{"id":13588,"date":"2014-10-02T15:57:25","date_gmt":"2014-10-02T13:57:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=13588"},"modified":"2014-10-02T18:12:37","modified_gmt":"2014-10-02T16:12:37","slug":"e-il-maratoneta-fini-in-manette","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/10\/02\/e-il-maratoneta-fini-in-manette\/","title":{"rendered":"E il maratoneta fin\u00ec in manette"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/1321194352406MAX_5276-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-13590\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/1321194352406MAX_5276-1-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" \/><\/a>Gli girava male negli ultimi tempi. D\u2019altronde non \u00e8 che se uno vince una maratona diventa ricco e si sistema per tutta la vita. I maratoneti, anche se forti, non sono calciatori, golfisti o piloti di formula uno. Tanta gloria, tanta fatica ma non fiumi di dollari. E poi dipende dalla maratona. Perch\u00e9 un conto \u00e8 arrivare primo a <strong>New York<\/strong> o a <strong>Londra<\/strong> o nelle dorate kermesse degli Emirati, un altro a Torino che, anche se importante, non \u00e8 una corsa che ti fa svoltare. Cos\u00ec<strong> Abdelaziz El Idrissi<\/strong> che tre anni fa correndo in 2 ore e otto minuti aveva vinto col miglior tempo di sempre la <strong>Turin Marathon<\/strong> l\u00ec era rimasto. Sul lungo rettilineo di Corso Francia dove aveva \u00abschiantato\u00bb tutti prima di arrivare a braccia alzate sul traguardo di piazza Castello e raccontare a tutti che il suo sogno era s\u00ec vincere un maratona ma soprattutto diventare italiano. Una sorpresa ma non del tutto perch\u00e9 l\u2019alteta marocchino gi\u00e0 aveva fatto parlare di s\u00e8 alle olimpiadi di Pechino dove era arrivato undicesimo e ai mondiali di Daegu in Corea dove si era piazzato quarto. Ma a volte la gloria dura davvero lo spazio di un amen. E infatti <strong>El Idrissi<\/strong>, dopo la sua vittoria sotto la Mole, era tornato a vivere alla giornata come fanno molti immigrati oggi nel nostro Paese. \u00c9 finita male. Malissimo. E finita con un paio di manette ai polsi e un\u2019accusa di furto aggravato per aver rubato un cellulare ad un uomo su uno scooter fermo a un semaforo in viale XX settembre a Genova. La storia fa un po\u2019 tristezza. Si perch\u00e8 <strong>El Idrissi<\/strong> da quel semaforo non ci passava per caso. Lui, che era arrivato in Italia una ventina di anni fa, da sempre viveva a Genova, ultimamente un po\u2019 dove capitava arrabattandosi tra i carrugi. E a quell\u2019incrocio ci lavorava da un po\u2019 ormai. Faceva ci\u00f2 che fanno molti sui connazionali nelle citt\u00e0 italiane quando le promesse di un lavoro, e forse di un vita migliore, si squagliano come neve al sole: vendeva fiori agli automobilisti che si fermavano in attesa del verde. E le beffa \u00e8 che a volte le promesse svaniscono anche per chi \u00e8 considerato una \u00abpromessa\u00bb dello sport marocchino, gi\u00e0 nazionale, gi\u00e0 un po\u2019 campione: perch\u00e9 non sempre la vita tiene conto dei privilegi. E chiss\u00e0 se durante le sue corse, i suoi allenamenti, le sue maratone ci aveva mai pensato che sarebbe finita cos\u00ec. Chiss\u00e0 se a quegli studenti dell\u2019istituto Alfieri di Torino che dopo la sua vittoria gli chiedevano come si diventa campioni di maratona aveva confessato la sua paura: non di non vincere pi\u00f9 ma di non farcela ad arrivare in fondo. Forse no. Ed \u00e8 andata come andata. Cos\u00ec quando il carabiniere di quartiere gli si \u00e8 parato davanti per chiedergli conto di quel telefonino che si era messo in tasca, non ha avuto neppure la forza di fuggire. Dicono che si sia messo a correre ma che sia stato raggiunto dopo pochi metri dal militare che si teneva con una mano la bandoliera. Il maratoneta che aveva messo dietro tutti tre anni fa alla <strong>Turin Marathon<\/strong> non c\u2019era pi\u00f9. Neanche forza di uno scatto. E ora per Abdelaziz comincia un\u2019altra maratona. Dura come non mai&#8230;<\/p>\n<blockquote><p>Leggendo i vari messaggi su Facebook che fanno riferimento all\u2019articolo de La Stampa e de il Secolo XIX e visto il pressante riferimento al fatto che il giovane coinvolto nel caso spiacevole di Genova sia stato il vincitore della Turin Marathon Gran Premio La Stampa, nel 2011, mi sembra il caso di fare alcune considerazioni.<\/p>\n<p>In alcuni punti ho letto che il carabiniere ha potuto compiere l\u2019arresto correndo pi\u00f9 veloce dell\u2019ex atleta. Io non credo sia corretto sviluppare ironia intorno a un caso umano di non facile interpretazione creando, magari, delle fantasiose situazioni nelle quali questo disgraziato si \u00e8 venuto a trovare.<\/p>\n<p>Aziz Naji ci \u00e8 stato proposto da uno dei nostri manager di riferimento nel 2011, e inaspettatamente ha vinto anche con un tempo di un certo rilievo. Noi increduli abbiamo, dopo tutte le analisi e indagini del caso, pagato premi, bonus e ingaggi per un ammontare complessivo di ventiduemila euro. Questa cifra Aziz pare se la sia sperperata rapidamente.<br \/>\nCosa sia successo esattamente a Genova non c\u2019\u00e8 dato sapere. Da testimonianze locali sembrerebbe che a seguito di una lite a un incrocio, dove l\u2019ex atleta proponendo dei fiori veniva brutalmente mandato a stendere, sia seguito un alterco con qualche spintone.<br \/>\nL\u2019intervento del carabiniere presente al fatto, ha avuto come conseguenza l\u2019immediato trasporto dei due litiganti in caserma dove uno dei due sosteneva che l\u2019altro avesse tentato di rubare il telefonino. Lungi da me l\u2019idea di intervenire nel merito e di partecipare al gossip.<\/p>\n<p>Quello che credo sia utile, visto che qualcuno ha subito cominciato a pensare a chi poter attribuire la colpa di questa situazione, se all\u2019atleta o allo sport, mi pare che assegnare qualche colpa allo sport sia fuori luogo. Il ragazzo aveva un manager, una squadra e come avviene in molti casi si \u00e8 ritrovato in tasca cifre importanti che non \u00e8 stato capace di gestire e, soprattutto, non ha avuto la costanza di continuare con la corsa, con l\u2019allenamento e con quella fatica quotidiana che lo aveva portato successo.<\/p>\n<p>Si badi bene che questo non \u00e8 un caso singolo, \u00e8 una cosa che si ripete anche in Kenya dove molti atleti, soprattutto maschi, raggiungono successo e passano dall\u2019oggi al domani da una vita in una capanna di paglia alla possibilit\u00e0 di disporre di denaro che in quei paesi sono cifre enormi. Credo sia difficile stabilire cosa si possa fare perch\u00e9 questo non accada pi\u00f9.\u00a0<br \/>\nOrmai in Africa, in Kenya, Etiopia, Uganda ci sono allenatori che addirittura creano scuole, luoghi di accoglienza e formazione. Moltissimi atleti hanno avuto fortuna, sono diventati militari, politici, ministri per\u00f2, come accade in tutto il mondo, ci sono casi che vanno verso strade sbagliate, disperate e perdenti. Di certo lo sport non pu\u00f2 agire come il grande fratello. Se cos\u00ec fosse non ci sarebbe il doping e non ci sarebbero anche nel nostro paese casi cos\u00ec tristi e drammatici.<\/p>\n<p>Noi della Turin Marathon esprimiamo con dolore il nostro affetto per Aziz Naji e ci auguriamo che questa tirata d\u2019orecchi gli serva da lezione e lo aiuti visto che \u00e8 anche ingrassato a ricominciare a correre e a quanti gli sono attorno rivolgiamo un appello affinch\u00e9 lo aiutino a trovare un lavoro.<\/p>\n<p>Turin Marathon<br \/>\nIl Presidente<br \/>\nLuigi Chiabrera<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gli girava male negli ultimi tempi. D\u2019altronde non \u00e8 che se uno vince una maratona diventa ricco e si sistema per tutta la vita. I maratoneti, anche se forti, non sono calciatori, golfisti o piloti di formula uno. Tanta gloria, tanta fatica ma non fiumi di dollari. E poi dipende dalla maratona. 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