{"id":11355,"date":"2014-03-10T17:42:04","date_gmt":"2014-03-10T16:42:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=11355"},"modified":"2014-03-10T17:43:43","modified_gmt":"2014-03-10T16:43:43","slug":"vasaloppet-un-pezzettino-di-paradiso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/03\/10\/vasaloppet-un-pezzettino-di-paradiso\/","title":{"rendered":"Vasaloppet, un pezzettino di Paradiso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/03\/vasaloppet-long-distance-cross-country-ski-race.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-11357\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/03\/vasaloppet-long-distance-cross-country-ski-race-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>La<strong> Vasaloppet<\/strong> non \u00e8 la pi\u00f9 antica gara di sci di fondo. La &#8220;Vasa&#8221; \u00e8 lo sci di fondo. Quando gli amanti di questo sport parlano della &#8220;Vasa&#8221; si commuovono, gli vengono gli occhi lucidi. E&#8217; un po&#8217; come la <strong>Roubaix<\/strong> per un ciclista. Perch\u00e8 chi fa sci di fondo almeno una volta nella vita deve andare fin lass\u00f9 nel cuore della Svezia, mischiarsi, provarci soffrire piangere e poi alla fine gioire. Per poter dire &#8220;\u00e8 fatta, io c&#8217;ero&#8221;. E raccontarlo poi ai figli quando potranno capire e ai figli dei figli. Ma un conto \u00e8 dirlo, un conto \u00e8 farlo. Respirare l&#8217;attesa,\u00a0 viverne l&#8217;ansia e le paure, capire cosa significhi la &#8220;Vasa&#8221; per il popolo dei fondisti, goderne la fatica e gustarsi la stanchezza. Non \u00e8 da tutti. Da<strong> Salen<\/strong> a <strong>Mora<\/strong> 90 chilometri a temperature da brividi\u00a0 non sono una passeggiata di salute.\u00a0 Trovare un pettorale \u00e8 un&#8217;impresa gi\u00e0 poche ore dopo che aprono le iscrizioni. E poi allenarsi.\u00a0Difficile per i montagnini, proibitivo per chi vive in una citt\u00e0 come Milano.\u00a0Anche perch\u00e8 c&#8217;\u00e8\u00a0un lavoro, ci sono i figli piccoli, c&#8217;\u00e8 una moglie, c&#8217;\u00e8 la famiglia&#8230; Tutti &#8220;teniamo famiglia&#8221;. E cos\u00ec quando Giancarlo, mio compagno di corse, un giorno mi ha detto che searebbe andato a fare la &#8220;Vasa&#8221; l&#8217;ho guardato come fosse un matto. Ma solo per un secondo. Poi ho capito che chi ha il coraggio ( e la fortuna) di andare a corre una &#8220;Vasa&#8221;\u00a0 a suo modo si guadagna un pezzettino di paradiso&#8230;E infatti basta leggere quello che mi ha scritto.<\/p>\n<blockquote><p>Da qualche anno mi sono dato \u201canche\u201d allo sci di fondo per una serie di concause: la gravidanza di mia moglie le impediva ovviamente di venire a sciare, l\u2019amore per la montagna dei suoceri mi dava la possibilit\u00e0 di usare la casa in Trentino dove in inverno non c\u2019\u00e8 granch\u00e9 da fare oltre ad ingozzarsi di cibo, sciare cominciava ad essere un costo, e dopo 2 ore di fondo si rientra a casa paghi e pronti a partecipare alla vita familiare. E dato che la Val di Fiemme \u00e8 dove parte la mitica Marcialonga, mio suocero il primo anno che lo praticavo ha buttato l\u00ec l\u2019ipotesi di fare la versione light, soli 45km. Io non mi tiro mai indietro (J). Morale ad oggi ho fatto una Marcialonga light, con gli sci con le scagliette (i fondisti sanno cosa vuol dire), e 4 versioni \u201cnormali\u201d, da 70km, con tempi variabili fra 5ore e mezza e 6ore e 50min, in base a livello di allenamento, tipo di pista e numero di figli. Quest\u2019anno, qualche giorno dopo averla conclusa con un decoroso 5ore 40min, Giorgio, un vicino di casa di Trento, forte fondista, ha lanciato un appello su Facebook per vendere il suo pettorale per la mitica Vasaloppet, la gara pi\u00f9 famosa e lunga al mondo con i 90km in tecnica classica che separano Salen da Mora nella zona centrale della Svezia. Quest\u2019anno per la Marcialonga ho cambiato allenamento. Ho comprato gli ski roll (sci corti di alluminio con due ruote in gomma che simulano la sciata a secco), e ho dedicato pi\u00f9 tempo alla forza in palestra rispetto alle capacit\u00e0 aerobiche, per intenderci pi\u00f9 pesi e meno corsa. Questo perch\u00e9 la discopatia protesta se corro sopra i 15km e i forti, vanno solo di braccia, sciolinando tuuutto lo sci! Gi\u00e0 gli skiroll sono stati un primo assaggio del duro mondo dei veri fondisti. Perch\u00e9 non hanno freni e quando si cade sul duro asfalto metropolitano, le prime 4 volte sono cadute tutte e 4 le volte, si lasciano striscioline di sedere e gomiti da far invidia al pi\u00f9 abile salumiere. Tutto come sempre scappando da casa e dagli impegni familiari mentre i mostri fanno il sonnellino, viva dio ancora lo fanno. Sono andato a sciare da solo, partendo dopo l\u2019ultima fetta di torta il 25 Dicembre. Ho sciato il giorno di capodanno ai Piani Di Bobbio, ho sciato a Saint Moritz sotto la tormenta. Per un totale di circa 350km di sci e 120km circa sugli sci roll (per darvi un ordine di misura un fondista medio di gran fondo, ne percorre credo almeno 2000 prima della Marcialonga e 3000 prima della Vasa). Il mio compagno di stanza Renzo quest\u2019anno ha fatto 10 granfondo partendo dalla Sgambeda a Livigno prima di natale per un totale, credo di almeno 5000km (chieder\u00f2 a lui conferma). La Marcialonga ce l\u2019abbiamo sotto casa, non per sminuirla, ma \u00e8 un gara che ormai sento abbordabile. Certo i rischi sono sempre dietro l\u2019angolo, testimone la rottura del lacciolo del bastoncino quest\u2019anno, ma il percorso lo conosco, so quando e quanto posso spingere, quanto andare al risparmio e quando invece dare tutto (nel mio caso qualche briciola rimasta). La Vasa, un po\u2019 per la distanza proibitiva, per l\u2019incognita del percorso era un sfida nella sfida. Anche perch\u00e9 era la Vasa del 90esimo e, biecamente mi \u00e8 costata fra iscrizione e tutto, circa 1000 euro (leggi ansia da prestazione, e io sono ansioso di mio). Inoltre la Vasa non \u00e8 una cosa che si improvvisa, n\u00e9 per allenamento, n\u00e9 come organizzazione. I pettorali sono gi\u00e0 tutti esauriti pochi minuti dopo l\u2019apertura delle iscrizione ed \u00e8 un&#8217; esperienza logisticamente complessa, si prende l\u2019aereo, poi pullman per quasi 5 ore e si deve andare su almeno un paio di giorni prima per provare la neve. Partendo avevamo paura di non trovarla di neve. Ne abbiamo trovata un po\u2019 di pi\u00f9 di quello che speravamo ma la pista causa le alte temperature non avevi binari compatti. Soprattutto nella zona delle paludi, la pista \u00e8 in una zona di laghi, sembrava la neve primaverile alla quale siamo abituati quando andiamo in montagna con Pasqua tardiva. Tornando alla gara, la parte di ritiro pettorali, accoglienza, etc. assomiglia a una qualsiasi granfondo o maratona. Se non fosse che il paese di Mora, dove \u00e8 situato l\u2019arrivo \u00e8 un paesino minuscolo che vive di questo e della altre 6 gare che si fanno nella settimana che precede la Vasa: mezza vasa, vasa a ritmo libero, vasa a stafetta che abbiamo\u00a0 incontrato venerd\u00ec quando siamo andati a provare il percorso nella sua parte centrale, da Risberg a Evertsberg. Ma la gara si sente soprattutto il sabato quando si tratta di preparare gli sci, fare strategie, etc. Per i primi \u00e8 semplice, sciolina su tutto lo sci e poi via di braccia. Per i meno forti, magari c\u2019\u00e8 l\u2019opzione di uno sci chimico o un po\u2019 di pelo (si gratta con la carta vetrata il \u2018ponte\u2019 dello sci per renderlo pi\u00f9 granoloso e mordace sulla neve. Metodo particolarmente efficace sulle nevi bagnate come questo giro a me faceva paura solo pensarci, \u201cma non si rovina la soletta?\u201d). Io mi sono affidato al team di skimen professionisti della Briko Maplus che mi hanno dato la parafina fluorata (sci senza carie e veloci, costo 40 euro ogni 40g) e pure la \u201ccera\u201d (altres\u00ec nota come la polvere magica, costo 120 euro per 20g, credo, non l\u2019ho mai comprata e neanche ho chiesto quanto costasse perch\u00e9 non mi sono mai sognato di metterla). Il giorno della gara sveglia alle 3 di notte, frugale colazione a base di \u201cPorridge\u201d e marmellata di mirtilli rossi e poi in autobus fino alla partenza (circa 2 ore di pullman). Arrivati a Salen, con il buio, la partenza \u00e8 alle 8:00, si corre a mettere gli sci nella sezione corrispondente al numero e al valore dell\u2019atleta, nel mio caso parametrato al risultato della marcialonga, 6 gruppo. Giorgio era nel secondo e per un po\u2019 ho sperato che Carmine riuscisse a farmi tenere il suo gruppo, che mi avrebbe fatto risparmiare 40min, visto l\u2019ingorgo nella salita iniziale. Prima grande differenza con le altre gare \u00e8 che NON si parte a gruppi ma le 15800 persone divise in 10 gruppi partono tutte insieme allo sparo di cannone, e quello e il tempo, altro che real time. Se sei un sega aspetta!\u00a0 Dopo un paio di chilometri subito la prima salita di circa 2km. Che si fa in colonna cercando di non cadere e soprattutto stando attenti a non rompere i preziosi bastoncini e a non calpestarsi la lingua che nel mio caso penzolava gi\u00e0 a mezz\u2019asta. Arrivati in cima la simpatica sorpresa: binari ? Niente. Tutta neve mossa che equivale a dire, doppia fatica. In primis perch\u00e9 gli sci scorrono meno e quindi sono pi\u00f9 lenti. In secondo luogo si spendono energie preziose per ricomporre gli sci che scappano da tutte le parti, soprattutto con le mie gambette da puffo. E per saltare da un binario all\u2019altro cercando quello pi\u00f9 veloce. A volte si \u2018salta\u2019 fuori dal binario, tipo grillo canterino, convinti di superare quel lumacone che ci precede invece appena fuori gli sci si incollano e oltre a Lumacone ci superano anche le altre 10 persone che ci seguivano. Dopo la salita, seguo il consiglio di Carmine ai primi Vasaloppisti come me: risparmiare energia fino a meno 20km poi chi ne ha spinga pure. Nevica, a tratti c\u2019\u00e8 un vento gelido che ghiaccia il respiro e il sudore. E\u2019 una gara di forza, resistenza e anche nervi. Ogni km c\u2019\u00e8 un cartello grande come un edificio che ti urla quanto manca all\u2019arrivo e che rende la gara ancora pi\u00f9 lunga. Impossibile non vederlo, perch\u00e9 ce ne sono due, uno per lato della pista! Al 70esimo mi prende un dolore al fianco destro. Penso ad una bolla d\u2019aria. Cerco di bere e spero in un ruttino liberatorio. Ma non passa. Non riesco a respirare e non riesco a piegarmi per mettermi a uovo sulle discesine e quindi non riesco a riposarmi e prendo freddo. Penso sia una congestione da freddo. La Marcialonga a confronto \u00e8 piatta come un tavolo da biliardo. Cominciano a superarmi un po\u2019 tutti anche perch\u00e9 gli sci tengono sempre meno. Mi fermo a mettere due punte di Klister ma con gli sci bagnati faccio una fatica porca a \u2018tirarla\u2019 (per inciso \u00e8 la prima volta che la tiro, di solito uso gli stick e il tappo, male, ma riesco ad avere un po\u2019 di aderenza.) Ho le mani collose e rimettermi i guanti \u00e8 impossibile. Decido di fermarmi al primo wax point di professionisti, dove, come alla Marcialonga mi passano lo sci su un rullo che imprime una sciolina a caldo che fa l\u2019effetto del bostik. Almeno fino al 40esimo chilometro tengono un po\u2019 di pi\u00f9 e in salita posso \u2018sciare\u2019 senza saltellare a lisca di pesce. Penso a mia moglie, ai bambini, al fatto che se gli ultimi ci mettono 10 ore e arrivano con buio se rallento forse arrivo (agli ultimi regalo anche la torcia da mettere in fronte). Ritirarmi non se ne parla. Al 30esimo mi appare san crispino che, camuffato da svedese con motoslitta e salsiccia arrostita, mi tenta offrendomi conforto e un abbraccio al colbacco di pelo. Vado avanti. Mi ricordo che il finale \u00e8 un po\u2019 meno duro. Mangio e bevo poco per non aggravare la situazione stomaco. Ma ho sempre pi\u00f9 freddo e i muscoli pi\u00f9 duri. Il galateo della gara vuole che i brocchi occupino come in macchina la corsia pi\u00f9 a destra. Per tutta la gara mi sono sentito urlare \u201cTak Tak\u201d, \u201ctak tak\u201d. Mi spostavo sempre pi\u00f9 a destra. Uno l\u2019ho anche mandato a cagare. Pensavano di chiedessero strada, del tipo spostati caprone che devo passare. All\u2019arrivo ho scoperto che vuol dire grazie. Mi chiedevano con gentilezza di spostarmi o forse addirittura mi volevano ringraziare. Perch\u00e9 gara e gara e va bene la cortesia ma uno che ti passa davanti vuol dire scivolare un posto indietro. Almeno bisogna rendergli la vita un po\u2019 dura. A uno gli ho anche urlato \u201cti ripiglio, tanto di ripiglio\u201d. A meno 15km mi passa un po\u2019 il male. Riesco quantomeno a stare in piedi e respirare. Le spalle non mi fanno male come alla fine di alcune Marcialonghe quindi forse posso provare a spingere, tanto peggio di cos\u00ec! Ho tolto l\u2019orologio prima di partire quindi non ho ansie e riferimenti. Gli sms che mi manda mia moglie con gli intertempi live li vedo solo dopo l\u2019arrivo quando afferro il cellulare da marsupio vuoto. Fisso come facevo in bici il sedere della donna che mi precede o le code degli sci del bisonte che mi ha appena superato. In un caso fisso pure il sedere di uno Scandivano con la coda lunga fino al sedere che\u00a0 fino all\u2019arrivo mi era parsa una bella vichinga. Non ci capisco un cavolo. Meno 10km. Ce la posso fare, adesso ci credo. Devo farcela. Spingo pensando alle ore passate attaccato ai pesi, sulla ciclabile incolore lunga la Valassina. Devo arrivare davanti a mio rivale di sempre. Il Renato Tremolada della SC Lissone, amico bancario di mio suocero, e rivale di Marcialonga da sempre. Per scaramanzia ho indossato un cappellino tricolore di sintetico che mia madre ha comprato sicuramente al mercato sotto casa. Ho sudato come un cavallo ma toglierlo sarebbe stato peggio. C\u2019\u00e8 scritto Italia. All\u2019arrivo grazie al cappellino lo speaker mi chiama per nome. Credo abbia detto, \u201c un altro sopravvissuto italiano\u201d. Medaglie non he ho avute (le danno solo a chi ci mette meno di una volta e mezza il tempo del vincitore, per la cronaca i primi ci hanno messo4ore e 14min), ma forse mi hanno inquadrato sul maxischermo. Dei compagni di viaggio non ho incontrato nessuno. All\u2019arrivo qualcuno mi dice di avermi visto sfilare via, ma io non me ne sono accorto, ero in profonda estasi mistica. Ha ragione Licia dell\u2019Agenzia di Viaggi, Running and More di Teseroche ha organizzato il viaggio (leggete cosa mi ha scritto oggi marted\u00ec: \u201csono veramente contenta che il viaggio le sia piaciuto\u2026personalmente penso che siate un po\u2019 masochisti&#8230;.ma non lo diciamo a nessuno J\u201d Si siamo masochisti. L\u2019uomo cerca sempre di testare il suo limite e possibilmente superarlo.\u00a0 Nel mio caso speravo di concluderla e ci sono riuscito ma il prezzo fisico e mentale \u00e8 stato elevato. Dicono che da mercoled\u00ec torna la voglia di rifarla. Per quest\u2019anno credo di essere a posto con la fatica e non voglio inforcare gli sci per un po\u2019. Lascio che la magia della neve bagnata dei boschi Svedesi riempia le mie memorie come l\u2019entusiasmo splendido di tutti gli spettatori e l\u2019impegno gioviale di tutti i volontari. Sorrido ripensando ai discorsi di gloria dei forti e medagliati compagni di viaggio. E un po\u2019 li invidio. Perch\u00e9 hanno il tempo di allenarsi, e la tecnica. Nella mia vita ho fatto molti sport, male. Ogni tanto sarebbe bello fare qualcosa bene, anche mia moglie me lo dice sempre. Una delle cose che mi riempie pi\u00f9 di gioia e la medaglia del mio compagno di camera Renzo. Un uomo normale, che come me non vive sulla neve e che fa quel che pu\u00f2 per allenarsi e va avanti a passione e costanza. Per darvi un ordine di misura io ci ho messo una decina di minuti in pi\u00f9 rispetto ai maestri della prima edizione nel 1922! Ho mangiato 4 barrette, 9 fialette di maltodestrine Energia Rapida, 4 gel Enervit, 15 pastiglie di Enervit Gt e ho bevuto un paio di litri fra te e Enervit.<\/p>\n<p>Ringraziamenti:<br \/>\n1) A mia moglie: non ce l\u2019avrei mai fatta senza di te. Mi hai dato la forza ma anche le possibilit\u00e0 di allenarmi con tenacia e con il sorriso;<\/p>\n<p>2) A mio suocero: che mi ha introdotto a questo bellissimo sport e ogni giorno rappresenta un modello da seguire per tenacia e vitalit\u00e0;<\/p>\n<p>3) Al Renzo, simpatico fondista di Ovada. Uomo di altri tempi. Raramente ho trovato una persona cos\u00ec educata e piacevole. Che da fiducia non solo nei valori dello sport ma dell\u2019intero genere umano.<\/p>\n<p>4) A Giorgio, che mi ha permesso di vivere questa bella esperienza e ha creduto in me.<\/p>\n<p>5) Ad Anna, che sabato in pieno sbattimento scioline, mi ha trascinato lontano, sino al mitico zoccolificio di Oxberg, vedi <a href=\"http:\/\/dalaclogs.se\/\">http:\/\/dalaclogs.se\/<\/a>.<\/p>\n<p>6) A Carmine e Mariano (che si \u00e8 fatto due belle vesciche sulla mani per stendere la Klister mia e degli altri profughi)<\/p>\n<p>7) A Silvano, Ilaria, Denis, etc., insomma quelli forti che la fanno sembrare una cosa possibile.<\/p>\n<p>8) Un po\u2019 meno ad Alessandra della Maplus che mi ha preparato gli sci: veloci erano veloci, ma non tenevano un cazzo!<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Vasaloppet non \u00e8 la pi\u00f9 antica gara di sci di fondo. La &#8220;Vasa&#8221; \u00e8 lo sci di fondo. 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