{"id":12930,"date":"2014-08-06T19:08:15","date_gmt":"2014-08-06T17:08:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=12930"},"modified":"2014-08-06T19:08:15","modified_gmt":"2014-08-06T17:08:15","slug":"litalia-in-bici-un-paese-fuori-pista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/08\/06\/litalia-in-bici-un-paese-fuori-pista\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia in bici? Un Paese fuori pista"},"content":{"rendered":"<p>Per chi ama pedalare andare all&#8217;estero \u00e8 un po&#8217; farsi del male. Soprattutto nel Nord dell&#8217;Europa. Pedali in Svizzera, Austria, Germania, nelle Fiandre o in Olanda e ti rendi conto di quante chiacchiere si fanno da noi. Chiacchiere, appunto. Gi\u00e0 perch\u00e8 le piste ciclabili sono un&#8217;altra cosa rispetto a ci\u00f2 che ci propongono i nostri amministratori. Parlo di Milano, ma potrei dire Roma, Torino senza parlare delle citt\u00e0 del Sud dove il discorso non si comincia neppure. Cos\u00ec fai in bici il Giro del Lago di Costanza tra Germania, Austria e Svizzera e capisci di quanto poco lungimiranti siano i nostri politici. Capisci di quanto business ci sia dietro una pista ciclabile dove scorazzano tranquilli miglia e migliaia di turisti che riempiono hotel, ristoranti, bar, officine di noleggio, negozi di ricambi ed altro ancora. Ed \u00e8 un turismo di qualit\u00e0 che pedala piano, si ferma molto e quindi consuma e spende. Non il mordi e fuggi al quale con la crisi si stanno abituando ( o rassegnando) sui nostri litorali. Certo per portare i turisti in bici lungo i laghi, lungo i fiumi, nelle oasi naturalistiche o nelle citt\u00e0 d&#8217;arte servono le piste ciclabili e non le fantastiche ipotesi a cui siano abituati dalle nostre parti. Valga su tutto l&#8217;esempio di Expo che sulla carta doveva essere il quadrifarmaco per risolvere tutti i mali del nostro Paese, in realt\u00e0 si appresta a diventare un grande contenitore di sogni che per molti moriranno all&#8217;alba. Expo che doveva promuovere molto di sostenibile a cominciare dal cibo ma non riesce a promuovere una pista ciclabile degna di tal nome che da Milano porti in quel gioiello naturalistico che \u00e8 il Parco Ticino. tanto per fare un esempio. Non c&#8217;\u00e8 nulla da costruire. Basterebbe rimettere in sesto le ciclabili del Naviglio o ripulire da erbacce e rifiuti quella che costeggiando l&#8217;alta velocit\u00e0 Milano-Torino parte dalla Fiera di Milano e dopo Cornaredo, Pregnana, Arluno arriva a Bernate. E&#8217; tutto fatto ( e bene) ma \u00e8 anche tutto abbandonato per l&#8217;inerzia di Regioni, Province, Comuni, Enti e chiss\u00e0 chi altri ancora che probabilmente si rimpallano la competenza su chi debba fare una normalissima manutenzione. Storie ordinarie del nostro Paese. Ed \u00e8 per questo che quando pedali sulle sponde perfette, pulite, indicate, assistite e frequentate del Lago di Costanza ti monta la rabbia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Per chi ama pedalare andare all&#8217;estero \u00e8 un po&#8217; farsi del male. Soprattutto nel Nord dell&#8217;Europa. Pedali in Svizzera, Austria, Germania, nelle Fiandre o in Olanda e ti rendi conto di quante chiacchiere si fanno da noi. Chiacchiere, appunto. Gi\u00e0 perch\u00e8 le piste ciclabili sono un&#8217;altra cosa rispetto a ci\u00f2 che ci propongono i nostri amministratori. 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