{"id":16600,"date":"2015-06-18T20:45:10","date_gmt":"2015-06-18T18:45:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=16600"},"modified":"2015-06-18T20:45:10","modified_gmt":"2015-06-18T18:45:10","slug":"sport-estremi-e-setticemia-il-rischio-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/06\/18\/sport-estremi-e-setticemia-il-rischio-ce\/","title":{"rendered":"Sport estremi e setticemia: il rischio c&#8217;\u00e8"},"content":{"rendered":"<div class=\"page-text\">\n<p>Ultramaratoneti sotto la lente. I grandi sforzi, la fatica prolungata delle 24 ore di corsa, dei grandi trail o delle 100 chilometri che si dilatano oltre il buonsenso\u00a0possono, sugli atleti non adeguatamente allenati,\u00a0\u00a0comportare pi\u00f9 di qualche rischio.\u00a0 Pu\u00f2 succedere che i batteri intestinali sviluppati durante lo sforzo\u00a0possano disperdersi sistema sanguigno causando una intossicazione cio\u00e8 una risposta infiammatoria iperattiva del tutto simile a quella di una setticemia. E questo pu\u00f2 portare a coaguli di sangue e perdite dei vasi sanguigni, alterando il flusso sanguigno e privando gli organi del corpo di ricevere ossigeno e nutrienti necessari. Lo studio ( anzi gli studi perch\u00e8 sono due) che arrivano a questa conclusione\u00a0 sono stati portati a termine dai ricercatori della <strong>Monash University di Melbourne<\/strong>, in Australia,\u00a0 che hanno analizzato un campione di atleti dopo alcune gare &lt;estreme&gt;.\u00a0 Gli studi\u00a0 guidati dal dottor<strong> Ricardo Costa<\/strong> del <strong>Department of Nutrition and Dietetics a Monash<\/strong> &#8211; sono stati pubblicati sul International <strong>Journal of Sports Medicine and Exercise Immunology Reviews.<\/strong> Quella dell&#8217;avvelenamento del sangue Secondo i <strong>Centers for Disease Control and Prevention (CDC)<\/strong>, \u00e8 una sindrome che\u00a0 colpisce oltre 1 milione di persone negli Stati Uniti\u00a0 ogni anno. Neonati e bambini, persone anziane, persone con malattie croniche &#8211; come il cancro o l&#8217;AIDS &#8211; e le persone che hanno subito gravi ustioni o traumi fisici e quelli con un sistema immunitario indebolito sono a pi\u00f9 alto rischio. Lo studio australiano inserisce tra i soggetti a rischio anche gli ultramaraoneti e gli sportivi estremi. Secondo il dottor\u00a0<strong>Costa,<\/strong> l&#8217;esercizio intenso prolungato per pi\u00f9 di 4 ore in una sola sessione di allenamento o di gara \u00a0\u00e8 considerato estremo. Per gli studi, il team medico australiano ha analizzato campioni di sangue di 17 persone che hanno preso parte ad un&#8217;ultra maratona di 24 ore e 19 persone che hanno partecipato a un&#8217;ultramaratona in pi\u00f9 fasi e tutti hanno identificato marcatori identici a quelli trovati nei campioni di sangue dei pazienti ricoverati in ospedale per sepsi. &#8220;I campioni di sangue prelevati prima e dopo gli eventi, rispetto ad un gruppo di controllo, hanno dimostrato che l&#8217;attivit\u00e0 fisica per un periodo prolungato di tempo provoca un cambiamento della parete intestinale, permettendo ai batteri naturalmente presenti nell&#8217;intestino, noti come endotossine, di fuoriuscire nel sangue- spiega il <strong>Dottor Costa<\/strong>&#8211; Questo poi innesca una risposta infiammatoria sistemica dalle cellule immunitarie del corpo, simile ad un grave episodio di infezione.&#8221;\u00a0 \u00c8 interessante notare per\u00f2 come lo studio abbia \u00a0evidenziato che\u00a0i partecipanti allenati adeguatamente e pi\u00f9 in forma avevano rispetto alle persone meno prepparate livelli pi\u00f9 alti di una citochina antinfiammatoria, l&#8217;interleuchina 10 nel loro sangue, che hanno compensato gli effetti negativi\u00a0 endotossine, indotta da risposta immunitaria. &#8220;E&#8217; fondamentale che chi si iscrive ad una gara estrema &#8211; spiega il dottor <strong>Costa<\/strong>&#8211; si sottoponga prima ad un controllo sanitario e si faccia consigliare un programma di allenamento lento e costante per avvicinarsi alla gara. Assolutamente da evitare la partecipazione improvvisata e con stage di allenamento\u00a0 troppo brevi come, ad esempio,\u00a0 le maratone preparate in un mese. Il corpo infatti ha la capacit\u00e0 di adattarsi e di porre un freno alle risposte immunitarie negative innescate da eventi estremi di resistenza ma solo se adeguatamente preparato&#8221;.\u00a0\u00a0In buona sostanza quindi vietato il fai-da-te nella preparazione di un evento impegnativo come una maratona, un trail o un ironman. L&#8217;avvicinamente deve essere graduale, lento e soprattutto\u00a0responsabile. Chi ci prova \u00e8 deve partire da un checkup medico\u00a0specifico e soprattutto farsi consigliare da un esperto la preparazione con test e allenamenti che non solo preparino \u00a0forza, potenza e resistenza fisica, ma che alleni a gestire anche lo stress\u00a0 di gare in cui l&#8217;apporto mentale \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ultramaratoneti sotto la lente. 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