cose, a partorire il genio innovatore, come Dante e D\u2019Annunzio, a ricercare i significati dell\u2019esistenza, della lingua, del greco antico, ispiratore nelle sue sfaccettature, del latino, nelle sue evocazioni, del volgare fiorentino, parola per parola; abbiamo integrato i dialetti, abbiamo ricercato i significati della forma, del tempo, del pensiero. Quelli dell\u2019etica, giuridica, sociale, politica ed economica, ne abbiamo fatto carne da filosofia, e quelli dell\u2019estetica, nelle avanguardie, nelle geometrie, nelle perfette asimmetrie, nelle astrattezze. Abbiamo cercato Dio per chiedere un significato, poi lo abbiamo schifato, tanto \u00e8 un dogma, e lo abbiamo chiesto alla scienza, alle rivoluzioni, alle macchine e alla tecnica. Alcuni alla Lsd o all\u2019Mdma, altri allo sciamano. Abbiamo fatto per sapere, abbiamo vissuto per capire e poi, non si capisce bene cosa abbiamo fatto di male per poi ritrovarci denunciati se diciamo clandestino. Se chiamiamo un signore, o una signora, che entra di straforo nei confini e nella giurisdizione di un Paese, per quello che la lingua italiana vuole: clandestino.<\/p>\n<p>Dai, diciamocelo: stiamo fuori di testa un pochino, vero?<\/p>\n<p>Da clandestino, a profugo, da immigrato, a migrante fino a temporaneamente presente. A breve, essenza di passaggio. Siamo ridicoli.<br \/>\nSanto cielo! Non ci serve un premier, ma un logopedista \u2013 e uno psicologo -. Decostruire la parola, in una civilt\u00e0 che nasce dal pensiero che diventa lingua, \u00e8 smontare le pi\u00f9 solide fondamenta di una cultura riconosciuta, universale ed intima. Ma questo gi\u00e0 lo sappiamo. Ci\u00f2 che manca veramente alle perversioni, fatte passare come assoluti dogmi laici del presente, del politicamente corretto, \u00e8 la coerenza. La coerenza che sfocia, talvolta, nel rispetto.<\/p>\n<p>Per tutte quelle volte in cui ci si sente accusati di essere dei mostri che difendono l\u2019essenza della propria terra, la propria eredit\u00e0 e si sentono dire: vigliacchi, nazisti, fascisti, maoisti, assassini, tromboni, Salvini e\/o salviniani, vecchi, decrepiti, morti, decomposti; inutili, fuori tempo, fuori budget, asserviti, nani, impotenti, fenomeni da baraccone, italianipizzamandolinobaffiol\u00e8 \u2013 detto da uno che te lo scrive su Facebook ma ti abita a 22 km di distanza -, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Bene, visto che la legge interpreta il sentimento che si cela dietro ad una parola, giudicandone un reato, perch\u00e9 essa non difende anche me dalla cattiveria siderale del mio avversario?<\/p>\n<p>Si naviga a vista nella vaghezza. E i significati si perdono nella nuova dittatura del relativismo.<\/p>\n<p>Alla pugna amici miei! E se proprio volete un motto che vi ispiri durante la battaglia per ricordarvi che per mettere ordine al caos, serve ordine, non altro caos:\u00a0<em>Se uno \u00e8 stronzo, non je posso d\u00ec stupidino \u2013 si crea delle illusioni \u2013 je devi d\u00ec stronzo <\/em>(Gianfranco Funari, intellettuale&#8230;)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Clandestino. \u00c8 reato chiamarci qualcuno. Io continuer\u00f2 ad usare questo termine, perch\u00e9 seguo il senso fondante della mia lingua, e lo far\u00f2, clandestinamente. Finir\u00e0 che gli italiani dovranno parlare la loro lingua clandestinamente, appunto; finir\u00e0 che sar\u00e0 l\u2019italiano a fare la fine del clandestino. Ma l\u2019italiano, cos\u2019\u00e8? 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