{"id":16054,"date":"2015-04-21T20:10:06","date_gmt":"2015-04-21T18:10:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=16054"},"modified":"2015-04-21T20:10:06","modified_gmt":"2015-04-21T18:10:06","slug":"maratona-di-boston-storie-che-tornano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/04\/21\/maratona-di-boston-storie-che-tornano\/","title":{"rendered":"Maratona di Boston, storie che tornano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/119th_Bo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-16069\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/119th_Bo-300x235.jpg\" alt=\"119th Boston Marathon\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/119th_Bo-300x235.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/119th_Bo-1024x803.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La maratona sono tante storie. Ognuno la sua. Anche a Boston perch\u00e8 da Hopkinton, nel Massachusetts, fino in centro sono 42 chilometri di leggenda scritta sull&#8217;asfalto della corsa pi\u00f9 antica e forse\u00a0pi\u00f9 dura del mondo con quella sua collina spaccacuore a dieci chilometrii dall&#8217;arrivo.\u00a0Storie che si intrecciano e che spesso ritornano. A cominciare da quella del vincitore,\u00a0<strong>Lelisa Desisa,<\/strong> un 25enne dell&#8217;Etiopia che\u00a0al 4o chilometro ha accelerato ed \u00e8 andato a vincere la 119ma edizione in 2 ore e nove minuti.\u00a0 Nessun record, ma poco importa.\u00a0Aveva vinto anche due anni fa.\u00a0 E fece ci\u00f2 che fanno i vincitori: sorrise, alz\u00f2 le braccia e poi sal\u00ec sul podio a ritirare una di quelle medaglie che ti cambiano la carriera.\u00a0 Ma tre ore dopo le due\u00a0bombe dei \u00a0fratelli <strong>Tsarnaev<\/strong> scrissero tutta un&#8217;altra storia, che di sportivo non aveva proprio nulla\u00a0. E\u00a0<strong>Desisa<\/strong> non ebbe il coraggio di tenersi al collo una\u00a0medaglia sporca di sangue. Cos\u00ec la rese agli organizzatori, la don\u00f2 alla citt\u00e0\u00a0per un\u00a0omaggio alle vittime. E domenica \u00e8 tornato a riprendersela perch\u00e8 lo sport, spesso, rende onore ai grandi gesti. E tra i tanti che avevano un credito\u00a0col destino al via c&#8217;era anche\u00a0<strong>Rebekah Gregory<\/strong>. La\u00a0giovane texana di 27 anni quel 15 aprile del 2013 aveva da poco terminato la corsa. Era accanto al compagno e al figlio quando la scheggia di una bomba le\u00a0port\u00f2 via una gamba. Dopo una serie inifinita di\u00a0operazioni\u00a0cinque mesi fa ha deciso di farsi amputare l\u2019arto sotto il ginocchio e di sostituirlo con una protesi. E domenica \u00e8 tornata anche lei, come Desisa, a saldare il suo conto. E&#8217; tornata per scrivere la sua storia di maratoneta che non voleva interrompere e per dimostrare a tutti ma principalmente a se stessa che non si deve darla vinta ai fanatici. Ma domenica a Boston sono tornati in tanti.\u00a0\u00a0Perch\u00e8 poi ognuno ha una sua storia da riannodare, da continuare a scrivere o\u00a0riscrivere. E 25 anni fa, 16 aprile del 1990, dopo il bronzo mondiale del 1978 e l\u2019oro ai Giochi del 1988,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><strong>Gelindo Bordin<\/strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0da queste parti scriveva un pezzo di storia che non canceller\u00e0 pi\u00f9 nessuno:\u00a0 primo in<\/span> 2:08\u201919\u201d e primo campione olimpico a vincere anche a Boston. Mai pi\u00f9 successo. Gelindo\u00a0 25 anni dopo \u00e8 tornato perch\u00e8 anche queste sono nozze d&#8217;argento. Perch\u00e8 passa un quarto di secolo ma quella febbre l\u00ec ti resta dentro. Perch\u00e8 la passione va al di l\u00e0 della fatica, della logica e del tempo che passa. Quattro ore e spiccioli. Quattro ore per rivivere tutte le emozioni di allora, metro dopo metro, applauso dopo applauso, dolore dopo dolore. Ma alla fine vale sempre la pena. Non conta l&#8217;et\u00e0. Cos\u00ec come sembrano non contare i i 43 anni di <strong>Danilo Goffi.<\/strong> Lui non aveva conti in sospeso da queste parti. Boston era un sogno che aveva nel cassetto e spesso i sogni si avverano: primo italiano, primo master, secondo europeo e 15\u00b0 assoluto col tempo di 2:18&#8217;44&#8221;. L&#8217;aveva promesso\u00a0ed \u00e8 stato di parola.\u00a0Senza troppi proclami, senza porsi limiti. Per <strong>Goffi\u00a0<\/strong>era la prima volta. Ma Boston\u00a0\u00e8 quasi sempre uan storia che torna. E non \u00e8 detto che torni anche lui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La maratona sono tante storie. Ognuno la sua. 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