{"id":18535,"date":"2016-02-24T12:23:37","date_gmt":"2016-02-24T11:23:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=18535"},"modified":"2016-02-24T12:27:42","modified_gmt":"2016-02-24T11:27:42","slug":"donne-in-bici-pedalate-di-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/02\/24\/donne-in-bici-pedalate-di-liberta\/","title":{"rendered":"Donne in bici, pedalate di libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/internet-Ruzzo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-18536\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/internet-Ruzzo-300x225.jpg\" alt=\"internet - Ruzzo -\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/internet-Ruzzo-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/02\/internet-Ruzzo.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non che sia fondamentale che sedici donne straniere imparino a Milano ad andare in bici. Ci mancherebbe. Ma \u00e8 chiaro che pedalare non \u00e8 la stessa cosa in tutte le parti del mondo. In molti Paesi musulmani infatti \u00e8 proibito, a volte vergognoso, comunque malvisto e mai incoraggiato. Cos\u00ec le donne restano ferme, inchiodate dal pregiudizio e da un retaggio culturale che limita mobilit\u00e0 e libert\u00e0 alla ricerca di un\u2019emancipazione che passa anche da queste, piccole, conquiste. Ed \u00e8 chiaro che allora <strong>\u00abMamme in bici\u00bb<\/strong>, il progetto di Cyclopride partito la scorsa settimana nell\u2019istituto omniconprensivo Luigi Cardorna, che permetter\u00e0 a sedici donne extracomunitarie di imparare ad andare in bicicletta, diventa tutta un\u2019altra cosa. Pedalare diventa un\u2019altra cosa. \u00abS\u00ec, certo la bicicletta si trasforma nello strumento per la conquista di una libert\u00e0- racconta <strong>Ercole Giammarco<\/strong>, presidente di<strong> Cyclopride<\/strong>&#8211; Diventa il mezzo per riappropriarsi di un diritto che pu\u00f2 essere un passo importante per una maggiore indipendenza e quindi anche verso l\u2019integrazione\u00bb. Non a caso si parte dall\u2019omnicomprensivo di Luigi Cadorna in via Carlo Dolci, in zona San Siro, uno degli istituti milanesi pi\u00f9 multietnci in uno dei quartieri pi\u00f9 multietnici e complicati della citt\u00e0. Una scuola dove si contano studenti di oltre trenta nazionalit\u00e0 e che pu\u00f2 diventare un vero e proprio laboratorio in una citt\u00e0 per far incontrare etnie e culture molto spesso tra loro distanti. Si parte da qui per andare altrove, per raccontare una storia che domani sera alle 19.45 racconter\u00e0 anche<strong> Radiocorsa<\/strong> su <strong>Raisport 1<\/strong>. \u00abIl progetto che \u00e8 realizzato anche grazie alla <strong>Onlus Mamme a Scuola<\/strong>&#8211; spiega il presidente di Cyclopride- preveder\u00e0 anche una raccolta fondi che speriamo ci permetta in futuro di estenderlo anche ad altri istituti e, perch\u00e8 no, anche ad altre citt\u00e0. Intanto siamo riusciti raccogliendo pochi fondi per le attrezzature e ringranziando un\u2019azienda che cui ha messo a disposizione le biciclette a partire&#8230;\u00bb. Le lezioni sono ogni marted\u00ec mattina. In cattedra, ma forse \u00e8 il caso di dire in sella, alcune studentesse dell\u2019Universit\u00e0 Bocconi specializzate nell\u2019intermediazione culturale che si preoccuperanno di spiegare come si sta in equilibrio, come si parte e come ci si ferma ma ovviamente anche dell\u2019altro. Non semplice, da qualsiasi parte la si prenda. Due mesi cominciando a pedalare nei corridoi e nel cortile della scuola, cominciando a capire come vanno letti cartelli stradali, come ci si deve comportare in strada e come ci si debba \u00abdifendere\u00bb dal traffico automobilistico. Un piccolo passo per un\u2019emancipazione che anche a Milano non poi cos\u00ec \u00e8 scontata: \u00abPochi giorni fa l\u2019iniziativa \u00e8 stata presentata da un\u2019inviata di Striscia La Notizia all\u2019Imam di Segrate- racconta Giammarco- e sinceramente la risposta che \u00e8 arrivata \u00e8 quella che non avrei voluto sentire. Non ha bocciato il progetto, ma ha fatto capire che nelle loro cultura le donne sono un bene prezioso quindi sarebbe meglio non girassero in bici che viene considerato un mezzo povero&#8230;\u00bb. Povero o no la bici va. \u00c9 arrivata poche settimane fa fino ad Oslo, dove<strong> Paola Gianotti<\/strong>, che pedalando ha fatto il Giro del Mondo, ha consegnato le 10mila firme necessarie per la candidatura della bicicletta al premio Nobel. Che ovviamente non sar\u00e0 dato alla bici ma, se mai sar\u00e0, verr\u00e0 assegnato alle ragazze della nazionale femminile afghana di ciclismo che per pedalare rischiano anche la vita. \u00abCerto, con le dovute differenze il discorso \u00e8 lo stesso- spiega il presidente di Cyclopride- La bici pu\u00f2 diventare lo strumento per diffondere messaggi che vanno dalla pace, all\u2019emancipazione, al benessere. Messaggi che non hanno bisogno di appoggiarsi a nessuna ideologia, come purtroppo tendiamo a fare noi nel nostro Paese. Chi usa la bici in Italia \u00e8 di sinistra? Non \u00e8 cos\u00ec. E\u2019 solo pi\u00f9 furbo&#8230;\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non che sia fondamentale che sedici donne straniere imparino a Milano ad andare in bici. Ci mancherebbe. Ma \u00e8 chiaro che pedalare non \u00e8 la stessa cosa in tutte le parti del mondo. In molti Paesi musulmani infatti \u00e8 proibito, a volte vergognoso, comunque malvisto e mai incoraggiato. Cos\u00ec le donne restano ferme, inchiodate dal pregiudizio e da un retaggio culturale che limita mobilit\u00e0 e libert\u00e0 alla ricerca di un\u2019emancipazione che passa anche da queste, piccole, conquiste. 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