{"id":81,"date":"2015-09-18T13:28:54","date_gmt":"2015-09-18T11:28:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=81"},"modified":"2015-09-18T13:28:54","modified_gmt":"2015-09-18T11:28:54","slug":"centenario-almirante-quando-arrivano-i-nostri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2015\/09\/18\/centenario-almirante-quando-arrivano-i-nostri\/","title":{"rendered":"Centenario Almirante: quando arrivano i nostri?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-82 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/images.jpg\" alt=\"images\" width=\"253\" height=\"199\" \/><\/a>Senza il ricorso ad inutili pipponi retorici. Senza sciorinare l\u2019intero ricettario per la cura di un\u2019area, di un\u2019idea e di una struttura politica ed umana.<br \/>\nIeri c\u2019ero. Ero l\u00ec. In terza fila di retroguardia ad assistere all\u2019amore e al livore. Cento anni fa nasceva Giorgio Almirante, serata conclusiva, quello a cui\u00a0potevi dare la mano senza rischiare di sporcartela, parafrasando Montanelli. Il peso della narrazione \u00e8 incalcolabile, in questo caso; quello della cronaca, inutile. Cos\u00ec scrivo di getto.<br \/>\nLa chiusura di un corteggio tribale che si rinnova nell\u2019appuntamento con la tradizione. L\u2019unico modo di porla in essere nel 2015, dalle nostre parti, come continuit\u00e0, come patto generazionale, come trasmissione intergenerazionale, non come bigotta pratica stereotipata. La vera ed unica medicina, se deve essercene una, quella incrociata, per dirla alla Veneziani che ci collega, in verticale, con i nostri padri, e in orizzontale, che ci lega ai nostri contemporanei, alla nostra epoca, alle nostre abitudini spirituali.<br \/>\nIl popolo cerca ancora il suo capo ed \u00e8 costretto ad alzare gli occhi per farlo. \u00c8 costretto da invocarlo, nella speranza si palesi nuovamente. Eppure egli non \u00e8 un Dio, n\u00e9 un feticcio da macello. \u00c8 costretta a cercare il culto della linearit\u00e0, dell\u2019onest\u00e0. Quello a cui puoi stringere la mano, non il one man show. Quello che antepone il buon gusto della collettivit\u00e0 e ne parla, ne \u00e8 parte, ne \u00e8 simbolo, ne \u00e8 primus inter pares, che trasmetta l\u2019abitudine all\u2019italianit\u00e0, resa come religione civile, che parli la lingua del volgo. Uno come Almirante, \u201ctanto per rimanere in tema\u201c.<br \/>\nNon una cerimonia ma il sighiozzo di una giovane donna disperata sulla lapide del suo uomo. L\u2019urlo che vorresti penetrasse altrove ma non qui, dove gi\u00e0 tutti conoscono chi fosse, Giorgio Almirante. Non \u00e8 stato, per\u00f2, amaro amarcord. Forse anche la variante statica della nostalgia militante, da non intendersi quindi come \u201cquel dolore dolcissimo che pervade l\u2019anima per una lontananza che sentiamo vicina e per un\u2019assenza che sentiamo presente\u201d (Veneziani)\u00a0, ha stancato dalle nostre parti, forse. S\u2019\u00e8 intravista la volont\u00e0 di attualizzare la l\u2019eredit\u00e0 almirantiana nell\u2019elastica ed ironica saggezza di Veneziani, nella teatralit\u00e0 romantica e romanzata viscerale di Buttafuoco, intervenuti ieri con l\u2019arduo compito di incollare due epoche, ma non a fatica, non a forza; piuttosto fungendo da scivolo sentimentale. Parliamoci chiaro, si \u00e8 parlato di ci\u00f2 che siamo oggi, e forte si \u00e8 sentito il peso sullo stomaco.<br \/>\nNon lontano dal mio sguardo incuriosito Donna Assunta Almirante, poi Storace, Meloni, Gasparri. La Russa ed altri, i soliti. Pareva il Gran Consiglio, c\u2019era persino Altero Matteoli. Erano l\u00ec, attenti, passionali. Fermi. Erano l\u00ec ad ascoltare l\u2019incipit ed il finale. Dove va questa destra? Perch\u00e9 ci si ostina a non comprendere che la modalit\u00e0 non costituisce il contenuto: il moderatismo, l\u2019europeismo, il liberalismo di un\u2019intera identit\u00e0 politica e culturale, di una comunit\u00e0 di uomini ed idee sono il mezzo, lo stile, il modo di essere non il contenuto, l\u2018obiettivo la visione, un po\u2019 come in auto, sapere la velocit\u00e0 a cui si viaggia non include in s\u00e9 il fatto di sapere dove si stia andando. Da quella Sala \u00e8 arrivata la martellata ai dottorini, ai dottoroni, ai Galle(tt)i fermi sulla Loggia di turno a prescrivere la cura, ad indicare la strada verso l\u2018inconsapevole autodistruzione, verso l\u2018alienazione e la sparizione, a quella destra su prescrizione medica. Lo scatto d\u2018orgoglio, almeno quello, almeno per dare la parvenza di dinamismo.<br \/>\nEppure si \u00e8 detto qualcosa di destra. Si \u00e8 preso atto dell\u2019essenza primordiale: non pu\u00f2 esistere un concetto simile, capace di penetrare con efficacia, di tornare ad offrire un modello sociale ed individuale, culturale, fondato sull\u2018onest\u00e0 e l\u2018amor patrio, su delle chiare radici, strutturato, funzionale e di lunga durata, senza sovranit\u00e0. La destra \u00e8 sovranit\u00e0. Geografica e spirituale, culturale e nazionale, in regime di democrazia. Dove c\u2019\u00e8 destra, c\u2019\u00e8 sovranit\u00e0, interna ed esterna, capace di opporsi allo spirito oligarchico, di ammanettare i soliti quattro paraculi che, a sentirli parlare ed esistere, pare di assistere ad un continuo show, a mestieranti intenti a guadagnare gradimento, denari e posizioni, a one man show che parlano una lingua diversa e lontana da quella della gente.<br \/>\nQualcosa di coerente c\u2019\u00e8 stato, in fondo. Ci si \u00e8 interrogati, pi\u00f9 che a trasmettere frettolosamente testimone, ad assegnare, come ad una pesca di paese, baracca e e burattini a qualcuno, magari al \u201csolito\u201c di turno: chi potr\u00e0 cogliere questa essenza, chi potr\u00e0 portare avanti l\u2019anima almirantiana?<br \/>\nSi \u00e8 detto qualcosa di destra, ieri. Forse la cosa pi\u00f9 di destra che si \u00e8 detta, per\u00f2, costituisce il finale pi\u00f9 razionale e legittimo: <strong>ma quando arrivano i nostri? <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Senza il ricorso ad inutili pipponi retorici. Senza sciorinare l\u2019intero ricettario per la cura di un\u2019area, di un\u2019idea e di una struttura politica ed umana. Ieri c\u2019ero. Ero l\u00ec. In terza fila di retroguardia ad assistere all\u2019amore e al livore. Cento anni fa nasceva Giorgio Almirante, serata conclusiva, quello a cui\u00a0potevi dare la mano senza rischiare di sporcartela, parafrasando Montanelli. Il peso della narrazione \u00e8 incalcolabile, in questo caso; quello della cronaca, inutile. Cos\u00ec scrivo di getto. La chiusura di un corteggio tribale che si rinnova nell\u2019appuntamento con la tradizione. 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