{"id":1023,"date":"2015-04-29T10:13:52","date_gmt":"2015-04-29T10:13:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/?p=1023"},"modified":"2015-04-29T19:34:07","modified_gmt":"2015-04-29T19:34:07","slug":"sergio-ramelli-odio-e-spranghe-della-borghesia-radical-chic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2015\/04\/29\/sergio-ramelli-odio-e-spranghe-della-borghesia-radical-chic\/","title":{"rendered":"Sergio Ramelli: odio e spranghe della borghesia radical-chic"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1025\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2015\/04\/ramelli-300x212.jpg\" alt=\"ramelli\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2015\/04\/ramelli-300x212.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2015\/04\/ramelli.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>LA FEROCIA<\/strong><br \/>\nOggi di 40 anni fa, Sergio Ramelli cessava di vivere in un letto dell\u2019Ospedale Maggiore di Milano dopo un\u2019interminabile agonia. Aveva 19 anni. Quarantotto giorni prima era stato aggredito davanti alla sua casa da un commando militante di sinistra e massacrato a colpi di chiave inglese; gli aprirono il cranio spappolandogli il cervello senza piet\u00e0.<br \/>\n<strong>L\u2019omicidio Ramelli, per ferocia, follia e crudelt\u00e0, fu uno dei pi\u00f9 efferati degli anni \u201970<\/strong>. Lui, giovane militante di destra, non era un picchiatore n\u00e9 un fascista, almeno per come l\u2019immaginario conformista dei custodi dell\u2019ipocrisia dipingeva i giovani del Msi. La sua principale colpa era stata quella di aver scritto in un tema in classe (reso pubblico nella bacheca della scuola) che quelli delle Brigate Rosse erano terroristi. I<strong>n quell\u2019Italia imbevuta di follia ideologica la verit\u00e0 anche pi\u00f9 banale poteva trasformarsi in una condanna a morte<\/strong>.<br \/>\nCi vollero 10 anni perch\u00e9 i colpevoli venissero individuati e processati; tutti, nel frattempo, divenuti professionisti (medici, magari ricercatori universitari in Svizzera) o stimati politici del Pci.<br \/>\n<strong>Ad uccidere Ramelli furono i militanti di Avanguardia Operaia che di operaio non avevano nulla: un gruppo di figli di pap\u00e0 imbevuti d\u2019ideologia e di violenza rivoluzionaria<\/strong>; studenti di medicina e rampolli della buona borghesia milanese. Un film gi\u00e0 visto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>PRIMAVALLE<\/strong><br \/>\nDue anni prima a Roma, nel quartiere popolare di Primavalle, un altro gruppo di giovani borghesi, stavolta di Potere Operaio, aveva incendiato\u00a0la casa di un netturbino missino e della sua famiglia, mentre dormivano. Nel rogo erano morti\u00a0due dei suoi sei figli: Virgilio di 22 anni e Stefano di 8.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Primavalle_Fire\" target=\"_blank\"><strong>La foto di Virgilio Mattei affacciato alla finestra che chiede disperatamente aiuto per s\u00e9 e per il fratellino mentre le fiamme lo divorano\u00a0far\u00e0 il giro del mondo<\/strong><\/a> e rimarr\u00e0 l\u2019emblema degli anni \u201970 e di un odio che si autoalimentava come quelle fiamme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo l\u2019attentato, gli assassini lasciarono una scritta in strada: <em>\u201cGiustizia proletaria\u201d<\/em>; solo che i proletari erano quelli ai quali loro avevano dato fuoco.<br \/>\nQuando al processo di primo grado i colpevoli furono assolti, andarono a festeggiare nella villa di Fregene di uno di loro, a calici di champagne, insieme al gotha dell\u2019intellighenzia romana: da <strong>Alberto Moravia<\/strong> a <strong>Dario Bellezza<\/strong>, da <strong>Renato Schifano<\/strong> a <strong>Ruggero Guarini<\/strong> (che ricorder\u00e0 l\u2019episodio con non poca vergogna, vent\u2019anni dopo). Un brindisi sui cadaveri carbonizzati di due ragazzini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I CATTIVI MAESTRI<\/strong><br \/>\nIn quegli anni c\u2019era un\u2019Italia colta, raffinata, intellettuale e spesso ricca che giocava alla rivoluzione addestrandosi sulla pelle dei ragazzi di destra. <strong>Era un\u2019Italia fatta di giovani borghesi di sinistra che volevano liberare il proletariato ammazzando giovani proletari di destra; in questo difesi e legittimati da intellettuali borghesi inebriati di stupidit\u00e0 ideologica e fanatismo<\/strong>, che puntuali, ad ogni omicidio, scendevano in campo a difendere i loro compagni assassini e il proprio disonore, a mobilitare coscienze o a sottoscrivere appelli che erano condanne a morte (come quello con cui sancirono la fine del commissario Calabresi).<br \/>\nA questa giostra d\u2019infamia partecip\u00f2 l\u2019\u00e9lite culturale italiana: Adriano Sofri, Dario Fo, Franca Rame, Umberto Eco, Camilla Cederna, Furio Colombo, Eugenio Scalfari, Paolo Mieli, Giorgio Bocca, Oliviero Toscano, Dacia Maraini, Gae Aulenti furono solo alcuni dei nomi che contribuirono a quella stagione di odio. Alcuni di loro nel tempo ammisero gli sbagli, altri hanno continuato con il loro violento disprezzo ideologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giuseppe Ferrari Bravo, uno degli assassini di Ramelli, racconter\u00e0 che alla notizia della morte del giovane, cerc\u00f2 di tranquillizzare i suoi compagni ricordando che in fondo nei cortei in centinaia urlavano \u201cmorte ai fascisti\u201d. E aveva ragione, cos\u00ec come sui giornali o dietro le cattedre universitarie, gli intellettuali di sinistra insegnavano: <em>\u201cuccidere un fascista non \u00e8 un reato\u201d<\/em>. E quindi cosa dovevano temere le loro coscienze? Nulla, e in fondo neanche le loro esistenze visto che furono condannati in primo grado solo per omicidio preterintenzionale; e quando due anni dopo fu riconosciuto l\u2019omicidio volontario, solo in due si fecero la galera e solo per l\u2019aggiunta di altri reati. I restanti scontarono\u00a0pene alternative e regimi sostitutivi, rimanendo liberi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Negli anni in cui in Italia, la borghesia e gli intellettuali di sinistra brindavano a cadaveri e champagne, in Cecoslovacchia la borghesia e gli intellettuali di Charta \u201877 morivano o finivano in esilio lottando per la libert\u00e0 contro il comunism<\/strong>o. E forse questa la differenza che color\u00f2 di piombo gli anni \u201970 incrociando il destino di Sergio Ramelli con quello di decine di ragazzi di destra e di sinistra vittime sacrificali di cattivi padri e ipocriti maestri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>LA FEROCIA Oggi di 40 anni fa, Sergio Ramelli cessava di vivere in un letto dell\u2019Ospedale Maggiore di Milano dopo un\u2019interminabile agonia. Aveva 19 anni. Quarantotto giorni prima era stato aggredito davanti alla sua casa da un commando militante di sinistra e massacrato a colpi di chiave inglese; gli aprirono il cranio spappolandogli il cervello senza piet\u00e0. L\u2019omicidio Ramelli, per ferocia, follia e crudelt\u00e0, fu uno dei pi\u00f9 efferati degli anni \u201970. Lui, giovane militante di destra, non era un picchiatore n\u00e9 un fascista, almeno per come l\u2019immaginario conformista dei custodi dell\u2019ipocrisia dipingeva i giovani del Msi. 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