{"id":11983,"date":"2014-05-15T18:27:32","date_gmt":"2014-05-15T16:27:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=11983"},"modified":"2014-05-15T18:28:03","modified_gmt":"2014-05-15T16:28:03","slug":"papa-francesco-fa-il-tifo-per-la-corsa-piu-difficile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/05\/15\/papa-francesco-fa-il-tifo-per-la-corsa-piu-difficile\/","title":{"rendered":"Papa Francesco fa il tifo per la corsa pi\u00f9 difficile"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/unnamed.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-11984\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/unnamed-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/unnamed-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-11985\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/05\/unnamed-1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Luca Panichi<\/strong>, fiorentino, 45 anni,\u00a0 \u00e8 un ex atleta e ora fa l&#8217;allenatore.\u00a0 Mercoled\u00ec durante l&#8217;udienza generale in piazza San Pietro,\u00a0 ha incontrato e abbracciato\u00a0<strong>Papa Francesco<\/strong>.\u00a0 \u00a0Gli ha chiesto una preghiera e una benedizione per una nuova corsa che sta facendo e a cui avrebbe sicuramente preferito non iscriversi:\u00a0la corsa contro il cancro. Panichi ha donato a <strong>Papa Bergoglio<\/strong> una maglietta della squadra che allena, l<strong> \u201cAtletica Futura\u201d<\/strong> di Figline Valdarno e una copia del libro che ha scritto con <strong>Vania Piovosi<\/strong>: &#8220;La mia corsa continua&#8230;&#8221;.\u00a0 Il Papa lo ha abbracciato e\u00a0Luca \u00e8 scoppiato in lacrime per l&#8217;emozione. &#8220;Con questo gesto ho voluto anche consegnare al Papa tutta la fatica e la passione che ho sempre messo nell&#8217;atletica e, insieme, tutta la mia speranza\u201d. &#8220;La mia corsa continua&#8221; (pagine 142) \u00e8 in vendita a offerta libera e il ricavato va al reparto oncologico dell&#8217;ospedale <strong>Santa Maria Annunziata<\/strong> di Firenze e all&#8217;associazione di volontariato <strong>\u201cRegalami un sorriso<\/strong>\u201d. La prefazione \u00e8 di<strong> Stefano Mei<\/strong>, indimenticato campione dell&#8217;atletica, amico ed ex compagno di squadra di Panichi. \u201cSe questa contro il cancro \u00e8 una gara \u2013 scrive Mei \u2013 Luca \u00e8 quello giusto per vincerla: ha il carattere, la forza, la testa. E poi\u00a0 gli brillano gli occhi!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Per trent&#8217;anni ho fatto l&#8217;atleta, correndo gare tra i 1500 metri e la maratona. Oggi, a quarantacinque anni, continuo a occuparmi di atletica come allenatore. E pensavo che, vista l&#8217;et\u00e0, la mia carriera da agonista fosse finita. Mi sbagliavo. Il 14 dicembre 2012 ho sentito il colpo di pistola che ha dato il via alla gara pi\u00f9 difficile e dura della mia vita. Stavolta il\u00a0 mio avversario non \u00e8 un velocissimo kenyano. Ho a che fare con il cancro. Un adenocarcinoma ai polmoni. La sentenza, secca e precisa come il verbale del giudice di gara, emessa prevede che io campi altri cinque anni, con solo il cinque per cento di possibilit\u00e0 di guarire.<br \/>\nLa mia corsa, dunque, continua. Nella gara che ora sto vivendo a perdifiato mi trovo a competere con l&#8217;avversario pi\u00f9 forte che abbia mai affrontato. Stavolta la corsa \u00e8 solo per il primo posto, non si pu\u00f2 puntare ad altro. A volte mi sembra di essere in vantaggio contro il mio acerrimo rivale. Aumento il ritmo di corsa e lui ne risente. Altre volte, come accade in una corsa lunga e di resistenza, sono io ad avere il fiato corto, ad avvertire la fatica. In tanti anni di gare ho imparato a non mollare mai, a resistere proprio quando sembra che la crisi sia irrisolvibile. Il fascino della corsa sta anche nel confronto continuo con i propri limiti per superarli. In questa gara decisiva non sono solo. Ho i miei tifosi. La mia famiglia, mia moglie e i miei due figli Ilaria e Federico. E non dimentico le parole del pi\u00f9 piccolo che, con lo stupore dei suoi 14 anni, mi ha chiesto a bruciapelo &#8220;babbo, tu guarisci vero?\u201d. E&#8217; una frase che ripeto quasi come un mantra, nello stile dei maratoneti, correndo spalla a spalla con e contro il cancro. E tra i miei tifosi ci sono anche i ragazzi che continuo ad allenare in pista. cercando di comunicare la bellezza dello sport vero. Sto riscoprendo, soprattutto, che la tabella perfetta per trovare l&#8217;andatura giusta verso il traguardo \u00e8 la fede in Dio. L&#8217;esperienza della malattia ha reso pi\u00f9 forte la mia fede perch\u00e9 ha cambiato me. Ho ritrovato il tempo di\u00a0 pregare, di leggere una pagina del Vangelo. Preso dalle faccende della vita avevo messo un po&#8217; da parte il Signore. Se io mi ero allontanato, Lui \u00e8 sempre stato con me. Ora la vita terrena mi appare come un test in preparazione alla corsa celeste, l&#8217;incontro con Dio: quella corsa che non finisce mai e, attraverso il percorso della fede, ha il Paradiso come traguardo. So anche di avere un&#8217;ottima \u201clepre\u201d &#8211; come diciamo in gergo noi atleti &#8211; una guida che scandisce il passo e indica la strada: \u00e8 la Madre di Dio. Sono molto devoto alla Madonna di Rugiano, santuario vicino a Rufina, il mio paese natale. Quando ho saputo della mia malattia sono andato subito l\u00ec e ho pregato davanti alla chiesa, nel punto esatto dove l&#8217;8 settembre 1944 mia nonna perse la vita pestando una mina sistemata dai tedeschi. Lo ammetto, ho faticato ad accettare la malattia perch\u00e9 io dovevo stare bene: il mio tempo era troppo prezioso e la programmazione della stagione invernale alle porte. Poi ecco che la clessidra del mio tempo improvvisamente si \u00e8 capovolta. E ho fatto appello all&#8217;atleta. Mi sono detto: non posso lasciarmi andare, devo trovare le motivazioni giuste, proprio come ogni sportivo. Ora le giornate passano e la gara contro il cancro \u00e8 in pieno svolgimento. L&#8217;ospedale dell&#8217;Annunziata, precisamente il reparto oncologico, \u00e8 il mio nuovo campo di allenamento. Oltretutto \u00e8 vicinissima la mia vecchia pista di atletica, quella pista dove rincorrevo i miei sogni di atleta. S\u00ec, il reparto \u00e8 ora la mia nuova pista. Infermiere e capo sala sono i giudici che controllano il regolare svolgimento della mia corsa. Per la prima volta in vita mia mi allenano due donne: due medici professionalmente e umanamente eccezionali. Proprio come dovrebbe essere un vero coach. Da loro ho tantissimo da imparare.\u00a0 Anche le chemioterapie sono gare che non avevo messo in calendario. Ma che devo fare.<strong> <\/strong>Sono corse al buio, con la speranza di trovare una luce. Anni fa progettavo di andare a correre la 100 km nel deserto. Bene, la chemio \u00e8 proprio quella gara nel deserto che non ho mai corso. E in questo deserto ho scoperto di essere ancora un atleta, consapevole che con la passione e la testa si pu\u00f2 fare la differenza. Ho capito che il cancro lo posso sfidare e che lui sa che io ci sono e faccio la mia gara. S\u00ec, il cancro ha capito che con me se la dovr\u00e0 giocare fino all&#8217;ultimo metro, perch\u00e9 io non mollo. \u201cAttacca\u201d \u00e8 sempre stato il mio grido di battaglia in gara. Mi sono sempre messo in testa a tirare il gruppo, anche quando sarebbe stato meglio seguire una tattica pi\u00f9 accorta. Ma non sono mai stato un runner di retrovia. Ho corso con il vento in faccia, senza centellinare le energie, per far saltare il banco e sovvertire i pronostici. Proprio quello che serve ora: sovvertire il pronostico. I pensieri durante le terapie mi riportano alle tante gare corse, vinte e perse. Alla vittoria nella classica fiorentina \u201cNotturna di San Giovanni\u201d con un record ancora imbattuto persino dai fenomeni africani, alla maratona di New York e a quella volta che sono sceso sotto i 30&#8242; sui 10.000 metri, meritando la convocazione nell&#8217;atletica che conta. E anche una proposta di ricorrere al doping che ho rifiutato. Di fatica ne ho fatta tanta, ma la corsa non \u00e8 mai stata un sacrificio: piuttosto uno stile di vita e oggi Dio solo sa quanto mi aiuta aver imparato a soffrire. S\u00ec, le chemio sono proprio una gara. Alle 8.30 c&#8217;\u00e8 la punzonatura e la camera d\u2019appello. Lo start \u00e8 alle 8.45 e a volte la corsa \u00e8 a cronometro \u2013 io ne usavo due in gara, perci\u00f2 sono abituato &#8211;\u00a0 cos\u00ec mi ritrovo solo, senza altri atleti al nastro di partenza. Poi il rito delle analisi del sangue: il mio personale controllo antidoping. Ed ecco il momento pi\u00f9 brutto: i farmaci, le salite dure. Ma ricordo di aver vinto la Reggello-Vallombrosa due anni di fila correndo sotto i 48&#8242;, e l\u00ec di salita ce n&#8217;\u00e8 tanta! La gara finisce alle 17: spremuta di arancio per integrare, doccia, massaggio e riposo.\u00a0 E tiro le somme nel dopogara. Il cancro mi ha fatto morire e rinascere. Mi ha ridato voglia di vivere. Senza la malattia non avrei cambiato in meglio la mia vita. Ringraziare il cancro, sembra un paradosso vero? Ma non credo di essere matto. Piuttosto fortemente umano, realista. Oggi vedo questa vita che scorre e mi entusiasma come non mai. La mattina, quando mi sveglio,\u00a0 sentire il profumo dell&#8217;aria mi rende felice e leggero: \u00e8 una scossa di adrenalina impagabile. Le giornate ora sono piene, mi sento una persona che vive in modo utile. E mi rendo conto che le cose non sono mai banali. La malattia mi ha fatto capire che\u00a0 la vita \u00e8 un dono di Dio da affrontare con speranza e con il sorriso. Ognuno di noi, poi, deve fare con coraggio la propria corsa nella vita. Guardando sempre il cielo.\u00a0<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Luca Panichi, fiorentino, 45 anni,\u00a0 \u00e8 un ex atleta e ora fa l&#8217;allenatore.\u00a0 Mercoled\u00ec durante l&#8217;udienza generale in piazza San Pietro,\u00a0 ha incontrato e abbracciato\u00a0Papa Francesco.\u00a0 \u00a0Gli ha chiesto una preghiera e una benedizione per una nuova corsa che sta facendo e a cui avrebbe sicuramente preferito non iscriversi:\u00a0la corsa contro il cancro. 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