{"id":15663,"date":"2015-03-16T21:40:12","date_gmt":"2015-03-16T20:40:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=15663"},"modified":"2015-03-16T21:41:52","modified_gmt":"2015-03-16T20:41:52","slug":"colnago-il-doping-roba-da-pazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/03\/16\/colnago-il-doping-roba-da-pazzi\/","title":{"rendered":"Colnago: &#8220;Il doping? Roba da pazzi&#8230;&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/03\/C60_1-610x350.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-15667\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/03\/C60_1-610x350-300x172.jpg\" alt=\"C60_1-610x350\" width=\"300\" height=\"172\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/03\/C60_1-610x350-300x172.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/03\/C60_1-610x350.jpg 610w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C&#8217;era una volta la bici e c\u2019\u00e8 ancora. \u00c8 una favola tutta da raccontare quella di <strong>Ernesto Colnago<\/strong>, l\u2019Ernesto, come dicono dalle sue parti. Come dicono in Brianza, terra di mobili e \u00abdan\u00e8\u00bb ma anche terra dove si lavora sodo, si pedala e si costruiscono biciclette. Lui, 83 anni che per\u00f2 si sono fermati a settanta, ha cominciato in una piccola officina di 25 metri quadrati al numero 10 di via Garibaldi a Cambiago. A volte il destino ce l\u2019hai scritto in fronte o nel cuore. L\u2019Antonio e l\u2019Elvira, i suoi genitori, volevano che continuasse a fare il contadino perch\u00e9 la terra c\u2019era, rendeva e un paio di braccia in pi\u00f9 facevano comodo, ma l\u2019Ernesto lo sapeva che sarebbe finita come \u00e8 finita. La sua storia se l\u2019\u00e8 scritta tutta da solo e oggi quel bugigattolo \u00ab5&#215;5\u00bb dove metteva i raggi alle ruote \u00e8 in una fabbrica modello che produce biciclette che girano il mondo e sono uno dei biglietti da visita del \u00abmade in Italy\u00bb. Ottantatr\u00e8 anni guardando sempre avanti, perch\u00e9 bisogna sempre guardare avanti. Va cos\u00ec. E basta parlargli cinque minuti per capire che ha un passo in pi\u00f9, che ragiona veloce, che vede le curve prima. E che la sua storia continua.<\/p>\n<blockquote><p><strong>Ma ancora non \u00e8 stufo di venire in \u00abbottega\u00bb tutte le mattine?<\/strong><br \/>\n\u00abStufo? Stufo proprio no. Certo \u00e8 una bella fatica ma il ciclismo \u00e8 la mia vita e questo \u00e8 il mio posto. Poi sa cos\u2019\u00e8? A una certa et\u00e0 si dorme poco quindi non \u00e8 che mi pesa venir qui presto\u00bb.<br \/>\n<strong>E tutto comincia nell\u2019officina del Dante Fumagalli per due sacchi di farina la settimana&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, cominci\u00f2 tutto cos\u00ec. Mio padre non voleva, poi per\u00f2 alla fine mi lasci\u00f2 fare. La mattina andavo a montare e smontar bici, la sera a scuola serale. Eravamo in tre nella classe del maestro Caprotti: uno \u00e8 diventato ingegnere, l\u2019altro fa il medico e io il ciclista&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Beh, ciclista&#8230; La sua oggi \u00e8 una delle aziende simbolo del made in Italy nel mondo&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, ma guardi che siamo rimasti in famiglia. Qui lavora mia figlia Anna con il marito Vanni, mio nipote Alessandro che si occupa di marketing, mio fratello Paolo e il figlio Alessandro che \u00e8 il direttore vendite. Tra Cambiago e Cascina a Pisa dove c\u2019\u00e8 il nostro centro di verniciatura siamo una quarantina di dipendenti&#8230; \u00c8 una famiglia. E infatti la settimana scorsa per il mio compleanno mi hanno organizzato tutti una festa a sorpresa qui in fabbrica. Non sapevo niente, mi sono quasi commosso\u00bb.<br \/>\n<strong>E da sempre fate tutto qui?<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, sempre qui. Dalle officine di Cambiago escono ogni anno 4500 telai in carbonio C60, che sono il nostro modello di punta e tremila telai V1 che sono quelli monoscocca in carbonio. Quindicimila bici complete vengono costruite e assemblate nel centro di produzione di Taiwan che lavora con gli stessi materiali e gli stessi parametri che utilizziamo qui\u00bb.<br \/>\n<strong>Show room, sale progetti, automazione e un museo che fa da collante a tutta questa storia. Il bugigattolo di 5 metri per 5 dove \u00e8 cominciato tutto, non se lo ricorda neanche pi\u00f9?<\/strong><br \/>\n\u00abE invece me lo ricordo eccome. Guai a dimenticarsi da dove si \u00e8 partiti&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Erano gli anni&#8230;?<\/strong><br \/>\n\u00abTanti anni fa. La mia passione \u00e8 sempre stata la bici. Amavo le corse e infatti correvo. Correvo e lavoravo. La prima vittoria la barattai con un abito di gabardine. Quindici, sedici anni, gare avventurose, mica come adesso. Poi a 17 anni nella Milano-Bussetto feci un brutto volo e mi spaccai una gamba. E quella sfortuna divent\u00f2 la mia fortuna\u00bb.<br \/>\n<strong>Perch\u00e9?<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 fui costretto a restare a casa ma non mi andava di rimanere con le mani in mano. Cos\u00ec chiesi al Gloria e alla Garibaldina che erano officine milanesi di bici che se avevano bisogno di montare le ruote io glielo potevo fare \u201ca domicilio\u201d. Per farla breve: in qualche mese capii che guadagnavo di pi\u00f9 cos\u00ec che non andando a lavorar da loro. E decisi di mettermi in proprio\u00bb.<br \/>\n<strong>E cos\u00ec ha fatto fortuna?<\/strong><br \/>\n\u00abNo, la fortuna un po\u2019 bisogna andarsela a cercare. Per\u00f2 a volte ci sono incontri che ti possono cambiare la vita. E a me la cambi\u00f2 quello con Fiorenzo Magni\u00bb.<br \/>\n<strong>Il \u00ableone delle Fiandre\u00bb?<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, proprio lui. Me lo presentarono alla vigilia di un Giro. Per me era gi\u00e0 un mito e quando mi chiese di andare a fare una pedalata insieme in Brianza non credevo alle sue parole. Partimmo in un gruppetto, poi ci fermammo a bere ad una fontana ma Magni si lamentava perch\u00e9 gli faceva male una gamba. Mi avvicinai e gli dissi \u201cSignor Magni mi scusi, ma secondo me la gamba le fa male perch\u00e9 ha una pedivella fuori asse&#8230;\u201d. La smontai, la rimontai e quasi per incanto quel dolore svan\u00ec&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>E che succede poi?<\/strong><br \/>\n\u00abSuccesse che due giorni dopo arriv\u00f2 nel mio bugigattolo il suo massaggiatore e mi disse di far le valigie perch\u00e9 Magni mi voleva portare al Giro come suo meccanico. Era il 1955, Fiorenzo vinse il Giro e per me cambiarono parecchie cose&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Colnago diventa Colnago&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abSi cresce sperimentando. Ci vuole coraggio, mi sono sempre piaciute le strade nuove. Cos\u00ec Magni per me \u00e8 stato importante ma \u00e8 stato importante anche Enzo Ferrari. Con l\u2019ingegnere abbiamo creato la prima bici in carbonio. Non ci credeva nessuno, avevano tutti paura che i telai si potessero rompere. Noi siamo andati avanti e con le bici in carbonio e Franco Ballerini abbiamo anche vinto le Parigi-Roubaix. Che se un telaio non si spezza sul quel pav\u00e8&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>E ora i telai in carbonio li fanno tutti&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, adesso s\u00ec&#8230; Per\u00f2 \u00e8 un po\u2019 come il vino: perch\u00e9 l\u2019\u00e8 negher l\u2019\u00e8 minga tuc istess&#8230;&gt;\u00bb.<br \/>\n<strong>Si sperimenta&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abNoi italiani non abbiano nulla da imparare da nessuno in questo settore. Materiali, progetti, forcelle dritte, catene forate per rendere le bici pi\u00f9 leggere, pochi ci possono insegnare come si fa. Anni fa mi avevano invitato in Cina per le Olimpiadi di Pechino e mentre passavo nella hall dell\u2019albergo ho sentito due signori che parlavano in bergamasco. Erano di Ponte San Pietro e lavoravano per un\u2019azienda italiana che stava insegnando agli ingegneri cinesi come si progettavano parti di componentistica per le bici. Noi in questo settore abbiamo conoscenze e tradizione e non abbiamo mai copiato niente da nessuno\u00bb.<br \/>\n<strong>Per\u00f2 ora dettano legge gli asiatici.<\/strong><br \/>\n\u00abHanno molti soldi da investire sia nelle produzioni sia nella sponsorizzazione agonistica: ci sono gruppi che hanno anche tre squadre Pro-Tour. Difficile fronteggiarli sui numeri. Bisogna continuare a tenere alta la nostra qualit\u00e0. La sfida \u00e8 quella l\u00ec\u00bb.<br \/>\n<strong>Fare della bici un oggetto del desiderio?<\/strong><br \/>\n\u00abLa bici non \u00e8 un oggetto del desiderio. Come diceva Enzo Ferrari la bici \u00e8 la macchina perfetta perch\u00e9 non inquina e fa bene alla salute&#8230; Bisogna continuare a fare le bici guardando avanti. Ed \u00e8 strano che in una manifestazione sulla sostenibilit\u00e0 come l\u2019Expo per la bici non ci sia spazio&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>E lei guardando avanti ha fatto bici per tutti: da Papa Wojtyla a Gorbaciov a Re Juan Carlos.<\/strong><br \/>\n\u00abLa vita \u00e8 fatta di occasioni. Quello con Giovanni Paolo II \u00e8 stato un incontro che mi ha segnato. Gli avevo portato una bici da corsa perch\u00e9 sapevo che da giovane a Cracovia era stato un ottimo ciclista ma poi la cambiammo perch\u00e9 lui, quasi imbarazzato, mi disse che da pontefice faceva un po\u2019 fatica a girare per Roma in bici da corsa. Allora in un paio di giorni gli portammo un modello da turismo laccato beige che us\u00f2 a Castelgandolfo\u00bb.<br \/>\n<strong>E con il Re di Spagna?<\/strong><br \/>\n\u00abBeh, l\u00ec rischiai l\u2019arresto. Perch\u00e9 quando mi fermarono alla frontiera e spiegai che stavo andando a portare la bici al Re mi presero per pazzo. Mi tennero l\u00ec fermo un paio di ore poi, dopo un paio di telefonate, mi vennero a prendere in elicottero e Juan Carlos mi ospit\u00f2 due giorni da lui&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Bici per grandi personalit\u00e0 ma anche per i campioni. Magni, Nencini, Motta, Saronni, Bugno, Freire, Museeuw, Rominger, Tonkov, Zabel e Petacchi. Il record dell\u2019ora di Merckx nel 1972 a Citt\u00e0 del Messico, 8mila vittorie. Chi le \u00e8 rimasto nel cuore?<\/strong><br \/>\n\u00abNon voglio fare torto a nessuno, tutti grandissimi. Ma per Beppe Saronni ho avuto un debole. Fortissimo dappertutto: in pianura, in volata, in salita. Ma soprattutto una testa fantastica e lo dimostra ancora oggi. Per\u00f2, anche se non ha mai corso con le mie bici, ho sempre avuto una stima immensa per Felice Gimondi&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>E oggi?<\/strong><br \/>\n\u00abOggi c\u2019\u00e8 Vincenzo Nibali. Corridore fortissimo e intelligentissimo&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>E il doping?<\/strong><br \/>\n\u00abGuardi il ciclismo \u00e8 lo sport che per combattere il doping fa pi\u00f9 di tutti. Controlli, passaporti biologici, esami a sorpresa. Oggi chi si dopa \u00e8 fuori di testa&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Perch\u00e9?<\/strong><br \/>\n\u00abPerch\u00e9 tanto lo beccano&#8230;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;era una volta la bici e c\u2019\u00e8 ancora. \u00c8 una favola tutta da raccontare quella di Ernesto Colnago, l\u2019Ernesto, come dicono dalle sue parti. 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