{"id":14838,"date":"2015-01-11T20:20:24","date_gmt":"2015-01-11T19:20:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=14838"},"modified":"2015-01-11T20:50:31","modified_gmt":"2015-01-11T19:50:31","slug":"la-corsa-e-un-premio-senza-rimpianti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/01\/11\/la-corsa-e-un-premio-senza-rimpianti\/","title":{"rendered":"La corsa \u00e8 coraggio, senza rimpianti"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 chi la maratona ce l&#8217;ha nel cuore, chi nella testa e chi ( beato lui) nelle gambe. La corsa resta sempre la corsa e la preparazione di una maratona \u00e8 &#8220;la prova lampante dell&#8217;esistenza di Dio, come il verde brillante della prateria&#8230;&#8221;. Perch\u00e8 siamo un po&#8217; tutti <strong>Bufalo Bill.<\/strong>\u00a0 Ma senza bisogno scomodare troppo <strong>De Gregori<\/strong>, la corsa resta la prova lampante di quanto a certe persone piaccia soffrire. Molto spesso \u00e8 un tormento anche solo pensare di prepararla una maratona. Certo, si\u00a0fatica anche a nuotare e a pedalare ma la corsa \u00e8 sempre un conto a parte.\u00a0Salato, salatissimo, un dolce tormento che ti assapori metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. E te ne accorgi all&#8217;improvviso. In una domenica mattina come quella di oggi, \u00a0nebbiosa e fredda come solo la Pianura padana sa regalare in un inverno dove, anche sulle piste da sci, splende un sole da 19 gradi. Qui no.\u00a0 <strong>Abbiategrasso, Morimondo, Casorate<\/strong> sono il <strong>triangolo delle Bermude<\/strong> delle nebbie. Alle sette del mattino giri l&#8217;angolo e ti infili in un muro dove sembra non ci sia pi\u00f9 scampo, dove i fari della tua auto provano invano ad aprirsi un varco e dove \u00e8 umido, ma talmente umido che i tergicristallo girano sulla posizione &#8220;tre&#8221;. Ci si smarrisce un po&#8217;, si rischia di perdersi, di scomparire.\u00a0 Sembrano tutt i fantasmi quelli che corrono. Li vedi tra i campi, tra gli sterrati dove si affonda nei solchi lasciati dai trattori, sugli argini delle rogge e che ti passono via sudati e silenziosi. La voce del verbo &#8220;tapasciare&#8221; si coniuga solo al presente. E tra la prima, la seconda, la terza persona non ci sono grandi differenze. Fatica uguale per tutti perch\u00e8 ventuno chilometri di freddo, di fango e qualche su \u00e8 gi\u00f9, \u00a0qualcosa vogliono pur\u00a0sempre dire. C&#8217;\u00e8 chi se la chiacchiera e chi se la racconta, c&#8217;\u00e8 chi fa qualche ripetuta, chi allarga il giro perch\u00e8 &#8220;oggi ho in tabella il lungo della maratona&#8221;, chi se la gode ai ristori e c&#8217;\u00e8 chi fila via veloce perch\u00e8 il permesso domenicale scade alle dieci e mezzo e tra i doveri di un capofamiglia c&#8217;\u00e8 anche quello di far fare i compiti ai bambini. Banalit\u00e0 quando si hanno un paio di scarpe da corsa ai piedi. Banalit\u00e0 a cui\u00a0 per\u00f2 bisogna\u00a0trovare il modo di dare una spiegazione convincente a casa dopo la doccia. E serve tutta la buona retorica del mondo per essere compresi. Per\u00f2 la corsa resta. La tua &#8220;dose&#8221; ti d\u00e0 la soddisfazione di aver fatto la cosa giusta, la migliore che potessi fare.\u00a0E&#8217; un premio al coraggio, alla costanza, alla voglia di non darla vinta alla pigrizia, al freddo e alla nebbia. Anche perch\u00e8 poi la nebbia si alza e spunta il sole. E il rimpianto non \u00e8 il migliore dei sentimenti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 chi la maratona ce l&#8217;ha nel cuore, chi nella testa e chi ( beato lui) nelle gambe. La corsa resta sempre la corsa e la preparazione di una maratona \u00e8 &#8220;la prova lampante dell&#8217;esistenza di Dio, come il verde brillante della prateria&#8230;&#8221;. 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