{"id":17882,"date":"2015-12-05T14:00:08","date_gmt":"2015-12-05T13:00:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=17882"},"modified":"2015-12-05T14:01:51","modified_gmt":"2015-12-05T13:01:51","slug":"gli-atleti-saranno-bionici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2015\/12\/05\/gli-atleti-saranno-bionici\/","title":{"rendered":"Gli atleti? Saranno bionici"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/12\/12299226_931427436938220_1241788352201859209_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17902\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/12\/12299226_931427436938220_1241788352201859209_n-300x93.jpg\" alt=\"12299226_931427436938220_1241788352201859209_n\" width=\"574\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/12\/12299226_931427436938220_1241788352201859209_n-300x93.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2015\/12\/12299226_931427436938220_1241788352201859209_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 574px) 100vw, 574px\" \/><\/a>C&#8217; erano una volta la tuta e le scarpe da ginnastica. E andavano bene per tutto, per ogni sport. Poi correre \u00e8 diventato jogging, andare in palestra fitness e anche quella che a scuola si chiamava educazione fisica oggi si \u00e8 trasformata in lezione di \u00abmotoria\u00bb. In pochi lustri \u00e8 cambiato tutto. Addio scarpini da calcio in cuoio e palloni con le stringhe. Addio pesantissime biciclette d\u2019acciaio e racchette di legno. Una vera e propria rivoluzione partita da materiali e accessori e cos\u00ec, anche se i gesti pi\u00f9 o meno sono rimasti gli stessi, lo sport \u00e8 diventato un\u2019altra cosa. Non solo quello dei campioni, sempre pi\u00f9 tecnologici, monitorati, studiati, programmati e specializzati. La tecnologia ha cambiato soprattutto lo sport della gente normale, quello di tutti i giorni. Quello di chi va al parco a farsi la corsetta, di chi esce per una pedalata in bici la domenica mattina con gli amici, di chi si tuffa in piscina nell\u2019intervallo di pranzo o fa l\u2019abbonamento stagionale dello skilift.<br \/>\n<strong>I CONTATUTTO<\/strong><br \/>\n\u00c8 la realt\u00e0, virtuale ma neanche tanto, che passa sempre pi\u00f9 spesso da tablet e computer ai nostri telefonini. Che una volta si chiamavano cos\u00ec, oggi sono invece smartphone sempre pi\u00f9 connessi ed \u00abapplicati\u00bb per cui non abbiamo segreti. Ci rivelano se siamo di buon umore, quanto pesiamo, quanto dormiamo, quante calorie stiamo consumando e soprattutto quando \u00e8 arrivato il momento durante la giornata di camminare o alzarci dalla scrivania. Diecimila passi al giorno, pi\u00f9 o meno sette chilometri. Tanti se ne dovrebbero fare secondo l\u2019Oms, l\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, per mantenersi in salute, per non avere problemi di cuore (ma l\u2019amore in questo caso non c\u2019entra) e garantirsi un \u00abmotore\u00bb efficiente. Cos\u00ec, siccome contarli non si pu\u00f2, c\u2019\u00e8 chi ci ha pensato per noi e negli ultimi tempi sono arrivati fitness bands e activity trackers a ricordarcelo. Fasce e braccialetti che hanno Gps e cardiofrequenzimetri incorporati e rilevano ogni tipo di dato possibile. Bracciali biometrici in grado di leggere all\u2019interno del nostro corpo misurando anche la quantit\u00e0 di ossigeno presente. Basta indossarli come si fa con un orologio, digitare l\u2019et\u00e0 e qualche dato e loro fanno il resto. E se uno si dimentica di muoversi vibrano e suonano.\u00a0\u00abIn dieci anni \u00e8 cambiato quasi tutto &#8211; spiega <strong>Stefano Vigan\u00f2<\/strong>, managing director di Garmin Italia, azienda che ha il suo core business nell\u2019innovazione tecnologica -. Anche perch\u00e9 in questo settore dieci anni sono uno spazio siderale. Ci sono stati i cardiofrequenzimetri, poi \u00e8 arrivato il gps e ora siamo ai rilevatori cardiaci senza fascia da mettere al torace. Il futuro \u00e8 un po\u2019 una svolta filosofica e porter\u00e0 queste apparecchiature da polso ad indicare anche il nostro stato di salute e di benessere\u00bb.<br \/>\n<strong>COPERTI DAL GUSCIO<\/strong><br \/>\nMa l\u2019innovazione non passa solo da qui. C\u2019erano una volta le maglie di lana che infeltrivano dopo un paio di sudate e un paio di lavaggi e le calzamaglie di lana per proteggersi dal gelo. Oggi chi scia ha maglie termiche, in fibre riscaldanti e gusci leggerissimi capaci di resistere al freddo artico. Fibre sintetiche che permettono il controllo dell\u2019umidit\u00e0, della temperatura, che refrigerano il corpo quando fa troppo caldo e viceversa, che uccidono i batteri. Fibre che attraverso dei sensori a contatto con la pelle trasferiscono i dati a reti wireless e permettono di capire se i muscoli sono stanchi e se sono bene ossigenati. Derivano da applicazioni militari, ma lo sport si \u00e8 subito messo in scia. E cos\u00ec presto saremo tutti un po\u2019 bionici. Con maglie e calze a compressione che massaggiano i bicipiti e quadricipiti mentre ci si muove e capaci di ritardare la fatica ed evitare infortuni. Con cardiofrequenzimetri sempre pi\u00f9 raffinati in grado di leggere il battito del cuore grazie anche a sensori ad infrarossi che intercettano la pressione del flusso sanguigno e con orologi satellitari sempre pi\u00f9 potenti e precisi in grado di indicare in ogni istante posizione, mappe, distanze. Capaci di calcolare in diretta la velocit\u00e0, le calorie che stiamo bruciando, quelle che ci restano e anche, per chi gioca a golf, la distanza tra due buche e la traiettoria migliore per infilarci la pallina.<br \/>\n<strong>\u00a0LA \u00a0PARTITA IN UNA SCARPA<\/strong><br \/>\nTutto in un chip o in un radar ad infrarossi che aiuta a fare ci\u00f2 che una volta non si poteva. Come in bici, avvisando se mentre stai pedalando ti arrivano macchine alle spalle o chiamando soccorsi in automatico se la bici subisce un urto. O come in piscina con dispositivi che si mettono al polso o sulla nuca in grado di contare le vasche, il numero di bracciate, l\u2019ampiezza e la frequenza. Capaci di misurare la distanza nuotata in acque libere e di indicarci se \u00e8 corretta ed efficiente. Tutto in un chip spesso talmente piccolo che pu\u00f2 essere messo ovunque, anche nelle calze di un corridore per capire qual \u00e8 il suo impatto sul terreno, quali sono i suoi difetti e come si pu\u00f2 migliorare la sua corsa. Oppure infilato nella suola delle scarpette da calci o per trasmettere ad un computer i dati di un\u2019intera partita: le distanze percorse in campo, i passaggi, il numero di scatti, la massima velocit\u00e0 raggiunta nella corsa. Ed ecco perch\u00e9 oggi i telecronisti in tv sanno un sacco di cose in pi\u00f9. Insomma, il futuro \u00e8 adesso anche se a volte sembra troppo e il rischio \u00e8 quello di incartarsi: \u00abS\u00ec, \u00e8 vero, pu\u00f2 sembrare cos\u00ec &#8211; spiega <strong>Vigan\u00f2<\/strong> -, il punto di partenza per\u00f2 \u00e8 che la tecnologia non deve essere fine a se stessa, ma deve sempre trovare un punto di realizzazione nel concreto. Lo sforzo deve andare in questa direzione e cio\u00e8 identificare ci\u00f2 che \u00e8 utile e che si pu\u00f2 usare. Oggi nel ciclismo professionistico, tanto per fare un esempio, gli atleti sono diventati dei robot e il rischio \u00e8 che la tecnologia prenda il sopravvento. Chi vince? L\u2019azienda che arriva per prima su un nuovo prodotto e che ha la capacit\u00e0 di renderlo il pi\u00f9 possibile user friendly\u00bb.<br \/>\n<strong>CORPO TRIDIMENSIONALE<\/strong><br \/>\nE se lo sport va sempre pi\u00f9 veloce, la ricerca vola. Cos\u00ec gi\u00e0 si parla di tessuti leggerissimi in nanoparticelle su cui stanno lavorando alcune universit\u00e0 americane per i body di ciclisti, pattinatori e atleti della velocit\u00e0: morbidi e flessibili quando il corpo \u00e8 in azione, ma in grado di indurirsi immediatamente in caso di urto e quindi di proteggerli nelle cadute. Gi\u00e0 si parla di scansioni tridimensionali del corpo per costruire attrezzature e abbigliamento che assecondano alla perfezione le caratteristiche fisiche e aerodinamiche di ognuno. E gi\u00e0 si parla di leghe e materiali di derivazione spaziale pi\u00f9 leggeri e resistenti del carbonio. Troppo? Probabilmente s\u00ec, ma in questo settore il tempo viaggia a velocit\u00e0 pi\u00f9 che doppia. \u00abAnche perch\u00e9 nei prossimi anni ad utilizzare queste tecnologie saranno i giovanissimi di oggi che vivono in una dimensione digitale &#8211; spiega Vigan\u00f2 -. Sar\u00e0 difficile per chi oggi non ha vent\u2019anni tenere il passo. Gi\u00e0 ora si fa fatica ad incastrare tutto ci\u00f2 che la tecnologia offre. E quando sei convinto di essere al passo, sei gi\u00e0 rimasto indietro&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217; erano una volta la tuta e le scarpe da ginnastica. E andavano bene per tutto, per ogni sport. Poi correre \u00e8 diventato jogging, andare in palestra fitness e anche quella che a scuola si chiamava educazione fisica oggi si \u00e8 trasformata in lezione di \u00abmotoria\u00bb. In pochi lustri \u00e8 cambiato tutto. Addio scarpini da calcio in cuoio e palloni con le stringhe. Addio pesantissime biciclette d\u2019acciaio e racchette di legno. Una vera e propria rivoluzione partita da materiali e accessori e cos\u00ec, anche se i gesti pi\u00f9 o meno sono rimasti gli stessi, lo sport \u00e8 diventato un\u2019altra cosa. 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