{"id":939,"date":"2017-08-28T17:59:13","date_gmt":"2017-08-28T15:59:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=939"},"modified":"2017-08-28T20:47:32","modified_gmt":"2017-08-28T18:47:32","slug":"abid-jee-e-il-post-sugli-stupri-tagliate-la-palle-togliete-la-parola-agli-uomini-marci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/08\/28\/abid-jee-e-il-post-sugli-stupri-tagliate-la-palle-togliete-la-parola-agli-uomini-marci\/","title":{"rendered":"Abid Jee e il post sugli stupri. Tagliate la palle, togliete la parola agli uomini marci"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/08\/stupro-immagine.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-940\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/08\/stupro-immagine-300x123.jpg\" alt=\"stupro immagine\" width=\"300\" height=\"123\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/08\/stupro-immagine-300x123.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/08\/stupro-immagine.jpg 670w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gli uomini marci vanno buttati, presi e scartati. Del resto, volete che sia cos\u00ec? E allora sia. Volete il principio di uguaglianza, e lo sar\u00e0. Non c\u2019\u00e8 nero, non c\u2019\u00e8 bianco, dunque. Se davanti a nostro Signore e davanti al tribunale illuminista siamo tutti uguali, allora si giudichino gli uomini: eccolo il progresso civile, se proprio lo volete. E se proprio lo volete, buttate gli uomini marci, tagliategli le palle, toglietegli la parola, mandateli via dalla patria, rendeteli inermi, difendeteci. DIFENDETECI, DIFENDETECI.<\/p>\n<p>Gli uomini marci hanno il sangue marcio e la carne piena di vermi. Sono il virus della disfatta, l\u2019essenza stessa della provocazione, lo scatto della guerra che comincia farsi sentire. La parole morire. SEMPRE.<br \/>\nLeggevo le parole del porco, che NON riporter\u00f2. Leggevo le parole di <em><strong><a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/cronache\/rimini-lavoratore-coop-donne-stupro-piace-1434596.html\" target=\"_blank\">Abid Jee<\/a><\/strong>, <\/em>colui che con stupefacente spontaneit\u00e0, descrive terribilmente le fasi di uno stupro. Solo l\u2019ultimo dei fuochi d\u2019artificio di questo immondezzaio in mezzo al Mediterraneo. Leggevo quelle parole, e ho pensato alla mia compagna, la mia compagna di vita. Colei per cui indosserei la corazza, ora, subito, contro ognuno; colei per cui mi farei ammazzare gloriosamente. \u00a0E realizzo quanto la perversione, ormai, sia la norma. E la norma, a questo punto, cos&#8217;\u00e8? Sociologica, giudiziaria. Che peso ha oggi che tutto \u00e8 relativo? E per chi lo ha? Leggevo e ho pensato di quanto la realt\u00e0 non esista pi\u00f9, sostituita da una sua (pessima) narrazione, da una sua proiezione. Di quanto sia stata fraintesa la libert\u00e0 individuale e terribilmente incatenata quella collettiva. E HO PAURA. Ho paura di questo tempo. Ma incarno il principio del fatto che se fosse necessario, partirei subito per la gentile, rinnovatrice, liberatoria battaglia, per essere responsabile di questo nostro tempo, di giustificare l&#8217;essenza e la presenza, come i gloriosi padri che ci hanno preceduto sul Monte Grappa o a Lepanto; a Poitiers, o in Ungheria.<br \/>\nRidurre il potenziale umano nello scrivere la storia \u00e8 fondamentale discernimento tra militanti e replicanti, uomini e strumenti. La disumanit\u00e0 scoppia in testa come un\u2019embolia e compone la nuova diversificazione di questo tempo di transizione che non lascer\u00e0 costruzione, ma distruzione su cui ricostruire. E la cosa \u00e8 grave, molto pi\u00f9 dell\u2019abbonamento di Sky rinnovato in ritardo. L\u2019odio per gli uomini e tra gli uomini, \u00e8 una missione chiara, oltretutto, per taluni. La disumanit\u00e0 scoppia in testa come un\u2019embolia, improvvisa, densa, sale su e fa uscire gli occhi dalle orbite. E prima di stramazzarti al suolo, ti fa compiere, ti fa dire, ti fa estendere l\u2019indicibile. E poi morto, zombie, rimani a terra e risali, col favore delle cronache che, ormai, censurano la parola immigrato (repetita iuvant; fino a prova a contraria, la guerra delle guerre, quella semantica, mi obbliga ad utilizzare il termine corretto, non quello culturalizzato \u2013 alla luce di qualche ominicchio attuale che ha la presunzione di stendersi sulla storia e fargli ombra -, ovvero politicamente corretto; ergo, chi si sia temporaneamente o definitivamente stabilito in un luogo diverso da quello di origine, in una singola azione diventa immigrato; chi continua a farlo, migra, quindi, migrante, in continuit\u00e0), esaltano la nuova lingua politicamente imbrogliata che parla ma non esprime, e pubblicano per intero quella demoniaca bestialit\u00e0, passata, per giunta, come un semplice chiarimento di come sia uno stupro, secondo l\u2019autore, di quando faccia male, e di come, alla fine, si goda, e si arrivi, magari, anche all\u2019orgasmo. Cosa ci sarebbe mancato in quelle parole? Che la donna debba anche ringraziare il porco che la violenta per averle fatto provare un brio fulmineo che le abbia risvegliato la femminilit\u00e0 sopita dal marito segaiolo e dalla dubbia virilit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>Gli uomini marci vanno buttati; quelli che tentano di imporre il loro medioevo, che \u00e8 una condizione della mente, oltrech\u00e9 della vita. Stupri che piacciono alle donne, bombole che volano dai tetti, case che si possono occupare, donne che si possono sassaiolare. E chi, non marcio ma in avanzato Stato di decomposizione, glielo permette.<\/strong><\/p>\n<p>Mi sento impotente. Mi sento impotente perch\u00e9 ogni giorno combatto contro la deriva \u2013 <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/static\/fuori_dal_coro\/emanuele_ricucci3.html\" target=\"_blank\">ultimo il grido disperato nel mio libro Torniamo uomini, uscito proprio allegato a Il Giornale<\/a><\/strong> \u2013 ma sono schiacciato dal peso di mille sovrastrutture, imbottite, morbide ma strette, come tante coperte intorno, come lana di vetro in bocca, come ovatta nei fori del naso, proprio come quella che si mette ai morti. Non senti pi\u00f9 nulla perch\u00e9 c\u2019\u00e8 troppo da sentire; non vedi pi\u00f9 nulla perch\u00e9 c\u2019\u00e8 troppo da vedere.<\/p>\n<p>Scrivo, dalle colonne di questo giornale, nei miei libri, in qualche sfogo disperato su un social, ogni giorno. Ogni giorno. Giorno e notte, e non basta mai. Non basta mai per ognuno di noi. Uno strazio, una lamentela, mentre non ci si pu\u00f2 pensare indispensabili, per quanto letti e \u201cfamosi\u201d, per quanto bravi e battaglieri, per quanto fanti e guerrieri. Non ci si pu\u00f2 solo esimere. Impossibile non assistere. Perch\u00e9 qui, a saltare, non \u00e8 la dicotomia destra e sinistra, atei e cattolici, vegani e carnivori, stronzi o meno, puri e corrotti, laziali e romanisti: \u00e8 la realt\u00e0. \u00c8 la dissociazione dal reale e l\u2019incontro con il mai pronunciato, con la perversione, nell\u2019epoca che permette di farlo. Permette di aprire la gattabuia di noi stessi. E di dare indulto ad ogni pensiero, di agire sull\u2019emotivit\u00e0 assoluta, per gestire i rapporti di massa, sempre pi\u00f9 melassa. Alla generazione dell\u2019indignazione \u00e8 saltata la coscienza e chiude lentamente l\u2019antico artigianato umano, nella pi\u00f9 pura delle visioni di Erasmo da Rotterdam: \u00a0&#8220;in definitiva la\u00a0vita\u00a0degli uomini nient&#8217;altro \u00e8 che un gioco della pazzia&#8221;. Prima di ogni idea, prima di ogni riforma, prima di ogni colore politico e della pelle. <strong>\u00c8 la totalizzazione della miseria, \u00e8 la desertificazione della coscienza<\/strong>, che si sgretola in piccoli granelli, relativizzata, com\u2019\u00e8 alla luce della culturalizzazione del tutto, da parte di chi crede di alimentare il progresso che, in questa sede va ricordato, non \u00e8 fare come cazzo ci pare. La gestione familiare, il cantuccio riscaldato, la moderazione continua, la vita che non tange, sfiora, fino al tramonto, senza far sporcare la blusa.<\/p>\n<p>Culturalizzare ogni cosa si muova, istituendo un continuo ed innovativo punto di vista che sgancia da ogni riferimento comunemente condiviso da anni di esperienze, conoscenze, saggezza e lungimiranza. Che ne \u00e8 sintesi mistica e pratica, spirituale e terrena, e che viene formato dagli uomini e li forma, generandone il volto, l\u2019identit\u00e0.<br \/>\nE non basta pi\u00f9 chi tenta di riportare lucidit\u00e0 nel dibattitto alla luce sacra del processo culturale, chi tenta di snodare la complessit\u00e0 di questo sistema ponendo nuove strutture teoriche, anzich\u00e9 dogmi totalitaristici, le cui colonne cadono mentre esplode il cielo nero, nelle piccole cose che popolano gli uomini e le donne, gli abitano dentro; cose della grandezza dei mitocondri, cos\u00ec basilari da comporne il tessuto vitale, siano esse l\u2019equilibrio, la capacit\u00e0 di ragionare sopra le cose o la felicit\u00e0; la fiducia, il buonsenso e il buon gusto o la tradizione che lega gli uomini a delle certezze concrete, testate, che hanno hanno dettato il ritmo e hanno scremato l\u2019inutile vagheggiare, l\u2019adolescenza dei popoli. Prima di ogni idea, prima di ogni pecetta, prima di ogni struttura, prima di ogni organizzazione sociale. Il volto di noi stessi. Non vi \u00e8 pi\u00f9 prima un italiano, perch\u00e9 italiano non \u00e8 nulla, se non il modo di chiamare il riempimento dei corpi d\u2019Italia. Pari al ripieno di un cannolo, che puntualmente, ci si mette nel culo a tutti.<\/p>\n<p>\u00c8 saltata ogni logica decenza, ogni considerevole esistenza di Stato, nel senso che fu, che \u00e8 stato, appunto. E che quando torna a farsi vedere tale, \u00e8 irriconoscibile, come un padre pazzo perso nel possesso della figlia e della moglie, che mena sganassoni ubriaco, per poi sparire, per poi tornare cambiato, e ricominciare da capo. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 fiducia, tra gli uomini.<\/p>\n<p>Leggo le parole di <em>Abid Jee<\/em>, ancora e ancora, non riesco. E mi chiedo: perch\u00e9 qualcuno le ha pubblicate? Perch\u00e9 integralmente? Perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 un filtro? Chi ci crede cos\u00ec responsabili? Chi ci crede cos\u00ec puri e intangibili? Perch\u00e9 assecondare ogni perversione, raccontandone senza sosta nella rete allnews, dovrebbe renderci i cittadini del futuro? Forse potrebbe farlo. Parole come coltelli bollenti sotto pelle, che frantumano il delicato cristallo che ricopre l\u2019intimit\u00e0 di ognuno; e che indirettamente hanno ferito migliaia di ragazze vittime di violenze. E le donne, tutte le donne. Quel post orribile, il cui autore \u00e8 stato confermato dalla cooperativa pro-migranti: era un loro dipendente (ecco il testo apparso sulla pagina ufficiale di <strong>Lai-Momo Cooperativa sociale<\/strong>: \u201cIn merito al commento sulla pagina Facebook del Resto del Carlino concernente i gravissimi fatti di Rimini, abbiamo verificato e confermiamo che si tratta del profilo Facebook di un nostro dipendente. Ribadiamo la nostra ferma condanna delle affermazioni contenute in questo post, in quanto profondamente contrarie ai principi che sono alla base del nostro pensiero e del nostro modo di lavorare. Stiamo prendendo tutti i provvedimenti necessari e confidiamo di potervi aggiornare in merito al pi\u00f9 presto\u201d).<\/p>\n<p>\u00c8 una tortura, una barbarica tortura, dover leggere e capire ci\u00f2 che accade e sapere di non poter reagire, prima di morire strozzandosi di comunicazione e dei nostri stessi errori cretini! Ma perch\u00e9? \u00c8 tutto uno spaccare, un infilare, un dolore, uno star male, un registrare morti e assistere a scuse e giustificazioni; che non \u00e8 una fase destruens ispirata dal misticismo, dall\u2019eroismo, dall\u2019idea che crepando in marcia si ricostruir\u00e0 un tempo migliore, come 100 anni fa tra le trincee; \u00e8 un vortice che ha la forma della faccia del peggior demonio da cui non si esce, da cui non c\u2019\u00e8 pace. Mentre le piazze sono vuote di ribelli e sono piene di turisti; quelle virtuali esplodono in una danza macabra e imbecille, tra presunzione di conoscenza, invettive, falsit\u00e0, verit\u00e0, coraggio e disgrazia, millanteria e pochezza, inni e bestemmie. Un grande ospedale psichiatrico nelle cui stanze c\u2019\u00e8 chi invoca il Duce tanto perch\u00e9 stereotipatamente lo riporta all&#8217;ordine, c\u2019\u00e8 chi augura il peggio ai poliziotti, ormai ridotti a robot. Chi vorrebbe ammazzare, trucidare, squartare, tritare, modificare, rivoluzionare, cambiare. E invece, amici miei, vi dico che solo una cosa ci sta riuscendo bene: impazzire.<\/p>\n<p>Impazzire disumani. Come carne senza mani, nella fiducia del domani, che nient\u2019altro \u00e8 che il magazzino in cui vengono stoccati i nostri progetti, i nostri sogni e i nostri migliori propositi. Nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il Papa va al contrario (fa il Re, lui, il re misericordioso per i sofferenti altri, i migranti col volto di Ges\u00f9, ma per vedere una chiesa piena bisogna forse aspettare il Natale, la meravigliosa funzionalit\u00e0 ripetitiva della Fede messa in aspettativa, rituale e provinciale, magari ben vestiti; farisei che profumano di naftalina). Il Governo va al contrario (non si ha pi\u00f9 ragione per essere italiani secondo gli italiani che dovrebbero rappresentare gli italiani; non si ha pi\u00f9 ragione in nulla. Ti occupano casa, ti salta la propriet\u00e0 privata \u2013 come risalta Annamaria Greco e riporta Nicola Porro, Magistratura Democratica, che \u00e8 la componente di maggioranza dei magistrati italiani, la componente di sinistra, dice che bisogna far s\u00ec che prevalgano i diritti sociali ed umani su quelli di propriet\u00e0. Questo in merito agli sgomberi come quello dell\u2019altro giorno -, ti salta l\u2019elezione, ti salta il bonus, ti salta, sempre se italiano, la graduatoria per la casa popolare e la casa, normale, se oltre ad essere italiano sei pure terremotato. Ti saltano i figli se sei una partita Iva. Quanto potrebbe continuare il gioco dei salti?). La politica va al contrario (troppo poco dove serve, troppo spesso come le serve per ottenere consenso, strillando, divenendo <em>takeaway<\/em>, accontentando fasce, generando onanistica indignazione e studi di mercato basati tutti sulla facciaccia dei leader, senza permettersi uno sviluppo di modelli culturali, n\u00e9 pi\u00f9 il lusso di educare i cittadini, senza dare adito a visioni, senza rispettare i militanti. Altro che agenzia sociologica). La comunicazione va al contrario (mai si pu\u00f2 dire che i colpevoli di quel misfatto siano stranieri; non resta che creare un turbinio di turbe turbolente per incastrare qualche italiano, o qualche nazista, o qualche alieno, purch\u00e9 il colpevole sulla carta stampata non sia uno straniero). Il sesso va al contrario, il buon senso va al contrario (ci\u00f2 che rende questa terra stupidamente rigida, cos\u00ec che al primo scossone della natura o del tempo, tutto viene gi\u00f9. Non aver paura del terrorismo dicono, abituarsi al terrorismo, dicono, non cambiare stile di vita, dicono. Ma le citt\u00e0 sono piene di barriere di cemento, carabinieri, polizia, in borghese e non, nei nuovi raggruppamenti antiterrorismo, militari, mitra spianati, percorsi deviati; affittare furgoni \u00e8 difficile come defecare\u00a0correndo, decollare per un&#8217;altra meta, rischioso come mangiare la bottiglia dopo aver bevuto la birra.) va al contrario. La virilit\u00e0, la femminilit\u00e0, la storia e si arroga persino il diritto di andare rivalutare le scelte etiche di Cristoforo Colombo di 500 anni fa, pertanto vale abbattere i monumenti di quello schiavista, pur essendo gli stessi USA bianchi, ricchi e cotillons che combattono a suon di democrazia, bodybuildermarines, libert\u00e0 e buon senso (guarda te), i bastardi dell\u2019Isis che distruggono i monumenti della civilt\u00e0, che hanno frantumato a martellate Palmira. Tutto va al contrario. Tutto va al contrario, credendosi nel verso giusto; io vado nel verso giusto che per\u00f2 \u00e8 il vero contrario: tornare agli uomini, prima di ogni idea, di ogni organizzazione sociale, di ogni sovrastruttura. Tornare agli uomini, prima che sia troppo tardi.<\/p>\n<div class=\"textLayer\">\n<div>Bisogna tornare a scomporre qualitativamente il grande numero, la complessit\u00e0; ripartire dalla ricerca degli uomini, che non si confondano in una sola definizione: narrazione. Non siamo storytelling, siamo storia viva.<\/div>\n<div>Qui si gioca il destino dei sudditi o dei sovrani. L\u2019homo novus contro l\u2019homo oeconomicus. L\u2019uomo protagonista contro l\u2019uomo-massa, che \u00e8 sovrano, s\u00ec, ma solo dei propri desideri, della propria dimensione, quasi sempre collegata a soddisfazioni materiali che non gli rendano la vita un affanno ma una piacevole passeggiata fino al tramonto. Costoro fanno una grande cortesia a chi vuole sterilizzarci in nome del progresso. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per la vilt\u00e0 e l\u2019egoismo<\/div>\n<\/div>\n<p>Una riflessione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gli uomini marci vanno buttati, presi e scartati. Del resto, volete che sia cos\u00ec? E allora sia. Volete il principio di uguaglianza, e lo sar\u00e0. Non c\u2019\u00e8 nero, non c\u2019\u00e8 bianco, dunque. 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