{"id":14047,"date":"2014-11-11T12:58:32","date_gmt":"2014-11-11T11:58:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=14047"},"modified":"2014-11-12T00:27:32","modified_gmt":"2014-11-11T23:27:32","slug":"aldo-giovanni-e-nico-la-maratona-in-giappone-tutta-un-inchino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/11\/11\/aldo-giovanni-e-nico-la-maratona-in-giappone-tutta-un-inchino\/","title":{"rendered":"Aldo, Giovanni e Nico: &#8220;La maratona in Giappone? Tutta un inchino&#8230;&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/aldo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-14150\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/aldo-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/aldo2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-14151\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/aldo2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/aldo3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-14152\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/aldo3-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Ci sono due modi di correre e di macinare chilometri. Due &#8220;mondi&#8221;, verrebbe da dire&#8230; C&#8217;\u00e8 chi ama la solitudine, il silenzio, i percorsi non battuti e chi invece non pu\u00f2 fare a meno delle grandi gare, quelle da migliaia di atleti al via,\u00a0 che in realt\u00e0 sono &#8220;eventi&#8221; anche prima, durante e dopo. Cos\u00ec fa un po&#8217; strano\u00a0 trovare <strong>Giovanni Storti<\/strong>, runner da trail e da corse ( anche impegnative) in montagna al via della <strong>Maratona di Osaka,\u00a0<\/strong>che si \u00e8 corsa la settimana scorsa. Strano anche trovare <strong>Nico Valsesia<\/strong>, l&#8217;uomo &#8220;per cui la fatica non esiste&#8221; o <strong>Aldo Baglio<\/strong> che, come ripete spesso scherzando, \u00e8 runnes specializzato in corse a &#8220;bassa intensit\u00e0&#8221;.\u00a0 Ma la maratona di Osaka, \u00a0nata solo quattro anni fa nella citt\u00e0 che ospita la casa madre del marchio <strong>Mizuno<\/strong>, e che ha portato al via quasi 40mila atleti vale l&#8217;esperienza. Anche perch\u00e8\u00a0 \u00e8 un\u00a0viaggio in un mondo con storia e cultura\u00a0 diverse da quelle occidentali e una con concezione dello sport e della corsa\u00a0 &#8220;quasi zen&#8221; ben raccontata\u00a0<strong>Haruki Murakami\u00a0\u00a0<\/strong>nell'&#8221;Arte di correre&#8221;.\u00a0 Correre per partecipare, per ritrovare qualcosa in se stessi, per conscersi e mettersi alla prova:\u00a0 tempi e vittorie, contrariamente a quanto accade da noi, sono quasi sempre un dettaglio. E ci\u00f2 in parte spiega come la prima edizione della <strong>Osaka Marathon<\/strong> nel 2010 ha visto al via 30mila runner&#8217;, un numero infinito di corridori che valgono una major e in Italia sono fantascienza&#8230; &#8220;Ci\u00f2 che colpisce- racconta <strong>Giovanni Storti<\/strong>&#8211;\u00a0 \u00e8 la straordinaria organizzazione e la partecipazione del pubblico. Una cosa incredibile. Sul percorso ci sono oltre 10mila volontari e il risultato si vedeva perfettamente, nonostante la folla oceanica. Nessuna coda, nessun intoppo, nessuna attesa\u2026alla consegna delle borse alla partenza, davanti ad ogni camion c\u2019erano ordinatissime file composte da quattro volontari ciascuna: il primo riceveva con due mani il sacchetto dal concorrente e ringraziava con sorriso e un inchino, poi si girava e passava il tutto al secondo volontario. Altro sorriso e altro inchino, idem con il terzo volontario, fino all\u2019ultimo che prendeva in consegna il tutto sempre inchinandosi ogni volta in segno di rispetto e adagiava la sacca all\u2019interno del camion con la delicatezza e la cura che noi in genere riserviamo alle uova o ai servizi di cristalleria&#8221;.\u00a0\u00a0&#8220;Certo- continua Giovanni-\u00a0 in tutta sincerit\u00e0 non si pu\u00f2 dire che Osaka sia una splendida citt\u00e0 e che il percorso sia spettacolare\u00a0 per\u00f2 la partecipazione del pubblico \u00e8 davvero fenomenale: due ali di folla che ci hanno accompagnato per tutti i 42 km senza mai smettere di incoraggiare ogni singolo partecipante. Quanto al tempo\u2026beh, diciamo che ormai il mio tempo l\u2019ho fatto: sono arrivato in fondo, e tanto basta\u201d. Chi invece in Giappone ha corso\u00a0in \u00a0meno di 3 ore e mezzo \u00e8 stato <strong>Nico Valsesia<\/strong>, che nel\u00a0<strong>Trio<\/strong> ha preso, per un week end il postodi <strong>Giacomino Poretti<\/strong> che con la corsa non ha un buon feeling. <strong>Nico<\/strong> \u00e8 \u00a0\u201cuomo da record\u201d su molte distanze di corsa in salita e in montagna ed era allla sua prima maratona su strada. Ma al suo esordio assoluto in una maratona su strada:\u00a0\u201cIn realt\u00e0 non so bene quanto ci ho impiegato- racconta- . Sul momento non ho fatto caso con precisione al mio orologio e i risultati, a quanto ne so, sono stati pubblicati solo in giapponese. Ma non \u00e8 che mi interessi molto: per quanto mi riguarda, 42 chilometri sull\u2019asfalto, tra case e grattacieli, sono molto pi\u00f9 stancanti e stressanti di qualunque ultra trail!\u201d. Tempo non pervenuto, infine, anche per\u00a0<strong>Aldo\u00a0Baglio<\/strong>, iscrittosi alla\u00a0<strong>Challenge Run di 8,8 km\u00a0<\/strong>contemporanea alla maratona.\u00a0\u201cMi piace correre, ma le maratone non fanno per me- racconta- mi basta divertirmi e in questo caso, in compagnia di due amiche assai poco competitive, ce la siamo veramente presa comoda. Anche perch\u00e9 lo spettacolo non mancava; tra i partecipanti alla maratona abbiamo visto le persone pi\u00f9 improbabili e i travestimenti pi\u00f9 incredibili: guerrieri Ninjia, Api Maie, uomini d\u2019affari in completo nero e valigetta ventiquattrore, Minnie e Topolino, ballerine con un enorme cigno montato sulla testa. E vogliamo parlare dei bagni? C\u2019erano \u2018pit stop\u2019 con bagni chimici ogni pochi chilometri la gente per fare pip\u00ec si piazzava in lunghe file dirette dal solito volontario tutto inchini e sorrisi per aspettare il proprio turno: non uno a cui venisse in mente. Anzi no, uno solo un italiano piccoletto e coni baffi di cui non far\u00f2 il nome che poi ha approfittato di un cespuglio&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono due modi di correre e di macinare chilometri. Due &#8220;mondi&#8221;, verrebbe da dire&#8230; C&#8217;\u00e8 chi ama la solitudine, il silenzio, i percorsi non battuti e chi invece non pu\u00f2 fare a meno delle grandi gare, quelle da migliaia di atleti al via,\u00a0 che in realt\u00e0 sono &#8220;eventi&#8221; anche prima, durante e dopo. Cos\u00ec fa un po&#8217; strano\u00a0 trovare Giovanni Storti, runner da trail e da corse ( anche impegnative) in montagna al via della Maratona di Osaka,\u00a0che si \u00e8 corsa la settimana scorsa. 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