{"id":16112,"date":"2015-04-26T20:54:14","date_gmt":"2015-04-26T18:54:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=16112"},"modified":"2015-04-26T20:59:26","modified_gmt":"2015-04-26T18:59:26","slug":"londra-la-maratona-di-paula","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/04\/26\/londra-la-maratona-di-paula\/","title":{"rendered":"Londra, la maratona di Paula&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/VIRGIN_M2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-16125\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/VIRGIN_M2-150x150.jpg\" alt=\"VIRGIN MONEY LONDON MARATHON, BRITAIN - 26 APR 2015\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/VIRGIN_M.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-16126\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/04\/VIRGIN_M-150x150.jpg\" alt=\"VIRGIN MONEY LONDON MARATHON, BRITAIN - 26 APR 2015\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Poi uno vede la maratona di Londra e capisce che c&#8217;\u00e8 differenza. Non \u00e8 un fatto di cifre. I numeri contano ma la differenza la fanno altre cose. \u00a0La tradizione, l&#8217;accoglienza, il pubblico, i campioni che si dice sempre che non contano ma alla fine contano. La differenza la fa il clima che non \u00e8 il meteo che a Londra\u00a0non \u00e8 mai chiss\u00e0 cosa. E&#8217; la\u00a0 sensazione dell&#8217;evento, di farne parte, di essere protagonisti al pari (quasi) del keniano\u00a0 <strong>Eliud Kipchoge\u00a0<\/strong>che dopo 42 chilometri gela in volata <strong>\u00a0Wilson Kipsang\u00a0<\/strong>in \u00a02:04.42.\u00a0Al pari de <strong>Jenson Button<\/strong>, l&#8217;ex pilota Mc Laren che\u00a0esordisce in maratona e, da buon triatleta, arriva al traguardo in\u00a02 oper e 50 minuti. Al pari di<strong> Christy Turlington<\/strong>, top model, volto di Kelvin Klein, mamma, maratoneta ma soprattutto\u00a0bellissima. O del governatore della Banca di Inghilterra <strong>Mark Carney\u00a0 <\/strong>che in calzoncini e canotta\u00a0mostra fiero la sua medaglia al traguardo. Al pari \u00a0di <strong>James Toseland<\/strong> che qualche anno fa correva ma in moto e anche forte visto che per due volte \u00e8 stato campione mondiale in Superbike. La differenza\u00a0a Londra\u00a0 la fanno l&#8217;aria che che si respira, l&#8217;attesa, 800mila persone sulle strade a battere le mani, i rampolli della famiglia reale a fare il tifo dietro le transenne,\u00a0 Buckingham Palace e un traguardo che solo a guardarlo in tv ti fa venire i brividi. E figurati ad esser l\u00ec.\u00a0 Ma la differenza a Londra, sopra ogni cosa, la fa <strong>Paula Radcliffe, <\/strong>menbro dell&#8217;ordine dei cavalieri di sua Maest\u00e0<strong>, <\/strong>la donna pi\u00f9 veloce di sempre sui 42 chilometri ma molto, molto \u00a0altro ancora<strong>.<\/strong>\u00a0Mondiali, europei, quattro partecipazioni olimpiche, tre vittorie e New York e un record del mondo (2h15\u201925\u201d) che ancora resiste. La maratona femminile, nonostante tutto e tutte, porta ancora il suo nome, il suo correre dinoccolato e la testa ciondolante. La storia l&#8217;ha scritta lei. Ma alla alla fine bisogna sempre scegliere. La vita \u00e8 cos\u00ec. La maratona anche. Alla fine succede sempre qualcosa che ti obbliga a fare delle scelte: la voglia, l&#8217;et\u00e0,\u00a0 il destino o un tendine d&#8217;Achille che ti tormenta, che da quattro anni non ti fa correre una maratona e che ti fa arrendere. Cos\u00ec pare. E <strong>Paula Radcliffe<\/strong>, che qui a Londra aveva gi\u00e0 vinto tre volte e dodici anni fa aveva firmato \u00a0il record del mondo, stamattina a 42 anni \u00e8 tornata per l&#8217;ultima volta. L&#8217;ultima sua maratona. Cos\u00ec doveva essere. \u00a0Cos\u00ec aveva detto: &#8220;Far\u00f2 un tempo lento e questa cosa mi infastidisce- aveva raccontato al <strong>Guardian<\/strong>&#8211; Ma la vera vittoria \u00e8 essere ancora qui\u00a0&#8230;.&#8221;.\u00a0 Partiva dietro. Non con le prime. Niente ristori personalizzati, niente lepri, niente di niente. L&#8217;ultima fatica per Paula era l&#8217;abbraccio con i suoi tifosi. Tantissimi.\u00a0 Con suo marito Gary\u00a0e i suoi \u00a0figli Isla e Raffaello all&#8221;arrivo. Era la passerella che rendeva onore ad una carriera straordinaria. Poi per\u00f2 succede sempre qualcosa. La sua testa riprende a ciondolare, le sue gambe a girare infischiandosene di quel tendine maledetto e alla fine il tempo che doveva essere solo &#8220;onesto&#8221; come aveva detto al mondo \u00e8 di\u00a0 2h36&#8217;55&#8221;, lontano dal suo record, lontano anche <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0dal <\/span>crono dell&#8217;etiope l&#8217;etiope <strong>Tigist Tufa<\/strong> che vince a a sorpresa la gara femminile. Ma\u00a0inferiore alle 2ore e 42 che\u00a0fissano il lasciapassere er le olimpiadi di Rio.\u00a0E&#8217; aalora un tempo che autorizza un sogno. Un altro sogno. O un\u00a0 sogno che continua..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Poi uno vede la maratona di Londra e capisce che c&#8217;\u00e8 differenza. Non \u00e8 un fatto di cifre. I numeri contano ma la differenza la fanno altre cose. \u00a0La tradizione, l&#8217;accoglienza, il pubblico, i campioni che si dice sempre che non contano ma alla fine contano. La differenza la fa il clima che non \u00e8 il meteo che a Londra\u00a0non \u00e8 mai chiss\u00e0 cosa. E&#8217; la\u00a0 sensazione dell&#8217;evento, di farne parte, di essere protagonisti al pari (quasi) del keniano\u00a0 Eliud Kipchoge\u00a0che dopo 42 chilometri gela in volata \u00a0Wilson Kipsang\u00a0in \u00a02:04.42.\u00a0Al pari de Jenson Button, l&#8217;ex pilota Mc Laren che\u00a0esordisce in [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/04\/26\/londra-la-maratona-di-paula\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16112"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16112"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16112\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16130,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16112\/revisions\/16130"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}