{"id":13732,"date":"2014-10-12T18:59:32","date_gmt":"2014-10-12T16:59:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=13732"},"modified":"2014-10-12T23:45:55","modified_gmt":"2014-10-12T21:45:55","slug":"zanardi-e-fontana-capitani-coraggiosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/10\/12\/zanardi-e-fontana-capitani-coraggiosi\/","title":{"rendered":"Zanardi e Fontana: capitani coraggiosi&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/P90165859-kailua-kona-us-11th-october-2014-bmw-motorsport-alessandro-zanardi-it-bmw-works-driver-alessandro-za-600px2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-13741\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/P90165859-kailua-kona-us-11th-october-2014-bmw-motorsport-alessandro-zanardi-it-bmw-works-driver-alessandro-za-600px2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/10641022_781797815215065_3685732285588071682_n-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-13739\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/10641022_781797815215065_3685732285588071682_n-1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/10641022_781797815215065_3685732285588071682_n-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/10641022_781797815215065_3685732285588071682_n-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/10\/10641022_781797815215065_3685732285588071682_n-1.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>Un Ironman sono duemila storie tutte da raccontare.\u00a0\u00a0Figurarsi <strong>l&#8217;Ironman di Kona<\/strong> dove tutto \u00e8 cominciato e dove tutto continua perch\u00e8 \u00e8 qui che il mito degli uomini d&#8217;acciaio si autoalimenta. Perch\u00e8 \u00e8 qui che molti arrivano a giocarsi la gara della vita: tanti cominciano, tanti finiscono una carriera e tanti ripartono dopo una sconfitta. Un <strong>Ironman<\/strong> sono duemila storie da raccontare perch\u00e8\u00a0dietro ogni bracciata, ogni pedalata, ogni passo c&#8217;\u00e8 una stagione di fatica, di sacrifici e di speranze. Che a volte svaniscono come neve al sole. Cos\u00ec oggi tutti giustamente celebrano <strong>Alex Zanardi<\/strong>: un grande.\u00a0 Lui la sua sfida l&#8217;ha vinta. Quando un mese fa aveva presentato l&#8217; avventura nella sala Montanelli del Corriere della Sera in via Solferino a Milano gli brillavano gli occhi. Non aveva nessun dubbio che ce l&#8217;avrebbe fatta e forse non ne aveva nessuno neppure sul fatto che sarebbe arrivato sotto le dieci ore. Fatto. La sua impresa, perch\u00e8 di questo si tratta, \u00e8 una lezione per tutti. Ed \u00e8 la stessa lezione che tanti come <strong>Alex Zanardi,<\/strong> che per\u00f2 non si chiamano<strong> Alex Zanardi<\/strong>, danno ogni giorno a tutti sfidando citt\u00e0, luoghi, edifici, mezzi pubblici ancora troppo inospitali. Altro che Ironman. Ci\u00f2 detto <strong>Zanardi<\/strong> \u00e8 immenso. Lui dice spesso di sentirsi un &#8220;privilegiato&#8221; ma il realt\u00e0 il suo\u00a0 privilegio \u00e8 avere una testa capace di assecondare la sua infinita voglia di vivere. &#8220;Quando mi hanno chiesto di partecipare all&#8217;Ironman di Kona- aveva spiegato- mi sono detto: perch\u00e8 no? Quando mi ricapita&#8230;&#8221;. Forse il segreto \u00e8 tutto qui: avere il coraggio di avere coraggio che poi \u00e8 l&#8217;unico modo per arrivare in fondo a tutte le cose.\u00a0Cos\u00ec <strong>Alex<\/strong> e cos\u00ec <strong>Daniel<\/strong> che di cognome fa<strong> Fontana<\/strong>, che \u00e8 mezzo argentino e mezzo italiano, che \u00e8 stato due volte olimpionico, che \u00e8 stato l&#8217;unico in Italia a vincere un Ironman e che ieri era l&#8217;unico azzurro in gara a Kona che aveva la possibilit\u00e0 di giocarsela con i primi.\u00a0 Gli \u00e8 andata male, malissimo. Peggio di come potesse immaginare nel pi\u00f9 brutto dei suoi sogni. Ma non sempre tutto va come si vorrebbe. Non so ancora cosa esattamente gli sia capitato in gara. Ho seguito i suoi tempi, i suoi passaggi , i\u00a0distacchi che aumentavano e quel pallino verde sulla mappa della Big Island che si allontava dal gruppo dei primi.\u00a0 Ma erano numeri. E i numeri non ti spiegano del tutto la fatica, le difficolt\u00e0, le sensazioni. I numeri non hanno anima. Poi uno stop nel penality box,\u00a0 poi le gambe che forse non giravano pi\u00f9 come prima, poi il vento e poi una maratona ad inseguire&#8230; Non tanto <strong>Kienle<\/strong>, <strong>Frodeno<\/strong> e gli altri ma forse un sogno che fuggiva via. Mi sono sempre chiesto cosa passi nella testa di un\u00a0 campione quando capisce che la gara \u00e8 persa. Quando si rende conto che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare. Chiss\u00e0 quali sono\u00a0 i comandi che partono dal cervello? Credo che uno arrivi subito prima degli altri percorrendo una corsia preferenziale che \u00e8 poi la strada pi\u00f9 comoda. La scorciatoia che ti permette di mettere fine al tuo tormento senza pederci la faccia. Il ritiro \u00e8 sempre dignitoso. Il ritiro ti pemette di giustificare o di nascondere una giornata storta. Il ritiro ti d\u00e0 sempre un alibi per gli altri e spesso anche per te stesso. Il ritiro \u00e8 come schiacchiare il tasto di pausa sul telecomando\u00a0per interrompere una gara che non ti piace pi\u00f9. Fine. E se ne riparla.<strong> Fontana<\/strong> ieri quel bottone non lo ha voluto schiacciare ed \u00e8 stata una scelta coraggiosa. Lui pure come Zanardi ha avuto coraggio ad avere coraggio.\u00a0\u00a0Poteva chiuderla l\u00ec e nessuno gliene avrebbe chiesto conto. Poteva mettere la freccia e accostare come si fa in formula uno quando il motore va arrosto o si buca una gomma. Poteva evitare\u00a0di farsi sfilare da atleti che non credevano ai propri occhi e mai avrebbero pensato di superarlo.\u00a0 S\u00ec,\u00a0\u00a0poteva evitare&#8230; Ma a volte ci sono traguardi che valgono pi\u00f9 di un crono o di una medaglia. Ci sono traguardi speciali fatti per uomini che hanno coraggio. E la vittoria pu\u00f2 davvero diventare un dettaglio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un Ironman sono duemila storie tutte da raccontare.\u00a0\u00a0Figurarsi l&#8217;Ironman di Kona dove tutto \u00e8 cominciato e dove tutto continua perch\u00e8 \u00e8 qui che il mito degli uomini d&#8217;acciaio si autoalimenta. Perch\u00e8 \u00e8 qui che molti arrivano a giocarsi la gara della vita: tanti cominciano, tanti finiscono una carriera e tanti ripartono dopo una sconfitta. Un Ironman sono duemila storie da raccontare perch\u00e8\u00a0dietro ogni bracciata, ogni pedalata, ogni passo c&#8217;\u00e8 una stagione di fatica, di sacrifici e di speranze. Che a volte svaniscono come neve al sole. 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