{"id":13962,"date":"2014-11-02T00:50:56","date_gmt":"2014-11-01T23:50:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=13962"},"modified":"2014-11-02T00:50:56","modified_gmt":"2014-11-01T23:50:56","slug":"new-york-il-sogno-del-maratoneta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/11\/02\/new-york-il-sogno-del-maratoneta\/","title":{"rendered":"New york, il sogno del maratoneta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/131635875_10.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-14005\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/131635875_10-300x220.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/131635875_10-300x220.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/131635875_10.jpg 980w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non \u00e8 per niente un rito stanco ma la crisi morde. E non solo la crisi. Dopo le bombe sul traguardo di <strong>Boston<\/strong> il resto lo fa la paura di trovarsi nel cuore di un grande evento che potrebbe essere preso di mira da qualche fanatico. E c\u2019\u00e8 ancora la ferita aperta di <strong>Ground Zero<\/strong> a ricordare che il pericolo non \u00e8 passato. Cosi gli italiani, che da sempre sono stati la truppa pi\u00f9 numerosa a<strong> New York<\/strong>, dagli oltre 4mila che erano nel 2011 quest&#8217;anno saranno poco meno della met\u00e0: 2059 per la precisione. Si fa pi\u00f9 fatica ad andare dall&#8217;altra parte dell&#8217;Oceano per correre la maratona pi\u00f9 famosa del mondo che oggi sar\u00e0 anche la pi\u00f9 \u00abblindata\u00bb e controllata di sempre. Si fa pi\u00f9 fatica perch\u00e8, chi \u00e8 obbligato a stringere la cinghia, prima di mettere in bilancio tremila euro per partire adesso ci pensa due volte. Per\u00f2 New York vale il viaggio. Sempre. \u00c9 la maratona pi\u00f9 bella. \u00abL&#8217;unica che pu\u00f2 cambiarti la vita. Perch\u00e8 se vinci da qualche parte del mondo diventi un atleta di primo piano ma se vinci a New York diventi famoso..\u00bb racconta ogni volta che glielo chiedono<strong> Gianni Poli<\/strong>, un pezzo di storia della nostra maratona, il primo azzurro a scendere sotto le 2ore e 10 minuti sui 42 chilometri, e vincitore nella grande Mela nel 1986. E a <strong>Poli<\/strong>, ma anche a <strong>Orlando Pizzolato<\/strong> che a Central Park \u00e8 arrivato a braccia alzate nell&#8217;84 e nell&#8217;85, la Nycm la vita l&#8217;ha cambiata davvero. Tant\u2019\u00e8 che su quelle vittorie hanno costruito una carriera anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo. E non solo a loro. La vita un po&#8217; la cambia a tutti perch\u00e8 per un maratoneta correre a New York \u00e8 il coronamento di un sogno che ti resta dentro perch\u00e8 c\u2019\u00e8 una citt\u00e0 che ruota attorno a una corsa. E uno se ne accorge nel momento esatto in cui sbarca al Jfk, gira per i negozi, passeggia per le strade, corricchia a Central Park. Un business enorme che oggi sfiora i 400 milioni di dollari, che porta milioni di newiorchesi sulle strade a correre e a tifare, che permette alla Nbc che trasmette la diretta di fare un audience di 315 milioni di spettatori. Nel 1970 quando l\u2019avventura cominci\u00f2 al via c\u2019erano 127 podisti, stamattina quando un colpo di cannone dar\u00e0 il via dal ponte di Verrazzano a partire saranno in 55mila. E ci sar\u00e0 un momento che sul traguardo di <strong>Central Park<\/strong> il sindaco di New York<strong> Bill De Blasio<\/strong> si trover\u00e0 a premiare il milionesimo concorrente che passer\u00e0 il traguardo. \u00c9 il boom della corsa, il boom della maratona che per gli americani \u00e8 la sfida possibile, l\u2019alibi per poi sedersi sulla tavola di un fast food senza sensi di colpa, \u00e8 la svolta salutista che <strong>Michelle Obama<\/strong>, quando arriv\u00f2 alla Casa Bianca, chiese a <strong>Dean Kanarzes<\/strong> l\u2019ultramaratoneta che <strong>Time<\/strong> ha inserito tra i 100 uomini pi\u00f9 famosi d\u2019America: \u00abSiamo un popolo sovrappeso- gli disse- Devi farci correre&#8230;\u00bb E cos\u00ec ora corrono in tanti. E New York \u00e8 la terra promessa, con i suoi pettorali che, nonostante costino anche 500 dollari, devono essere contingentati per dare una possibilit\u00e0 a tutti gli americani di cucirselo addosso almeno una volta nella vita. \u00c9 l\u2019America che conosciamo, che ti d\u00e0 sempre una possibilit\u00e0. E la maratona di New York \u00e8 la vetrina perfetta. Con centinaia di Paesi collegati in mondovisione \u00e8 la scena ideale per ogni tipo di impresa. Per ricordare, per celebrare, per denunciare, per sostenere una battaglia. Chi vuol far sapere qualcosa al mondo viene a correre a New York. Anche noi. Anche un \u00abmostro sacro\u00bb della maratona mondiale come il professor<strong> Gabriele Rosa<\/strong> che qui ha vinto tante volte con i suoi atleti keniani con <strong>Martin Lel<\/strong>, con <strong>Paul Tergat<\/strong> e che ora fa correre i ragazzi di <strong>San Patrignano<\/strong> o le donne che hanno battuto il tumore al seno con la<strong> Fondazione Veronesi<\/strong>. E finisce sulla prima pagina del <strong>New York Times<\/strong>. Storie. Migliaia di storie. Come quella di <strong>David Babcok<\/strong>, docente universitario del Missouri che oggi correr\u00e0 lavorando a maglia o come quella di <strong>Jonathan Mendes<\/strong>, ex marine e veterano di guerra, che domani compir\u00e0 94 anni e parteciper\u00e0 pewr la tredicesima volta. O come quelle di <strong>Valeria Straneo<\/strong>, l\u2019unica azzurra che oggi correr\u00e0 con qualche possibilit\u00e0 di vincere la 44ma edizione, e <strong>Stefano Baldini<\/strong> che qui non ha mai vinto ma in maratona \u00e8 il campione olimpico di Atene. Quest\u2019anno per la seconda volta sar\u00e0 al via come amatore, un( quasi) perfetto sconosciuto. Perch\u00e8 torna? Perch\u00e8 la maratona \u00e8 un \u00abvirus\u00bb che ti resta dentro per sempre. E quella di New York un po\u2019 di pi\u00f9. Provare per credere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non \u00e8 per niente un rito stanco ma la crisi morde. E non solo la crisi. Dopo le bombe sul traguardo di Boston il resto lo fa la paura di trovarsi nel cuore di un grande evento che potrebbe essere preso di mira da qualche fanatico. E c\u2019\u00e8 ancora la ferita aperta di Ground Zero a ricordare che il pericolo non \u00e8 passato. Cosi gli italiani, che da sempre sono stati la truppa pi\u00f9 numerosa a New York, dagli oltre 4mila che erano nel 2011 quest&#8217;anno saranno poco meno della met\u00e0: 2059 per la precisione. 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