{"id":12736,"date":"2014-07-26T17:03:00","date_gmt":"2014-07-26T15:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=12736"},"modified":"2014-07-26T18:07:54","modified_gmt":"2014-07-26T16:07:54","slug":"in-bici-col-garmin-segmenti-di-gloria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/07\/26\/in-bici-col-garmin-segmenti-di-gloria\/","title":{"rendered":"In bici col Garmin: &#8220;Segmenti di gloria&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN87031.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12756\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN87031-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN86792.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12754\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN86792-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8651.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12741\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8651-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8652.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12742\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8652-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8674.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12743\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8674-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8677.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12744\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8677-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8681.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12745\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8681-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8713.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12746\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8713-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8710.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12755\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN8710-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN86982.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-12749\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/07\/DSCN86982-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pedali e sul display del <strong>Garmin<\/strong> che hai fissato tra le corna del tuo manubrio da triathlon\u00a0inizia il conto alla rovescia. Dieci, nove, otto&#8230;Stai per entrare in un &#8220;segmento&#8221; , un pezzettino di &#8220;inferno&#8221; che pu\u00f2 essere ovunque nel mondo. Ma adesso \u00e8 qui a cento metri dal tuo naso come ti sta annunciando\u00a0quell'&#8221;ovetto&#8221; nero che lampeggia. Un pezzettino di strada, di salit\u00e0,\u00a0 di pav\u00e8\u00a0dove qualche ciclista fissato come te,\u00a0 passato prima di te, ha lanciato la sfida: &lt;Provate tutti ad andare pi\u00f9 forte\u00a0: qui, adesso&#8230;&gt; . E tu ovviamente ci provi.\u00a0 Tre, due uno&#8230;Provi a fare un tempo migliore del suo, \u00a0in una tratto di strada che non sai quanto sar\u00e0 lungo, quanto salir\u00e0, quanto scender\u00e0, quanto forte \u00a0far\u00e0 battere il tuo cuore. E cos\u00ec al &#8220;via&#8221;\u00a0 inizi a pedalare a tutta\u00a0in una scommessa che sai dove comincia ma non sai dove finisce. La tua fatica, il tuo sudore, il tuo tempo, la tua potenza, la tua velocit\u00e0?\u00a0 Tutto registrato. Tutto riportato sul portale <strong>Garmin Connect<\/strong>\u00a0 dove si faranno i conti. La resa dei conti. Che finir\u00e0\u00a0\u00a0sul tuo pc o sul tuo smartphone\u00a0per vedere\u00a0chi &#8220;comanda&#8221; sul quel pezzetto di provinciale.\u00a0 Roba da ciclisti. Roba da ciclisti che ormai pedalano e cliccano perch\u00e8\u00a0 i tempi cambiano ed \u00e8 divertente mettersi al passo. &#8220;Quando i colleghi americani ci hanno presentato questa funzione dei segmenti\u00a0non immaginavano cosa sarebbe successo\u00a0&#8211; spiega <strong>Matteo Bortesi<\/strong>, pruduct manager<strong> Garmin<\/strong>&#8211; . Da loro il ciclismo non viene vissuto in maniera cos\u00ec competitiva. Da noi \u00e8 un&#8217; altra cosa&#8230;&gt;. Tutta un&#8217;altra cosa. E infatti in poche settimane \u00e8 stato un fiume incessante di tratti di strada\u00a0 inseriti sul portale\u00a0che alla fine si \u00e8 bloccato perch\u00e8 i server non ne potevano pi\u00f9. Siamo un popolo di fissati, c&#8217;\u00e8 poco da fare. E cos\u00ec oggi su 40mila segmenti che si possono incontrare nel mondo, 8mila sono sulle strade italiane. E ci\u00f2 ci fa capire di che pasta siamo fatti. Ci fa capire perch\u00e8 siamo un popolo di depilati, perch\u00e8 se qualcuno ci si mette a ruota buttiamo gi\u00f9 due denti per scrollarcelo di dosso, perch\u00e8 la bici da corsa spesso e volentieri sta in camera da letto. Insomma malati. E con il nuovo <strong>Edge 1000<\/strong> la malattia\u00a0 si fa pi\u00f9 grave. &#8220;Crea dipendenza&#8230;&#8221; dicono scherzando ( ma neanche tanto) quelli della <strong>Garmin<\/strong>. \u00a0E basta un test di un paio d&#8217;ore per rendersi conto che qul piccolo aggeggio che\u00a0ti hanno\u00a0montato sul manubrio della tua bici in cinque minuti cinque , non \u00e8 un contachilometri. Dieci finestre, ma in realt\u00e0 potrebbero essere molte di pi\u00f9, che di punto in bianco ti trasformano da semplice cicloamatore a cicloamatore evoluto: velocit\u00e0, cadenza, frequenza cardiaca, distanza, quota, mappe, tempo e altro si pu\u00f2 aggiungere. A cominciare dalla potenza di pedalata che viene trasmessa all'&#8221;ovetto&#8221; dai sensori dei pedali <strong>&lt;Vector&gt;<\/strong> che hanno preso il posto dei tuoi. &lt;Si montano in fretta e sono compatibili con gli attacchi pi\u00f9 diffusi- spiega\u00a0 <strong>Bortesi<\/strong>&#8211;\u00a0Trasmettono grazie ad otto sensori inseriti nel mandrino che registrano pressione e torsioni&gt;.\u00a0 Cos\u00ec tu spingi sui pedali e vedi in tempo reale i watt che sviluppi. Non solo. Vedi esattamanente se stai spingendo di pi\u00f9 con la gamba destra o con la sinistra, capisci quanto \u00e8 fluida la tua pedalata, quanto \u00e8 &#8220;rotonda&#8221; come dicono i commentatori in tv. L&#8217;inizio con tutte quelle informarzioni a portata di mano rischia di confonderti. In realt\u00e0 dopo un paio di chilometri sai gi\u00e0 perfettamente cosa indica ogni singola finestrella e di volta in vola vai a vederti ci\u00f2 che ti interessa. E la cosa bella \u00e8 che si legge tutto con facilit\u00e0. Anche per chi a 50 anni\u00a0magari non ha problemi di gambe ma comincia ad avere qualche problemino di vista. Pedali e ti rendi conto di ci\u00f2 che stai facendo, una bella sensazione. Cos\u00ec qualla trentina di chilometri che vanno dalla sede <strong>Garmin<\/strong> di via Gallarate ad\u00a0 Arluno in un dentro e fuori tra provinciali e piste ciclabili diventano il terreno perfetto per capire di cosa \u00e8 capace il nuovo &lt;ovetto&gt; <strong>Garmin.\u00a0<\/strong> Sembra quasi di essere in un videgioco che per\u00f2 \u00e8 una cosa seria. E te ne rendi conto quando traferisci tutti i dati sul pc: Informazioni, percentuali, grafici di ci\u00f2 che \u00e8 stata la tua pedalata, la tua prestazione. E&#8217; la tua fatica tradotta in cifre che \u00e8 sempre un bel premio. Non solo. Collegando l&#8217;ovetto ad un qualsiasi smartphone si vede in tempo reale che tipo di allenamento stai facendo, quanto stai spingendo e dove sei.\u00a0 Il concetto \u00e8 lo stesso della telemetria per le macchine dei Formula Uno. Ma qui si va in bici e molto spesso da soli.\u00a0 Cos\u00ec\u00a0\u00a0il &#8220;live track&#8221; diventa anche un fattore di sicurezza perch\u00e8 a chi resta a casa \u00a0per sapere dove sei basta dare un&#8217;occhiata al display del telefonino. C&#8217;erano un volta il contachilometri, i pedali con i puntapiedi e i &#8220;segmenti&#8221; erano solo\u00a0 rette delimitate da due punti. Ora non ci sono pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Pedali e sul display del Garmin che hai fissato tra le corna del tuo manubrio da triathlon\u00a0inizia il conto alla rovescia. Dieci, nove, otto&#8230;Stai per entrare in un &#8220;segmento&#8221; , un pezzettino di &#8220;inferno&#8221; che pu\u00f2 essere ovunque nel mondo. Ma adesso \u00e8 qui a cento metri dal tuo naso come ti sta annunciando\u00a0quell&#8217;&#8221;ovetto&#8221; nero che lampeggia. Un pezzettino di strada, di salit\u00e0,\u00a0 di pav\u00e8\u00a0dove qualche ciclista fissato come te,\u00a0 passato prima di te, ha lanciato la sfida: &lt;Provate tutti ad andare pi\u00f9 forte\u00a0: qui, adesso&#8230;&gt; . 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