{"id":18376,"date":"2016-02-06T20:48:56","date_gmt":"2016-02-06T19:48:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=18376"},"modified":"2016-02-07T01:13:13","modified_gmt":"2016-02-07T00:13:13","slug":"il-triathlon-estremo-non-e-una-moda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/02\/06\/il-triathlon-estremo-non-e-una-moda\/","title":{"rendered":"Il triathlon estremo? Non \u00e8 una moda"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/hqdefault-11.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-18377\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/hqdefault-11-150x150.jpg\" alt=\"hqdefault (1)\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/ICON_Xtreme.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-18368\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/ICON_Xtreme-150x150.png\" alt=\"ICON_Xtreme\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/11407114_813050632125616_8970990312953165657_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-18369\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/11407114_813050632125616_8970990312953165657_n-150x150.jpg\" alt=\"11407114_813050632125616_8970990312953165657_n\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Come se non bastasse la fatica che gi\u00e0 si fa. Come se non bastasse la durezza di certi percorsi. Come se le correnti in acqua,\u00a0le\u00a0salite in bici, \u00a0le rampe \u00a0in corsa fossero linfa per i miscoli che non aspettano altro per mettersi alla prova. Come se non bastasse tutto ci\u00f2, quest&#8217;anno la moda del triathlon pare sia diventata quella di osare ancora un po&#8217; di pi\u00f9. Tanto per non farsi mancar nulla. Moda, sfizio, sogno o \u00a0follia, c&#8217;\u00e8 sempre un punto di vista. E queste sono gare che ognuno mette nella propria casella mentale archiviandole come meglio crede, con un alibi o con un pizzico di invidia per chi ha il coraggio di cucirsi addosso un pettorale. Dal <strong>Norseman in Norvegia<\/strong>, al <strong>Celtaman in Scozia<\/strong> all\u2019<strong>Escape From Alcatraz in California<\/strong>\u00a0 ci sono sfide di triathlon che sono per\u00f2 anche un\u2019altra cosa. Sono il sogno che uno ha, sono la voglia irrefrenabile di \u00a0togliersi lo \u201csfizio\u201d perch\u00e8 adesso o mai pi\u00f9 e soprattutto &#8220;perch\u00e8 no?&#8221;Ma soprattutto sono la voglia di dimostrare solo a se stessi che si poteva fare. Che basta volere. Da noi qualcosa c&#8217;era gi\u00e0. Da anni in<strong> Val Tidone<\/strong>\u00a0si corre un triatlhon ( e si corre anche quest&#8217;anno il 4 di giugno) \u00a0che se non \u00e8 estremo poco ci manca, un triathlon dove i migliori arrivano al traguardo pi\u00f9 o meno in nove ore. E non vanno piano. \u00a0Tre chilometri nelle acque verdi della <strong>Diga del Molato<\/strong>, 157 in bici e 28 di corsa per un dislivello che va oltre i 3500 metri in una natura dove la fatica pu\u00f2 anche sublimarsi e diventare meditazione. \u00a0Gara dura, anzi durissima ma affascinante e bella perch\u00e8 quasi fuori dal tempo. Ma evidentemente non bastava. Cos\u00ec in questo 2016 l&#8217;asticella si alza ancora un po&#8217;.\u00a0\u00a0&#8220;Ho sempre sognato di partecipare al Norseman ma per un motivo o un \u00a0altro non ce l&#8217;ho mai fatta e allora ho pensato di organizzarne io uno uguale dalle mie parti&#8230;.&#8221; mi aveva detto quache mese fa <strong>Francesco Uberto<\/strong>, 41 anni imprenditore, triatleta con diversi Ironman alle spalle, che fa parte dello staff dello <strong>Stoneman<\/strong>, che il 9 luglio si correr\u00e0 in Valcamonica \u00a0tra lago d\u2019Iseo, Ponte di Legno, Gavia, \u00a0Mortirolo e Passo Paradiso. Che si fa fatica anche a scriverlo. Per\u00f2, come dice quel proverbio che parla di diavoli, pentole e coperchi, \u00a0Uberto non aveva fatto i conti col fatto che, organizzandolo, al suo triathlon non avrebbe potuto partecipare. E allora ha pensato bene di iscriversi a quell&#8217;<strong>Icon Extreme<\/strong> organizzato da Eco-Race (che dovrebbe essere la concorrenza ma questi sono dettagli\u00a0assolutamente trascurabili&#8230;) \u00a0che sabato tre settembre partir\u00e0 da Livigno e dopo \u00a05000 metri di dislivello, dopo essersi arrampicato sulla\u00a0Forcola, sul Bernina e sugli epici 48 tornanti del Passo dello Stelvio torner\u00e0 a Livigno per terminare la maratona con\u00a0i 9 km di salita a Carosello 3000. E se come ripete spesso<strong> Daniel Fontana<\/strong> un gara full distance non \u00e8 una gara ma un romanzo tutto da vivere e raccontare in questo caso \u00e8 ancora qualcosa di pi\u00f9. \u00a0E cos&#8217;\u00e8 e cosa sar\u00e0 lo scrive bene\u00a0<strong>Matteo Annovazzi,<\/strong> uno degli organizzatori, sulla sua bacheca di facebook: &#8220;Qui scoprirai che l\u2019importante non sar\u00e0 saper nuotare, pedalare o correre molto bene, ma saper trovare la tua strada; il tuo modo per arrivare lass\u00f9, in cima <span class=\"text_exposed_show\">\u2026&#8221;. Frasi fatte? A prima vista potrebbe sembrare di s\u00ec perch\u00e8 \u00a0c&#8217;\u00e8 \u00a0un po&#8217; di mondo che a volte si specchia \u00a0si compiace dietro queste gare. In realt\u00e0 la scelta \u00e8 un&#8217;altra. Anche perch\u00e8 ci si pu\u00f2 compiacere per un po&#8217; ma poi c&#8217;\u00e8 veramente tanto tempo e tanta strada per pentirsi. \u00a0Quindi chi parte per un estremo quasi sempre ha un conto in sospeso e qualcosa da dimostrare solo a se stesso. Mesi fa prima di partire per l&#8217;Africa per una avventura incredibile che l&#8217;ha visto nuotare per 50 chilometri nell&#8221;Oceano e, dopo 27 maratone in 27 giorni, salire e scendere dal Kilimangiaro come nulla fosse,<strong> Danilo Callegari<\/strong> aveva risposto a chi gli faceva notare che gli atleti estremi hanno una vena esibizionistica senza troppi giri di parole:&#8221;Io non devo dimostrare nulla a nessuno. Faccio questo per me stesso, perch\u00e8 questa \u00e8 la mia vita&#8230;&#8221;. E vale per tutti. Anche per chi in questo 2016 si metter\u00e0 i pettorali per sfide che sembrano follie. Per sfide in cui b<\/span>isogna avere coraggio solo a pensarci&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come se non bastasse la fatica che gi\u00e0 si fa. Come se non bastasse la durezza di certi percorsi. Come se le correnti in acqua,\u00a0le\u00a0salite in bici, \u00a0le rampe \u00a0in corsa fossero linfa per i miscoli che non aspettano altro per mettersi alla prova. Come se non bastasse tutto ci\u00f2, quest&#8217;anno la moda del triathlon pare sia diventata quella di osare ancora un po&#8217; di pi\u00f9. Tanto per non farsi mancar nulla. Moda, sfizio, sogno o \u00a0follia, c&#8217;\u00e8 sempre un punto di vista. 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