{"id":824,"date":"2017-04-24T15:38:41","date_gmt":"2017-04-24T13:38:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=824"},"modified":"2017-04-24T15:49:22","modified_gmt":"2017-04-24T13:49:22","slug":"amare-la-destra-e-ormai-una-romantica-perversione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/04\/24\/amare-la-destra-e-ormai-una-romantica-perversione\/","title":{"rendered":"Amare la destra \u00e8 ormai una romantica perversione"},"content":{"rendered":"<p>Dalla <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/04\/untitled.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-825\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/04\/untitled-300x199.jpg\" alt=\"untitled\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/04\/untitled-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/04\/untitled.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Francia all\u2019Italia. In tutto questo trambusto di destre, alla riscossa o dentro la fossa, in questa mattitudine di sfumature, onde e cavalloni, in questa bolgia di entusiasmi e illusioni, mi \u00e8 venuta in mente quella volta che con lei ho avuto un amore. Tra il serissimo e il faceto.<\/p>\n<p>Come Fantaghir\u00f2, o le\u00a0favole del Basile.<\/p>\n<p>Ti incantava, ti portava a letto. Ma poi quell\u2019amore furioso e denso, finiva in malora. Scapicollato in qualche ricordaccio, scomodissimo e spinoso.<br \/>\nSul pi\u00f9 bello.<br \/>\n\u201cSono distratta\u201d, dice. \u201cPenso alla casa di Montecarlo. \u00c8 tanto che non l\u2019apriamo, deve prendere aria. Dai fammi rivestire di sogni. Questa sera non ce la faccio. Penso a tutte le scissioni, a tutti i rinnegati, i traditi, i carcerati\u201d, dice.<br \/>\nE ogni volta, ogni singola volta, provavi a convincerla: \u201cDai, rifacciamo l\u2019Italia domani\u201d.<br \/>\nLei, con i seni dolci della guerriera, mentre si allaccia il reggipetto, t\u2019incanta un\u2019ultima volta ancora prima di uscire dalla tua vita: \u201cDomani non posso. Ho la mostra dei 70 anni del Movimento Sociale Italiano\u201d.<\/p>\n<p>La pornografia emozionale.<\/p>\n<p>Ogni volta pensavi che da tutto questo destreggiarsi tra i mali del nostro tempo, quelli che rendono gli uomini bestie senza natura, da tutto questo pontificare, rinascesse qualcosa, arrivasse una formula, una ricetta. E invece, rimanevi fregato. Come quella volta a letto.<br \/>\nPensavi che un leader, questa grande cultura, lo avesse generato. Una continuit\u00e0, delle fondamenta da non vendere su Amazon alla prima occasione di superare lo sbarramento elettorale. Pensavi che, a forza di glorificare il passato, qualcuno avesse pensato anche al presente, tanto per iniziare ad asfaltare la strade del futuro.<br \/>\nE li ti sbagliavi di nuovo.<br \/>\nE ti dicevi: \u201cbasta! Questa volta \u00e8 l\u2019ultima. Devo trovare il coraggio di lasciare questa adescatrice, infame. Ma quanto \u00e8 bella, quando bacia la morte in faccia\u201d.<\/p>\n<p>E alla fine, non ci riuscivi mai, sembrando un immaturo zuccone, ai tuoi occhi.<br \/>\nOgni tanto credevi che da tutto quello slancio vitale arrivasse la salvezza per la tua idea di nazione, che arrivasse un messia, alla punta pi\u00f9 dolorosa del tuo impazzimento. Almeno un Dio verr\u00e0 a salvarci. Ma l\u2019unico che si pales\u00f2, ancora una volta, fu un uomo che accarezzava sorridente, con la pace in volto, un piccolo agnello per riunire il gregge.<\/p>\n<p>Il Signore, s\u00ec, ma degli Agnelli.<\/p>\n<p>Allora capivi subito a che gioco si stava giocando.<\/p>\n<p>E mentre facevi l\u2019amore con la destra, l\u2019altra notte, avevi lasciato la tv accesa su un porno di bassa lega. Una robetta da poco, per tristi uomini soli; la storia di un popolo martoriato dal terrorismo islamico che fa sbarramento contro l\u2019unico movimento di uomini e idee che vuole provare a offrirgli un\u2019ultima chance di dignit\u00e0. Un popolo che nella sua capitale, in cui ancora non vuole andare via il sangue sulla strada, ha schifato, ha voltato le spalle a quel movimento di uomini e di idee.<br \/>\nQuando era andata via, riflettendo tra te e te, infilavi un braccio dopo l&#8217;altro nel\u00a0Trench, e sotto niente. Nudo. Dovevi scappare. Ti allacciavi le scarpe mentre sputavi fuori una densa nuvola di Toscano ammezzato e ti dicevi: \u201cvado a vedere cosa succede, se la trovo da qualche parte. Mi aveva detto che sarebbe stata impegnata a pensare a Donald, agli sbagli fatti, alla lotta col proprio orgoglio. Mi aveva detto che sarebbe stata chiusa in casa, struccata, a mordersi le labbra mentre scriveva di Marine\u201d.<br \/>\nCominciavi a vagare, nottetempo, nelle parole dei saggi, nella rabbia dei matti, tra le piazze virtuali, per le strade di Roma, vicino alla Colonna di Marco Aurelio. C\u2019erano tutte le puttane, tranne lei. C&#8217;era un baccanale, e poca luce. Surreale. Chi si credeva minacciato da complotti orditi contro di loro, chi s&#8217;accoppiava con i propri figli. Chi si dava la mano. Bestie con altre bestie.<br \/>\nLa vista ti fu favorevole, perch\u00e8 da sola ti fece diagonale nella calca di quel bordello; la scorgesti poco lontano, in un gruppo d&#8217;altre persone, che ballava un\u2019antica danza su cui ogni popolo salta a ritmo da tanti anni. La decadance. Cadenza di tamburi come nella notte del medioevo di Narni. Un battito, un passo marziale. Poi un&#8217;altra botta e un passo di marcia. La ghironda in sottofondo dava linearit\u00e0 ad un canto brutale. Il canto della gente schiava del suo tempo.<\/p>\n<p>Casca la terra, tutti gi\u00f9 per terra. Lei ballava, scalza. Rideva; si vedeva che ti aveva dimenticato in fretta. Girando, la sua gonna si alzava, fluttuava. Girava e parlava, mentre ballava, e girava, girava ancora, quasi a perdere la testa. Era abbracciata ad un altro. Lui le toccava il sedere, con la mano aperta, lo accarezzava, su e gi\u00f9. La stringeva. E lei ne era felice. Lo conosci, lui. \u00c8 un figlio di puttana. Un omuncolo, piccolo cos\u00ec. Lo chiamavano Affare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec decidesti di buttarti in mezzo. Partisti deciso, afferrato da tutte quelle mignotte che volevano fermarti la corsa. Miserabili, che con le loro avances provavano ad incantarti. Le sbattevi lontano da te. Volevi solo lei. La inseguivi da una vita, non volevi pi\u00f9 sentirti tradito. Volevi avere giustizia, la verit\u00e0. Ma lei fuggiva sempre. Non faceva altro che parlarti di quant\u2019era bella da giovane, il cruccio della sua esistenza. Ma tu sapevi che avresti potuto starle vicino, aiutandola ripartire, ad amarsi anche oggi.<\/p>\n<p>Finalmente la raggiungesti. La fermasti per un braccio. La portasti fuori dal grande ballo.<br \/>\nLei era sorpresa: \u201cpensavo mi avresti mollata, stavolta\u201d<br \/>\n\u201cNo\u201d, fai tu. \u201cNon mi basta! Ho voglia di avventura. Andiamo a cacciare il drago, a sfiorare le guglie delle cattedrali antiche, a rovesciare \u2018sto mondo. Posso farlo solo con te, che mi hai accompagnato per tutti questi anni. Andiamo a combattere nell\u2019ennesima giostra, andiamo a pulirci il sangue. Andiamo a squagliarli l\u2019oro e facciamone corona per il nuovo Re degli uomini. Come quella volta\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Ma lei ti interruppe, ti guard\u00f2 fisso, sedendosi su un muretto, mentre raccoglieva la vesta\u00a0svolazzante tra le gambe e ti disse: \u201cforse non ti ho detto tutto di me. Forse non sono stata sincera fino in fondo. Sono dovuta cambiare. Per forza. Mi sono dovuta moderare. Calmarmi. Cambiare vita.<br \/>\nE amo Affare. Da molto tempo ormai. Credevo lo avessi intuito\u201d.<br \/>\nGuardavi in basso. E ti parlavi dentro. Forse lo avevi capito da molti anni. Del resto, non eri cos\u00ec stupido come Saviano voleva farti sentire.<br \/>\n\u201cE poi, io non sono fatta per te. Tu sei un uomo gentile, buono. Non sei un pupazzo. Tu la pellaccia non la venderai mai, a costo di morire dentro. Un tempo mi completavi. E io invece, cosa sono? Sono schiava del tempo. E dell\u2019occasione. Pensa, ormai mi eccito solo guardando gli altri essere quel che sarei dovuta essere io. Io che fui esempio per la mia gente, ed anche per quella di Francia. Ormai sono solo una squallida guardona. Una voyeur. Spio gli altri dal buco di una serratura, li vedo vincere, li vedo essere e mi eccito. Come ho fatto con Marine e Donald. Sogno di vincere, credo di farcela. Poi dopo ti chiamo per averti mio, per fare l\u2019amore. Con te, ancora una volta\u201d.<\/p>\n<p>Tu non parlavi, non dicevi nulla.<br \/>\n\u201cTi ho usato ancora una volta; ma a fin di bene, credimi. Non ti tradirei mai. Ho bisogno di te per essere\u201d.<\/p>\n<p>\u201cModerare? Ma cosa significa\u201d, dicesti tu, disperato.<\/p>\n<p>\u201cMi accuccio nel cantuccio e guardo il mondo fuori. Ne ho paura. Eppure io dovrei essere l\u00e0 a menare fendenti che non si perdano in clamorosi lisci. Dovrei tagliare teste, teste vere! Sentirle rotolare al suolo. M\u2019insultano, mi sputano, tra le fila degli eserciti. Mi chiudono da una parte. Pensano sia una matta che non sa brandire una spada per difendere la sua gente. Pensano sia schizzata, sclerata, eccessiva. E mi hanno tagliato fuori, da tutto. Cos\u00ec, per mesi, piangevo da sola. In preda ad una trauma. Avevo bisogno di essere nella calca, a combattere per la mia posizione. Da sola, a versare lacrime, mi sarei isolata, incapace di ripensarmi, di rivalutarmi per quel che veramente sono. Allora ho ceduto. Ho conosciuto Affare. Lui mi ha tranquillizzata, mi abbracciata forte, mi ha rassicurata. Mi ha detto di andare con lui, tra gli eserciti, a ricominciare la battaglia, ma in nome di qualcos\u2019altro. Mi ha donato una spada d\u2019oro, mi ha promesso ricchezze mai viste e mi ha detto di seguirlo, che avrei fatto parte delle retrovie. O cos\u00ec, o sola, distrutta, a pezzi, a piangere ricordando il passato. Accettai\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa perch\u00e9?&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi sono fatta incantare. Mi ha completamente cancellato il senso di autocritica e giudizio. Mi ha rincoglionita, capisci cosa intendo? Pensa che dopo aver fatto l\u2019amore ieri sera, mentre Marine provava a farcela, ero convinta che io, capisci, io, sarei andata al ballottaggio. Ma poi mi sono ricordata di non avere niente, di essere nella miseria. Mi sono ricordata di colpo che io, qui, valgo poco in percentuale, troppo poco; che non ho costruito niente, che ho distrutto quasi tutto, e quasi sempre per mire personali. E che, cascassero i ponti, \u00e8 la mia sorellastra ad avere avuto la meglio, quella sinistra cos\u00ec snob, con cui ormai non mi rispetto pi\u00f9 da tempo.<br \/>\nHo creduto di essere io. Ho creduto di essere io, ieri sera\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 non me ne hai parlato?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 saresti scappato tra le braccia di qualcun&#8217;altra. Magari, per non pensare al dolore, tra quelle lisce e marmoree di qualche provocante figlia\u00a0la fuori. E ti avrei perso per sempre. Vieni con me in battaglia, ancora una volta. Chiama a raccolta i tuoi. Questa volta vedrai che\u2026\u201d<\/p>\n<p>Ma tu la interrompesti. \u201cPreferisco ricordarti com\u2019eri. Portare con me il senso del mondo e dello stare al mondo che mi hai trasmesso. Questa volta, quando guarderai al tuo fianco, non ci sar\u00f2. Scelgo di ricordare l\u2019assalto, per compierlo da solo\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon puoi lasciarmi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCi penser\u00f2. Non ti ho lasciata mai, neanche quando si spense la Fiamma.<br \/>\nMa amare la destra \u00e8 ormai una perversione per pochi\u201d<\/p>\n<p>Buio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dalla Francia all\u2019Italia. 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