{"id":10914,"date":"2014-01-23T11:09:15","date_gmt":"2014-01-23T10:09:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=10914"},"modified":"2014-01-24T12:38:24","modified_gmt":"2014-01-24T11:38:24","slug":"unora-lunga-trentanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/01\/23\/unora-lunga-trentanni\/","title":{"rendered":"Moser, un&#8217;ora  lunga trent&#8217;anni&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/01\/image6.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-10922\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/01\/image6-300x206.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"206\" \/><\/a>Oggi 51.151 e&#8217; il nome di uno spumante. Il 23 gennaio di trent&#8217;anni fa era il nuovo record dell&#8217;ora. Tenuto ben stretto dalle mani grandi di Francesco Moser che rispetto a quel giorno a Citt\u00e0 del Messico avr\u00e0 anche i capelli bianchi e qualche ruga in pi\u00f9 ma in fondo \u00e8 rimasto lo stesso. Stessa caparbiet\u00e0 di chi \u00e8 diventato grande badando al sodo, stessa faccia scavata di chi ancora pedala. Francesco come il Bufalo Bill di un altro Francesco (de Gregori) &#8220;una locomotiva con la strada segnata&#8221; e con quei trent&#8217;anni &#8220;che ti volti a guardarli e non li trovi pi\u00f9&#8221;. E invece no, sono sempre l\u00ec. Perch\u00e9 quell&#8217;ora dura da quel 23 gennaio del 1984 e sembra non finire mai. Sembra che il tempo continui a girare su quei 333metri della pista in cemento di Citt\u00e0 del Messico per l&#8217;occasione verniciata con una striscia di resina per aumentarne la scorrevolezza. Quella volata a oltre cinquantuno orari che frantuma il primato di Mercks il &#8220;cannibale&#8221;, non uno qualsiasi, \u00e8 una rivoluzione. E&#8217; un&#8217;altra alba via satellite da tifosi davanti alla tv con un sibilo che sembra di essere nella stiva di un mercantile. E&#8217; un poster del Guerin Sportivo che finisce sulle pareti del garage di mio padre. Sono le voci degli speaker spagnoli, gli abbracci, le facce felici e la gente impazzita che alla fine si riversa sul prato. E sono gli sponsor che allora non erano ci\u00f2 che sono oggi ma la passione e la voglia di affiancare le sfide \u00e8 sempre la stessa. Ma quel 51.151 che in questi giorni Moser offrir\u00e0 ai suoi ospiti versandolo in un bicchiere nel suo maso a Palu&#8217; di Giov\u00f2 e&#8217; soprattutto l&#8217;inizio di una nuova era fatta di ruote lenticolari, di body, di alimentazione bilanciata e di cardiofrequenzimentri. Pionieri s\u00ec, ma di quello che sarebbe diventato il nuovo ciclismo. Che corre e si rincorre e spesso purtroppo va fuori strada. Di un ciclismo che con quella bici improbabile sembrava gi\u00e0 nel futuro ed invece ci ha messo un amen a finire in un museo. Di un doppio record che da 50.808 fatto segnare due giorni prima il 51.151 sembrava in cassaforte per chiss\u00e0 quanto. Nove anni per cedere poi a Graham Obree, semisconosciuto inglese che pedalava su una lavatrice. Cos\u00ec dopo quell&#8217;ora arriv\u00f2 un punto. Un punto fermo messo dall&#8217;UCI che torn\u00f2 all&#8217;antico omologando solo i record realizzati con le bici normali. E cos\u00ec il re oggi, in attesa di Fabian Cancellara, \u00e8 il ceco Ondrej Sosenka che nel 2005 ha fermato il contachilometri a 49.7. Ma \u00e8 tutta un&#8217;altra storia. Vuoi mettere Fausto, vuoi mettere Anquetil, vuoi mettere il Vigorelli, Eddie e Francesco? Quei secondi che scorrevano sul crono erano una magia. Che oggi forse non \u00e8 pi\u00f9 di moda ma resta incancellabile. &#8220;51.151&#8221; per un brindisi, &#8220;51.151&#8221; per una leggenda che rester\u00e0 per sempre sul cemento di Citt\u00e0 del Messico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Oggi 51.151 e&#8217; il nome di uno spumante. Il 23 gennaio di trent&#8217;anni fa era il nuovo record dell&#8217;ora. Tenuto ben stretto dalle mani grandi di Francesco Moser che rispetto a quel giorno a Citt\u00e0 del Messico avr\u00e0 anche i capelli bianchi e qualche ruga in pi\u00f9 ma in fondo \u00e8 rimasto lo stesso. Stessa caparbiet\u00e0 di chi \u00e8 diventato grande badando al sodo, stessa faccia scavata di chi ancora pedala. 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