{"id":13115,"date":"2014-08-24T19:36:15","date_gmt":"2014-08-24T17:36:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=13115"},"modified":"2014-08-24T19:40:31","modified_gmt":"2014-08-24T17:40:31","slug":"una-ciclabile-da-torino-a-venezia-qual-buon-vento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/08\/24\/una-ciclabile-da-torino-a-venezia-qual-buon-vento\/","title":{"rendered":"Una ciclabile da Torino a Venezia? Qual buon Vento&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Tira un buon <strong>Vento<\/strong>. Con la &#8221; v&#8221; maiuscola. E speriamo che porti qualcosa di buono. Magari un pista ciclabile lunga 700 chilometri che\u00a0 scorrendo sugli argini del Po\u00a0colleghi\u00a0 Torino a Venezia<strong>. <\/strong>Un sogno? Probabilmente s\u00ec perch\u00e8 la maggior parte delle volte nel nostro Paese questi restano sogni. Altrove no,\u00a0 sul Danubio, sul Reno si traducono in\u00a0filanti tratti d&#8217;asfalto con segnaletiche e servizi che portano turismo e tanto lavoro. E senza investimenti\u00a0da fantascienza. \u00a0Normali opere viabilistiche che potrebbero essere fatte ad esempio anche sui Navigli milanesi dove serebbe sufficiente risfaltare e mettere un po&#8217; di indicazioni. Opere che erano state annunciate per <strong>Expo<\/strong> e invece sono finite nel dimenticatoio e che invece \u00a0potrebbero risollevare con\u00a0 il cicloturismo i territori, i fiumi, i parchi, i paesi.\u00a0 Il progetto <strong>&#8220;Vento&#8221;<\/strong>\u00a0c\u2019\u00e8. Lo ha messo a punto da qualche anno\u00a0il <strong>Politecnico di Milano<\/strong> che ha pensato ad una serie\u00a0 di infrastrutture leggere e opere a ridosso della dorsale del Po per una serie di interventi che \u00a0richiederebbero un investimento stimato di circa 100 milioni di euro che potrebbero essere in parte coperti da fondi europei ( bisogna chiederli per\u00f2) per un collegamento dei tratti e la messa in sicurezza delle piste gi\u00e0 esistenti che sono il 65 per cento. Il sogno \u00e8 riuscire a fare in Italia\u00a0 ci\u00f2 che da anni hanno fatto in Germania\u00a0con i percorsi della Baviera, dell&#8217;Altmuhel\u00a0o intorno al Lago di Costanza o in Austria sulle rive del Danubio. Ma anche in Svizzera, in Francia, in Olanda e nelle isole Britaniche\u00a0. Cio\u00e8 fare del nostro Paese, che ha tutte le carte in regola per diventarlo,\u00a0\u00a0una meta del turimo su due ruote che \u00e8 davvero un business anche se noi non ce ne rendiamo conto. Basti pensare che solo in Germania\u00a0porta ogni anno 4 miliardi di indotto, mica bruscolini. A fine luglio quel progetto \u00e8 arrivato sul tavolo del ministro al Turismo\u00a0<strong>Dario Franceschini<\/strong>, che ha garantito il proprio impegno, un protocollo d\u2019intesa e un tavolo tecnico che comincer\u00e0 a lavorare gi\u00e0 da settembre.\u00a0 Premesso che un tavolo\u00a0\u00e8 come la laurea o la sigaretta, non si negano a nessuno mi pare tutto gi\u00e0 sentito e gi\u00e0 visto. Intanto due sere fa mia moglie mentre usciva da un supermercato dalle parti di Abbiategrasso, in pieno parco del Ticino, si \u00e8 trovata di fronte un turista tedesco in bicicletta dall&#8217;aria diperata. Non sapeva dov&#8217;era, non trovava indicazioni e non sapeva dove andare a dormire. Insomma si era perso. Questi sono i percorsi ciclabili nel nostro Paese a una manciata di mesi dall&#8217;Expo&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tira un buon Vento. 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