{"id":17572,"date":"2015-10-25T18:12:52","date_gmt":"2015-10-25T17:12:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=17572"},"modified":"2015-10-25T18:46:51","modified_gmt":"2015-10-25T17:46:51","slug":"il-bocconiano-che-ha-fatto-pedalare-lamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/10\/25\/il-bocconiano-che-ha-fatto-pedalare-lamerica\/","title":{"rendered":"Il bocconiano che ha fatto pedalare l&#8217;America"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/1380423_587808971280731_237300967_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-17574\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/1380423_587808971280731_237300967_n-300x200.jpg\" alt=\"1380423_587808971280731_237300967_n\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/1380423_587808971280731_237300967_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/10\/1380423_587808971280731_237300967_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Dai i banchi della Bocconi alla scrivania da commercialista il passo \u00e8 breve. Quasi obbligato. Da uno studio nel centro di Milano a San Diego in California un po\u2019 meno. Ci vuole sempre un po\u2019 di coraggio a cambiar vita. O forse un pizzico d\u2019incoscienza. O forse sta scritto da qualche parte: \u00abUna mattina mentre andavo al lavoro mi sono chiesto cosa ci stavo a fare a Milano. Cos\u00ec sono partito, sperando di trovare qualcosa da fare ma soprattutto con la voglia di andare a \u201ccazzeggiare\u201c un po\u2019&#8230;\u00bb. L\u2019idea era quella di tornare. Invece <strong>Matteo Gerevini<\/strong>, 52 anni di Mantova ma milanese d\u2019adozione, in California c\u2019\u00e8 rimasto. Inizialmente per dare una mano ad Ernesto Colnago ad organizzzare la prima Granfondo ciclistica degli Stati Uniti, nel 2009 proprio a San Diego. Poi per fare la stessa cosa a Los Angeles, Miami, Beverly Hills, Pasadena, Philadelphia e a New York. \u00abGli americani che fino ad allora correre in bici non sapevano neppure cosa volesse dire perch\u00e8 si ritrovavano col passa-parola in due o trecento nei parcheggi dei centri commerciali improvvisando organizzazione e percorsi- racconta Gerevini- cominciarono ad apprezzare le gare organizzate e a prenderci gusto. E cos\u00ec dalle due granfondo che c\u2019erano nel 2006 in tre anni si arriv\u00f2 ad organizzarne pi\u00f9 di 300. Un vero e proprio boom. Un business, come dicono da quelle parti\u00bb. E Gerevini e il suo staff ci misero un bel po\u2019 di genio italiano per far scoccare la scintilla tra gli yankee e la bicicletta: \u00abAvevamo capito che ci\u00f2 che piaceva tantissimno era la tradizione italiana delle due ruote. Ricordo che quando <strong>Ernesto Colnago<\/strong>, il giorno prima della gara, si mise a firmare gli autografi ad un paio di appassionati in pochi minuti si form\u00f2 una fila di pi\u00f9 di un centinaio di metri con gli americani impazziti. Chi veniva a farsi autografare le magliette, chi le foto, chi le bici&#8230;Cos\u00ec pensammo di confezionare una granfondo che fosse italiana in tutto e per tutto. Il giorno della partenza la gara fu aperta da tre Ferrari rosse che ci facemmo prestare da una Fans Club della citt\u00e0, dalle note del \u201cNessun Dorma\u201c della Turandot cantata da Luciano Pavarotti e al traguardo servimmo piatti di pasta italiana cucinata al momento a tutti gli arrivati&#8230;\u00bb. Bingo. Se amore doveva essere amore fu. Ed \u00e8 una passione che non si \u00e8 spenta e continua ancora oggi anche se poi negli anni con <strong>Greg Lemond<\/strong> e <strong>Lance Armstrong<\/strong> anche l\u00ec hanno imparato a far da soli. Ma Gerevini non si accontenta di far pedalare gli americani. E cos\u00ec una mattina mentre fa colazione in un albergo di New York legge su una rivista che una societ\u00e0 tedesca ha brevettato un \u00abchip\u00bb elettronico per catalogare le merci dei magazzini in modo da sapere sempre in tempo reale quanta merce ha stoccata e dove rintracciarla quando arrivano gli ordini. \u00abAll\u2019istante ho pensato che lo stesso sistema potesse venire applicato alle corse amatoriali perch\u00e8, tanti anni fa, i tempi degli atleti venivano presi a mano, trascritti all\u2019arrivo dai giudici su cartellini di cartone. Cos\u00ec pensai che si potesse fare\u00bb. E nel giro di qualche mese quella fu una vera e propria rivoluzione tant\u2019\u00e8 che oggi tutte le gare ciclstiche, di atletica, di triathlon, mondiali e Olimpiadi comprese, usano quel sistema di rilevazione dei tempi. \u00abWinning time fu davvero una rivoluzione- ricorda- Poi per\u00f2 arrivarono i competitor e noi restammo un po\u2019 fermi al palo. Cos\u00ec ho cambiato ancora&#8230;\u00bb. Oggi M<strong>atteo Gerevini<\/strong> \u00e8 direttore esecutivo di <strong>Wace<\/strong>, un\u2019associazione che raggruppa i pi\u00f9 grandi eventi cislistici mondiali dalla Granfondo di New York a quella di Roma a quella di Citt\u00e0 del Capo: \u00abS\u00ec, ci sono anche la Ride London che porta al via 95mila iscritti e la Wattern Rundam in Svezia che fa il sold out di 20mila partecipanti in un minuto e 27 secondi dall\u2019apertura delle iscrizioni on line- spiega- Questa \u00e8 la mia nuova scommessa e sono quasi certo che funziona perch\u00e8 il ciclismo amatoriale \u00e8 in forte espansione&#8230;\u00bb. Ma non c&#8217;\u00e8 solo la bici. Ce n&#8217;\u00e8 anche un&#8217;altra di scommessa dove la bici c&#8217;entra ma c&#8217;entrano anche nuoto e corsa e soprattutto c&#8217;entra Venezia,\u00a0 trappa a giugno di un full distance del circuito <strong>Challenge<\/strong>: &#8220;S\u00ec , portare il triathlon lungo a Venezia pi\u00f9 che una scommessa \u00e8 una bella sfida- spiega <strong>Gerevini<\/strong>&#8211; Ma almeno a giudicare dal numero di iscritti che abbiamo gi\u00f9\u00e0 raggiunto le cose stanno andando nelle giusta direzione&#8230;&gt;. E se lo dice uno che ha fatto pedalare gli americani c\u2019\u00e8 da crederci&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dai i banchi della Bocconi alla scrivania da commercialista il passo \u00e8 breve. Quasi obbligato. Da uno studio nel centro di Milano a San Diego in California un po\u2019 meno. Ci vuole sempre un po\u2019 di coraggio a cambiar vita. O forse un pizzico d\u2019incoscienza. 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