{"id":12954,"date":"2014-08-09T22:41:25","date_gmt":"2014-08-09T20:41:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=12954"},"modified":"2014-08-10T16:06:59","modified_gmt":"2014-08-10T14:06:59","slug":"se-litalia-pedalasse-come-la-germania-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/08\/09\/se-litalia-pedalasse-come-la-germania-se\/","title":{"rendered":"Se l&#8217;Italia pedalasse come la Germania&#8230;Se"},"content":{"rendered":"<p>Se, se, se&#8230;torna in mente un mito di poesia come quella di Kipling. Ma sarebbe un&#8217;imperdonabile presunzione. Qui si vola molto pi\u00f9 basso, a sfiorare il qualunquismo di quei discorsi che di solito si fanno al bar. Che cerchi di ricacciare indietro per\u00f2 tornano perch\u00e9 spesso \u00e8 ci\u00f2 che vedi che condiziona i tuoi pensieri. E che fa saltare le tue categorie. Cos\u00ec torni in Italia dopo aver pedalato per giorni e chilometri sulle sponde del lago di Costanza in Germania e ti resta un po&#8217; di amaro in bocca. Non per i posti bellissimi che ci sono anche da noi. Lindau, Mainau, le cascate del Reno a met\u00e0 con la Svizzera, la sponda austriaca di Bregenz, tutto bellissimo e perfetto ma se sei abituato a Bellagio, a Desenzano, a Bardolino non \u00e8 che ti manca qualcosa. E neppure per le piste ciclabili che da noi restano purtroppo un&#8217;ipotesi. I tedeschi, ma anche gli svizzeri, gli austriaci, gli svedesi, i belgi, gli olandesi&#8230;(e si potrebbe continuare) si muovono in bici perch\u00e9 sono culturalmente abituati a farlo ma anche perch\u00e9 hanno le strade riservate per farlo. Da noi andare da una qualsiasi stazione ferroviaria di Milano fino nell&#8217;hinterland e&#8217; praticamente impossibile. Cos\u00ec come andare dal centro di Milano sull&#8217;Adda, sul Ticino o in un qualsiasi parco della provincia. Non ci sono le ciclabili e soprattutto non c&#8217;\u00e8 uno straccio di indicazione. I tedeschi ma anche gli svizzeri, gli austriaci, gli svedesi, i belgi&#8230;insomma quelli di prima, invece hanno due segnaletiche parallele: una per le auto, la stessa, identica, per chi si muove in bici. Si pu\u00f2 andare ovunque, da frazione a frazione, da paese a paese, da citt\u00e0 a citt\u00e0 senza perdersi e sapendo sempre quanti chilometri uno ha percorso e quanti gliene mancano. Ma l&#8217;amaro in bocca tornando dalla Germania resta per altre cose. Ti viene di fare un paragone con l&#8217;Italia pi\u00f9 per eccesso d&#8217;amore che per esterofilia. Ti viene perch\u00e9 salta all&#8217;occhio. E allora ti chiedi perch\u00e9 se parti dalla stazione di Costanza non trovi nessuno appostato alle macchinette dei biglietti che pretenda una mancia per aiutarti a fare il biglietto. Ti chiedi perch\u00e9 non ci sia nessuno che ti cammini a fianco per decine di metri per venderti un braccialetto, un libro, un gioco cinese. Ti chiedi perch\u00e9 entrando con le bici in stazione non si debba zigzagare tra decine di venditori di borse, cinture, magliette o chiss\u00e0 cos&#8217;altro. Ti chiedi perch\u00e9 pur avendo percorso in bici e in auto quasi un migliaio di chilometri su strade di campagna, provinciali e statali tu non abbia mai incontrato una prostituta che una. E allora pensi alla sfilata di donnine che da noi animano il viavai automobilistico sulla Paullese, sulla Vigevanese e in ogni dove sulle strade della Penisola. Ti chiedi perch\u00e9 ti guardi in giro e non vedi baraccopoli o accampamenti di roulotte sotto i ponti delle superstrade. Ti chiedi perch\u00e9 tutte quelle magnifiche case, casette, ville e villette che si affacciano sulle sponde del lago di Costanza non abbiano alle finestre un&#8217;inferriata che una e non abbiano recinzioni spinate per proteggere i giardini. Ti stupisci se il ragazzo che ti accoglie alla reception dell&#8217;hotel ti dice che puoi tranquillamente lasciare la tua auto per sette giorni in un parcheggio sperduto della zona universitaria di Friedrichausen perch\u00e9 tanto non le accadr\u00e0 nulla. All&#8217;auto. E infatti non le accade nulla. Certo, non sar\u00e0 il Paese delle meraviglie e una decina di giorni non bastano a capire come si vive davvero in un posto. Si rischia di dire cose banali, il qualunquismo da bar. Pu\u00f2 darsi. Per\u00f2 come cantava De Gregori tra &#8220;bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi&#8230;&#8221;. E allora ti viene da chiederti: ma perch\u00e9 noi non riusciamo a pedalare come i tedeschi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se, se, se&#8230;torna in mente un mito di poesia come quella di Kipling. Ma sarebbe un&#8217;imperdonabile presunzione. Qui si vola molto pi\u00f9 basso, a sfiorare il qualunquismo di quei discorsi che di solito si fanno al bar. Che cerchi di ricacciare indietro per\u00f2 tornano perch\u00e9 spesso \u00e8 ci\u00f2 che vedi che condiziona i tuoi pensieri. E che fa saltare le tue categorie. Cos\u00ec torni in Italia dopo aver pedalato per giorni e chilometri sulle sponde del lago di Costanza in Germania e ti resta un po&#8217; di amaro in bocca. 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