{"id":963,"date":"2017-09-16T16:32:06","date_gmt":"2017-09-16T14:32:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=963"},"modified":"2017-09-16T17:49:37","modified_gmt":"2017-09-16T15:49:37","slug":"basta-con-la-nauseante-retorica-radical-chic-luomo-nero-non-e-un-santo-cosi-come-luomo-bianco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/09\/16\/basta-con-la-nauseante-retorica-radical-chic-luomo-nero-non-e-un-santo-cosi-come-luomo-bianco\/","title":{"rendered":"Basta con la nauseante retorica radical chic: l\u2019uomo nero non \u00e8 un santo, cos\u00ec come l\u2019uomo bianco"},"content":{"rendered":"<p>Mi sono stufato di sentirmi sempre un po\u2019 bastardo. Di andare a dormire la sera col pensiero di svegliarmi razzista. Di essere un bianco che &#8220;ha tutto&#8221; (ho una Fiat Punto intestata e sto in affitto, null\u2019altro, se non una famiglia e tanto lavoro, tante grandi soddisfazioni, e molta stima), alla faccia di chi scappa e non ha niente. Che pu\u00f2 aggiungere un posto a tavola ad ogni ora del giorno o della notte in cui arriva l\u2019ospite; magari con l\u2019intenzione di lasciarlo proprio il posto a tavola e mettersi a servire l\u2019ospite, spacciando la cosa per grande ospitalit\u00e0. Chi di voi lo farebbe alzi un qualsiasi arto. Siamo italiani, e siamo orgogliosi di essere duri di testa. Ci teniamo alle nostre cose e non ci piace essere presi in giro.<\/p>\n<p><strong>Mi sono stufato di sentirmi uno stronzo ingrato<\/strong> perch\u00e9 non ho accolto abbastanza, perch\u00e9 non riesco ad<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/hqdefault-300x200.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-969\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/hqdefault-300x200-300x200.jpg\" alt=\"hqdefault-300x200\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a> integrare come sarebbe giusto. E chi mi ha stufato, non sono le lunghe chiacchierate sui quadri di Paul C\u00e9zanne\u00a0o sulla prosa di Proust che gli immigrati si fanno sulle panchine di viale Trento a Viterbo, ma quei <strong>Lord<\/strong>, che tra una degustazione di mandorle bio dell\u2019Uzbekistan e la revisione del Porsche Cayenne da fare, ci devono insegnare come vivere la povert\u00e0 e dove deve andare il mondo. <strong>Quei bianchi che davvero hanno tutto<\/strong>, quantomeno tanto, alla faccia della mia Punto e del mio affitto. Sono quelli che mi fanno sentire afflitto: quei bianchi che teoricamente stanno sul cavolo ai neri che per\u00f2 sono quei bianchi che vogliono rifilarci la morale di come altri bianchi, quelli che non hanno un cavolo, o gi\u00f9 di l\u00ec, la maggioranza nel Paese, siano dei pessimi contadini arretrati, che abbaiano razzismo quando l\u2019uomo nero gli frega una pesca dall\u2019albero.<\/p>\n<p><strong>Ma non sar\u00e0 ora di piantarla con tutta questa retorica dei colori<\/strong>, che neanche Giotto o Krzysztof Kie\u015blowski, che gli ha dedicato un\u2019intera trilogia, l\u2019avrebbero fatta cos\u00ec lunga? Volete una <strong>destra moderna<\/strong>, che sappia interpretare il proprio tempo? Eccola servita in uno spunto, cos\u00ec, tanto per uscire dai soliti meccanismi vecchi come i broccoli di Natale. Sillogismi e stereotipi che sono, pensate un po\u2019, fuori tempo e fuori luogo come la zia zitella, ormai 70enne, che, al matrimonio di tua cugina, ti chiede se gli puoi presentare quel bel fustacchione di 25 anni, amico tuo. Silenzio, risate, tenerezza e un rigurgitino acido: a 70 anni cerchi il 25enne. <strong>E finora cos\u2019hai fatto? <\/strong><\/p>\n<p><strong>(IN FOTO, sotto: vecchia zia zitella che ci prova col 25enne)<\/strong><\/p>\n<p>Ecco finora, gli uomini bianchi, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/zia-vecchia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-965\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/zia-vecchia-300x169.jpg\" alt=\"zia vecchia\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/zia-vecchia-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/zia-vecchia.jpg 945w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>architetti, sposati con una psicologa che fa la volontaria per le ONG, cosa hanno fatto per questo stivale scuoiato buttato in mezzo al mediterraneo? E cosa hanno fatto per garantire seriamente il processo di integrazione tra le vie della loro citt\u00e0, oltre ogni aspettativa partitica? E cosa hanno fatto per essere migliori di noialtri? E cosa fanno, questi superbi uomini bianchi, quando un uomo nero, uno stupido fuori controllo, <strong>li importuna<\/strong>? Li carezzano dolcemente sul viso come il Poverello d\u2019Assisi coi pettirossi o si divincolano spaventati, chiamando la Polizia (quella violenta, sudicia istituzione fascista, a parer loro, che li sgombrava alla Sapienza quando si laureavano col 6 politico), e fregandosene del colore della pelle per arrivare al verdetto: non \u00e8 l\u2019uomo bianco che provoca, n\u00e9 l\u2019uomo nero che reagisce. N\u00e9\u00a0 viceversa. \u00c8 l\u2019assoluta mancanza di sicurezza tra le strade d\u2019Italia. E si torna tutti uomini. <strong>Alla faccia di Gino Strada e Rula Jebreal<\/strong>.<\/p>\n<p>Ecco Rula Jebreal, la giornalista-modella che sponsorizza Carpisa e che se \u00e8 fortunata, come dice un mio amico, pu\u00f2 vincere pure lo stage gratuito presso di loro. La stessa paladina dei diritti migranti interplanetari che si lamentava a muso durissimo, con Nicola Porro in un programma tv l\u2019altra sera, del fatto che l\u2019uomo bianco sia davvero arrogante e pure \u201csessista\u201d. Caspita, quanto \u00e8 arrogante l\u2019uomo bianco. Non si riesce mai a farlo finire di pensare!<\/p>\n<p>Forse a Rula l\u2019uomo bianco non piacer\u00e0, forse, eppure viene da chiederci, <strong>i suoi bonifici gli piacciono?<\/strong> A giudicare dal suo matrimonio con il banchiere americano\u00a0Arthur Altschul\u00a0Jr., figlio di un partner di Goldman Sachs, uomo bianchissimo, non si direbbe. Ah, che bella lezione di stile sulla povert\u00e0. Mi ricorda quell\u2019adagio montanelliano sulle sinistre che <strong>amano cos\u00ec tanto i poveri che ogni volta che vanno al potere li raddoppiano di numero<\/strong>. Mi ricorda l\u2019uomo bianco architetto sganciagrana e la psicologa volontaria delle ONG che fa yoga, col figlio alla Sapienza la mattina, e al centro sociale il pomeriggio.<\/p>\n<p>Repetita: Volete voi una destra moderna, che sappia interpretare il proprio tempo, senza scadere nello stereotipo dell\u2019orango inferocito tutto Hitler e Salvini? Eccola servita in uno spunto. Giusto uno spunto.<\/p>\n<p>N\u00e9 bianchi, n\u00e9 neri, ma uomini, nel nuovo mondo delle guerre tra poveri. Uomini o replicanti, uomini o maschi, biologici, nulla pi\u00f9. Qui sia il terreno della disfida odierna. <strong>Il resto \u00e8 opinione, e l\u2019opinione \u00e8 soggettivit\u00e0<\/strong>. E la soggettivit\u00e0 \u00e8 il seme del relativismo assoluto, intesa anche a livello di ente, non solo personale; <strong>la soggettivit\u00e0 \u00e8 l\u2019espansione esagerata dell\u2019Io<\/strong>. La filaut\u00eca, il culto smisurato per se stessi, genera, in senso lato, egocrazia, la legge dell&#8217;ego. E si rafforza il processo individualistico, spacciato per comunit\u00e0. Il cavolo! Mettendo a fianco pi\u00f9 individualismi, e poi tutti in fila, chi di qua, e chi di l\u00e0, non si fa popolo, figuriamoci se si crea una coscienza nazionale, una comunit\u00e0. La sagra dell\u2019Io sta infestando le masse. E NON si pu\u00f2 dar ragione a tutti, troppi Io non possono coincidere. La pace resterebbe solo una splendida chimera che si allontana nel bosco fumoso e fitto del parere (non sempre qualificato). Al grande Io, figliastro di quarantaquattro individualismi in fila per sei col resto di due, sarebbe da sovrapporre il grande NOI.<\/p>\n<p><strong>N\u00e9 bianchi, n\u00e9 neri, ma uomini, nel nuovo mondo delle guerre tra poveri<\/strong>. Uomini o replicanti, uomini o maschi, biologici, nulla pi\u00f9. Valutiamo gli uomini, non solo gli occidentali riottosi, bigotti, arretrati, bianchi e razzisti. Ma anche i fuggitivi, gli immigrati, i disperati. <strong>Valutiamo le donne e gli uomini<\/strong>. Senza ricorrere alla polizia segreta, senza ritorcere nulla contro nessuno, solo per orientare il dibattito e riportarlo verso un barlume di realt\u00e0. Cos\u00ec, manderemo in crash il bigottismo di un certo ambiente che dei doni del multiculturalismo sciapo e superficiale sta facendo bandiera, a costo di reprimere e sostituire tutto ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste (giusto da qualche secolo di civilt\u00e0). A partire da quell\u2019Illuminismo, finendo alla \u201cmigliore\u201d accezione sociologica comunista per cui gli uomini, sono sempre tutti uguali. Che poi, a ben pensarci, la diversit\u00e0 \u00e8 ricchezza, il fine; e <strong>la civilt\u00e0<\/strong> come complesso culturale, esperienziale di una comunit\u00e0 nel persistere del tempo, fondata su percorsi e visioni comuni ed originarie, come chiaro volto di un\u2019identit\u00e0 storica e spirituale, ognuno la propria, <strong>\u00e8 il fine<\/strong>. L\u2019uomo, quindi, \u00e8 il fine, non il mezzo, almeno per quelle che vogliono chiamarsi \u201cdestre\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/radical.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-966\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/radical.jpg\" alt=\"radical\" width=\"204\" height=\"247\" \/><\/a>Che poi, a ben pensarci un\u2019altra volta, \u201cma perch\u00e9 un ingegnere deve essere uguale a un muratore, madonna d\u2019un dio, solo i coglioni solo uguali l\u2019uno all\u2019altro\u201d, urlava Tognazzi nella parodia del fascistissimo colpo di Stato \u201cBorghese\u201d, in <em>Vogliamo i colonnelli<\/em>, di Monicelli. In quel 1973, anno di uscita del film, in cui il PCI e vari fratelli maggiori e padri ispirativi andavano forte, in cui c\u2019era molta pi\u00f9 sinistra, degna d\u2019un certo rispetto, nella societ\u00e0 politica e civile. In quel 1973 in cui, per\u00f2, lo scontro era sul <strong>piano delle idee<\/strong>, finanche a pistolettate, ma mai ridotto a pagliaccesco moralismo sbrigativo e necessario.<\/p>\n<p><strong>(IN FOTO: Ernesto Che Modello, emblema del bianco architetto, con moglie etc. , con figlio etc.)\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019uomo bianco architetto, moglie psicologa-volontaria ONG, figlio Patek Philippe Nautilus al polso-centro sociale, schifa quello bianco sfortunato. L\u2019uomo nero, anche<\/strong>. \u00c8 un classico western, molto occidentale, rapperistico americano: \u201cfratello a me non lo dici\u201d. L\u2019uomo bianco (sfortunato) \u00e8 sempre colpevole di un suprematismo aprioristico, secondo l\u2019uomo nero. Forse perch\u00e9 ricco, forse perch\u00e9 ha inventato l\u2019automobile, la lavatrice, il diritto romano, la stampa a caratteri mobili, la democrazia, lo spazzolino. Chiss\u00e0\u2026 Eppure, la sua civilt\u00e0, la sua legge, le sue citt\u00e0 i cui parchi corrono tra le vie, e le sue panchine, la sua assistenza, e soprattutto i suoi bonifici, piacciono eccome all\u2019uomo nero (come anche all&#8217;uomo bianchissimo meno sfortunato, sia chiaro). Nella migliore accezione di uomo, le carte che entrano in gioco sono altre.<br \/>\n<strong>Misuriamo gli uomini, non cadiamo pi\u00f9 nella trappola , nel turbinio rabbioso. Facciamoci trovare preparati<\/strong>. I furbi, onorevoli, rispettosi, dignitosi, carismatici, aggressivi, spirituali, spontanei, probi uomini. Proviamo a tornare uomini, come ho scritto nel mio ultimo libro, Torniamo uomini, e a ragionare nuovamente sul dramma dell\u2019uomo nero che, disperato, chiede aiuto all\u2019uomo bianco. Che \u00e8 giusto che l\u2019uomo bianco gli dia, e subito. Com\u2019\u00e8 giusto che l\u2019uomo bianco si ricordi semplicemente chi \u00e8, non del fatto che egli \u00e8 bianco e l\u2019altro \u00e8 nero. E di conseguenza vada a regolarsi.<\/p>\n<p><strong>Su questo vige il silenzio dell\u2019oggettivit\u00e0<\/strong>. E su quel terreno ancora si pu\u00f2 risorgere a decenza, stoppando di petto e calciando fuori dal buon senso, l\u2019asfissiante relativismo imposto per legge e cultura. Perch\u00e9 \u00e8 un terreno di valutazione sociologica che equipara, frena gli istinti individualistici, e riporta lentamente alla realt\u00e0: <strong>vigliacco l\u2019uomo che violenta e maltratta la moglie? Vigliacco il bianco e il nero.\u00a0<\/strong>Vile l\u2019uomo che abbandona la guerra e rifiuta di combattere per la propria terra contro la corruzione, contro gli eserciti del totalitarismo, coniglio colui che scappa? Vile e coniglio l\u2019uomo bianco e l\u2019uomo nero. S\u00ec, ma anche il nero. Falso da disprezzare, l\u2019uomo bianco che chiede aiuto economico, ne riceve per generosit\u00e0, ma ha il conto in banca che gli permette un lungo viaggio? Falso da disprezzare l\u2019uomo bianco e l\u2019uomo nero. Senza ritegno l\u2019uomo bianco che, ospite a casa di amici, schifa il pasto a lui destinato, si lamenta delle portate e dopo pranzo si spaparacchia sul divano e si mette a dormire<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/images-55.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-967\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/images-55.jpg\" alt=\"images (55)\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/images-55.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/images-55-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a> russando e senza pantaloni? Senza ritegno il bianco e il nero. E la lista, potrebbe durare a lungo.<\/p>\n<p>Non si capisce, infatti, <strong>su quale metro di giudizio<\/strong>, secondo gli uomini bianchi architetto e psicologa etc. etc., l\u2019uomo nero sarebbe, a prescindere da ogni valutazione approfondita, meglio di noi.<\/p>\n<p>Il dramma, \u00e8 che ci stiamo perdendo gli uomini. In tutti i sensi: in senso letterale e non, dai modelli di virilit\u00e0 assoluta (in ricordo di quel <em>vir<\/em> di romana concezione: &#8220;provvisto di tutte le sfumature possibili del &#8216;Mann&#8217; &#8211; affermava Georges Dum\u00e9zil &#8211; eroe, altrettanto che marito, individuo&#8221;. E guerriero, difensore, nonch\u00e9 riferimento della famiglia, come continuatore e capostipite, il <em>pater familias, <\/em>punto saldo dei figli , con cui condivideva ritualit\u00e0, che \u00e8 eredit\u00e0 ed esempio per il cittadino futuro, fin dalla nascita, come il <em>tollere liberos<\/em>, l&#8217;atto di sollevare il figlio appena nato da terra per riconoscere la p<em>atria potestas<\/em>. &#8220;Roma ha creato <em>virtus<\/em>, nel senso di coraggio virile&#8221;), da Buzzanca e Giannini negli anni\u201970, ai modelli nelle passerelle, in corsa verso la neutralit\u00e0, non pi\u00f9 padri generatori di un rito, non pi\u00f9 legati all&#8217;origine coraggiosa e nobile, ma semplici inseminatori di cui, fra qualche anno di scienza, si potr\u00e0 fare a meno. Ma ci stiamo perdendo gli uomini anche dal punto di vista<\/p>\n<p><strong>Uomini freddi, asettici, eternamente in compromesso, che bastano a se stessi, sfruttati e calcolatori. Che non si dedicano pi\u00f9 l&#8217;esistenza. Che inseguono la convenienza, schifano ogni legame con la spiritualit\u00e0, utile ad indirizzarne, magari, una sana moralit\u00e0 <\/strong>(Cristo s&#8217;\u00e8 fermato in Europa, ha fatto l&#8217;autostop ed \u00e8 andato in America Latina). Che sia religiosa o mitologica. Sia l\u2019uomo bianco che quello nero, provengono dal <em>mythos<\/em>\u00a0&#8211; che per Veneziani &#8220;\u00e8 un viaggio nelle profondit\u00e0 del presente, alle radici della realt\u00e0&#8221; -, dall\u2019eco dei canti e delle danze dell\u2019epica, siriana, africana, romana, greca o norrena (canti, danze, affreschi che ci restituiscono un uomo vicino alle proprie funzioni, sempre per dirla con Duz\u00e9mil: sacrale e giuridica, la funzione guerriera e la funzione produttiva. Canti, danze, rituali tribali e dipinti, che ci riportano a storie epiche di armature indossate per difendere il villaggio e il confine. L\u2019Odissea, L\u2019Iliade, l\u2019Eneide, la mitologia norrena. L\u2019Epica che ha raccontato l\u2019uomo e il senso di esserci, che ne ha riempito, in qualche modo, il destino altrimenti lasciato al dubbio e alla caduta casuale dei fulmini, e agli sproloqui lontani dei profeti. Ben prima di Cristo; storie di fuochi mai spenti per millenni, come quello sacro di Vesta, tenuto acceso nella Roma che ebbe un senso agli occhi della storia, per mille anni. Continuamente attizzato fino alla caduta dell\u2019impero. Mantenuto, come sacro, luce e calore che fonde l\u2019uomo agli dei, ed illumina la via di una comunit\u00e0 di legge e di saggi, di uomini e guerrieri. Storie di guerrieri, di figli, di madri, di donne da proteggere).<\/p>\n<div id=\"attachment_968\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/2014_73393_284047.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-968\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-968\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/2014_73393_284047-300x170.jpg\" alt=\"Pay per view - Mr. Savethewall, Pierpaolo Perrette\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/2014_73393_284047-300x170.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/09\/2014_73393_284047-1024x581.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-968\" class=\"wp-caption-text\">Pay per view &#8211; Mr. Savethewall, Pierpaolo Perrette<\/p><\/div>\n<p>Uomini che non hanno voglia, n\u00e9 tempo di sviluppare un proprio pensiero critico, di difendere il confine e la radice, di tornare a sviluppare una propria coscienza razionale e di limitare quella irrazionale. <strong>Che sfiorano la vita perch\u00e9 non li tanga, nella speranza di arrivare come ombre fino al tramonto. Che si rifugiano nel dramma dell&#8217;altro, nella massa melensa<\/strong>. Dal mediterraneo, in Italia e poi chiss\u00e0 dove. Uomini che non sono pi\u00f9 riferimento, grandi assenti della contemporaneit\u00e0, che si fanno corrompere con poco, che si vendono per poco. Che scendono a compressi. E che quindi, alla luce di un senso di continua sopravvivenza imposta (che tu sia una partita Iva o un migrante, ognuno con i proprio crismi e disperazioni), di culto estremo del materialismo, adeguano la propria dignit\u00e0 a ci\u00f2 che procuri loro meno sforzo, indirizzando male il proprio sacrificio: che tu sia un migrante che scappa da una guerra (che non sempre c\u2019\u00e8, basta documentarsi sul Paese d\u2019origine), che sceglie lo sforzo dilaniante di percorrere, rischiando la morte, una tratta piratesca nel mediterraneo con una barchetta umiliante, che tu sia un disoccupato in fila per la casa popolare da anni, due figli da sfamare e un grave male a farti soffrire, che anzich\u00e9 impegnarsi, ejaculando rabbia onanisticamente, nel ricevere tanti like ad un post di indignazione, dovrebbe andare ad occupare ogni via, ogni piazza, come ultima missione di vita, gridando con tutta la forza.<\/p>\n<p>Come mai, quei possenti ragazzoni, quasi tutti maschi, che giungono in Italia abbandonano le proprie donne in guerra. <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/i-dubbi-sui-profughi-che-lasciano-donne-mai-abbandonano-1441841.html\" target=\"_blank\">Prendete e leggetene tutti<\/a><\/strong>. Uomini, tutti uomini. <em>&#8220;Nonostante un aumento negli ultimi mesi, le donne che approdano in Europa sono solo il 32% del totale dei migranti e in Italia la percentuale scende al 17%, a ulteriore dimostrazione che il flusso verso l&#8217;Italia \u00e8 composto soprattutto da migranti economici&#8221;, <\/em>riporta Giuseppe Marino qui sul Giornale.<\/p>\n<p>E come mai, noi figli ingrati dell\u2019impero romano, della civilt\u00e0 occidentale, della cristianit\u00e0, abbiamo completamente dimenticato, il senso originale, cattolico e pagano al contempo, di <em>pietas<\/em>, <em>religio<\/em> e <em>humanitas<\/em>. Ci\u00f2 che forma fin nella radice, l\u2019uomo mediterraneo, prima ancora di essere conservatore, progressista, liberale, prima ancora di essere organizzato socialmente.<\/p>\n<p>Anche noi, in questo modo, fuggiamo dalle responsabilit\u00e0, da noi stessi, dalla guerra con e contro noi stessi, tra l\u2019uomo bianco architetto etc. e l\u2019uomo bianco sfortunato; tra chi ama e chi odia gli uomini, siano essi bianchi, neri, grigi. La stiamo perdendo nella dimenticanza, questa nostra guerra. <strong>Perch\u00e9 abbiamo ritenuto che innaffiare le radici sia tempo perso. Meglio andare su Facebook a ricordare agli altri uomini di farlo.<\/strong><\/p>\n<p>Quanto pesa al grammo la sofferenza. Quanto pesa al chilo la differenza. Chi ci sta mettendo la bilancia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mi sono stufato di sentirmi sempre un po\u2019 bastardo. Di andare a dormire la sera col pensiero di svegliarmi razzista. Di essere un bianco che &#8220;ha tutto&#8221; (ho una Fiat Punto intestata e sto in affitto, null\u2019altro, se non una famiglia e tanto lavoro, tante grandi soddisfazioni, e molta stima), alla faccia di chi scappa e non ha niente. Che pu\u00f2 aggiungere un posto a tavola ad ogni ora del giorno o della notte in cui arriva l\u2019ospite; magari con l\u2019intenzione di lasciarlo proprio il posto a tavola e mettersi a servire l\u2019ospite, spacciando la cosa per grande ospitalit\u00e0. Chi [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/09\/16\/basta-con-la-nauseante-retorica-radical-chic-luomo-nero-non-e-un-santo-cosi-come-luomo-bianco\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1066,"featured_media":976,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480],"tags":[46065,244822,78,15,25887,72882,14631,225840],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/963"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1066"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=963"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/963\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":973,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/963\/revisions\/973"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/media\/976"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=963"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=963"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=963"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}