{"id":1067,"date":"2010-11-29T16:37:20","date_gmt":"2010-11-29T15:37:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=1067"},"modified":"2010-11-29T18:02:13","modified_gmt":"2010-11-29T17:02:13","slug":"1067","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2010\/11\/29\/1067\/","title":{"rendered":"Maratona di Firenze: in 10mila di corsa sotto l&#8217;acqua, poi tutti in coda sotto la neve"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2010\/11\/renzi3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1085\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2010\/11\/renzi3-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2010\/11\/renzi21.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1086\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2010\/11\/renzi21-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2010\/11\/renzi4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1087\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2010\/11\/renzi4-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Pioggia, vento e freddo. Pi\u00f9 di diecimila temerari al via. Gli atleti etiopi che si impossessano del podio: primi tre posti per gli uomini, primo e secondo per le donne. Il sindaco che si presenta alla partenza, corre e finisce. La neve che ti inchioda sull Appennino al ritorno. Il rientro che \u00e8 quasi notte, tra\u00a0le telefonate e i messaggini di qualche amico che non ha corso ma vuol sapere che tempo hai fatto. E le gambe che il giorno dopo ti regalano quella &#8220;magnifica sensazione&#8221; di rigidit\u00e0 che\u00a0 sembri Pinocchio.\u00a0La ventisettesima maratona di Firenze \u00e8 quasi tutta qui.\u00a0<br \/>\n<strong>Il freddo.<\/strong> &#8220;Erano anni che non mi ricordavo un domenica cos\u00ec fredda&#8230;!\u00a0 raccontava questa mattina al telefono a mia moglie una sua collega che fa l&#8217;ispettrice di Esselunga e che ( beata lei) vive\u00a0 a Firenze.\u00a0 E in effetti\u00a0ieri si battevano i denti.\u00a0 Le previsioni davano pioggia nel pomeriggio. La realt\u00e0 purtroppo\u00a0dava i pioggia gi\u00e0 all&#8217;alba.\u00a0 Pioggia gelida, parente prossima della neve che sarebbe arrivata in serata e che il vento ti faceva arrivare addosso di traverso, senza possibilit\u00e0 di ripararti.\u00a0 Dal deposito borse del Lungo \u00a0Arno verso la partenza di piazza Michelangiolo, \u00a0l&#8217;immagine era quella di una massa\u00a0 di disperati avvolti in sacchi verdi della spazzatura\u00a0 in chiassosa processione.\u00a0\u00a0<br \/>\n<strong>La maratona.<\/strong> Hanno vinto,\u00a0 anzi hanno stravinto, gli atleti etiopi. Vi risparmio i nomi, tanto se li ricordano in pochi compreso Franco Bragagna che ieri ha commentato la gara su Raisport, ma basta dire che\u00a0 tra sei posti disponibili sul podio se ne sono presi cinque. Il resto \u00e8 stato il popolo della maratona. Bello, caparbio, colorato, allegro, affaticato, sudato e alla fine infreddolito. Gi\u00e0 la fine. Il nuovo percorso della Firenze Marathon alla fine metteva un bel ponte al 33mo chilometro e una svolta secca per passare sull&#8217;Arno prima di Ponte Vecchio a un paio di mille dal traguardo.\u00a0Due coltellate ai muscoli gi\u00e0 provati dall&#8217;acqua e dalle raffiche di vento che hanno accompagnato il gruppo dal primo all&#8217;ultimo chilometro. In piazza santa Croce ho visto gente che tremava, che dal freddo\u00a0non riusciva a parlare,\u00a0 che\u00a0cercava un posto asciutto dove cambiarsi. Ho visto Cristian, uno che ha fatto l&#8217;ironman non una mammoletta, cambiarsi, asciugarsi, cercare una coperta da mettersi addosso e tornare in albergo in taxi. Pallido da far paura.<br \/>\n<strong>Il sindaco Renzi.<\/strong> Che dire? Bravo. Questa maratona\u00a0 lo mette sotto un&#8217;altra luce. Lo avevo vsito qualche settimana fa da Vittoria Cabello a Victor Victoria su La7\u00a0e m&#8217;era sembrato, senza offesa, un po&#8217; presuntuosello. &#8220;Si, son dimagrito- aveva detto- ma \u00e8 perch\u00e8 devo correre la maratona. Lo faccio per una scommessa&#8230;&#8221;. Non sai cosa t&#8217;aspetta caro mio, ho pensato tra me e me&#8230; E ieri l&#8217;ho visto passare mentre aspettavo mia moglie che doveva arrivare sul lungo Arno. Poco meno di cinque ore, l&#8217;aria giustamente affaticata, il passo onestamente non spedito. Per\u00f2 \u00e8 arrivato fino alla fine e credo sia il primo sindaco che fa tutta la maratona della sua citt\u00e0. In tanti ( troppi) lo annunciano ma poi si presentano alla partenza, fanno dei bei pistolotti su quanto sia giusto correre, su quanto sia civile che una citt\u00e0 promuova la corsa, su quanto loro siano dalla parte dei maratoneti e poi via.\u00a0 Una sbandieratina e pronti per un&#8217;altra comparsata. Renzi ieri ha preso gli applausi dei fiorentini, ha sentito le lemanetele ( poche) di qualcuno che \u00e8 rimasto intrappolato in auto ma soprattutto credo abbia capito cosa sia una martona. Chapeau!<br \/>\n<strong>Smarathon e il Gruppo Gazzetta.<\/strong> Una sessantina di persone. Tutte nello stesso hotel, tutte sveglie all&#8217;alba per la colazione, tutte insieme o quasi verso la partenza e ognuno per la sua strada in maratona. Come\u00a0 \u00e8 giusto che sia.\u00a0 C&#8217;\u00e8 chi ha corso per 15 chilometri e poi ha mollato,\u00a0 chi si \u00e8 fermato alla mezza, chi ha fatto un buon tempo e chi ai trentadue ha detto basta. Come\u00a0 Elio Leoni, il capitano del Gruppo della Gazzetta, che per\u00f2 ha 82 anni e ieri mattina era l\u00ec piazza Michelangiolo stretto nel suo Kway\u00a0azzurro a raccontarci e \u00a0a spiegarci come si fa. Fantastico.<br \/>\n<strong>Lo doccia calda<\/strong>. Quando corro non do una logica nei miei pensieri, va come va e cerco\u00a0solo di non concentrami sulla fatica.\u00a0Ieri all&#8217;inizio pensavo alla pioggia che\u00a0qui a Firenze sta diventando una costante, ai miei tre bambini che mi aspettavano da qualche parte sul percorso, a mia moglie che era dietro, ai fiorentini che hanno un modo di parlare che mi fa sorridere, a Luca che non sapeva se partire, correre, fermarsi o ritirarsi, a Emilio incontrato per caso in gara intorno al decimo chilomentro, \u00a0al marziano Fabrizio che sapevo che c&#8217;era ma non sono risucito a intercettare e alle catene che avevo nel baule del furgone preso a noleggio ma che non ho mai montato. Tutto\u00a0 tra un&#8217;occhiata al crono, il laccetto dei pantaloncini che mi si era ingarbigliato\u00a0 e non risucivo a pi\u00f9 a stringere e\u00a0il mio miglior tempo che inesorabilmente \u00a0si allontanava. Poi c&#8217;era il mio polpaccio &#8220;ferito&#8221; al 28mo chilometro in una caduta che via via diventava pi\u00f9 dolorante e mi tormentava. Per\u00f2 all&#8217;improvviso ho azzerato tutto. L&#8217;unico pensiero, quasi un chiodo fisso, \u00e8 diventata la doccia calda del mio albergo. Guanti zuppi, scarpe bagnate, ghiacciate anche le ossa, il chilometro che separava piazza Santa Croce dal mio albergo \u00e8 stata la replica degli ultimi tre di maratona. Anzi no,\u00a0 peggio. E&#8217; incredibile quanto una doccia calda possa cambiare la fisionomia delle cose, possa stravolgere un punto di vista.\u00a0 In un quarto d&#8217;ora ti ripassano davanti tutte le immagini della gara. La pioggia alla partenza, caduta, la crisi del 34mo, l&#8217;ultimo terribile strappetto prima di Pontevecchio. Lasci scorrere l&#8221;acqua che ti scalda piedi, mani e anima \u00a0e la tua testa, piano piano, \u00a0riavvolge il nastro riassaporando quei 42 chilometri che prima ti sembravano un inferno. E ora assomigliano sempre di pi\u00f9 alla tua impresa.<br \/>\n<strong>La neve, l&#8217;appennino e l&#8217;Autogrill<\/strong>. &lt;Lo so che hai fatto la maratona, l&#8217;ho capito quando ti ho visto scendere le scale&gt;. Area di servizio di Cantagallo, sull&#8217;appennino Tosco emiliano. Neve che sembra di essere in Finlandia. Uno spettacolo magico se non fosse che la coda \u00e8 talmente lunga che qualche poveretto rischia di passare qui la notte. Verso Milano,\u00a0 in qualche modo, riusciamo a sfilarci e , mentre Isoradio d\u00e0 notizie sempre pi\u00f9 inquietanti di quanto sta succedendo alle nostre spalle, approdiamo dopo Pian del Voglio in un&#8217;area di servizio che sembra il campo base della protezione civile, tra spazzaneve che si girano per tornar s\u00f9 e auto con i lampeggianti che arrivano e ripartono. Pausa. Scendere dalla macchina dopo tre ore\u00a0 guida e dopo una maratona \u00e8 una bella botta di dolore, difficile da mascherare. Come scendere le scale. Cos\u00ec tra un Muffin, un cappuccio caldo e un panino Riviera, chi ha fatto la maratona lo capisci al volo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pioggia, vento e freddo. Pi\u00f9 di diecimila temerari al via. Gli atleti etiopi che si impossessano del podio: primi tre posti per gli uomini, primo e secondo per le donne. Il sindaco che si presenta alla partenza, corre e finisce. La neve che ti inchioda sull Appennino al ritorno. Il rientro che \u00e8 quasi notte, tra\u00a0le telefonate e i messaggini di qualche amico che non ha corso ma vuol sapere che tempo hai fatto. 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