{"id":18644,"date":"2016-03-05T10:30:39","date_gmt":"2016-03-05T09:30:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=18644"},"modified":"2016-03-05T10:30:39","modified_gmt":"2016-03-05T09:30:39","slug":"ganna-doro-ma-la-pista-piange","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/03\/05\/ganna-doro-ma-la-pista-piange\/","title":{"rendered":"Ganna d&#8217;oro, ma la pista piange"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/12805661_10208609139082745_464348493777587167_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-18646\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/12805661_10208609139082745_464348493777587167_n-300x200.jpg\" alt=\"12805661_10208609139082745_464348493777587167_n\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/12805661_10208609139082745_464348493777587167_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/12805661_10208609139082745_464348493777587167_n.jpg 472w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Come <strong>Fausto Coppi<\/strong>, come <strong>Francesco Moser<\/strong> che 40 anni fa a Monteroni vinceva l&#8217;oro nell&#8217;inseguimento. Diciannove anni dopo l&#8217;ultima vittoria mondiale azzurra in pista firmata da<strong> Silvio Martinello<\/strong> a Perth nella gara a punti. <strong>\u00a0Filippo Ganna<\/strong> si mette al collo l&#8217;oro nell&#8217;inseguimento sulla pista di Londra ed entra dalla strada maestra nella bacheca della gloria ciclistica azzurra. Un&#8217;impresa pi\u00f9 grande dei suoi diciannove anni proprio \u00a0nel tempio di Bradley Wiggins, \u00a0dopo 4 chilometri a tutta volati a 56,222 chilometri orari, \u00a0spingendo un 54&#215;14 che non ha dato \u00a0scampo al tedesco Domenic Weinstein. Ma il diciannovenne di Verbania in qualifica aveva addirittura fatto meglio fermando il crono a 4.16.127 che da ieri \u00e8 il nuovo record italiano che spazza via il 4.19.53 di Andrea Colinelli firmato ai Giochi di Atlanta e che resisteva dal 1996. Viva<strong> Filippo Ganna<\/strong> quindi. Viva questo ragazzone di un metro e 93 centimetri \u00a0che in bici ha la potenza di un treno e la compostezza dei grandi. Viva il nuovo eroe del pedale azzurro . Viva \u00a0il suo abbraccio incredibile con il ct azzurro della pista Marco Villa che aveva capito tutto subito e prima di tutti. Viva la pista italiana ritrovata che stasera con <strong>Elia Viviani<\/strong> potrebbe raccogliere un&#8217;altra fetta di gloria. &#8220;Viva l&#8217;Italia met\u00e0 dovere e met\u00e0 fortuna &#8230;&gt; come cantava De Gregori che ora si ritrova sulla luna, inaspettatamente come capita in un Paese che pi\u00f9 che sui programmi conta sui talenti . Per\u00f2, smaltita l&#8217;euforia, qualche domanda bisognerebbe farsela. \u00a0La pista in Italia \u00e8 sport dimenticato, sepolto sotto le macerie del Palasport di Milano che trent&#8217;anni fa, proprio in questi giorni, veniva seppellito da una nevicata tremenda che ne decret\u00f2 la fine. Senza nulla togliere all Sei Giorni dei Fiori che si corre sulla pista all&#8217;aperto dei Fiorenzuola ed \u00e8 una splendida realt\u00e0, l&#8217;ultima Sei Giorni disputata nel nostro Paese \u00a0si corse l\u00ec. Poi pi\u00f9 nulla.\u00a0\u00a0Inutili i tentativi di rianimare una tradizione agonizzante che in mezza Europa \u00a0continua e da noi ora aspetta una scossa che potrebbe arrivare dai lavori di ripristino della pista del Vigorelli rimasta abbandonata per decenni. Un&#8217;agonia che ha sbiadito la storia di sprint, \u00a0di trofei Baracchi, di tappe del Lombardia e del Giro. L&#8217;Italia dei Velodromi \u00a0non esiste pi\u00f9 da un pezzo e atleti, tecnici e nazionali fanno i salti mortali per stare al passo con un movimento che va veloce in Gran Bretagna, Olanda, Francia, Danimarca e in tutti i paesi nordeuropei ed ex sovietici dove questa disciplina continua ad avere \u00a0un seguito enorme. Noi siamo rimasti al palo. \u00a0Elia Viviani (e da ieri \u00a0Filippo Ganna) sono le eccezioni\u00a0di un ciclismo che da noi viene considerato ( a torto) antico, distrutto negli ultimi anni in favore di una ossessione stradale che ha dettato scelte e investimenti. Ci\u00f2 detto Filippo\u00a0Ganna \u00e8 il sesto azzurro a vincere un mondiale nell&#8217;inseguimento: prima di lui ci erano riusciti Fausto Coppi, Antonio Bevilacqua, Guido Messina nel , Leandro Faggin nel 1, Francesco Moser a Monteroni nel 1976 e l&#8217;ultima medaglia in questa specialit\u00e0 era stata il bronzo di Mauro Trentini nel 1999. Ha diciannove anni e fa parte di una squadra giovane e di talento che sta crescendo ma pi\u00f9 che scommetterci bisognerebbe crederci. Ed investire. Come aveva detto qualche tempo fa il ct azzurro \u00a0<strong>Marco Villa<\/strong> in un&#8217;intervista ad Avvenire: &#8220;\u00abDobbiamo credere nella pista come nella strada. \u00a0I ragazzi e anche tanti tecnici giovanili dovrebbero capire che la pista non fa male, anzi, \u00e8 esattamente l\u2019opposto. Basta guardare l\u2019esempio di tanti corridori come Mark Cavendish e Niki Terpstra&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come Fausto Coppi, come Francesco Moser che 40 anni fa a Monteroni vinceva l&#8217;oro nell&#8217;inseguimento. Diciannove anni dopo l&#8217;ultima vittoria mondiale azzurra in pista firmata da Silvio Martinello a Perth nella gara a punti. \u00a0Filippo Ganna si mette al collo l&#8217;oro nell&#8217;inseguimento sulla pista di Londra ed entra dalla strada maestra nella bacheca della gloria ciclistica azzurra. 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