{"id":14514,"date":"2014-12-10T18:53:00","date_gmt":"2014-12-10T17:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=14514"},"modified":"2014-12-10T23:50:55","modified_gmt":"2014-12-10T22:50:55","slug":"la-storia-del-triathlon-ha-gli-occhi-lucidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2014\/12\/10\/la-storia-del-triathlon-ha-gli-occhi-lucidi\/","title":{"rendered":"La storia del triathlon ha gli occhi lucidi&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/12\/gior.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-14535\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/12\/gior-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/12\/grigio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-14536\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/12\/grigio-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/12\/gior2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-14537\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2014\/12\/gior2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a>A volte le persone ti sorprendono. Basta guardarle negli occhi, osservarne i modi, fare attenzione a come si pongono e pi\u00f9 o meno si capisce di che pasta sono fatte.\u00a0 Ci si fida dell&#8217;intuito. Certo, si pu\u00f2 sbagliare ma generalmente la prima impressione \u00e8 quella che conta.\u00a0E spesso \u00e8 quella giusta.\u00a0Qualche sera fa, alla presentazione del <strong>Triathlon di Cannes<\/strong>, ho incontrato <strong>Giorgio Alemanni<\/strong>. Non lo conoscevo ma sapevo che aveva scritto un libro sulla storia del triathlon.\u00a0 Trent&#8217;anni di gare,\u00a0 personaggi, ricordi vissuti in diretta e raccontati in prima persona visto che \u00e8\u00a0stato uno dei primi triatleti italiani e ancora oggi gareggia. C&#8217;\u00e8 chi per promuovere un libro ti verrebbe a cercare in capo al mondo, ti scrive, ti chiama, ti tormenta&#8230; Lui no. Dopo\u00a0averlo presentato ad una platea un po&#8217; distratta da aperitivi e tartine, si \u00e8 quasi defilato a chiacchierare con un amico. Quasi per non disturbare. E quando gli ho chiesto se aveva voglia di parlarmene si \u00e8\u00a0 sorpreso. Poi si \u00e8 scusato,\u00a0 dicendomi che forse non era il caso, che lui non era uno scrittore, che aveva fatto tutto da solo, che aveva solo messo insieme\u00a0 i suoi ricordi, che l&#8217;aveva scritto di notte&#8230;Tutto vero. Ma\u00a0<strong> &#8220;30 anni di triathlon&#8221;,<\/strong> anche se non vincer\u00e0 premi e non far\u00e0 il giro dei salotti pi\u00f9 radical, \u00e8 un libro da leggere proprio per tutti questi motivi. Racconta l&#8217;amore per uno sport,\u00a0 di\u00a0 come eravamo e come siamo diventati,\u00a0di frammenti di una vita che si \u00e8 intrecciata con quella di campioni e amici di fatica. Racconta di un &lt;fuoco&gt; che probabilmente non si spegner\u00e0 mai, di una passione che\u00a0 a settant&#8217;anni ti fa vivere la vita ancora con una grande prospettiva.\u00a0 E la racconta spesso con gli occhi lucidi. \u00a0Basta guardarlo <strong>Giorgio Alemanni<\/strong> per capire che, anche se non \u00e8 uno scrittore, aveva una grande storia da raccontare. La sua&#8230;<\/p>\n<blockquote><p>&nbsp;<\/p>\n<p>&lt;Non sono uno scrittore, ma ho messo insieme trent\u2019anni di passione e cos\u00ec \u00e8 nato questo libro che racconta un pezzo di storia del triathlon e anche un bel pezzo della mia vita&#8230;\u00bb. Giorgio Alemanni, milanese doc della Bovisa, \u00e8 un meccanico oggi in pensione. Ma non passa il suo tempo davanti all tv o a portare il cane ai giardinetti. I suoi amici del Road runner\u2019s club di Milano ( un\u2019istituzione in citt\u00e0) lo chiamano \u00abIl grigio\u00bb, probabilmente perch\u00e8 ha i capelli bianchi. Ma \u00e8 l\u2019unico segno che tradisce la sua et\u00e0. Alemanni \u00e8 la prova vivente che lo sport fa bene davvero: al cuore, alla mente, al fisico. E infatti quest\u2019anno compie settant\u2019anni ma ne dimostra almeno venti in meno. Trent\u2019anni fa fu uno dei primi audaci a tuffarsi nel mare di Ostia per la prima gara di triathlon italiana e da allora non ha pi\u00f9 smesso. Nuotare, pedalare e correre \u00e8 diventata la sua filosofia di vita perch\u00e8 \u00e8 chiaro che non si tratta solo di quello. \u00abSono cresciuto a pane e sport- racconta- Una passione che mi ha trasmesso mio padre e che io ho passato ai miei due figli Astrid e Alessandro. Anche se in verit\u00e0 quando ero giovane non avevo molta voglia di far fatica. Forse ne facevo troppa in officina..\u00bb. Cos\u00ec, come tutti i ragazzi Alemanni gioca po\u2019 a calcio, un po\u2019 di tennis, qualche corsetta poi a quarant\u2019anni scatta la scintilla e scopre il triathlon. A Ostia si corre la prima gara italiana, la prima sfida vera di quello sport da \u00abpazzi\u00bb che dieci anni prima era nato in America e che sembra \u00abroba\u00bb da superman o forse da marines. \u00abAllora forse un po\u2019 s\u00ec- ricorda Alemanni- Cosa fosse il triathlon lo avevamo letto solo su qualche rivista, cos\u00ec eravamo tutti un po\u2019curiosi di provare dal vivo. In verit\u00e0 non \u00e8 uno sport da superman ma alla portata di tutti e permette di conoscersi, di capire meglio i propri limiti, le proprie sfide\u00bb. E cos\u00ec un po\u2019 nelle acque del Naviglio, d\u2019estate all\u2019Idroscalo e sulla Montagnetta di San Siro a correre e pedalare Alemanni comincia ad allenarsi per le gare che poi lo portano anche in giro per il mondo. E ci prende gusto tant\u2019\u00e8 che conquista ben 21 titoli italiani e per ben sei volte sale sul podio dei campionati mondiali riservati alla sua categoria . \u00abS\u00ec, quando lavoravo mi allenavo nei ritagli di tempo- racconta- Avevo un gruppo di amici ma poi come spesso capita diventa difficile coordinarsi, cos\u00ec sono sempre stato un solitario anche perch\u00e8 poi comunque quando fai questo sport soprattutto sulle distanze pi\u00f9 lunghe sei solo con te stesso\u00bb. Per\u00f2 anche se ci si allena e si corre da soli, trent\u2019anni di triathlon sono un bel patrimonio di ricordi. Sono amicizie, sfide, posti sperduti nel mondo che ti restano impressi nella mente. \u00abS\u00ec tutto vero- racconta- Cos\u00ec tre anni fa mi sono detto che forse era arrivato il momento di mettere tutto insieme. Con grande difficolt\u00e0 mi sono messo a scrivere, perch\u00e8 non \u00e8 il mio mestiere\u00bb. Pagina dopo pagina \u00e8 nato \u00abTrent\u2019anni di Triathlon\u00bb un bel libro di 235 pagine zeppo di racconti, personaggi, storie. \u00abAll\u2019inzio pensavo solo a una raccolta di ricordi da condividere con gli amici- spiega Alemanni- Poi notte dopo notte mentre scrivevo mi tornavano alla mente episodi, classifiche, vecchi articoli ingialliti e devo ammettere che rimettere tutto insieme \u00e8 stato il momento pi\u00f9 bello.\u00bb Oggi Alemanni corre ancora. Con pi\u00f9 ponderazione, con pi\u00f9 saggezza, con pi\u00f9 tranquillit\u00e0 ma continuando a pensare in grande. E cio\u00e8 all\u2019Ironman, la distanza pi\u00f9 lunga del triathlon: 4 chilometri di nuoto in mare, 180 in bicicletta e alla fine 42 chilometri di corsa. \u00abNe ho gi\u00e0 fatti diversi- racconta- e non \u00e8 detto che non ci riprovi. Certo ci vuole tanta pazienza. Questo \u00e8 uno sport dove non si improvvisa nulla, soprattutto alla mia et\u00e0\u00bb. Settant\u2019anni che sembrano 50, forse perch\u00e8 30 sono di triathlon&#8230;<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A volte le persone ti sorprendono. Basta guardarle negli occhi, osservarne i modi, fare attenzione a come si pongono e pi\u00f9 o meno si capisce di che pasta sono fatte.\u00a0 Ci si fida dell&#8217;intuito. Certo, si pu\u00f2 sbagliare ma generalmente la prima impressione \u00e8 quella che conta.\u00a0E spesso \u00e8 quella giusta.\u00a0Qualche sera fa, alla presentazione del Triathlon di Cannes, ho incontrato Giorgio Alemanni. 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