{"id":2635,"date":"2017-07-30T07:23:53","date_gmt":"2017-07-30T07:23:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/?p=2635"},"modified":"2017-07-30T10:02:31","modified_gmt":"2017-07-30T10:02:31","slug":"daesh-ha-i-mesi-contati-grazie-ad-assad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2017\/07\/30\/daesh-ha-i-mesi-contati-grazie-ad-assad\/","title":{"rendered":"Daesh ha i mesi contati. Grazie ad Assad"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/AP143950651639.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2653\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/AP143950651639-300x133.jpg\" alt=\"AP143950651639\" width=\"300\" height=\"133\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/AP143950651639-300x133.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/AP143950651639-1024x455.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/AP143950651639.jpg 1260w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>COUNTDOWN<\/strong><br \/>\nLo Stato Islamico ha i mesi contati; ed il suo nemico principale sono le forze siriane di Assad.<br \/>\nLo affermano\u00a0due studi del Conflict Monitor di IHS Markit una delle societ\u00e0 leader al mondo per analisi geopolitiche ed economiche.<br \/>\nLa prima ricerca individua i soggetti pi\u00f9 attivi nella controffensiva anti-Isis. La seconda, analizza la perdita di territorio occupato dall\u2019Isis e la contrazione delle forme di sostentamento economico necessarie a condurre la guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LA PRIMA RICERCA<\/strong><br \/>\nLa <a href=\"http:\/\/news.ihsmarkit.com\/press-release\/aerospace-defense-security\/study-shows-islamic-states-primary-opponent-syria-governmen\" target=\"_blank\">prima analisi IHS<\/a> rivela che nell\u2019ultimo anno, <strong>il vero nemico di Daesh sono state le forze governative siriane: <\/strong>&#8220;t<em>ra il primo aprile 2016 e il 31 marzo 2017, <strong>il 43% di tutti i combattimenti dello Stato Islamico in Siria \u00e8 stato diretto contro le forze del presidente Assad<\/strong><\/em><strong>\u00a0<\/strong><em><strong>e solo il 17% contro le Forze Democratiche Siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti&#8221;.\u00a0<\/strong><\/em>I restanti, dispersi negli scontri tra fazioni sunnite e gruppi jihadisti.<br \/>\nIn pratica, i famosi \u201cribelli moderati\u201d armati e finanziati dall\u2019Occidente non sono considerati un nemico da Daesh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Columb Strack, analista senior per il Medio Oriente di IHS Markit, ha dichiarato senza mezzi termini:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 una realt\u00e0 sconveniente, ma qualsiasi azione americana\u00a0per indebolire il governo siriano, aiuter\u00e0 lo Stato islamico e ad altri gruppi jihadisti<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0<\/em><strong>LA SECONDA RICERCA<\/strong><br \/>\nLa seconda analisi si sofferma sulla prossima prevedibile fine del Califfato causata da due evidenze:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>PERDITA DEL TERRITORIO<\/strong>:\u00a0da Gennaio 2015 a Giugno 2017,\u00a0<strong>Daesh ha perduto il 60% del territorio conquistato che oggi si attesta su 36 mila kmq; un&#8217;area grande pi\u00f9 o meno quanto il Belgio<\/strong>.<\/li>\n<li><strong>CALO INTROITI<\/strong>: le entrate dello Stato Islamico sono passate <strong>da 81 milioni di dollari nel secondo trimestre 2015 a 16 milioni di dollari nel secondo trimestre 2017<\/strong>, con un calo dell&#8217;80%, su tutte le attivit\u00e0 finanziarie: contrabbando di petrolio, tassazioni, confische, altre attivit\u00e0 illecite (come la vendita dei reperti archeologici dei siti occupati che, secondo l&#8217;ambasciatore iracheno all&#8217;ONU\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2015\/05\/29\/world\/middleeast\/un-resolves-to-combat-plundering-of-antiquities-by-isis.html\" target=\"_blank\">garantiva gi\u00e0 nel 2015, 100 milioni di dollari l&#8217;anno<\/a>).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente, secondo gli analisti di IHS, <strong><em>&#8220;sono le perdite territoriali il principale fattore che contribuisce al tracollo economico dello Stato Islamico&#8221;<\/em><\/strong>. \u00a0Perdere il controllo di citt\u00e0 altamente popolate come Mosul o aree ricche di petrolio come Raqqa e Homs non pu\u00f2 non avere un <em>&#8220;impatto particolarmente significativo sulla capacit\u00e0 del gruppo di generare entrate&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D&#8217;altro canto, gi\u00e0 nel 2014, <a href=\"http:\/\/cat-int.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/White-Paper-IS-Funding_Final.pdf\" target=\"_blank\">una ricerca Thomas Reuters<\/a> affermava che lo Stato Islamico era in grado di produrre entrate annue di 2,9 miliardi di dollari. Una cifra impressionante che spiega la sua forza militare ma anche mediatica ed organizzativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/defeat-islamic-state.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2654\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/defeat-islamic-state-300x175.jpg\" alt=\"defeat-islamic-state\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/defeat-islamic-state-300x175.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/defeat-islamic-state.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>UN CROLLO IMMINENTE<\/strong><br \/>\nGli analisti prevedono ormai <strong>un crollo imminente forse gi\u00e0 entro la fine dell&#8217;anno<\/strong>, grazie alla pressione intensa che siriani, iracheni e forze della coalizione stanno facendo. Probabilmente il progetto del Califfato si esaurir\u00e0 con l&#8217;occupazione di qualche sacca urbana di resistenza riconquistabile dagli eserciti siriano e iracheno entro il 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo ovviamente avr\u00e0 dei contraccolpi a partire dall&#8217;<strong>intensificarsi degli attacchi terroristici all&#8217;estero;<\/strong>\u00a0non solo in Europa ma anche nei paesi arabo-sunniti, qualora dovessero iniziare a prendere le distanze dall&#8217;Islam pi\u00f9 radicale, (a partire dall&#8217;Arabia Saudita che l&#8217;Isis l&#8217;ha creato e\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2015\/11\/17\/sauditi-gli-amici-delloccidente-che-hanno-creato-lisis\/\" target=\"_blank\">la cui ideologia wahabita \u00e8 alla base del jihadismo di Daesh<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma come si \u00e8 potuti arrivare a questo veloce declino del progetto del Califfato islamico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>UN PASSO INDIETRO<\/strong><br \/>\nEra il 29 Giugno del 2014 quando l\u2019autoproclamato Califfo, Ab\u016b Bakr al-Baghd\u0101d\u012b, annunciava la nascita dello Stato Islamico.<br \/>\n<strong>In quel momento oltre 45 mila kmq di territorio compresi tra Siria e Iraq, giacevano sotto il controllo di Daesh; un anno dopo sarebbero stati 95 mila<\/strong> (met\u00e0 della Siria ed un terzo dell\u2019Iraq) in un\u2019avanzata che sembrava inarrestabile: Mosul, Tikrit, Samarra, Ramadi, Kobane, Aleppo, Homs, Palmira, centri strategici o citt\u00e0 importanti, tutto sembrava capitolare di fronte alle empie orde mercenarie tafkire create nei laboratori dell\u2019intelligence saudita e della Cia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esercito siriano (uno dei pi\u00f9 efficienti in Medio Oriente) non sembrava in grado di porre resistenza alla doppia offensiva; ad est di Daesh e a nord e a sud dei ribelli moderati (in realt\u00e0 gruppi jihadisti come Al Nusra), armati dall\u2019Occidente; i soldati di Assad soccombevano sul campo di battaglia (nonostante alcuni atti di eroismo leggendario dei suoi reparti) e sui media, con la <strong>mistificazione di \u201cguerra civile\u201d quella che altro non era che una guerra d\u2019aggressione ad una nazione sovrana, utilizzando \u201cper procura\u201d Isis e ribelli moderati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall&#8217;altro lato dello scenario, l\u2019esercito iracheno non era in grado di porre una resistenza n\u00e9 di valore n\u00e9 di organizzazione militare e a nord, le milizie curde ben pi\u00f9 motivate e coraggiose, potevano al massimo arginare l\u2019espansione ma non segnare azioni di riconquista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La coalizione internazionale\u00a0messa in piedi da Obama era solo una finzione<\/strong> che consentiva all\u2019America e ai suoi alleati di contribuire all\u2019unico vero obiettivo: abbattere Assad e\u00a0trasformare la Siria in una seconda Libia da spartirsi in aree di influenza con Turchia e Arabia Saudita. In altre parole, dietro la retorica della lotta al terrorismo, Washington utilizzava l&#8217;Isis per i suoi obiettivi geopolitici come abbiamo raccontato pi\u00f9 volte (per esempio <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/obama-aiutato-lisis\/\" target=\"_blank\">in questo articolo del Gennaio scorso<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo scenario, che sembrava irreversibile, s\u2019interrompe nel settembre 2015 quando <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2015\/09\/11\/putin-in-siria-fa-un-favore-alleuropa\/\" target=\"_blank\">la Russia di Vladimir Putin decide di scendere in campo<\/a> in aiuto del suo alleato storico siriano e a difesa dei propri interessi geopolitici. Obiettivo di Mosca: annientare lo Stato Islamico il cui consolidamento \u00e8 una minaccia anche per l&#8217;intera Asia Centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;arrivo dei russi (e degli alleati iraniani) cambia repentinamente le sorti del conflitto. L&#8217;esercito siriano ora pu\u00f2 riorganizzarsi, ottenere coperture aerea e missilistica, potenza di fuoco micidiale (ad esempio\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2015\/11\/25\/siria-il-vero-rischio-e-il-coinvolgimento-di-israele\/\" target=\"_blank\">i temibili Kalibr che hanno disorientato la Nato<\/a>) e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2016\/02\/05\/robot-russi-in-siria\/\" target=\"_blank\">nuovi mezzi d<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2646\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/syrian-300x193.jpg\" alt=\"syrian\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/syrian-300x193.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/files\/2017\/07\/syrian.jpg 740w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>i supporto militare mai sperimentati<\/a>; sul terreno, le milizie Hezbollah e i reparti d&#8217;\u00e9lite iraniani fanno la differenza.<br \/>\nIn 5 mesi lo scenario cambia completamente, tanto\u00a0che l&#8217;America di Obama \u00e8 costretta ad iniziare la guerra sul serio a Daesh per evitare che la sua sconfitta diventi solo merito della Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l&#8217;elezione di Donald Trump, la gestione della crisi siriana passa nelle mani totali del Pentagono; ed \u00e8 il realismo dei militari (lo stesso che <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2015\/03\/21\/libia-le-manipolazioni-della-clinton-e-di-luttwak\/\" target=\"_blank\">li spinse invano ad opporsi alla folle guerra in Libia<\/a> voluta dalla Clinton, dall&#8217;\u00e9lite neo-con e dalla Cia) a dettare l&#8217;agenda della nuova Casa Bianca.<br \/>\nDietro l&#8217;apparente gioco delle parti (&#8220;Assad se ne deve andare&#8221;) Trump fa scelte concrete sulla Siria a partire dalla recente decisione di bloccare i finanziamenti ai &#8220;ribelli moderati&#8221; anti-Assad (<a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/trump-stop-armi-ai-ribelli-anti-assad\/\" target=\"_blank\">di cui abbiamo dato notizia in tempi non sospetti<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 detta l&#8217;ultima parola,<strong> ma forse la crisi siriana ha superato il suo punto critico<\/strong>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Su Twitter: @GiampaoloRossi<\/strong><\/p>\n<p><em>Articoli correlati:<\/em><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2017\/06\/12\/il-piccolo-omran-e-la-manipolazione-dei-media-una-storia-incredibile\/\" target=\"_blank\">Il piccolo Omran e la manipolazione dei media<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2017\/05\/18\/i-forni-di-assad\/\" target=\"_blank\">I forni di Assad<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2017\/03\/03\/il-coraggio-di-tulsi\/\" target=\"_blank\">Il coraggio di Tulsi<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2017\/04\/20\/gentile-mogherini\/\" target=\"_blank\">Gentile Mogherini&#8230;<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/rossi\/2015\/10\/09\/cosi-hanno-ridotto-la-libia-cosi-vogliono-ridurre-la-siria\/\" target=\"_blank\">Cos\u00ec hanno ridotto la Libia, cos\u00ec vogliono ridurre la Siria<\/a><\/p>\n<hr \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>COUNTDOWN Lo Stato Islamico ha i mesi contati; ed il suo nemico principale sono le forze siriane di Assad. Lo affermano\u00a0due studi del Conflict Monitor di IHS Markit una delle societ\u00e0 leader al mondo per analisi geopolitiche ed economiche. La prima ricerca individua i soggetti pi\u00f9 attivi nella controffensiva anti-Isis. La seconda, analizza la perdita di territorio occupato dall\u2019Isis e la contrazione delle forme di sostentamento economico necessarie a condurre la guerra. 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