{"id":11745,"date":"2014-04-25T21:19:30","date_gmt":"2014-04-25T19:19:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=11745"},"modified":"2014-04-25T23:28:31","modified_gmt":"2014-04-25T21:28:31","slug":"buzzati-torna-al-giro-ditalia-con-una-tappa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/04\/25\/buzzati-torna-al-giro-ditalia-con-una-tappa\/","title":{"rendered":"Buzzati torna al Giro d&#8217;Italia con una tappa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/04\/dino-buzzati2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11748\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/04\/dino-buzzati2.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"185\" \/><\/a>La tappa del Giro d\u2019Italia che il 29 maggio partir\u00e0 da Belluno sar\u00e0 dedicata a <strong>Dino Buzzati<\/strong>.\u00a0\u00a0&lt;Siamo orgogliosi che Belluno sia la citt\u00e0 natale di un grande scrittore e giornalista come Dino Buzzati &#8211; ha detto il sindaco Jacopo Massaro &#8211; e per questo credo che la decisione di dedicare la tappa che da qui parte alla sua figura sia quanto mai indovinata&gt;. \u00a0Per \u00abcelebrare\u00bb\u00a0 Buzzati \u00e8\u00a0prevista una \u00abpedalata rosa\u00bb che partir\u00e0 dalla casa dove \u00e8 nato lo scrittore bellunese, alle porte della citt\u00e0, e si concluder\u00e0 ai piedi di una delle suo montagne preferite: &lt;l\u2019amico Schiara&gt;, per usare le parole dello stesso Dino Buzzati, &lt;una dolomite autentica&gt;. \u00a0Nel 1949 Buzzati fu incaricato di seguire il Giro d\u2019Italia. Non raccont\u00f2 solo una corsa. Raccont\u00f2 la festa di popolo di una nazione appena uscita dalla guerra\u00a0 e un momento di orgoglio nazionale. Venticinque cronache raccolte in volume da <strong>Mondadori<\/strong> con il titolo &#8220;<strong>Dino Buzzati al Giro d\u2019Italia&#8221;.<\/strong> Un capolavoro senza tempo. Un capolavoro come questo piccolo estratto che racconta la sfida tra<strong> Bartali<\/strong> e <strong>Coppi<\/strong>. E in un momento dove tutto scorre troppo velocemente scandito dal clic del mouse val la pena di perderci ciqnue minuti. Una pausa che \u00e8 per\u00f2 un piccolo investimento<\/p>\n<blockquote><p>Quando oggi, su per le terribili strade dell\u2019Izoard, vedemmo Bartali che da solo inseguiva a rabbiose pedalate, tutto lordo di fango, gli angoli della bocca piegati in gi\u00f9 per la sofferenza dell\u2019anima e del corpo \u2013 e Coppi era gi\u00e0 passato da un pezzo, ormai stava arrampicando su per le estreme balze del valico \u2013 allora rinacque in noi, dopo trent\u2019anni, un sentimento mai dimenticato. Trent\u2019anni fa, vogliamo dire, quando noi si seppe che Ettore era stato ucciso da Achille. \u00c8 troppo solenne e glorioso il paragone? Ma a che cosa servirebbero i cosiddetti studi classici se i loro frammenti a noi rimasti non entrassero a far parte della nostra piccola vita? Fausto Coppi certo non ha la gelida crudelt\u00e0 di Achille: anzi, tra i due campioni, \u00e8 certo il pi\u00f9 cordiale e amabile. Ma in Bartali anche se scostante e orso, anche se inconsapevole, c\u2019\u00e8 il dramma come in Ettore, dell\u2019uomo vinto dagli dei. Contro Minerva stessa si trova a combattere l\u2019eroe troiano, ed era fatale che soccombesse. Contro una potenza sovrumana ha lottato Bartali e doveva perdere per forza la potenza malefica degli anni. Intatto \u00e8 il cuore formidabile, perfettamente in ordine l\u2019apparato muscolare, lo spirito \u00e8 saldo come nei tempi della fortuna. Ma il tempo ha lavorato dentro di lui, inavvertito, ha toccato appena appena i meravigliosi visceri, una cosa da niente, n\u00e9 medici, n\u00e9 strumenti registrano alcunch\u00e9 di mutato. Eppure l\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. E oggi per la seconda volta ha perso.<br \/>\nQuesta tappa divoratrice di uomini \u2013 mai vista una corsa ciclistica cos\u00ec tremenda, dicevano stasera i tecnici pi\u00f9 sperimentati \u2013 cominci\u00f2 in una tetra valle, con pioggia, nuvoloni, nebbia bassa, disagio, depressione. Accartocciati nelle loro giacche impermeabili, i corridori quasi per ripararsi dal tempo nemico, si tenevano stretti uno all\u2019altro, trascinandosi su per la Valle Stura come svogliati lumaconi. Misteriosamente era giunto l\u2019autunno, la strada era deserta, forse non avremmo incontrato pi\u00f9 n\u00e9 paesi n\u00e9 creature umane, la carovana si sarebbe trovata a tarda sera senza pi\u00f9 forze, in un deserto di rupi e ghiacci e non avrebbe pi\u00f9 sentito la diletta voce dei suoi cari. Tale lo stato d\u2019animo. Solo di quando in quando i tendaggi di nebbia si aprivano, lasciando intravvedere remote cime nerastre. Ma bianche luci, filtrando di sotto ai nuvoloni, ci ricordavano che in qualche parte della terra forse splendeva anche il sole.<br \/>\nLa malinconica schiera dei cos\u00ec maltrattati lumaconi sbuc\u00f2 finalmente al buio della pioggia sopra Argentera. Si era gi\u00e0 in alto e la valle respirava. Noi si corse avanti e dagli spalti del Colle della Maddalena guardammo in gi\u00f9, la strada viscida che si perdeva a zig-zag nel fondo valle. Il sole! E per un caso fortunato assistemmo alla scena decisiva, al fatto d\u2019arme pi\u00f9 importante della guerra, a ci\u00f2 che ha risolto i dubbi, le discussioni, le polemiche, per cui l\u2019intero Paese palpitava. Da quella piccolissima scena, sperduta nella maestosit\u00e0 della montagna, doveva dipendere tutto il resto, il trionfo di un giovane uomo e il tramonto irreparabile di un altro uomo non pi\u00f9 giovane. Centinaia di migliaia di Italiani avrebbero pagato chiss\u00e0 quanto per essere lass\u00f9 dove noi si era, per vedere quello che noi vedevamo. Per anni e anni \u2013 ce ne rendemmo conto \u2013 si sarebbe parlato a non finire di questo fatterello che non pareva di per s\u00e9 niente di speciale, solamente un uomo in bicicletta che si allontanava dai suoi compagni di cammino. Eppure sul fianco della strada, irresistibile, passava in quell\u2019istante, e non ridete, ci\u00f2 che gli antichi usavano chiamare fato (\u2026 l\u2019auree bilance sollev\u00f2 nel cielo \u2013 il gran Padre, e due sorti entro vi pose \u2013 di mortal sono eterno; una d\u2019Achille &#8211; l\u2019altra d\u2019Ettore: le libr\u00f2 nel mezzo \u2013 e il duce troiano il fatal giorno \u2013 cadde e ver l\u2019Orco dechin\u00f2).<br \/>\nErano cos\u00ec a picco sotto di noi i corridori che nella prospettiva verticale parevano dei sottili insetti colorati che scivolassero adagio adagio. Questa schiera ebbe a una tratto leggeri fremiti qua e l\u00e0. Finalmente si svegliavano? All\u2019improvviso uno di essi, minuscola macchietta arancione, si stacc\u00f2 dagli altri e pi\u00f9 veloce guadagn\u00f2 un pezzo di strada (era Primo Volpi, e subito si cap\u00ec dai suoi colori che non era uno dei giganti). Per\u00f2 un\u2019altra di quelle sagomette colorate di bianco e blu sgusci\u00f2 immediatamente di fianco al gruppo, arcuando il dorso, schizz\u00f2 avanti e in pochi istanti ebbe raggiunto la maglia arancione. Almeno cinquecento metri in linea d\u2019aria ci separavano. \u201cMa \u00e8 Coppi, \u00e8 Coppi! Si vede benissimo dal suo stile\u201d, gridarono. Infatti era proprio lui. Con celerit\u00e0 impressionante, se si pensava alla durezza del pendio, vol\u00f2 su per tre, quattro serpentine, trainandosi la macchiolina di color arancione. Ma ben presto rest\u00f2 solo.<br \/>\nIl sonnolento dondolare della schiena si ruppe. Sulla scia di Coppi altri due scattarono, separandosi dal grosso. Poi un\u2019altra coppia ancora. E Bartali? Non si muoveva il grande? S\u00ec, lo vedemmo da centro del plotone districarsi, poggiare a destra, incalzare a strappi. Ma, strano, si sarebbe detto che lo faceva senza convinzione, che non ci credesse, che supponesse tutto quel tramestio una innocua finta. Poi risalimmo in macchina e tra incauti nembi e alterne luci di sole si raggiunse il passo della Maddalena, perdendo di vista i corridori.<br \/>\nNon ne rivedremo pi\u00f9 che due fino a Pinerolo. Il fuggiasco e l\u2019inseguitore, i due massimi eroi, disputantisi a denti stretti il regno. Gli altri rimasero di dietro, sempre pi\u00f9 indietro, separati da valloni e precipizi, lottando tra di loro strenuamente, ma ormai erano fuori di questione. Tutto era concentrato l\u00e0, nel contrasto tra i due solitari e l\u2019ansia teneva i cuori. Discesa a vortice la insidiosa strada della Maddalena, in una oscura valle s\u2019incontrarono i gendarmi francesi disposti ospitalmente a tutti i bivi, si ud\u00ec l\u2019eco di voci diverse dalle nostre, la strada ancor rupestre ed erta si inerpic\u00f2 senza misericordia verso il Col di Vars, altre montagne apparvero, ma tutte malinconiche e selvatiche (solo per pochi istanti alle nostre spalle apparve una roccia turrita e immensa con terribili pilastroni di ghiaccio violaceo). Si cominci\u00f2 a capire perch\u00e9 dicevano che la tappa delle Dolomiti era uno scherzo in paragone di quella di oggi. Il colle della Maddalena sarebbe gi\u00e0 bastato a sfiancare un toro. E si era appena cominciato.<br \/>\nLa vittoria si pose al fianco di Coppi fino dal primo istante del duello. In chi lo vide non ci fu pi\u00f9 dubbio. Il suo passo su quelle salite maledette aveva una potenza irresistibile. Chi lo avrebbe fermato? Ogni tanto per alleviare il tormento del sellino si sollevava sui pedali e pareva, tanto era leggero, che volesse distendere le membra per eccesso di vitalit\u00e0, come fa l\u2019atleta al destarsi da un lungo sonno. Si vedevano i muscoli, sotto la pelle, simili a serpenti straordinariamente giovani, che dovessero uscire dall\u2019involucro. Come gi\u00e0 sulle Dolomiti, marciava con assoluta calma, quasi ignorasse che un lupo incalzava alle sue spalle. Dall\u2019auto della Casa, sempre al suo fianco, Zambrini lo osservava sorridendo, sicuro ormai del trionfo. (E al Pelide fattasi vicina \u2013 s\u00ec Minerva parl\u00f2: \u201cDiletto a Giove \u2013 inclito Achille, or s\u00ec che giunto lo spero \u2013 il momento che in noi, su queste rive \u2013 spento alla fine, il bellicoso Ettorre \u2013 d\u2019alta gloria andrem lieti\u201d).<br \/>\nAl confine, presso il Colle della Maddalena, oltre 2 minuti di distacco; 4 minuti e 29 secondi in cima al Colle di Vars. E ora si affacciava in fondo a una lunga orribile gola, la muraglia paurosa dell\u2019Izoard. Crollava dunque Bartali? Il maltempo, gi\u00e0 suo fido alleato, non gli aveva dato alcun aiuto? Distrutta all\u2019improvviso la sua leggendaria resistenza? No, Bartali era sempre lui: testardo, duro, implacabile. Ma come resistere a chi ha il favore degli dei. Era lurido di fango, la faccia grigia di terra e immota nello sforzo. Pedalava pedalava come se qualche cosa di orrendo gli corresse dietro e lui sapesse che a lasciarsi prendere ogni speranza era perduta. Il tempo, null\u2019altro che il tempo irreparabile gli correva dietro. Ed era uno spettacolo quell\u2019uomo solo nella selvaggia gola in lotta disperata contro gli anni (\u201cFu cara un tempo a Giove la mia vita e al saettante \u2013 suo figlio, ed essi mi campar cortesi \u2013 ne guerrieri perigli. Or mi raggiunse \u2013 la negra Parca. Non fia per questo \u2013 che da codardo io cada: periremo \u2013 ma gloriosi, e alle future genti \u2013 qualche bel fatto porter\u00e0 il mio nome\u201d).<br \/>\nSenza pi\u00f9 vedersi perch\u00e9, ogni minuto si ampliava tra di loro la barriera di valloni, di rupi, di foreste, gli avversari lottarono fino alla fine. Ecco i fantastici gradini dell\u2019Izoard che toglierebbero il fiato a un\u2019aquila e si conchiudono in un desolato anfiteatro di ghiaie a precipizio con torrioni di rocce gialle e di aspetto umano. Ecco la vertiginosa scalata di mille metri su Briancon. Non basta. C\u2019\u00e8 ancora la scalata del Monginevro: altri cinquecento metri di dislivello. \u00c8 finito allora il massacro? Non \u00e8 finito. C\u2019\u00e8 il quinto muro da scalare, il Sestriere, l\u2019ultimo supplizio per castigare i peccati dell\u2019uomo, altro mezzo chilometro di montagna da macinare coi pedali. Che importano le minuzie della cronaca in tanta battaglia. Che peso possono avere nel conto finale le cinque forature di Coppi e le tre di Bartali? Coppi vola senza pi\u00f9 l\u2019inquietudine delle prime ore, certo com\u2019\u00e8 di giungere solo al traguardo. E Bartali tiene duro. Ma in mezzo a loro i minuti adagio adagio si accumulano. Sono 6\u201946\u201d al Monginevro, 7\u201917\u201d a Cesana, quasi 8\u2019 al Sestriere, saranno circa 12 allo stadio di Pinerolo.<br \/>\nUn vinto oggi, Bartali, per la prima volta. E questo \u00e8 amaro anche perch\u00e9 ci ricorda intensamente la nostra comune sorte. Oggi per la prima volta Bartali ha capito di essere giunto al suo tramonto. E per la prima volta ha sorriso. Coi nostri occhi, passandogli accanto, abbiamo constatato il fenomeno. Uno dal bordo della via lo ha salutato. E lui, voltando un po\u2019 la testa da quella parte, ha sorriso, lo scorbutico, lo scostante, l\u2019antipatico, l\u2019intrattabile orso dall\u2019eterna grinta di scontento, proprio lui ha sorriso. Perch\u00e9 lo hai fatto, Bartali? Non sai di aver distrutto cos\u00ec l\u2019ispido incanto che ti difendeva? Gli applausi, gli evviva della gente ignota cominciano a esserti cari? Cos\u00ec terribile \u00e8 dunque il peso degli anni? Ti sei arreso finalmente?<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La tappa del Giro d\u2019Italia che il 29 maggio partir\u00e0 da Belluno sar\u00e0 dedicata a Dino Buzzati.\u00a0\u00a0&lt;Siamo orgogliosi che Belluno sia la citt\u00e0 natale di un grande scrittore e giornalista come Dino Buzzati &#8211; ha detto il sindaco Jacopo Massaro &#8211; e per questo credo che la decisione di dedicare la tappa che da qui parte alla sua figura sia quanto mai indovinata&gt;. \u00a0Per \u00abcelebrare\u00bb\u00a0 Buzzati \u00e8\u00a0prevista una \u00abpedalata rosa\u00bb che partir\u00e0 dalla casa dove \u00e8 nato lo scrittore bellunese, alle porte della citt\u00e0, e si concluder\u00e0 ai piedi di una delle suo montagne preferite: &lt;l\u2019amico Schiara&gt;, per usare le [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/04\/25\/buzzati-torna-al-giro-ditalia-con-una-tappa\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[45363,45364,45362],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11745"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11745"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11745\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11752,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11745\/revisions\/11752"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11745"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11745"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11745"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}