{"id":18514,"date":"2016-02-22T08:01:08","date_gmt":"2016-02-22T07:01:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=18514"},"modified":"2016-02-22T08:01:08","modified_gmt":"2016-02-22T07:01:08","slug":"omar-il-ciclista-dei-ghiacci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/02\/22\/omar-il-ciclista-dei-ghiacci\/","title":{"rendered":"Omar, il ciclista dei ghiacci"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/omar.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-18519\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/omar-150x150.jpg\" alt=\"omar\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/omR2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-18520\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/omR2-150x150.jpg\" alt=\"omR2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/OMAR3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-18521\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/OMAR3-150x150.jpg\" alt=\"OMAR3\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Cinquanta chiodi su una gomma. Cinquanta chiodi che la dicono lunga su cosa si possa fare con una bici da corsa. Correre innanzitutto. Ma anche avventurarsi \u00a0a <strong>Capo Nord<\/strong> o in <strong>Islanda<\/strong> dove il ciclismo \u00e8 tutto un altro racconto. Dove non \u00e8 il Tour. Non \u00e8 il sole di luglio che ti fa aprire le magliette, che ti fa rovesciare le borracce sul casco, che ti lascia i segni dell&#8217;abbronzatura a mezze braccia, a mezze gambe, sul naso dove si fermano gli occhiali. Cinquanta chiodi su una gomma per provare a fare ci\u00f2 che nessuno aveva mai fatto prima e che per <strong>Omar di Felice<\/strong>, 34 anni romano, grafico e designer per professione e anche ciclista professionista per qualche stagione, sta facendo adesso. Succede spesso nella vita, c&#8217;\u00e8 sempre qualcosa che ti fa cambiare la prospettiva. E cos\u00ec da un giorno all&#8217;altro le gare , le corse, le vittorie cercate non contano pi\u00f9 perch\u00e8 \u00a0le imprese diventano altre e \u00a0riguardano solo te stesso. Diventano sfide dove non ci sono avversari da battere, conti da regolare con chi ti sta a fianco, davanti o a ruota. \u00a0C&#8217;\u00e8 sempre un&#8217; &#8220;estrermit\u00e0&#8221; in ognuno i noi. Grande o piccola fa poca differenza, l&#8217;importante \u00e8 rincorrerla e cosi Omar, qualche anno fa, ha deciso che quella era la strada che voleva seguire. &#8220;Una strada che mi ha portato fino a Capo Nord per due volte due anni fa e l&#8217;anno scorso- racconta- Capo Nord perch\u00e8 quello era il posto in cui avevo sempre immaginato di andare e Capo Nord perch\u00e8 faceva parte del mio immaginario fin da quando ero ragazzo&#8230;&#8221;. Ci vanno in tanti da quelle parti. Nessuno con una bici da corsa e non in inverno perch\u00e8 allora tutto si complica: &#8220;Ho messo insieme le due cose che amavo di pi\u00f9- spiega Omar- Il viaggio che avevo in testa da sempre e la passione per la bici da corsa, \u00a0una sfida che mi affascinava anche se devo ammettere che non mi aspettavo cos\u00ec dura&#8230;&#8221;. Settecento chilometri la prima volta partendo da<strong> Tromso<\/strong>, pi\u00f9 di 1300 la seconda muovendosi dalle<strong> Isole Lofoten<\/strong>. Sette tappe con temperature fino a meno 30 gradi \u00a0pedalando spesso al buio, sotto tormente di neve e su strade perennemente ghiacchiate: &#8220;Ecco s\u00ec il problema pi\u00f9 grande pedalando in quelle condizioni \u00e8 innazitutto quello di riuscire a rimanere in equilibrio- spiega &#8211; Non ci si pu\u00f2 mai rilassare \u00a0e non si possono mai lasciare le mani dal manubrio. Sei sempre in tensione anche perch\u00e8 quando ci sono le raffiche di vento diventa tutto ancora pi\u00f9 precario&#8230;&#8221;. Precario o no i conti alla fine tornano. Grazie alla testa e alle gambe che non si arrendono a nulla, neanche all&#8217;acqua gelata delle borracce, alle cadute, ai piedi e alle mani che si ghiacciano. &#8220;Non mi aspettavo tanto freddo- ammette Omar- e non mi aspettavo tutta una serie di problemi che nel pimo viaggio mi hanno davvero complicato la vita. Il freddo bloccava completamente i alcuni ingranaggi del cambio e pattini dei freni. Cos\u00ec nella seconda spedizione abbiamo montato i freni a disco e utilizzato dei lubrificanti per la catena e i movimenti capaci di sopportare temperature cos\u00ec rigide&#8230;&#8221;. Ma alla fine sono dettagli. Come i cinque chili persi nonostante gli integratori, nonostante la pasta portata dall&#8217;Italia e \u00a0cucinata ogni sera in abbondanza, nonostante le colazioni infinite, i gel e i panini tenuti al caldo sull&#8217;auto d&#8217;appoggio. Dettagli perch\u00e8 la differenza la fanno altre cose: &#8220;Perch\u00e8 ho deciso di provarci sinceramente non lo so neanche io &#8211; \u00a0racconta- O forse s\u00ec. Non volevo trovarmi un giorno ad avere rimpianti e a un certo punto della mia vita mi piacerebbe guardarmi\u00a0indietro e a dirmi che sono riuscito a fare pi\u00f9 di quello che potevano essere i miei sogni&#8230;&gt;. Cos\u00ec si riparte. Cos\u00ec Capo Nord diventa un file di foto o un documentario da postare su Facebook e si apre un&#8217;altra pagina di un&#8217;avventura che \u00e8 solo all&#8217;inizio: &#8220;Mercoled\u00ec vado\u00a0in\u00a0Islanda&#8230;&#8221;. Stesso viaggio, stessa voglia di andare a cercare qualcosa, stessa bici per pedalare lungo il ring raod per 1350 chilometri facendo il periplo di un&#8217;isola che ha solo quella strada. E basta. \u00a0&#8220;Far\u00e0 meno freddo perch\u00e8 l\u00e0 c&#8217;\u00e8 la corrente del Golfo e questo mi tranquillizza un po&#8217;- spiega- Mi aspetto temperature da zero a meno 15 ma spero non ci siano pioggia e bufere anche se visto il periodo trover\u00f2 anche qui neve e ghiaccio&#8230;&#8221;. Come nei due viaggi a Capo Nord. E come da quelle parti anche in Islanda ci sar\u00e0 qualcuno al seguito di Omar che racconter\u00e0 la sua\u00a0fatica\u00a0che nei tempi dei social diventeranno immagini, filmati e anche un diario quotidiano. Poi si torner\u00e0 a pensare. A immaginare un&#8217;asticella che naturalmente potrebbe alzarsi portando quella bici verso lo stretto Di Bering o la Terra del Fuoco. Cinquanta chiodi su una gomma&#8230;E la storia continua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cinquanta chiodi su una gomma. Cinquanta chiodi che la dicono lunga su cosa si possa fare con una bici da corsa. Correre innanzitutto. Ma anche avventurarsi \u00a0a Capo Nord o in Islanda dove il ciclismo \u00e8 tutto un altro racconto. Dove non \u00e8 il Tour. Non \u00e8 il sole di luglio che ti fa aprire le magliette, che ti fa rovesciare le borracce sul casco, che ti lascia i segni dell&#8217;abbronzatura a mezze braccia, a mezze gambe, sul naso dove si fermano gli occhiali. 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