{"id":14050,"date":"2014-11-05T12:48:04","date_gmt":"2014-11-05T11:48:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=14050"},"modified":"2014-11-05T12:54:37","modified_gmt":"2014-11-05T11:54:37","slug":"la-maratona-nel-nome-del-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/11\/05\/la-maratona-nel-nome-del-padre\/","title":{"rendered":"La maratona nel nome del padre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/giorgio-corre-nel-nome-del-padree-conclude-la-maratona-di-new-york_7d4186d6-6386-11e4-bbeb-39e2346b6c72_998_397_big_story_detail.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-14051\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/giorgio-corre-nel-nome-del-padree-conclude-la-maratona-di-new-york_7d4186d6-6386-11e4-bbeb-39e2346b6c72_998_397_big_story_detail-300x119.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/giorgio-corre-nel-nome-del-padree-conclude-la-maratona-di-new-york_7d4186d6-6386-11e4-bbeb-39e2346b6c72_998_397_big_story_detail-300x119.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/11\/giorgio-corre-nel-nome-del-padree-conclude-la-maratona-di-new-york_7d4186d6-6386-11e4-bbeb-39e2346b6c72_998_397_big_story_detail.jpg 998w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Se l&#8217; <strong>Eco di Bergamo<\/strong> dedica una pagina a <strong>Giorgio Morlotti<\/strong> che corre la maratona di New York non \u00e8 solo perch\u00e8 il suo ottimo direttore <strong>Giorgio Gandola<\/strong> \u00e8 un uomo di sport. La storia\u00a0 \u00e8 di quelle che meritano di essere raccontate. Da pelle d&#8217;oca, un po&#8217; triste, romantica e struggente che riporta,\u00a0 forse solo\u00a0nel titolo, a quei tre ragazzi nordirlandesi di Guildford protagonisti di quel capolavoro di film di <strong>Jim Sheridan<\/strong>\u00a0che \u00e8 &#8220;Nel nome del padre&#8221;. <strong>Giorgio Morlotti<\/strong>, 18 anni di Bergamo domenica scorsa ha fatto ci\u00f2 che hanno fatto una sessantina di suoi concittadini: ha corso la <strong>New York City marathon<\/strong>. E&#8217; arrivato al traguardo\u00a0\u00a0\u00a0in 5 ore 23 minuti e 35 secondi, stanco come tutti, come forse non credeva e non si aspettava.\u00a0Ma\u00a0colmo di gioia. \u00a0Cucito all&#8217;altezza del suo cuore\u00a0 aveva il \u00a0pettorale 71919 che era quello con cui avrebbre dovuto correre suo papa Sergio che per\u00f2 poche settimane fa\u00a0era andato a correre per sempre in un posto migliore.\u00a0 &#8220;Corri \u00e8 chiudi quella gara per me&#8230;&#8221; gli aveva detto poco prima di lasciarlo. E Giorgio ha fatto ci\u00f2 che doveva fare. Sul traguardo di Central Park ad aspettarlo e ad applaudirlo c&#8217;erano sua mamma, sua sorella e i suoi amici dell&#8217; <strong>Atletica Presezzo<\/strong>. E sono state lacrime. Per\u00f2 di gioia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se l&#8217; Eco di Bergamo dedica una pagina a Giorgio Morlotti che corre la maratona di New York non \u00e8 solo perch\u00e8 il suo ottimo direttore Giorgio Gandola \u00e8 un uomo di sport. La storia\u00a0 \u00e8 di quelle che meritano di essere raccontate. Da pelle d&#8217;oca, un po&#8217; triste, romantica e struggente che riporta,\u00a0 forse solo\u00a0nel titolo, a quei tre ragazzi nordirlandesi di Guildford protagonisti di quel capolavoro di film di Jim Sheridan\u00a0che \u00e8 &#8220;Nel nome del padre&#8221;. 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