{"id":1451,"date":"2011-01-30T16:23:31","date_gmt":"2011-01-30T15:23:31","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=1451"},"modified":"2011-01-30T16:23:31","modified_gmt":"2011-01-30T15:23:31","slug":"katia-la-donna-che-sfida-i-deserti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2011\/01\/30\/katia-la-donna-che-sfida-i-deserti\/","title":{"rendered":"Katia, la donna che sfida i deserti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/01\/katia2.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/01\/katia2-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" class=\"alignright size-medium wp-image-1452\" \/><\/a>Dai Navigli ai deserti pi\u00f9 sperduti passando per le colline tortonesi dove da qualche tempo si allena e si \u00e8 trasferita. Seguendo la sua strada, il suo lavoro e un po\u2019 anche il suo cuore. L\u2019avventura di Katia Figini, 35enne atleta milanese con un passato in una nota azienda editoriale e un presente da piccola imprenditrice, sta tutta in una mano. Una mano piena di sabbia. Cinque deserti da attraversare da sola, qualche volta in autosufficienza, in cinque continenti del mondo. \u00c9 la prima donna che lo fa e non \u00e8 uno scherzo. Ma ne vale la pena visto che la Figini con la Fondazione Fondiaria Sai e il suo progetto \u00abRun for Women\u00bb, al termine della sua fatica porter\u00e0 visibilit\u00e0 ad una delle tante battaglie della Fondazione presieduta da Giulia Ligresti in difesa delle donne che nel mondo ancora subiscono violenze. E sono molte. La Figini \u00e8 quasi a met\u00e0 dell\u2019opera. Ha gi\u00e0 corso e vinto ad ottobre la Sahara Race, 250 chilometri nella valle delle Balene in Egitto, e si \u00e8 ripetuta a novembre in Oman sbaragliando la concorrenza sui 170 chilometri dell\u2019altopiano di Halout. Ora nel mirino c\u2019\u00e8 un terzo deserto ed \u00e8 cominciato il conto alla rovescia. \u00abS\u00ec, parto il 27 febbraio- racconta- Vado in America del Sud dove correr\u00f2 una gara in Cile attraversando il deserto di Atacama. Sono pronta anche se questa volta la variabile sta tutta nell\u2019altitudine visto che si correr\u00e0 dai 2300 ai 3500 metri\u00bb. Una difficolt\u00e0 in pi\u00f9 che Huber Rossi, il suo preparatore atletico sta cercando di esorcizzare ritoccando le tabelle di allenamento. Scarpe da trail, quelle con la suole pi\u00f9 marcata che si usano per le corse in montagna, borracce e poi lo zaino. Pi\u00f9 o meno sette chili, in cui ci deve stare tutto ci\u00f2 che \u00e8 necessario per evitare guai: un sacco a pelo, i vestiti asciutti, la bussola, cibo, gel e barrette energetiche per \u00abfar benzina\u00bb quando le gambe non ne vogliono pi\u00f9 sapere. Katia nei deserti ci \u00e8 arrivata per caso, come capita sempre quando s\u2019incontrano le grandi passioni. Aveva sempre fatto sport ma le gare estreme sono tutta un\u2019altra cosa: \u00abCorrere mi \u00e8 sempre piaciuto- ricorda- ma ad un certo punto della mia vita mi sono accorta che cercavo qualcos\u2019altro. Che non trovavo allenandomi a Milano o pensando a una maratona. Poi un giorno ho conosciuto un allenatore che ha visto i risultati dei miei test e mi ha proposto l\u2019avventura in un deserto dell\u2019Oman. \u00c9 stata la scintilla, poi sono arrivate le gare in Namibia, nel Mali e nel Sahara&#8230;\u00bb. E poi \u00e8 arrivata anche la Fondazione Sai che cercava una sportiva per continuare un discorso sulla dignit\u00e0 delle donne e dell\u2019infanzia nel mondo che ha gi\u00e0 portato a costruire una scuola in Burkina Faso, a realizzare un porgetto per la difesa delle adolescenti che subiscono violenze in Afghanistan e sull\u2019infanzia dimenticata in Etiopia. \u00abStiamo correndo insieme- spiega la Figini- e il messaggio \u00e8 semplice. Qualche anno fa io ad attraversare un deserto da sola non ci pensavo nemmeno. Come molte ragazze milanesi correvo sul tapis roulant di una palestra. Poi per\u00f2 ci ho provato ed ora in un anno spero di riuscire a farlo in cinque continenti diversi. Quello che voglio che si capisca, che le donne capiscano, \u00e8 che non ci si deve rassegnare ad una condizione&#8230;\u00bb. Dopo il Cile, dopo l\u2019altopiano di Atacama toccher\u00e0, a maggio, alle Blue Mountain in Australia e, a luglio, un deserto del Colorado. Poi sar\u00e0 missione compiuta. Poi toccher\u00e0 a qualche deserto ancora. \u00abCorrere sulla sabbia e tra le dune quando attorno a te c\u2019\u00e8 solo il nulla \u00e8 una delle emozioni pi\u00f9 forti che ti possano capitare- ammette Katia- Il silenzio e il fatto di essere quasi sempre da soli ti abitua a fare i conti solo con te stesso e capire cosa ti sta per accadere: sai quasi sempre come reagiranno il tuo corpo e la tua testa. Paura? No mai, neppure di notte quando capita di arrivare magari un po\u2019 tardi ad un campo base. Sinceramente mi preoccupo molto di pi\u00f9 quando corro al Parco Nord&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dai Navigli ai deserti pi\u00f9 sperduti passando per le colline tortonesi dove da qualche tempo si allena e si \u00e8 trasferita. Seguendo la sua strada, il suo lavoro e un po\u2019 anche il suo cuore. 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