{"id":11952,"date":"2014-05-12T20:09:56","date_gmt":"2014-05-12T18:09:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=11952"},"modified":"2014-05-13T00:13:24","modified_gmt":"2014-05-12T22:13:24","slug":"come-triste-rimini-senza-il-challenge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/05\/12\/come-triste-rimini-senza-il-challenge\/","title":{"rendered":"Com&#8217;\u00e8 triste Rimini senza il Challenge&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Non ci sono pi\u00f9 i gonfiabili nella rotonda davanti al grand Hotel. Non ci sono pi\u00f9 le transenne, non ci sono pi\u00f9 gli striscioni\u00a0azzurri della <strong>Garmin<\/strong>\u00a0e non ci sono pi\u00f9 neppure i getti d&#8217;acqua che bagnavano gli atleti sul lungomare. Ieri <strong>Rimini<\/strong> era la fatica del <strong>Challenge,<\/strong> una scarica elettrica\u00a0che partiva dal bagnasciuga sotto la Grande Ruota, \u00a0attraversava le colline e tornava a riva. Stamattina \u00e8 il traffico assonnato del luned\u00ec, gli operai in\u00a0tuta che stanno smontando e un paio di bilici che portano via tutto. Un po&#8217; come il Natale che \u00e8\u00a0una meraviglia quando si aspetta e si festeggia e un po&#8217; triste quando passa via.\u00a0Ma \u00e8 il lungomare che non si pu\u00f2 vedere. Bagno 22, bagno 25, 40\u00a0fino all&#8217;85. Ieri chiss\u00e0 in quanti li hanno maledetti\u00a0 quei metri di asfalto dopo la prima, la seconda la terza volta avanti e indietro con le gambe sempre pi\u00f9 gonfie e ammaccate. Stamattina svolti a sinistra con le bici sul tetto dell&#8217;auto e ti tocca anche un po&#8217; di coda. Nessuna fatica anche se,\u00a0 a ricordarti\u00a0ci\u00f2 che \u00e8 stato, \u00a0un dolorino arriva schiacciando il pedale della frizione:\u00a0 rallenti, metti in folle e aspetti.\u00a0 E&#8217; un amen arrivare a quella rotonda che ieri sembrava la terra promessa. Per\u00f2 ieri era tutta un&#8217;altra cosa.\u00a0E sempre cos\u00ec. Quando\u00a0si corre non si vede l&#8217;ora che tutto finisca, di mettere fine a tutta quella fatica poi quando\u00a0 tutto \u00e8 finito un po&#8217; ti manca.\u00a0E allora la colazione\u00a0in un bar del lungomare diventa il momento del replay di un fine settimana\u00a0di pura adrenalina. Seduto comodo \u00a0riavvolgi il nastro e si ricomincia. E lo risenti il freddo del mare, quellle boe gialle che fatichi a vedere, le botte delle cuffie verdi che ti hanno raggiunto e chiedono strada, la muta che non si slaccia, la sabbia sui piedi che non viene via. E poi la\u00a0 zona cambio che \u00e8 solo una boccata d&#8217;aria. Corrono tutti, quindi anche tu, \u00a0anche se in realt\u00e0 non saranno quei venti secondi in meno a cambiarti la classifica. Calze, scarpe e casco per andare a fare i conti con le salite e con un vento che ovviamente ti soffier\u00e0 in faccia. Novanta chilometri dove continui a ripeterti come in un mantra di non fare il fenomeno, di non spingere, di non andare in riserva. Ci provi e ci riprovi a convincerti. Ma dopo quattro ore di fatica il conto arriva. Perch\u00e8 il conto arriva sempre. E cos\u00ec sul lungomare dove adesso ti godi il sole sfogliando la <strong>Gazzetta<\/strong> che regala una brevissima al <strong>Challenge<\/strong> dopo le solite 32 pagine di calcio, rivedi tutti i fotogrammi della tua corsa. Le facce dei tuoi compagni di squadra dell&#8217;<strong>Aurora<\/strong> che ti salutano ad ogni passaggio, il tifo dei dei tuoi figli, l&#8217;incitamento di <strong>Fabio Vedana<\/strong> e di<strong> Simone Diamantini<\/strong> che di solito si sgolano per gente come <strong>Daniel Fontana<\/strong>. Troppo onore. Senti ancora lo speaker che saluta chi arriva e va a raccogliersi il suo pezzetto di gloria,\u00a0 gli applausi, le voci degli addetti ai ristori: &lt;Sali, coca cola , acqua pi\u00f9 avanti&#8230;&gt;. E l&#8217;acqua arriva anche sul tuo tavolino, servita\u00a0con una\u00a0\u00a0fettina di limone in un bicchiere ricamato e un po&#8217; retr\u00f2: &#8220;E\u00a0 a temperatura ambiente, la voleva da frigo?&#8221;. La voce del cameriere ti dice che il film \u00e8 finito. Davanti all&#8217;insegna gialla del bagno 62 due ragazzini scorazzano su uno skate e un signore\u00a0passeggia un po&#8217; annoiato col <strong>Resto del Carlino<\/strong> sotto il braccio. Sul palo, vicino al cestino dei rifiuti, c&#8217;\u00e8 ancora un pezzo della fettuccia rossa e bianca del <strong>Challenge<\/strong>. Svolazza perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 vento anche stamattina. Ma ieri era tutta un&#8217;altra cosa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non ci sono pi\u00f9 i gonfiabili nella rotonda davanti al grand Hotel. Non ci sono pi\u00f9 le transenne, non ci sono pi\u00f9 gli striscioni\u00a0azzurri della Garmin\u00a0e non ci sono pi\u00f9 neppure i getti d&#8217;acqua che bagnavano gli atleti sul lungomare. Ieri Rimini era la fatica del Challenge, una scarica elettrica\u00a0che partiva dal bagnasciuga sotto la Grande Ruota, \u00a0attraversava le colline e tornava a riva. Stamattina \u00e8 il traffico assonnato del luned\u00ec, gli operai in\u00a0tuta che stanno smontando e un paio di bilici che portano via tutto. 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