{"id":11877,"date":"2014-05-05T23:32:57","date_gmt":"2014-05-05T21:32:57","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=11877"},"modified":"2014-05-06T15:04:58","modified_gmt":"2014-05-06T13:04:58","slug":"luomo-che-spedi-la-bici-in-paradiso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/05\/05\/luomo-che-spedi-la-bici-in-paradiso\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo che sped\u00ec la bici in paradiso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/6696076495_d3d5d8a19b_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-11880\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/6696076495_d3d5d8a19b_o-291x300.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/6696076495_d3d5d8a19b_o-291x300.jpg 291w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/6696076495_d3d5d8a19b_o.jpg 741w\" sizes=\"(max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><\/a>E&#8217; l\u2019uomo che ha portato la bici in paradiso. Una bici da corsa perch\u00e9 la sua vita \u00e8 quella storia l\u00ec: telai, pedivelle, gare e vittorie. Tante vittorie. All\u2019inizio una piccola officina di 25 metri quadrati al numero 10 di via Garibaldi a Cambiago, alle porte di Milano. Oggi una fabbrica modello: produce pi\u00f9 di 15 mila \u00abgioielli\u00bb l\u2019anno che girano il mondo e sono uno dei biglietti da visita del \u00abmade in Italy\u00bb. Ernesto Colnago, 82 anni che sembrano 70, ti apre la porta del museo che sta al piano sopra il suo ufficio e quelli dei suoi ingeneri e la gigantografia in compagnia di San Giovanni Paolo II \u00e8 la prima che ti fa vedere. Papa Woityla in sella a una Colnago, la sua. \u00abMi emoziono ancora adesso a raccontare quella mattina- ricorda- Era l\u2019agosto del 1979 quando andai con mia moglie a trovarlo. Sapevo che era uno sportivo e che amava le biciclette da corsa quindi ne costruii una laminata in oro proprio per lui. Mi ricevette subito e quando gliela consegnai in piazza San Pietro mi ringrazi\u00f2 con la semplicit\u00e0 dei grandi. Mi spieg\u00f2 che era abituato ad usarla perch\u00e9, quando era a Cracovia, pedalava per 45 chilometri almeno due volte la settimana. \u00ab\u201cCerto -mi disse poi- oggi non \u00e8 che posso girare per Roma in bici da corsa. Forse sarebbe pi\u00f9 semplice a Castel Gandolfo magari con un modello sportivo&#8230;\u00bb. E se il Papa ti chiede una bici sportiva che fai? Te lo fai ripetere? Figurarsi un uomo che si \u00e8 fatto da s\u00e9 come Colnago. Uno abituato a lavorare fin da piccolo, quando per imparare il mestiere fu spedito dall\u2019Antonio e dall\u2019Elvira, i suoi genitori, nell\u2019officina del \u00abDante Fumagalli\u00bb in cambio di due chili di farina alla settimana. Ha la dote di capire le cose al volo e cos\u00ec torna in \u00abbottega\u00bb e nel giro di qualche giorno \u00e8 di nuovo a Roma con una fiammante sportiva per il Pontefice. \u00abIn realt\u00e0 &#8211; ricorda- era da corsa anche quella solo che gli avevamo montato un manubrio un po\u2019 pi\u00f9 comodo e gli avevamo scelto un colore beige che mi sembrava fosse pi\u00f9 adatto con la sua veste\u00bb. Una trentina di anni fa, sembra ieri. Cos\u00ec come sembrano di ieri le prime corse e le prime vittorie. La prima in bici da dilettante con in premio un lussuoso abito di \u00abgabardin\u00bb, la prima in macchina nel 1970 come meccanico con la bici in spalla pronta da dare a Michele Dancelli che taglia a braccia alzate il traguardo della Milano-Sanremo. \u00ab\u00c9 tutto qui in questo museo- spiega Colnago- che \u00e8 il riassunto della mia vita\u00bb. Una vita veloce, fatta di intuizioni. E allora ti fermi a guardare la foto dell\u2019ingegner Enzo Ferrari tra Colnago e Beppe Saronni e capisci che per lasciare un segno bisogna essere sempre un passo avanti. Come nel 1986 quando Colnago decide che per le sue bici \u00e8 arrivato il momento di puntare sul carbonio, una lega leggera per\u00f2 resistente, che gi\u00e0 fa la differenza nella Formula Uno. Nel ciclismo non ci ha ancora pensato nessuno, sarebbe una rivoluzione. E per farla serve un altro \u00abrivoluzionario\u00bb come il Drake: \u00abQuando lo incontrai nel suo studio a Maranello ero un po\u2019 in soggezione- ricorda- Cercavo di non farmi sfuggire parole brianzolo ma a un certo punto fu Ferrari stesso che cominci\u00f2 a parlare in dialetto milanese: \u00abHo lavorato 40 anni all\u2019Alfa -mi disse- e questa era la lingua ufficiale&#8230;\u00bb. Cos\u00ec gli spiegai cosa avevo in testa e cosa volevo fare e ci intendemmo al volo. \u00abLa bici in carbonio \u00e8 una grande idea e la facciamo insieme\u00bb, mi disse. E oggi il carbonio lo fanno tutti anche se le differenze ci sono. Basta guardarci dentro ai tubi, basta toccarli o farli rimbalzare per terra. E Colnago si fa serio. Nel suo ufficio tra targhe coppe e foto l\u2019unica cosa che manca \u00e8 il computer, \u00abPerch\u00e9 sum minga bun&#8230;, lo lascio usare ai miei figli\u00bb, e allora prende carta e penna e senza pensarci un secondo butta gi\u00f9 dei numeri su un foglietto: \u00abDuecento, 450, 600, 750 e 1050. Sa cosa sono? Sono i chili delle prove di resistenza dei telai. Noi superiamo i mille che sono tanti, molti di pi\u00f9 di quelli che richiedono le omologazioni europee&#8230;perch\u00e9 non si sa mai\u00bb. Leggerezza e resistenza, una fissa quasi un incubo. Come nel 1995 quando le prime bici in carbonio di Colnago debuttano alla Parigi-Roubaix, l\u2019inferno del Nord tra fango e pav\u00e8: \u00abLa sera prima della gara- ricorda Colnago- ricevo la telefonata di un preoccupatissimo Giorgio Squinzi, patron della Mapei e ora presidente di Confindustria : \u00abErnesto &#8211; mi dice- ma sei proprio sicuro che domani dobbiamo correre con le bici in carbonio? Qui dicono tutti che si rompono, che non arriviamo al traguardo. Passai una notte insonne. Tornai gi\u00f9 in officina a controllare e ricontrollare non so neanche cosa e restai tutto il pomeriggio incollato alla tv. Quando vidi Franco Ballerini uscire da una nuvola di polvere che andava solo verso il velodromo ero l\u2019uomo pi\u00f9 felice del mondo\u00bb. Che poi divent\u00f2 un\u2019abitudine perch\u00e9 nella gara pi\u00f9 epica del ciclismo Colnago e la Mapei vincono altre 4 volte e scrivono un pezzetto di leggenda.\u00a0 Storia nella storia cominciata nel 1954 al fianco della prima squadra sponsorizzata del ciclismo, la \u00abCrema Nivea\u00bb, e fatta di intuizioni e di record con le sue biciclette usate oltre un centinaio di team professionistici, 8mila vittorie, il record dell\u2019ora di Mercx nel 1972 a Citt\u00e0 del Messico, campioni come Magni, Nencini, Motta, Saronni, Bugno, Freire, Museeuw, Rominger, Tonkov, Zabel e Petacchi. \u00abOgni bici ha una sua storia\u00bb dice Colnago. E anche un cuore che \u00e8 poi la passione che fa diventare grande ogni impresa. \u00abLo vede il rinforzo del canotto di questo tubo? Dietro a questa sagoma ci sono anni di studi e di lavoro&#8230;\u00bb. Ma non basta. Da come Colnago lo gira e lo rigira tra le mani quasi ad accarezzarlo capisci che l\u2019uomo che ha spedito una bici in paradiso \u00e8 rimasto il meccanico che ha cominciato a lavorare nell\u2019officina di casa dove una volta c\u2019era il gelso di famiglia. E questo \u00e8 il suo segreto. La storia \u00e8 passata di qui ma continua a pedalare in avanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E&#8217; l\u2019uomo che ha portato la bici in paradiso. Una bici da corsa perch\u00e9 la sua vita \u00e8 quella storia l\u00ec: telai, pedivelle, gare e vittorie. Tante vittorie. All\u2019inizio una piccola officina di 25 metri quadrati al numero 10 di via Garibaldi a Cambiago, alle porte di Milano. Oggi una fabbrica modello: produce pi\u00f9 di 15 mila \u00abgioielli\u00bb l\u2019anno che girano il mondo e sono uno dei biglietti da visita del \u00abmade in Italy\u00bb. 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