{"id":17536,"date":"2015-10-20T16:21:11","date_gmt":"2015-10-20T14:21:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=17536"},"modified":"2015-10-20T23:13:16","modified_gmt":"2015-10-20T21:13:16","slug":"rondelli-cova-e-panetta-erano-delle-formula-uno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/10\/20\/rondelli-cova-e-panetta-erano-delle-formula-uno\/","title":{"rendered":"Rondelli: &#8220;Cova e Panetta? Avevano pi\u00f9 voglia di far fatica&#8230;&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/aprile_03_672-458_resize.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-17539\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/aprile_03_672-458_resize-300x204.jpg\" alt=\"977012 CAMPO SPORTIVO 25 APRILE\" width=\"300\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/aprile_03_672-458_resize-300x204.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/aprile_03_672-458_resize.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Cova&#8230;Cova&#8230;Cova cos\u00ec come\u00a0lo raccontava\u00a0 Paolo Rosi nel 1983 ai mondiali di Helsinki.\u00a0Poi Francesco <strong>Panetta,<\/strong> &#8220;diesel&#8221; come lo chiamavano tutti perch\u00e9\u00a0veniva fuori alla distanza e non ce n&#8217;era per nessuno. E furono medaglie, ori e argenti olimpici e mondiali. \u00a0Ma anche Danilo<strong> Goffi<\/strong>, maratoneta senza et\u00e0 che ha corso fino a ieri dopo aver messo in bacheca maratone e titoli europei. Tutti passati dalle mani sapienti di <strong>Giorgio Rondelli,<\/strong> un pezzo di storia dell&#8217;atletica azzurra. Ma in pi\u00f9 di trent&#8217;anni di carriera anche tanti altri campioni , una sessantina convocati nelle nazionali maggiori per 76 campionati italiani nelle diverse specialit\u00e0 e categorie. Rondelli che \u00a0oggi allena\u00a0 un gruppo di atleti di varie nazionalit\u00e0 del <strong>Cus ProPatria Milano\u00a0<\/strong> su fondo e mezzofondo, ieri pomeriggio era in centro a Milano, nella sede della <strong>Twenty Hours<\/strong> di largo Cairoli per spiegare a chi corre da &#8220;tapascione&#8221; cosa si deve fare e cosa invece andrebbe assolutamente \u00a0evitato. &#8220;E&#8217; cambiata l&#8217;atletica? Certo che \u00e8 cambiata&#8230;Una volta gente come Cova, Panetta, Goffi avevano meno distrazioni. C&#8217;era meno di tutto. Oggi ci siamo imborghesiti.\u00a0Oggi i ragazzi si lasciano distrarre pi\u00f9 facilmente. Ed \u00e8&#8217; un po&#8217; cambiato anche il concetto di fatica. Una volta un allenamento duro di un&#8217;ora e mezzo era la regola, oggi quell&#8217;ora e mezzo \u00e8 diventata un&#8217;ora&#8230;&#8221;.\u00a0 <strong>Giorgio Rondelli<\/strong> fa fatica a parlare agli amatori. E&#8217; abituato a lavorare con macchine da Formula Uno che si allenano, corrono e recuperano con tempi da formula uno. Un altro mondo, il suo. Per\u00f2 da qualche tempo un&#8217;occhiata agli amatori ha cominciato a darla: &#8220;Perch\u00e9 alla fine la filosofia \u00e8 la stessa. Siamo macchine, bisogna mettere telaio e motore nella condizione migliore per andare pi\u00f9 forte possibile ma poi ci\u00f2 che conta \u00e8 la testa. Perch\u00e9 si pu\u00f2 anche avere a disposizione la macchina migliore ma se poi chi guida usa solo due marce&#8230;&#8221;. E allora, anche se la ricetta magica non esiste, la regola \u00e8 quella di variare, cambiare ritmo, velocit\u00e0 e percorsi durante gli allenamenti. Anche per i tapascioni\u00a0 che per\u00f2 non sono tutti uguali. Cos\u00ec gli allenamenti vanno differenziati, gli atleti vanno divisi in gruppi e anche gli obbiettivi cambiano: &#8220;Correre tutti insieme \u00e8 sbagliato. Alla fine i migliori si adeguano ai peggiori emergono solo le negativit\u00e0. Tempo fa allenavo un gruppo di amatori che chiamavo &#8220;Romagna mia&#8221; perch\u00e9 correvano e se la raccontavano tirando dentro anche chi poteva andar pi\u00f9 forte. Cos\u00ec li ho divisi. I pi\u00f9 lenti partivano davanti, i pi\u00f9 veloci due minuti dopo con l&#8217;ordine di raggiungerli. Alla fine sono migliorati tutti: quelli davanti che spingevano per non farsi prendere, quelli dietro che acceleravano chiudere il buco&#8221;. Ma c&#8217;\u00e8 chi corre al parco nell&#8217;intervallo di pranzo magari per staccare un po&#8217; dalle beghe di lavoro e farsi una chiacchierata con gli amici: &#8220;E&#8217; un&#8217;ottima cosa, si pu\u00f2 fare\u00a0po&#8217; ma ogni tanto bisogna cambiar ritmo. Provare a darsi degli obbiettivi, abbassare il tempo su giro, provare un fartlek, alternare la corsa veloce con quella lenta, alzare il ritmo nelle zone di recupero&#8230;&#8221;. Tempi e velocit\u00e0, gira sempre tutto intorno a l\u00ec. D&#8217;altronde per uno abituato da sempre ad allenare campioni olimpici e mondiali non pu\u00f2 essere altrimenti. &#8220;Conta il peso? Conta tantissimo. Bisogna sempre fare moltissima attenzione al peso. Vale per tutti a tutti i livelli anche se i problemi maggiori li ho sempre avuti con le donne. Per gareggiare a certi livelli anche un chilo in pi\u00f9 diventa un guaio, ma pu\u00f2 diventare un problema anche l&#8217;eccessiva magrezza&#8221;. Fatica, cuore, obbiettivi e talento. Ma non sempre bastano. &#8220;Certo, \u00e8 importante la tecnica. Ci sono tanti amatori che corrono male. Chi con il busto troppo indietro che invece andrebbe portato un po&#8217; in avanti, allineando spalle e ginocchia. Chi trascinandosi, chi senza usare la spinta delle braccia che invece sono importantissime. E poi gli appoggi dei piedi che sono faondamentali e vanno allenati. Basta guardare cosa fanno gli etiopi quando si allenano per migliorare questa tecnica, sembra quasi un balletto&#8230;&#8221;. E poi la maratona, la madre di tutte le gare: &#8220;Dipende da cosa si vuol fare. Se uno vuol correre solo per arrivare io gli consiglio di non farlo proprio il lungo. Se devi fare una prestazione straordinaria tanto vale tenersi tutte le energie per il giorno della gara. Discorso completamente diverso per chi corre su tempi differenti, sotto le tre ore o gi\u00f9 di l\u00ec. Su un fisico ben allenato tre mesi per preparare una 42 chilometri sono sufficienti. Poi per\u00f2 bisogna valutare anche tante altre cose. Dalle tecnica, all&#8217;alimentazione, ai lavori specifici&#8230;Insomma un discorso doverso&#8221;. Discorso diverso o il solito discorso. Perch\u00e9 i campioni sono una cosa e gli amatori un&#8217;altra. Rondelli mezze misure non ne ha : &#8221; I 25 mila della Deejaten sono un buon segnale per l&#8217;atetica? No. Io direi che \u00a025 mila della Deejaten sono un buon segnale solo per gli organizzatori di quella gara&#8230;.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cova&#8230;Cova&#8230;Cova cos\u00ec come\u00a0lo raccontava\u00a0 Paolo Rosi nel 1983 ai mondiali di Helsinki.\u00a0Poi Francesco Panetta, &#8220;diesel&#8221; come lo chiamavano tutti perch\u00e9\u00a0veniva fuori alla distanza e non ce n&#8217;era per nessuno. E furono medaglie, ori e argenti olimpici e mondiali. \u00a0Ma anche Danilo Goffi, maratoneta senza et\u00e0 che ha corso fino a ieri dopo aver messo in bacheca maratone e titoli europei. Tutti passati dalle mani sapienti di Giorgio Rondelli, un pezzo di storia dell&#8217;atletica azzurra. 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