{"id":18739,"date":"2016-03-17T09:33:25","date_gmt":"2016-03-17T08:33:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=18739"},"modified":"2016-03-17T09:34:03","modified_gmt":"2016-03-17T08:34:03","slug":"kipar-milano-ciclabile-troppi-cordoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/03\/17\/kipar-milano-ciclabile-troppi-cordoli\/","title":{"rendered":"Kipar: &#8220;Milano ciclabile? Troppi cordoli&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/578176_10208804176769856_3333425172090075680_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-18740\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/578176_10208804176769856_3333425172090075680_n-300x300.jpg\" alt=\"578176_10208804176769856_3333425172090075680_n\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/578176_10208804176769856_3333425172090075680_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/578176_10208804176769856_3333425172090075680_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/03\/578176_10208804176769856_3333425172090075680_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00abMilano sta diventando un po&#8217; berlinese&#8230;.\u00bb. E detto da <strong>Andreas Kipar,<\/strong> architetto paesaggista nato tra le fabbriche della Ruhr ma che da quasi trent&#8217;anni vive a Milano, c&#8217;\u00e8 da crederci. Ma non basta l&#8217;aria \u00abberlinese\u00bb dell&#8217;Upcycle Caf\u00e8, uno dei locali pi\u00f9 vivaci della citt\u00e0, dove Kipar si trova a presentare<strong> \u00abviaggi naturali\u00bb<\/strong> il nuovo libro di racconti erranti di <strong>Andrea Ferraretto,<\/strong> a far pari e patta. A chiudere il conto tra le esigenze \u00aborizzontali\u00bb del verde e della natura e quelle \u00abverticali\u00bb di urbanisti e costruttori. A Milano manca ancora qualcosa per fare quel salto di qualit\u00e0 che altre capitali europee hanno gi\u00e0 fatto per diventare pi\u00f9 \u00abgreen\u00bb o completamente \u00abgreen\u00bb. \u00abDiciamo che abbiamo l&#8217;hardware- spiega l&#8217;architetto che ha progettato i raggi verdi- ma non il software. Non abbiamo ancora sviluppato in pieno la consapevolezza che lo spazio deve essere lasciato libero per le persone&#8230;\u00bb. E l&#8217;esempio \u00e8 ancora tedesco, quello dell&#8217;aeroporto cittadino Tempelhof dove ora non si parte e non si atterra pi\u00f9. \u00abL\u00e0 anche se la pista \u00e8 rimasta di cemento sembra diventata un prato- spiega Kipar- perch\u00e8 lo spazio \u00e8 rimasto libero. Sembra un prato fiorito anche se non si fatto nulla. E la differenza con piazza Castello \u00e8 tutta qui nel modo diverso di utilizzare lo spazio. L&#8217;isola pedonale non diventer\u00e0 mai prato anche se \u00e8 stato vietato il traffico, se sono state tolte le auto perch\u00e8 lo spazio \u00e8 stato occupato da strutture inutili, da bancarelle, da mercatini ignobili che non lasciano nessuna libert\u00e0 di immaginazione&#8230;\u00bb. Lo spazio e la mobilit\u00e0 al centro. Al centro di una chiacchierata che vede Milano a met\u00e0 del guado: \u00abLo scatto che la citt\u00e0 non riesce e fare per quanto riguarda una mobilit\u00e0 come quella ciclistica che in questi anni \u00e8 comunque cresciuta- spiega <strong>Marco Mazzei,<\/strong> di <strong>Milano Bicycle Coalition<\/strong>&#8211; \u00e8 uscire dalla logica che la bici si debba usare solo per svago o per andare a passeggio. Che non sia invece un mezzo per lavorare, per muoversi adatto ad una citt\u00e0 che ha necessit\u00e0 energetiche e di velocit\u00e0\u00bb. E Milano sarebbe la citt\u00e0 perfetta per un esperimento serio di ciclabilit\u00e0. \u00abChe non \u00e8 solo un discorso di spazi ciclabili- spiega Kipar- Sono state costruite piste con chilometri di cordoli anche in granito che per\u00f2 sono costosissime e inutili. I cordoli sono pericolosi e non servono. Hanno solo un valore simbolico, servono a tenere tutti nel flusso a stare nel regime\u00bb. Anche se a complicare le cose \u00e8 l&#8217;abitudine a pensare sempre alle grandi opere: \u00abI raggi verdi che permetterebbero ai milanesi di uscire fuori porta esistevano gi\u00e0- racconta Kipar- Poi per\u00f2 sono arrivati gli ingegneri a pianificare, normare a pensare a ponti sottopassaggi e il costo per realizzarli \u00e8 lievitato a 30 milioni. E non si e fatto pi\u00f9 nulla&#8230;\u00bb. Stesso cosa per la riapertura dei Navigli? \u00abAssolutamente no- chiude il discorso l&#8217;archietto- Riaprire i Navigli sarebbe una follia. Avrebbe senso farlo solo legando il progetto al rifacimento dell&#8217;impianto fognario della citt\u00e0 che oggi \u00e8 un&#8217;emergenza, come hanno fatto a Londra. Altrimenti sarebbe solo un&#8217;ipocrisia, perch\u00e8 basta andare in stazione centrale e vedere quanti profughi si nascondo e dormono tra i binari per capire che Milano ha altre urgenze\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abMilano sta diventando un po&#8217; berlinese&#8230;.\u00bb. E detto da Andreas Kipar, architetto paesaggista nato tra le fabbriche della Ruhr ma che da quasi trent&#8217;anni vive a Milano, c&#8217;\u00e8 da crederci. Ma non basta l&#8217;aria \u00abberlinese\u00bb dell&#8217;Upcycle Caf\u00e8, uno dei locali pi\u00f9 vivaci della citt\u00e0, dove Kipar si trova a presentare \u00abviaggi naturali\u00bb il nuovo libro di racconti erranti di Andrea Ferraretto, a far pari e patta. A chiudere il conto tra le esigenze \u00aborizzontali\u00bb del verde e della natura e quelle \u00abverticali\u00bb di urbanisti e costruttori. 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