{"id":17483,"date":"2015-10-14T19:04:36","date_gmt":"2015-10-14T17:04:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=17483"},"modified":"2015-10-14T19:04:36","modified_gmt":"2015-10-14T17:04:36","slug":"sempre-piu-in-bici-come-nel-dopoguerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/10\/14\/sempre-piu-in-bici-come-nel-dopoguerra\/","title":{"rendered":"Sempre pi\u00f9 in bici, come nel Dopoguerra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/bici.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-17495\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/bici-300x179.jpg\" alt=\"bici\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/bici-300x179.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/bici-1024x610.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/bici.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L&#8217;Italia torna in sella e si rimette a pedalare. Sul serio, non \u00e8 uno slogan. Corsi e ricorsi della storia di questo Paese che prima del boom economico degli anni Sessanta viaggiava e si muoveva in bici, poi ha scoperto la Vespa e la Seicento e, negli ultimi anni, sta tornando a spingere sui pedali. Ma se prima della guerra le automobili si potevano contare sulle dita di una mano perch\u00e9 i prezzi erano inavvicinabili e un litro di benzina costava 6 lire, che servivano ai pi\u00f9 per comprarsi quattro chili di pane, oggi si torna a pedalare anche per tanti altri motivi. La bici va<strong>.<\/strong> Va e si vende, tant&#8217;\u00e8 che tre anni fa in Italia c&#8217;\u00e8 stato il \u00absorpasso\u00bb storico con 1 milione e 600mila biciclette vendute contro 1 milione e 400mila automobili immatricolate. Un dato storico su cui riflettere e far due conti perch\u00e9 non succedeva da anni. E la tendenza sembra ormai questa, come confermano i numeri diffusi dall&#8217;Ancma, l&#8217;Associazione nazionale del ciclo e motociclo. Anche nel 2013 infatti il primato \u00e8 stato confermato e lo scorso anno con 1 milione e 644mila bici vendute il mercato ha fatto addirittura segnare un pi\u00f9 6,6 per cento. Vanno fortissimo, non a caso, proprio le City Bike che rappresentano il 32% delle vendite, seguite dalle mountainbike (31%) e dalle bici da bambino (18%). Discorso a parte per le bici elettriche e per le bici da corsa. Le prime (4%) sono arrivate sul mercato da pochi anni ma, anche se lentamente, le vendite sono in costante aumento; le \u00abfuoriserie\u00bb da competizione (6%) rappresentano invece una fetta di mercato riservata agli appassionati che \u00e8 per\u00f2 anche tradizione e storia in questo settore con marchi come Colnago, Pinarello, De Rosa che sono ormai vanto del made in Italy anche all&#8217;estero.<\/p>\n<h2>Una marcia in pi\u00f9<\/h2>\n<p>Ed \u00e8 proprio l&#8217;export a trainare la nostra produzione: lo scorso anno infatti delle 2 milioni e 728mila bici prodotte ben 1 milione e 765mila sono finite fuori dai nostri confini. Non male con l&#8217;aria che tira. \u00abMa se gli italiani scelgono la bici non \u00e8 solo perch\u00e9 la crisi ha costretto tanti a farsi due conti e questo tipo di mobilit\u00e0 pu\u00f2 essere un risparmio &#8211; spiega Giulietta Pagliaccio, presidente della Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta -. Il ritorno delle due ruote \u00e8 dovuto ad una serie di motivi primo tra tutti che, finalmente, anche nel nostro Paese si sta cominciando a diffondere una coscienza ambientale e del benessere\u00bb. Vediamoli, allora, i motivi che spingono gli italiani a tornare in sella. Della crisi economica s&#8217;\u00e8 detto. Ma se gli spostamenti in auto nella media giornaliera feriale sono scesi dagli 82milioni del 2008 ai 68 milioni del 2013 ci dev&#8217;essere dell&#8217;altro. Partiamo dalle grandi citt\u00e0. Milano, Roma, Torino hanno negli ultimi lustri radicalmente cambiato il loro rapporto con le auto soprattutto nei centri storici. Sempre pi\u00f9 difficile e complicato muoversi ma soprattutto sempre pi\u00f9 costoso tra tassametri, posteggi e ticket di ingresso. Insomma l&#8217;auto \u00e8 un po&#8217; tornata ad essere un lusso con cui fare i conti a fine mese. Ma non solo. Secondo alcune ricerche pubblicate da siti che si occupano di mobilit\u00e0, l&#8217;auto \u00e8 diventata nelle grandi citt\u00e0, che hanno ormai tutte problemi di traffico, uno dei mezzi meno veloci per gli spostamenti. Battuta, ovviamente dalle metropolitane dove ci sono, ma anche dai mezzi pubblici che ormai viaggiano sempre pi\u00f9 spesso su corsie preferenziali.<\/p>\n<h2>Ciclabili: la strada \u00e8 in salita<\/h2>\n<p>Secondo i dati forniti dalla Commissione europea per l&#8217;ambiente che ha effettuato una serie di rilevazioni nelle grandi citt\u00e0 europee, il mezzo pi\u00f9 veloce per spostarsi tra le vie cittadine \u00e8 la bicicletta che batte moto, bus e auto, ultime classificate. Pi\u00f9 veloci, soprattutto nelle grandi capitali europee per\u00f2. Copenaghen, Amsterdam, Utrecht, Strasburgo, Eindhoven guidano la classifica delle citt\u00e0 pi\u00f9 ciclabili. Ma fra le prime venti non c&#8217;\u00e8 neppure un&#8217;italiana. Secondo un rapporto recente di Legambiente, la citt\u00e0 con pi\u00f9 chilometri di piste protette \u00e8 Padova con 174 chilometri ogni 100 chilometri quadrati, seguita da Torino (137 km per ogni 100km quadrati), Brescia (132,8), Modena (116,4) e Mantova (113,6). La citt\u00e0 italiana dove invece ci sono pi\u00f9 ciclisti in relazione agli abitanti \u00e8 Bolzano dove pedala quasi il 30 per cento dei residenti. \u00abNon siamo all&#8217;anno zero ma all&#8217;anno uno &#8211; spiega la presidente della Fiab -. C&#8217;\u00e8 molto da fare anche se qualcosa si \u00e8 fatto. Pi\u00f9 al Nord che al Sud, dove la situazione \u00e8 molto peggiore. Non \u00e8 per\u00f2 solo un problema di piste ciclabili, di stazioni attrezzate e di posteggi ma anche di norme. Ad esempio andrebbero ampliate le zone con i limiti di velocit\u00e0 dei 30 chilometri orari\u00bb. Ma non \u00e8 tutto. La sfida \u00e8 permettere di usare la bici in sicurezza in citt\u00e0 ma anche fuori dalla citt\u00e0. La sfida \u00e8 poterla lasciare parcheggiata in una stazione dell&#8217;hinterland senza l&#8217;angoscia di non trovarla pi\u00f9 la sera quando si rientra dal lavoro e venire in citt\u00e0 in treno. La sfida \u00e8 poterla trasportare in carrozza e poi usarla tra le vie del centro. La sfida, in un linguaggio pi\u00f9 tecnico, \u00e8 l&#8217;intermodalit\u00e0 ed \u00e8 gi\u00e0 in parte cominciata. \u00c8 di poche settimane fa infatti la firma dell&#8217;accordo \u00ab500 stazioni\u00bb tra Fiab e Rete ferroviaria italiana. Un progetto che ha come obiettivo migliorare l&#8217;accessibilit\u00e0 degli scali ferroviari e facilitare, a chi usa le due ruote, gli spostamenti con nuovi marciapiedi ciclabili, sottopassaggi, parcheggi.<\/p>\n<h2>Pedala che ti passa<\/h2>\n<p>Il progetto, come scritto nel Protocollo d&#8217;intesa, punta ad \u00abattrezzare\u00bb in questo senso 180 stazioni a livello nazionale che dovrebbero negli anni diventare 500. Saranno realizzati nuovi stalli pavimentati e anche coperti riservati al parcheggio di biciclette, scivoli nelle scale dei sottopassaggi pedonali, ascensori portabici e verranno utilizzati locali non pi\u00f9 funzionali alle attivit\u00e0 ferroviarie per noleggio e manutenzione delle due ruote. Opere per le quali saranno presentati progetti ad hoc al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che saranno realizzate in parte con i fondi gi\u00e0 a disposizione di Rfi e in parte con i finanziamenti pubblici destinati alla mobilit\u00e0 sostenibile. E anche questo \u00e8 pezzetto nel mosaico della nuova mobilit\u00e0. Crisi economica e voglia di risparmiare, nuova coscienza ambientale, maggiore rapidit\u00e0 di movimento e ultimo ma non ultimo, un nuovo approccio pi\u00f9 salutistico alla vita da parte di tanti. Che muoversi faccia bene ormai \u00e8 una certezza. E dai diecimila passi che una persona dovrebbe fare quotidianamente per garantirsi la giusta dose di salute ai 5 chilometri di pedalata quotidiana che pi\u00f9 o meno dovrebbero assicurare lo stesso risultato, il passo \u00e8 breve. \u00abChe ci sia una nuova coscienza legata allo stile di vita sano \u00e8 indubbio &#8211; spiega il professor Gabriele Rosa, allenatore dei pi\u00f9 importanti maratoneti al mondo, ma anche responsabile di progetti di recupero di pazienti diabetici, psichiatrici e tossicodipendenti attraverso l&#8217;attivit\u00e0 sportiva -. Cos\u00ec come con la corsa, la bici \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 aerobica e permette a molte persone sedentarie di recuperare confidenza con il proprio corpo. Che tanti lo abbiano capito \u00e8 fondamentale. Muoversi \u00e8 il miglior farmaco per prevenire molte patologie. Correre o pedalare permette alla fine, magari con tempi diversi, di ottenere un miglioramento della propria qualit\u00e0 di vita. E il fatto che da Brescia a Milano siano sempre pi\u00f9 le persone che scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto \u00e8 un segnale&#8230;\u00bb.<\/p>\n<h2>Dall&#8217;ufficio alle ferie<\/h2>\n<p>Un nuovo stile di vita che per molti significa anche andare al lavoro in bici. \u00abBike work\u00bb, si dice in inglese perch\u00e9 in alcuni Paesi anglosassoni \u00e8 anche diventata una sfida lanciata ai dipendenti delle aziende che possono addirittura partecipare a un \u00abcampionato\u00bb. Da quest&#8217;anno anche in Italia. Vince chi, durante l&#8217;anno con i propri dipendenti fa pi\u00f9 movimenti casa-ufficio-ufficio-casa pedalando. Una cosa seria ma quasi un gioco: ci si iscrive al \u00abchallenge\u00bb, si registrano tutti i chilometri percorsi su un sito e alla fine si vince un viaggio in Nuova Zelanda. E dal lavoro, dall&#8217;uso quotidiano per districarsi nel traffico si passa poi al tempo libero, ai viaggi e alle vacanze in bici che stanno diventando una moda e, ovviamente, anche un business. In Europa enorme se si pensa che questo settore genera ogni anno nel Vecchio continente un fatturato di 44 miliardi. Da noi parecchio meno, ma siamo in crescita. Come stima uno studio Ambrosetti per Confindustria Ancma, l&#8217;uso della bici per viaggi, ferie e weekend da noi vale 3,2 miliardi di euro l&#8217;anno. Lo scorso anno gli italiani che hanno scelto di andare in vacanza in bicicletta sono stati pi\u00f9 di diecimila e i Bike-hotel (sono un migliaio gli alberghi che hanno strutture e servizi dedicati ai ciclisti ma il dato \u00e8 in crescita) quest&#8217;anno hanno dato ospitalit\u00e0 ad oltre 1,5 milioni di turisti molti dei quali stranieri. Un modo nuovo di intendere le vacanze. C&#8217;\u00e8 chi sceglie di muoversi con borse e bagagli viaggiando, spesso con famiglia, sui 18mila chilometri ciclabili oggi disponibili in Italia. C&#8217;\u00e8 chi invece utilizza la propria auto come mezzo intermedio su cui caricare le biciclette per poi pedalare sulle 50 ciclovie che attraversano il Paese o sui 18 grandi itinerari turistici riservati alle due ruote<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L&#8217;Italia torna in sella e si rimette a pedalare. Sul serio, non \u00e8 uno slogan. Corsi e ricorsi della storia di questo Paese che prima del boom economico degli anni Sessanta viaggiava e si muoveva in bici, poi ha scoperto la Vespa e la Seicento e, negli ultimi anni, sta tornando a spingere sui pedali. 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