{"id":15594,"date":"2015-03-09T18:50:33","date_gmt":"2015-03-09T17:50:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=15594"},"modified":"2015-03-09T19:12:56","modified_gmt":"2015-03-09T18:12:56","slug":"sportivi-ed-ecologisti-e-un-fatto-di-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/03\/09\/sportivi-ed-ecologisti-e-un-fatto-di-cultura\/","title":{"rendered":"Sportivi ed ecologisti? E&#8217; un fatto di cultura"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 che basta essere runner (o ciclisti) \u00a0per essere ecologici. Anzi. \u00a0Basta dare un&#8217;occhiata a cosa lasciano dietro di se&#8217; \u00a0maratoneti o pedalatori delle granfondo dopo un ristoro per capire che la strada per costruire una coscienza ecologica tra chi fa sport e&#8217; ancora tanto, \u00a0ma tanto lunga. E non c&#8217;entra se a gettare per terra un bicchiere o i tetrapak di un gel sia il primo (che forse un po&#8217; si pu\u00f2 comprendere) o l&#8217;ultimo dei tapascioni che invece potrebbe tranquillamente fermarsi e utilizzare cesti o bidoni perch\u00e9 tanto non cambierebbe nulla. E&#8217; un fatto di cultura. E la cultura si costruisce negli anni, \u00a0gara dopo gara. La cultura la fanno corse come la Cortina-Dobbiaco dove Gianni Poli e il suo staff fanno del rispetto ambientale una priorit\u00e0 assoluta, inventandosi anche speciali raccoglitori dei rifiuti dopo i ristori che non consentono alibi. O corse come la Maratona \u00a0delle Dolomiti dove anche le borracce date ai ciclisti sono biodegradabili e dove un paio di anni fa l&#8217;organizzatore Mikil Costa squalific\u00f2 il primo classificato perch\u00e9 a un paio di chilometri dal traguardo getto&#8217; sull&#8217;asfalto la carta di una barretta. Chapeau! \u00a0Inutile indignarsi. E poi perch\u00e9? Certo fa tanto professionista buttare la borraccia vuota sul ciglio della strada ma dietro ai prof c&#8217;\u00e8 poi chi pulisce. Dietro agli altri no. \u00a0Bisognerebbe indignarsi quindi nel vedere i segni del passaggio di una corsa su un sentiero delle Dolomiti, su un single track a fianco del Ticino ma anche nelle strade di \u00a0qualsiasi quartiere di una qualsiasi citt\u00e0 . Cos\u00ec fa piacere scoprire che tra tanti che fanno chiacchiere su ecologia, sostenibilit\u00e0 e coscienza ambientale c&#8217;\u00e8 anche chi fa cose concrete. La prossima maratona di Milano, ad esempio, \u00a0continua un percorso &#8220;verde&#8221; iniziato nel gli anni scorsi. E grazie alla partnership con IMQ, l\u2019Istituto Italiano del Marchio di Qualit\u00e0, Sustainability Partner dell\u2019evento, SuisseGas Milano Marathon \u00e8 stata la prima maratona in Europa ad aver ricevuto la Council for Responsible Sport Certification, certificazione made in USA che premia il livello di sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale nell\u2019organizzazione e nello svolgimento degli eventi sportivi. Non \u00e8 un riconoscimento di facciata. Per acquisire i crediti bisogna realizzare pi\u00f9 di 40 iniziative eco-compatibili a tutela del territorio e l\u2019organizzazione della maratona milanese ha dovuto attivarsi per promuovere principi di sostenibilit\u00e0, per ridurre gli effetti negativi della gara sull\u2019ambiente e sulla citt\u00e0 di Milano, per migliorare la gestione dei rifiuti e incrementare la loro differenziazione, e, infine, per creare un evento accessibile a tutti i partecipanti. In concreto qualche esempio. Con le iscrizioni solo on line sono stati risparmiati ad oggi 135 chili di carta e per facilitare la raccolta della pattumiera verranno predisposti bidoni per la raccolta differenziata sia al Marathon Village sia presso tutti i punti di ristoro. Per ridurre gli sprechi sar\u00e0 consegnata un\u2019unica sacca a maratoneti e staffettisti, saranno riutilizzati gli arredi dei vecchi eventi e verr\u00e0 promosso il recupero e il riciclo degli indumenti usati e degli alimenti non consumati che saranno interamente donati. E ancora. La Suisse Milano marathon sar\u00e0 il mezzo per comunicare come un modo di vivere pi\u00f9 &#8220;green&#8221; \u00a0non sia solo l&#8217;atteggiamento un po&#8217; snob di chi si atteggia ad ambientalista ma possa diventare di fatto un comportamento concreto. Concludente dicono i giuristi. Da subito. Da domenica 12 aprile. \u00a0Magari evitando per una volta di usare l&#8217;auto, magari correndo con gli amici una staffetta, magari semplicemente fermandosi sul percorso della maratona ad applaudire gli atleti. Si comincia cos\u00ec. E&#8217; un fatto di cultura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non \u00e8 che basta essere runner (o ciclisti) \u00a0per essere ecologici. Anzi. \u00a0Basta dare un&#8217;occhiata a cosa lasciano dietro di se&#8217; \u00a0maratoneti o pedalatori delle granfondo dopo un ristoro per capire che la strada per costruire una coscienza ecologica tra chi fa sport e&#8217; ancora tanto, \u00a0ma tanto lunga. E non c&#8217;entra se a gettare per terra un bicchiere o i tetrapak di un gel sia il primo (che forse un po&#8217; si pu\u00f2 comprendere) o l&#8217;ultimo dei tapascioni che invece potrebbe tranquillamente fermarsi e utilizzare cesti o bidoni perch\u00e9 tanto non cambierebbe nulla. E&#8217; un fatto di cultura. 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