{"id":13006,"date":"2014-08-21T17:59:45","date_gmt":"2014-08-21T15:59:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=13006"},"modified":"2014-08-21T17:59:45","modified_gmt":"2014-08-21T15:59:45","slug":"con-la-bici-in-himalaya-due-ottomila-in-sette-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/08\/21\/con-la-bici-in-himalaya-due-ottomila-in-sette-giorni\/","title":{"rendered":"Con la bici in Himalaya: due ottomila in sette giorni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/08\/824x_DYNAFIT_Team_Andrea_Zambaldi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-13125\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/08\/824x_DYNAFIT_Team_Andrea_Zambaldi-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"136\" height=\"120\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/08\/824x_2ottomila_in_7giorni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-13124\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/08\/824x_2ottomila_in_7giorni-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"122\" \/><\/a>Ci vuole il fisico per fare certe cose. E spesso non basta perch\u00e8 se non c&#8217;\u00e8 la testa a darti una mano non ci si deve neppure provare. Salire in sette giorni due cime di 8mila metri e usare per i trasferimenti dai campi base solo mountainbike senza ossigeno supplementare non \u00e8 impresa da poco. E&#8217; una di quelle sfide che spesso ti fanno chiedere perch\u00e8? Ma chi glielo fa fare? E non c&#8217;\u00e8 risposta o meglio c&#8217;\u00e8 eccome. E ognuno ha\u00a0la sua che arriva nel momento momento in cui nella testa scatta gli scatta la scintilla di una sfida che giorno dopo giorno diventa un magnifico chiodo fisso. Vale per una maratona, per un ironman, per qualsiasi altra gara perch\u00e8 tutte le sfide hanno pari dignit\u00e0. Certo che quella di <strong>Andrea Zambaldi<\/strong>, giovane alpinista veronese del team <strong>Dynafit (<a href=\"http:\/\/www.dynafit.it\/\">www.Dynafit.it<\/a>) ,<\/strong> che \u00e8 partito ieri insieme con i tedeschi <strong>Benedikt Boehm<\/strong> e <strong>Sebastian Haag<\/strong> \u00e8 di quelle che fanno tremare i polsi. &#8220;Due ottomila in sette giorni&#8221; che in pratica sono due a due arrampicate da brividi sulla catena dell&#8217; <strong>Himalaya. \u00a0<\/strong>L\u2019obiettivo \u00e8 salire lo<strong> Shisha Pangma<\/strong> (8.027 metri) e il <strong>Cho Oyu<\/strong> (8.201 metri) in sette giorni e coprire la distanza tra i due campi base senza l\u2019ausilio di mezzi a motore, quindi grazie esclusivamente alla forza delle proprie gambe. Infatti i tre componenti della spedizione si sposteranno da un campo base all\u2019altro su tre mountain bike che alterneranno a trasferimenti a piedi. E, per quanto riguarda l\u2019ascesa alle due vette, il team non far\u00e0 uso di ossigeno supplementare, mentre le discese che i componenti della spedizione disegneranno saranno lunghe curve grazie ai propri sci Dynafit.\u00a0\u00a0<strong>Andrea, Benedikt e Sebastian<\/strong> percorrereranno in mountain bike i 170 km che separano i campi base. La prima met\u00e0 del percorso segue la \u201cFriendship Highway\u201d che collega Kathmandu in Nepal con Lhasa nel Tibet, e prosegue poi da Talsenke dietro il passo Lalung La fino al Tingri. Il tratto tra i due campi base si sviluppa prevalentemente su un sentiero ghiaioso con una pendenza media del 15%. Ovviamente gli atleti dovranno affrontare anche le diverse condizioni climatiche, come la presenza di neve e ampie zone rocciose che, lungo la via, rallenteranno significativamente il loro ritmo. Non si faranno mancare nulla, isomma. La loro avventura sar\u00e0 raccontata giorno per giorno in un blog (\u00a0<a href=\"http:\/\/2x8000.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">blog 2\u00d78000<\/a>) .\u00a0 La spedizione \u00e8 partita ieri,\u00a0 l\u2019attacco alle due vette \u00e8 se non ci saranno inconvenenti e dopo un periodo di acclimatamento\u00a0\u00e8 fissato a cavallo tra settembre e ottobre \u00a0e il rientro \u00e8 previsto sabato 4 ottobre.\u00a0 Zambaldi ha al suo attivo numerose spedizioni tra cui l\u2019Aconcagua nel 2004, una nuova via al Quitaraju nel 2005, una via nuova all\u2019Ishinca nel 2012,\u00a0 l\u2019Alpamayo sempre nel 2012, lo Shisha Pangma nel 2008, il tentativo al Makalu nel 2006, spedizioni sci alpinistiche in nord America e nord Europa, l\u2019esplorazione di grotte nella foresta tropicale filippina, la discesa di molti canyon dall\u2019oceano indiano fino alle Alpi, detenendo per alcuni di essi ancora il record di velocit\u00e0 in discesa. E ora tocca di nuovo all&#8217;Himalaya.<br \/>\n<strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci vuole il fisico per fare certe cose. E spesso non basta perch\u00e8 se non c&#8217;\u00e8 la testa a darti una mano non ci si deve neppure provare. Salire in sette giorni due cime di 8mila metri e usare per i trasferimenti dai campi base solo mountainbike senza ossigeno supplementare non \u00e8 impresa da poco. E&#8217; una di quelle sfide che spesso ti fanno chiedere perch\u00e8? Ma chi glielo fa fare? E non c&#8217;\u00e8 risposta o meglio c&#8217;\u00e8 eccome. 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