{"id":887,"date":"2017-05-29T03:36:12","date_gmt":"2017-05-29T01:36:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=887"},"modified":"2017-05-31T17:59:33","modified_gmt":"2017-05-31T15:59:33","slug":"totti-la-semplice-storia-delluomo-integro-in-un-mondo-di-servi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/05\/29\/totti-la-semplice-storia-delluomo-integro-in-un-mondo-di-servi\/","title":{"rendered":"Totti. La semplice storia dell&#8217;uomo integro in un mondo di servi"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine di queste parole capirete, forse, cosa intendo. Con le immagini.<br \/>\nProvate per credere.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi l\u2019una. Vicino a me ho qualche sorso di grappa in un piccolo bicchierino, che, per mia fortuna, cos\u00ec dicono i maggiori, ne conserva il profumo. Mi snoda i pensieri. Ricci come sono. Il lavoro che faccio, che ho scelto e che sceglierei nonostante tutto, mi ricorda di non andare mai lontano dalla realt\u00e0. Perch\u00e9 l\u2019acqua \u00e8 profonda, e si annega facilmente nella fantasia, con la speranza che qualcosa, in questo caos, si aggiusti. Solo perch\u00e9 prima di morire di silenzio, si vuole qualcosa che possa essere ricordato anche da noi, che sembriamo essere nati in una stanza senza colori, n\u00e9 finestre, n\u00e9 porte. Che si risolva la crisi degli uomini, prima ancora che quella dei denari, che si possa tornare, anche solo per poco, ad immaginare una favola a lieto fine da raccontare. E non \u00e8 pi\u00f9 tempo, questo, di distinguere da dove vengano. Come siano fatti. Ma bisogna tornare a cercare esempi di cui parlare, di cercare uomini; uomini che non siano manichini sporchi con i buchi di sigarette spente sopra. In sparute tracce persi nelle rocambolesche avventure di una fine indegna.<br \/>\nCos\u00ec oggi ho consegnato un pezzo di me al tempo; e ho deciso di andare a nuotare pi\u00f9 lontano dalla riva. Con i miei genitori ho visto Francesco Totti lasciare il calcio. Un gioco. I milioni. Ma mai la stessa maglia. Totti non ha lasciato mai quella maglia, per venticinque anni. Perch\u00e9 a casa mia, Francesco Totti, \u00e8 un momento che ricorre sempre. Un eterno ritorno che attiva una nostalgia del presente inevitabile e sublime. Una leggenda, ancor prima di oggi.<br \/>\nE quindi, ho liberato i ricordi perch\u00e9 andassero subito sopra di me, per aspettarmi quando non ci sar\u00f2 pi\u00f9. Per poi ricongiungermi con loro, quando non ci sar\u00e0 pi\u00f9 niente, e invece ci sar\u00e0 tutto, davanti. Quelli che ci faranno dire che \u00e8 stato un bel viaggio, alla fine di tutto. Magari fissando la coperta bianca che ci copre le gambe, da vecchi. Freddi. Poco prima di spegnere, di smettere. Ogni momento degno di essere ricordato ha senso nella vita di un uomo. E ogni senso vissuto, che ti ha lasciato un segno, qualsiasi esso sia, compone un pezzo che ti porti fino al letto di frassino. L\u2019ultimo in cui sei sdraiato.<\/p>\n<p>E chi se ne frega se viene dalla periferia della vita, come il calcio. E Totti ha giocato a calcio. Ma ha lasciato l\u2019uomo, in pegno, in un momento in cui facciamo fatica a riconoscerci tra di noi. E poco importa se ad immaginare una favola a lieto fine da raccontare sia stato un calciatore, cio\u00e8 un operaio del nulla.<\/p>\n<p>Ma tanto, siamo tutti impiegati del nulla. Se pensiamo di lasciare un segno obliquo e, a mala pena visibile, nel libro della storia.<\/p>\n<p>[youtube -Wg_KvEMQbg]<\/p>\n<p>La partita finisce. Finisce pure il campionato. Poi sembra tutto un film. Come Rocky Balboa che piange vittorioso sul ring russo dopo aver sconfitto Ivan Drago, il mostro invincibile, che prende il microfono e moralizza gli spettatori. Non ci credeva nessuno, e forse, realizzeremo nei giorni. Per chi \u00e8 della Roma, che il Capitano non entrer\u00e0 pi\u00f9 in campo. Per chi \u00e8 italiano o del calcio se ne frega, che ci siano storie come questa da raccontare. Di una commozione collettiva, di un rispetto che arriva persino dai peggiori avversari. Di chi ha detto \u201csperavo de mor\u00ec prima de sto momento\u201d, di striscioni e di uno stadio pieno, di 70mila persone in lacrime. Di cos\u00ec tanta naturale umanit\u00e0 in un momento disumano, in cui una strage serve a fare un titolo di giornale, e poi essere dimenticata per fare spazio alla prossima notizia. Di un uomo che non si \u00e8 corrotto al denaro, che non ha rinnegato le vie in cui \u00e8 cresciuto, che ha tenuto duro, che ha creato una vita curando la sua casa. Che non s\u2019\u00e8 fatto ingannare. Uno che, come qualcuno ha scritto: \u201cDella modernit\u00e0 hai vinto la pi\u00f9 grande battaglia, 25 anni con la stessa maglia\u201d. In un mondo di mercenari, di figli di puttana, di viscidi servi, di nani raccomandati, di scarti di fabbrica, di uomini piccoli che svendono il loro tempo. Ebbene, a Roma, la casa degli uomini vittoriosi, tra teste cinte di alloro e candido marmo, un ragazzo di Porta Metronia, un operaio del nulla in un mondo perverso, ha preso il microfono e ha raccontato una storia tra sogno e realt\u00e0, che ci serviva. Perch\u00e9 non avr\u00e0 risolto un conflitto internazionale, non avr\u00e0 fatto le riforme. Ma c\u2019ha ricordato il cantuccio, l\u2019intimo, c\u2019ha ricordato che \u00e8 possibile coltivare l\u2019uomo, arrivare sull\u2019Olimpo e rimanere se stessi; c\u2019ha ricordato che la semplicit\u00e0 pu\u00f2 ancora essere la ragione principale del tutto. Ma non c\u2019era nulla di costruito. Come la beneficenza fatta negli anni, come i gol che hanno incantato l\u2019Italia, come il rigore con l\u2019Australia ai mondiali del 2006, come la fedelt\u00e0 ad un\u2019unica maglia, ad un emblema, estensione immaginifica di un impero che a Roma ha avuto i natali. Come una famiglia qualunque, come il dialetto romano preferito ad una lingua regina. Totti ha ricordato che il calcio \u00e8 della gente. Anche se non \u00e8 nulla.<\/p>\n<p>La Roma popolare, la vita normale, l\u2019uomo in lacrime che gira e rigira il campo con i figli in braccio. E si ferma a piangere su un cartellone pubblicitario perch\u00e9 l\u2019abitudine \u00e8 finita, che l\u2019amore non lo compra un assegno, n\u00e9 lo spegne il tempo. Come avrebbe fatto chiunque. Nel calcio, la fabbrica del nulla, che ripercorre in fretta gli stereotipi di questo tempo e li riassume, in cui siamo abituati a rinnegati, venduti, vendette, piccolezze; e scandali, volanti in campo, arresti. Confessioni, testimonianze, compravendite. Denaro che copre il silenzio, e copre altro denaro. Ecco, in questo calcio, oggi, Francesco Totti, candidamente, ci ha riportato alla purezza dello sport. Sforzo autentico, cos\u00ec come lo definiva Ortega Y Gasset: \u201c<em>La cultura non \u00e8 figlia del lavoro ma dello sport. Si sa bene che attualmente mi trovo solo tra i miei contemporanei nell\u2019affermare che la forma superiore dell\u2019esistenza umana \u00e8 proprio lo sport [\u2026] Al lavoro si contrappone un altro tipo di sforzo che non nasce da un\u2019imposizione, ma da un impulso veramente libero e generoso della potenza vitale: lo sport [\u2026] Si tratta di uno sforzo lussuoso, che si d\u00e0 a mani piene senza speranza di ricompensa, come il traboccare di un\u2019intima energia. Perci\u00f2 la qualit\u00e0 dello sforzo sportivo \u00e8 sempre egregia, squisita [\u2026] Lo sport \u00e8 sforzo fatto liberamente, per pura soddisfazione in s\u00e9, mentre il lavoro \u00e8 uno sforzo a cui si \u00e8 costretti in vista del suo rendimento<\/em>\u201d. Ecco perch\u00e9 lo sport ci unisce, inspiegabilmente. Ecco perch\u00e9 da esso siamo attratti istintivamente.<br \/>\nQuanto queste parole, caro Francesco, si addicono a te. Sono cucite sulla tua maglia. Parole.<br \/>\nTu che hai ricordato a 70mila persone di &#8220;aver paura&#8221;, con a fianco la tua famiglia, che hai ringraziato la tua gente.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 difficile mantenere denso come le ore appena trascorse il ricordo, e con la stessa intensit\u00e0 parlarne ai miei futuri figli.<\/p>\n<p>Le cose semplici reggono il tutto. E proprio nelle piccole spese fallisce l&#8217;azienda&#8230;<\/p>\n<p>Grazie Capitano. Grazie di essere cresciuti insieme.<br \/>\nNon ti dimenticher\u00f2 mai.<\/p>\n<p>[youtube lVZcEQhyFfU]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alla fine di queste parole capirete, forse, cosa intendo. Con le immagini. Provate per credere. \u00c8 quasi l\u2019una. Vicino a me ho qualche sorso di grappa in un piccolo bicchierino, che, per mia fortuna, cos\u00ec dicono i maggiori, ne conserva il profumo. Mi snoda i pensieri. Ricci come sono. Il lavoro che faccio, che ho scelto e che sceglierei nonostante tutto, mi ricorda di non andare mai lontano dalla realt\u00e0. Perch\u00e9 l\u2019acqua \u00e8 profonda, e si annega facilmente nella fantasia, con la speranza che qualcosa, in questo caos, si aggiusti. 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